fusione fredda?

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Sono un grande appassionato delle energie alternative e la fusione fredda mi ha sempre incuriosito.
Ho navigato in Internet per trovare notizie utili per riprodurla personalmente.
Quando ho raggiunto una certa “cultura” ho iniziato gli esperimenti e la ricerca.
Ho apportato modifiche ed innovazioni alla cella, usando elettrodi ed elettrolito sperimentali.
Durante la dimostrazione, sono stati immessi fra i 0,40 W e 1,5 W di elettricità in CC. ( a volte sono occorsi solamente 0.08 W)
La cella è lunga cm. 10 con 6 cm. di diametro. Durante la prova, si sono raggiunti 140°-150° C di calore dell’acqua. Il tempo d’innesco della reazione varia da 10’ a 20’ minuti.
La formula utilizzata per calcolare l’energia necessaria per innalzare la temperatura del reattore è:
Q=m*c (t’-t”)

Qe=m*ce (2260 J/g)

In conclusione, dimostro un’entrata fra i 0,08W e 1,5W con una produzione in uscita fra i 1000W e 2000W in calore con un rapporto di 1:1000 - 1:10.000.
Se questa è la fusione fredda e i calcoli sono esatti, sono pronto a qualsiasi confronto con qualunque appassionato e anche con qualunque fisico.


Cordiali saluti.
Mauro Ravera
 
Ciao Rave e benvenuto,

Non ho capito due cose dei tuoi calcoli:
1) come misuri l'energia in ingresso;
2) il rapporto fra quali valori lo fai. Fra le potenze o le energie?

Ciao
 
Spiegati meglio rave

La tua uscita è grossa, pertanto puzza di bufala, addirittura andata a male, facci vedere la foto della cella e rispondi alle domande di Quantum Leap, per cortesia.
Siamo tutti in trepidante attesa.

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Non voglio prendere in giro nessuno.
Non ho ancora la disponibilita delle foto.
Voglio solo sapere se con 1,5W o anche 15W sia possibile raggiumgere le temperature che ho elencato.
Cordiali Saluti.

M.R.
 
ciao a tutti,
le risposte che cerchi sono su tutti i libri di scuola.
in un contenitore aperto come penso sia il tuo l'acqua raggiunge la temperatura di 100 C° con delle piccole variazioni dovute alla pressione atmosferica e ai sali disciolti.
15 W o anche 1,5 potrebbero bastare se il tuo contenitore fosse molto ben isolato termicamente, per il tempo che impiegherebbe bisogna fare qualche calcolo.
comunque dai qualche dettaglio in più in modo da poter replicare l'esperimento.
per dire che la tua cella funziona deve poter essere replicata anche da altri.

ciao
 
Ciao a tutti.
Vorrei rispondere alla prima domanda di Quantum Leap.
Il reattore è alimentato da un trasformatore di corrente allacciato alla rete che la riduce a 20V.
La corrente viene raddrizzata a 10V in CC. da un diodo.
Il diodo viene tenuto immerso in un recipiente d’acqua e raffreddato per evitare sbalzi
di Ampere e la fusione.
In questo modo i volt si riducono ancora e dai 10V iniziali passiamo a una variazione
che va da 1V a 0,2V. (provate questa esperienza e ditemi la vostra opinione)
Gli Ampere variano inizialmente da 0,50A a 3,00A, stabilizzandosi attorno a 1,50A.
Concludendo, l’alimentazione della cella richiede un massimo di 1,5W e un minimo di
0,3W.
Cordiali saluti.
M.R
 
Carissimo rave

E' meglio che ti fai aiutare da qualche amico che si intenda di elettricità, infatti non sai maneggiare i valori di tensione e corrente.
Un trasformatore da 20 Vca di secondario, va raddrizzato da un ponte (e non da un diodo), il quale sottrae circa 2 volt, ne rimangono 18 che moltiplicati per la radice quadrata di 2, si ottengono 25,45 volt cc, valore di picco delle semionde, il tutto dovrà essere poi livellato da un condensatore elettrolitico opportuno.
Quindi se non sai fare di queste basilari misure iniziali, non puoi uscire fuori con la sparata che ottieni un rendimento di 10000.
Quando hai rifatto le misure esatte, con l'aiuto di qualcuno che ne sa più di te in fatto di elettricità, allora facci sapere.

Buon lavoro da

Renzo Mondaini (Ravenna)

Edited by remond - 16/3/2005, 22:10
 
Effettivamente sono d'accordo su quanto dice DaniloZ e Remond.
Caro amico Rave devi cercare di essere piu' chiaro. Non capiamo niente dello schema che dici di aver fatto.

Inoltre, non fare anche tu l'errore che fanno tutti (confusione fra potenza ed energia), come giustamente dice DaniloZ , pochi watt possono essere anche tanti. Io dico inoltre che, 0,3 W possono bastare a fondere anche il tungsteno.

