A conti fatti , se ci sei "solo qualche" week end , ti conviene davvero mettere in piedi un discorso del genere ???
Tieni conto che il compostaggio ha comunque bisogno di "manutenzione" e controlli ( pochi , non si può pretendere di ammucchiare tutto li , e poi basta...)
Forse è più interessante una soluzione pannelli solari termici , decisamente meno impegnativo come discorso.
Purtroppo il sistema compostaggio e riscaldamento , per una casa , non è come installare una caldaia , e richiede attenzione e metodo , da quanto si può capire qui sotto .
E in merito alla tua specifica domanda , se scalda fino a primavera , purtroppo le variabili sono molte , e è difficile definire con certezza questa cosa.( il compost arriva ad essere pronto anche in 3 mesi , a seconda di quanto è grosso il cumulo ...)
Dipende molto da quanto già detto prima , e la miglior cosa da fare , per evitare insuccessi , è quella di iniziare con un composter "piccolo" ( tipo il 400lt , che già a riempirlo con erba e altro , ovviamente triturato adeguatamente , ti impegna quel poco.)
fatta pratica con quello piccolino , ci si può lanciare in progetti più grandi.
Ah , solo ossigenarlo non basta , bisogna proprio mischiare il compost per avere una buona ripartizione della materia , omogenea .
Un biotrituratore è molto pratico ( se non indispensabile...)per la materia in alimentazione al composter.
Cmq non credo proprio che questo sistema sia adatto a condizioni di avviamento rapido , visto il tipo di reazione che avviene nel tempo.
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http://www.aiab.it/nuovosito/informazione/...rticolo.php/157
La trasformazione degli scarti in humus è il modo in cui opera la natura stessa. Controllato dall’uomo il processo diventa solo più veloce
Il continuo sfruttamento dei terreni agrari, dovuto a tecniche colturali intensive come l’aratura profonda e la monocoltura, il massiccio impiego di fertilizzanti chimici, ecc., hanno arrecato considerevoli danni alla fertilità del terreno.
I concimi chimici, in particolare, pur avendo l’effetto immediato di aumentare la fertilità dei terreni, hanno di fatto portato all’esclusione dei fertilizzanti organici, con conseguente degradazione delle caratteristiche fisiche dei terreni (struttura in primis).
In modo del tutto simile l’impiego di grandi quantità di liquami zootecnici ha contribuito ad aumentare il degrado fisico dei terreni agrari e comportato inquinamento delle falde acquifere causato da un apporto eccessivo di nitrati.
In carenza di sostanza organica, i concimi minerali e i liquami, che sono facilmente solubili in acqua, vengono dilavati velocemente senza essere trattenuti dalle particelle del terreno causando l’eutrofizzazione delle acque.
L’eutrofizzazione è un processo grazie al quale l’acqua diventa eccessivamente ricca di sostanze nutritive disciolte (principalmente azoto e fosforo): ciò provoca uno sviluppo eccessivo di alghe e di altre piante microscopiche, con conseguente diminuzione dei livelli di ossigeno disciolto.
Importanza della sostanza
organica nei terreni agrari
La sostanza organica è la vera e propria energia del terreno; una sua riduzione comporta il peggioramento delle caratteristiche chimico-fisiche dello stesso, rendendolo sempre meno adatto allo sviluppo dell’apparato radicale delle piante.
La sostanza organica, infatti:
- arricchisce il terreno di microrganismi in grado di demolire le sostanze inquinanti presenti a favore di una migliore crescita vegetale;
- migliora e stabilizza la struttura fisica del terreno permettendo il rilascio graduale degli elementi nutritivi indispensabili per la crescita delle piante;
- aumenta la capacità di ritenzione idrica dei terreni sabbiosi e la porosità dei terreni più argillosi favorendone l’aerazione e rendendoli più lavorabili.
