CITAZIONE (mazzolo12 @ 27/11/2007, 15:00)
La base di tutte queste tecnologie di sfruttamento della biomassa, è proprio la possibilità di sfruttare quello che si trova in zona, meglio se si tratta di un possibile rifiuto.
Togliere 100 q.li di legna l'anno ad un bosco di 50 ettari è ininfluente.
Bruciare gli ossi di pesca, le sanse esauste è ancora meglio perchè ricicla materiali che riempirebbero le discariche.
La base di tutte queste tecnologie di sfruttamento della biomassa, è proprio la possibilità di sfruttare quello che si trova in zona, meglio se si tratta di un possibile rifiuto.
Togliere 100 q.li di legna l'anno ad un bosco di 50 ettari è ininfluente.
Bruciare gli ossi di pesca, le sanse esauste è ancora meglio perchè ricicla materiali che riempirebbero le discariche.
Sto lavorando attualmente per una azienda di apicultura che produce miele in scala industriale, il titolare illustrandomi il ciclo di lavoro della azienda mi ha mostrato delle enormi cataste di cera, che sono il residuo di lavorazione della produzione di miele.
Mi ha detto che una parte viene raffinata e venduta per usi vari, una parte viene bruciata in caldaia per il riscaldamento degli ambienti, ma la maggior parte (parlo di decine di q.li all'anno) vanno attualmente a finire nella discarica.
Allora volevo sottoporvi alcune domande:
1) la cera d'api si può considerare una biomassa?
2) quale potere calorifico ha?
3) sarebbe proponibile e economicamente vantaggioso sfruttarla per un impianto di cogenerazione, e con quali vantaggi?
Avete qualche esperienza in merito?
Ciao e grazie.