A questo punto, ho ci chiarisci per benino, altrimenti non ranggiungiamo alcun obiettivo.

Ti saluto con cordialita'
 
Vi ringrazio dei suggerimenti e della vostra esperienza che in questo campo e certamente
superiore alla mia, ed anche per questo che mi rivolgo a voi.
In ogni modo vorrei sapere come mai il voltometro mi registra i volt che ho elencato?
Ha volte anche uno sprovveduto può arrivare là dove un professionista non ci arriverà mai.
Confermo che la cella raggiunge una gran temperatura (Il termometro impiegato arriva a fondo scala e ho l’impressione che non sia sufficiente) registrata oltre 150°C.
Quindi se 0,3W bastano a fondere il tungsteno, mi dite anche che sono sufficienti a portare ad ebollizione l’acqua e quindi ad arrivare alla temperatura sopra elencata.
Una domanda a remond: con quanti volt in cc lavoro? Sono sufficienti ad ottenere quello che Vi ho descritto?

Cordiali saluti e grazie.
Mauro Ravera
 
Carissimo rave

Tutti sanno che l'acqua a pressione ambiente bolle a 100°C, quindi fornendo moltissima energia ad essa, si mette a ribollire di più, ma la temperatura si ferma per legge fisica a 100°C; a meno che tu faccia uso di un termometro digitale, avente il difetto di impazzire per disturbi elettromagnetici.
Per quanto vale le tensioni che tu riporti, dipende che condensatore metti (se lo metti) per livellare le semionde; poi un voltmetro digitale è più sensibile di uno analogico ai disturbi elettromagnetici eventualmente prodotti.
Come vedi più tenti di spiegarti meglio, e più ci confondi le idee.
Io a quelle tensioni che riferisci tu, riesco solo a produrre l'elettrolisi dell'acqua; per iniziare ad avere la produzione di un plasma al catodo, debbo arrivare ad almeno 80 volt c.c. con soluzione satura.

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Sono perfettamente in linea alle considerazioni fatte da Remond.

Caro amico Rave se l'acqua arriva a 150 gradi si tratta di un altro fenomeno e qui ci scappa il Nobel he..he...

A parte gli scherzi, certamente ci sono errori di misura.

Perfezionati....

Saluti affettuosi
 
Caro Renzo, grazie per la risposta che già prevedevo.
Io non ho detto che porto la temperatura dell’acqua a 150°C (forse anche oltre)
ma questa temperatura viene presa e registrata, da un termometro affidabile, sulle pareti della
“cella di fusione”.(anche-il-voltometro-è-affidabile)
Confermo inoltre che alle tensioni che ho elencato (anche con 5V C.C) al catodo riscontro un
ribollire di Idrogeno che si fa via via sempre più intenso all’aumentare della temperatura. (è
Il plasma?)
Probabilmente ottieni solo elettrolisi e non calore perché non usi la tecnica che io credo di avere trovato.
Fammi sapere, con cordialità

Mauro Ravera
 
Chiedo scusa, è vero che ho detto che la temperatura è dell'acqua.
Ho sbagliato...
Saluti.
M.R.
 
CITAZIONE
Confermo inoltre che alle tensioni che ho elencato (anche con 5V C.C) al catodo riscontro un
ribollire di Idrogeno che si fa via via sempre più intenso all’aumentare della temperatura. (è
Il plasma?)​


No, non è plasma, è idrolisi. Il plasma innesca alle tensioni superiore a 80 V e a temperature superiori ai 70°C (a seconda della concentrazione).
 
Avrei necessità della vostra collaborazione per calcolare la produzione di calore e capire il
rapporto tra input e output. Bisogna stabilire con certezza la potenza d’ingresso.
Come detto, la cella è alimentata da un trasformatore a due secondari e i 10-20Volt in A.C,
sono raddrizzati con un diodo, ottenendo 5-10volt in C.C.
L’alimentazione è monitorata da un voltometro e amperometro analogico.
Il diodo è tenuto immerso in acqua e raffreddato.
Questa operazione (dal Voltometro) riduce ulteriormente i volt, portandoli da 0,1 a un massimo
di 1V in C.C.
Questa deve essere la prima operazione di controllo per capire i W immessi.
Il voltometro regista la C.C. La stessa corrente collegata a un motorino in C.C. lo fa girare
normalmente.
Nel confermare le temperature, registro all’anodo, formazioni di scorie???
E’ una specie di massa spugnosa, di color granata scuro, che non ostacola la produzione di idrogeno, ma sembra favorirla notevolmente.
Dà l’impressione del residuo del calore prodotto dalla cella, come quando accendiamo un fuoco
di legna ottenendo la cenere.
Si tratta di una reazione redox???