Perché fare il compost
in azienda
Il compostaggio in ambito rurale, se condotto in condizioni controllate, permette di dare una risposta alle necessità di ripristino e mantenimento della fertilità organica dei suoli. Questa tecnica rappresenta, inoltre, una valida soluzione al problema dello smaltimento delle deiezioni animali. Tali materiali, se non compostati, posseggono un elevato contenuto di sostanza organica altamente fermentescibile: col compostaggio si ottiene un prodotto stabile e sicuro in termini di fitotossicità.
Questa tecnica, inoltre:
1. a differenza della distribuzione tal quale delle deiezioni animali permette di liberare l’azoto organico in modo graduale favorendo, così, un rilascio equilibrato e costante degli elementi nutritivi ed evitando, contemporaneamente, i pericoli di dilavamento ed inquinamento delle falde acquifere;
2. rappresenta una valida soluzione per il recupero e la valorizzazione dei residui di natura organica, in particolare quelli di indiscutibile qualità come gli scarti provenienti dalle colture agricole biologiche e le deiezioni zootecniche;
3. permette, infatti, di ottenere un ammendante compostato di ottima qualità, prezioso per l’impiego agronomico soprattutto in terreni a basso tenore di sostanza organica, con conseguente aumento della fertilità e miglioramento delle caratteristiche fisiche del terreno.
Va comunque sottolineato che questa importante pratica deve essere sempre accompagnata da tecniche agronomiche di salvaguardia della sostanza organica come le lavorazioni ridotte e superficiali del terreno, l’interramento dei residui colturali (quando non ci sono rischi di patogeni in essi albergati), le rotazioni ampie, le colture intercalari, i sovesci. Non va dimenticato che l’agricoltura biologica è un’agricoltura “integrata” e che per la fertilizzazione del terreno si devono “integrare” tutte le possibilità agronomiche.
Che cos’è il compostaggio?
Il compostaggio è un processo biossidativo controllato a carico di un substrato eterogeneo allo stato solido, che viene degradato e trasformato dai microrganismi aerobi presenti naturalmente nel terreno e negli scarti, in sostanza organica stabilizzata di tipo umosimile definita compost; tale processo avviene con liberazione di calore e porta alla produzione di composti chimici più semplici quali sali minerali, acqua, anidride carbonica e sostanza organica.
Con il compostaggio non si è inventato nulla di nuovo perché in natura tutta la sostanza organica prodotta e non più vitale subisce comunque questo tipo di trasformazione ad opera di complesse popolazioni microbiche presenti sia sui residui organici che nel terreno. Però, mentre in natura il tempo richiesto affinché il materiale organico si trasformi in humus è molto lungo, con il compostaggio tale processo viene riprodotto in forma controllata e accelerata, riducendo drasticamente i tempi necessari per ottenere questo prezioso componente della fertilità del suolo.
Che cosa si può compostare
Tutti gli scarti di origine agricola come i residui colturali, gli stocchi di mais, le ramaglie di potature dei fruttiferi e le deiezioni animali possono essere compostati in azienda impiegando tecnologie semplici ed economiche. Le caratteristiche del compost finale dipenderanno dalla qualità degli scarti compostabili; le aziende biologiche, in particolare, possiedono scarti di elevata qualità ed il compost che si ottiene dalla loro trasformazione sarà un ottimo ammendante senz’altro da reimpiegarsi nell’azienda stessa.
Allestimento dei cumuli
Il compostaggio aziendale non richiede particolari tecnologie; i macchinari necessari (es. trattore con pala frontale, spandiletame, carro miscelatore) sono spesso già presenti in un’ azienda agricola di piccole-medie dimensioni.
In presenza di residui legnosi di medio-grandi dimensioni, prima della miscelazione viene effettuata la triturazione dei residui stessi.
La triturazione permette una riduzione volumetrica, attraverso un’azione di taglio e sfibratura del materiale lignocellulosico permettendo, inoltre, attraverso la creazione di una grande superficie di attività per i microrganismi responsabili del processo, una più veloce trasformazione degli stessi.
