Ciao a tutti, sono nuovo del forum, ho provato a vedere se trovavo qualche risposta ai miei dubbi ma non è stato così. il mio dubbio è il seguente:
ho acquistato un appartamento di 98 mq in provincia di Brescia. Il tetto è rivolto a S-E, il riscaldamento sarà del tipo a pavimento con caldaia a condensazione. Sin dall'inizio ero orientato a installare un impianto di integrazione sia per ACS che riscaldamento. Man mano che acquisisco informazioni e qualche preventivo però, la mia confusione aumenta. Dove abito ora, in un appartamento praticamente privo di isolamento e con vetri semplici spendo circa 1000€ anno per riscaldamento e ACS (in famiglia siamo in 2 adulti e una piccola di 4 anni).
In un nuovo appartamento isolato con i sacri crismi, anche se leggermente più grande, presumo che spenderò 700-800 €/anno.
Visti i costi per un impianto di integrazione al riscaldamento, dalle informazioni che ho, mi sembra che non sia conveniente in quanto si ammortizzerebbe in un periodo troppo lungo. Mi ero quindi orientato verso un impianto a circolazione naturale per la sola produzione di ACS. Oggi in fiera a Verona, parlando con un tecnico della PARADIGMA, mi sono sentito dire che forse per una appartamento così strutturato non è conveniente nemmeno un impianto per l'ACS ma sarebbe meglio optare per una buona caldaia a condensazione, addirittura di potenza limitata a 10kw con regolazione 10-2 kw con una accumulo di 120 litri, ponendo la stessa domanda ad un venditore della Sonnehcraft (non so se è giusto) ho avuto pressapoco la stessa risposta. Le mie domande sono 2. E' possibile che risulti non economicamente conveniente, in un appartamento così, integrare almeno l'ACS? E poi, come mai una caldaia da 10kw che regola fino a 2 kw riesce a riscaldare un appartamento da 98 mq e a garantire il fabbisogno di ACS istantanea mentre normalmente in appartamenti così vedo installate caldaie da 20-30kw. Ringrazio in anticipo tutti quelli che avranno il buon cuore di cercare di chiarirmi le idee.
ho acquistato un appartamento di 98 mq in provincia di Brescia. Il tetto è rivolto a S-E, il riscaldamento sarà del tipo a pavimento con caldaia a condensazione. Sin dall'inizio ero orientato a installare un impianto di integrazione sia per ACS che riscaldamento. Man mano che acquisisco informazioni e qualche preventivo però, la mia confusione aumenta. Dove abito ora, in un appartamento praticamente privo di isolamento e con vetri semplici spendo circa 1000€ anno per riscaldamento e ACS (in famiglia siamo in 2 adulti e una piccola di 4 anni).
In un nuovo appartamento isolato con i sacri crismi, anche se leggermente più grande, presumo che spenderò 700-800 €/anno.
Visti i costi per un impianto di integrazione al riscaldamento, dalle informazioni che ho, mi sembra che non sia conveniente in quanto si ammortizzerebbe in un periodo troppo lungo. Mi ero quindi orientato verso un impianto a circolazione naturale per la sola produzione di ACS. Oggi in fiera a Verona, parlando con un tecnico della PARADIGMA, mi sono sentito dire che forse per una appartamento così strutturato non è conveniente nemmeno un impianto per l'ACS ma sarebbe meglio optare per una buona caldaia a condensazione, addirittura di potenza limitata a 10kw con regolazione 10-2 kw con una accumulo di 120 litri, ponendo la stessa domanda ad un venditore della Sonnehcraft (non so se è giusto) ho avuto pressapoco la stessa risposta. Le mie domande sono 2. E' possibile che risulti non economicamente conveniente, in un appartamento così, integrare almeno l'ACS? E poi, come mai una caldaia da 10kw che regola fino a 2 kw riesce a riscaldare un appartamento da 98 mq e a garantire il fabbisogno di ACS istantanea mentre normalmente in appartamenti così vedo installate caldaie da 20-30kw. Ringrazio in anticipo tutti quelli che avranno il buon cuore di cercare di chiarirmi le idee.