Cordiali saluti

Mauro
 
Scusate se forse faccio una domanda un po' scema ma sono nuovo e non ho avuto il tempo per leggere tutta la documentazione. Se ho ben capito nell' esperimento fondamentale da voi compiuto si effettua una "elettrolisi" un po' particolare di una soluzione di carbonato di sodio con degli eletrodi di tungsteno il quale si consuma con una certa velocità producendo calore. Non ho capito in quale maniera viene misurato l' eccesso di calore prodotto dalla reazione. Se qualcuno ha la bontà di rispondermi perchè non sono riuscito a trovare una risposta causa la mia purtroppo rapida visione di questo interessantissimo forum.
grazie!
 
Hola Gino!
Hola All!

CITAZIONE
Se ho ben capito nell' esperimento fondamentale da voi compiuto si effettua una "elettrolisi" un po' particolare di una soluzione di carbonato di sodio con degli eletrodi di tungsteno il quale si consuma con una certa velocità producendo calore.​



NON e' affatto un elettrolisi, se guardi i filmati presenti sul disco
remoto di dedmond capisci anche il perche' ( mostra sia l' elettrolisi
che la fusione, la differenza tra le due e' lampante )


CITAZIONE
Non ho capito in quale maniera viene misurato l' eccesso di calore prodotto dalla reazione.​


Semplice, con "qualche strumento" di misura per le grandezze elettriche
( principalmente voltmetro ed amperometro, ma anche wattmetro,
wattorametro e molti altri strumenti a corredo ) quindi un cilindro
graduato ( per misurare la quantita' di liquido immesso e quello
successivamente estratto dopo l' esperimento ) un termometro
( per misurare la temperatura iniziale e finale ) e un calorimetro
( sostituibile con un thermos in vetro ad alto vuoto per gli esperimenti
casalinghi )

basta misurare la differenza di temperatura conosciendo anche
la quantita' di elettrolito e il suo calore specifico e con l' aiuto
della calcolatrice si avra' la potenza termica generata dalla cella.

Ecco le foto di una delle prove fatte da me e da DeltaHF, guardacaso
proprio quella calorimetrica

Fusione fredda calorimetrica
 
Ciao
vorrei consigliare di evitare di effettuare misure di volume e provvedere soltanto a misurazioni di peso, il tutto per evitare che si possano prendere cantonate..
Ciao!
 
CITAZIONE (teslacoil @ 20/3/2005, 01:36)
Hola Gino!
Hola All!

CITAZIONE
Se ho ben capito nell' esperimento fondamentale da voi compiuto si effettua una "elettrolisi" un po' particolare di una soluzione di carbonato di sodio con degli eletrodi di tungsteno il quale si consuma con una certa velocità producendo calore.​



NON e' affatto un elettrolisi, se guardi i filmati presenti sul disco
remoto di dedmond capisci anche il perche' ( mostra sia l' elettrolisi
che la fusione, la differenza tra le due e' lampante )


CITAZIONE
Non ho capito in quale maniera viene misurato l' eccesso di calore prodotto dalla reazione.​


Semplice, con "qualche strumento" di misura per le grandezze elettriche
( principalmente voltmetro ed amperometro, ma anche wattmetro,
wattorametro e molti altri strumenti a corredo ) quindi un cilindro
graduato ( per misurare la quantita' di liquido immesso e quello
successivamente estratto dopo l' esperimento ) un termometro
( per misurare la temperatura iniziale e finale ) e un calorimetro
( sostituibile con un thermos in vetro ad alto vuoto per gli esperimenti
casalinghi )

basta misurare la differenza di temperatura conosciendo anche
la quantita' di elettrolito e il suo calore specifico e con l' aiuto
della calcolatrice si avra' la potenza termica generata dalla cella.

Ecco le foto di una delle prove fatte da me e da DeltaHF, guardacaso
proprio quella calorimetrica

Fusione fredda calorimetrica

Mi sembra che nella tua risposta non venga considerata affatto l' energia per decomporre l' elettrodo di tungsteno (a proposito che fine fa l' elettodo decomposto? cosa si forma? passa in soluzione o precipita qualcosa e se precipita cosa precipita?) inoltre l'acqua persa per evaporazione durante l' ebollizione a che temperatura sfugge dal recipiente? Se l' elettrodo raggiunge quasi i tremila gradi il vapore che esce sarà estremamente surriscaldato falsando le misure di bilancio energetico! Scusa la mia ignoranza sull' esperimento ma la tua risposta mi sembra molto incompleta. Grazie se vorrai rispondermi.
 
Può una reazione Red-ox con 1,5 W immessi produrre calore (registrando l'evaporazione dell'acqua e una temperatura del reattore sui 150°C.) in una cella elettrochimica di cm.2,5 di diametro e cm.13 di lunghezza.
Cordiali saluti.

M.R.
 
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