Alla triturazione degli scarti lignocellulosici seguirà la miscelazione degli scarti compostabili. In assenza di attrezzature specifiche come il carro miscelatore, la miscelazione potrà essere attuata con il trattore aziendale munito di pala frontale. In alternativa si può utilizzare uno spandiletame, spesso presente nelle aziende zootecniche.
Le stesse macchine potranno poi essere utilizzate per l’allestimento dei cumuli aziendali.
Il materiale così triturato e miscelato viene posto in cumulo dove rimarrà fino ad avvenuta stabilizzazione. L’allestimento dei cumuli è molto semplice: per agevolare alcune operazioni, come il rivoltamento, è consigliabile allestire i cumuli su una platea pavimentata costituita, eventualmente, da concimaie già esistenti in azienda ed inutilizzate.
Dimensioni e forma
dei cumuli
La forma e le dimensioni del cumulo dipenderanno dalla quantità e dalla qualità del materiale da trattare, ma anche dalla disponibilità di attrezzature, dalla stagione e dagli spazi opportunamente attrezzati.
La forma dei cumuli che più si adattano alle esigenze di compostaggio delle aziende agricole sono cumuli a sezione triangolare o parabolica o trapezoidale.
Anche la formazione del cumulo potrà essere attuata con una pala frontale avendo cura di scaricare il materiale dall’alto verso il basso, così da evitare una sua eccessiva compattazione.
Se i materiali da compostare sono prevalentemente legnosi e, quindi, poco fermentescibili, come ad esempio i residui di potatura, si consiglia di allestire cumuli a sezione triangolare o parabolica aventi una base di 3-3,5 m di larghezza e un’altezza di 1,5-1,8 m, mentre la lunghezza dipenderà dalla quantità di materiali disponibile.
Se, invece, i materiali da trattare sono particolarmente fermentescibili, come gli scarti delle colture orticole o le deiezioni zootecniche, l’allestimento del cumulo potrà essere a sezione triangolare, parabolica o trapezoidale, con l’obbligo di rivoltare periodicamente i cumuli per garantire, soprattutto nella prima fase del processo, la presenza di ossigeno nella massa in fermentazione.
I cumuli così costituiti dovranno avere una base con larghezza di 3,5-4 m, mentre l’altezza non dovrà essere superiore a 1,5-1,8 m.
Più è umido e compatto il materiale, minore dovrà essere l’altezza del cumulo. Al decrescere della compattezza e dell’umidità è possibile elevare l’altezza del cumulo a 1,5-2,0 m e la larghezza a 4,5-5,0 m.
Rivoltamenti della massa
Durante il compostaggio sarà necessario verificare periodicamente la temperatura e l’umidità del cumulo e procedere a dei periodici rivoltamenti al fine di garantire un corretto andamento di processo. Dovrà, inoltre, essere costantemente assicurata una buona porosità al cumulo, tale da permettere all’ossigeno di circolare all’interno della massa.
Per favorire ciò è necessario rivoltare periodicamente il cumulo. Ciò avverrà ogni 2-3 giorni nei primi 15-20 giorni di trattamento, per poi arrivare ad effettuare un rivoltamento ogni 10-15 giorni con il progredire della maturazione del compost. Il numero dei rivoltamenti sarà tanto maggiore quanto più elevata è la fermentescibilità dei materiali trattati.
Le operazioni di rivoltamento potranno essere eseguite con la pala meccanica o con apposite rivoltatrici presenti sul mercato in diverse tipologie e soluzioni economiche.
Parametri da tenere
sotto controllo
Affinché il processo di compostaggio sia efficiente devono essere controllati i seguenti parametri:
Ossigeno: deve essere garantito soprattutto nella fase iniziale di processo. Per assicurare la sua presenza nella biomassa in trasformazione e ottenere, quindi, un compost valido è necessaria una buona porosità, che viene garantita dalla presenza del materiale lignocellulosico.
Rapporto C/N: è importante utilizzare materiali di diversa natura e composizione in modo tale da allestire una miscela che presenti un giusto equilibrio tra residui azotati e residui carboniosi. Il rapporto carbonio-azoto (C/N) ottimale è del 25-35%.
Umidità: è necessaria la presenza di umidità, in quanto l’acqua è essenziale per la vita dei microrganismi che intervengono nel processo di compostaggio. Il contenuto ideale è tra il 55-65%, in funzione dei residui da compostare.
Temperatura: è importante raggiungere temperature di almeno 60°C che, mantenute per un periodo di almeno 5 giorni, permettono l’igienizzazione della biomassa compostata, eliminando così i microrganismi patogeni e disattivando i semi di infestanti presenti nei materiali avviati al compostaggio.
pH: anche il pH è un parametro da tenere sotto controllo; le condizioni migliori si hanno quando il pH del prodotto da trattare è compreso tra i valori di 5,5 – 8, in quanto i microrganismi preposti alla degradazione degli scarti lavorano bene in un ambiente con una reazione prossima alla neutralità.
Durata e prodotti ottenibili
La durata del processo di compostaggio varia in funzione del tipo di prodotto che si vuole ottenere e dell’utilizzo che se ne vuole fare.
Si possono individuare principalmente due tipologie di compost in funzione della durata del processo di compostaggio e del grado di maturazione:
- il compost pronto che si ottiene in circa 3 mesi. È un prodotto stabile in cui l’attività biologica non produce più calore; è sufficientemente asciutto e può essere utilizzato con qualche precauzione anche a diretto contatto con le radici. Esso può essere impiegato per fertilizzare orti, giardini e in pieno campo subito prima della semina e del trapianto.
- il compost maturo, invece, ha subìto una fase di maturazione di almeno 4-5 mesi. È un prodotto di elevata stabilità anche se possiede un minore effetto concimante. Il suo impiego non ha controindicazioni e può essere utilizzato anche a diretto contatto delle radici e dei semi in periodi vegetativi delicati. Questo tipo di compost è indicato soprattutto come terriccio nel florovivaismo, per le risemine e per i rinfittimenti dei prati.
Utilizzo del compost
Il compost potrà essere utilizzato in agricoltura in sostituzione del letame rispetto al quale presenta i vantaggi di non avere cattivi odori e di essere più asciutto e, quindi, più maneggevole.
Il compost, per espletare al meglio i suoi effetti positivi, dovrà essere interrato superficialmente, ma non troppo per evitare la riduzione dell’effetto fertilizzante con conseguente perdita di elementi nutritivi. La distribuzione può essere fatta con un normale spandiconcime.
Non dimentichiamo che il compost oltre che in agricoltura e nel florivivaismo può essere utilizzato nelle aree verdi, come parchi e giardini, e nei recuperi ambientali di discariche, cave dismesse, scarpate, campi da gioco, ecc.
Conclusioni
I vantaggi che si possono ottenere effettuando il compostaggio sono molteplici; oltre ad utilizzare materiali di scarto che sono dannosi per l’ambiente e costosi da smaltire, questa pratica permette di ottenere un prodotto stabile, ricco di sostanza organica e di elementi nutritivi, che può essere tranquillamente utilizzato nei terreni dell’azienda agricola con conseguente aumento della fertilità e miglioramento delle caratteristiche fisiche del terreno.
Grazie alle sue caratteristiche biochimiche il compost può tranquillamente sostituire i tradizionali ammendanti di origine animale (quelli commerciali sono particolarmente costosi) ed è di impiego molto elastico. Il compostaggio può essere, quindi, un’operazione vantaggiosa per l’ambiente ed una grande opportunità per l’azienda agricola.