Gasolio dalla plastica, in Liguria il primo stabilimento italiano


Ohi, ohi ... visto che, leggendo l'intervista, si parla principalmente di poliolefine, correggimi se sbaglio Hyde, allora mi sa che la cosa non è così "funzionale" .... restano da capire i "pesi energetici" e quindi economici dei vari processi (riciclaggio plastica, creazione nuova plastica dal petrolio, produzione di gasolio dal petrolio, produzione di gasolio dalla plastica)
 
Infatti ragazzi che senso ha ottenere gasolio dalla plastica, per poi utilizzare il petrolio per ottenere la stessa plastica , quando invece la plastica può essere riciclata ed immessa nel ciclo produttivo per semplice fusione ?
Un'altra osservazione dicono di ottenere 1 kg di gasolio da 1 kg di plastica , mi sembra una cosa assurda e non veritiera.
Bene che vada il rapporto potrebbe essere 0.8 con 1 , cioè con una resa del 80 % , che è buona.
Ma ripeto in tutto questo processo di pirolisi vi sono sempre delle sostanze nocive che bisogna eliminare , hanno considerato questo ?
Questo comporterebbe ulteriori costi di smaltimento .
Già io leggo che secondo loro, il costo si aggirerebbe sui 0.6 euro considerando il costo energetico e del personale .
E per ammortizzare il costo dell'impianto quanti anni ci vorranno ?
 
ciao Lupino :)

si parla principalmente di poliolefine, correggimi se sbaglio Hyde,


si esatto :( .. per essere precisi sarebbero poliolefine termoplastiche

in distinzione alle poliolefine elastomeriche

in effetti pero' il termine puo' portare confusione ..in quanto si usa un monomero olefinico(presenza di un legame doppio C=C ibridzione del carbonio sp2) (etilene o propilene) ..ma la catena risultante dopo polimerizzazione è paraffinica (legame semplice C-C ibridazione del carbonio sp3), il legame pigreco viene scisso.
 
Ultima modifica:
Infatti ragazzi che senso ha ottenere gasolio dalla plastica, per poi utilizzare il petrolio per ottenere la stessa plastica , quando invece la plastica può essere riciclata ed immessa nel ciclo produttivo per semplice fusione ?
?

Il problema sta nel fatto che dalla raccolta differenziata della palstica (ma anche del vetro), si estraggono alcuni flussi di polimeri che trovano un'applicazione di riciclo fisico (essenzialmente il PET delle bottiglie, le poliolefine dei flaconi). Il resto del flusso (circa 50% dei kg) ha dimensioni, forme, pesi, composizione polimerica tali per cui non si riesce a separare nulla che abbia un valore pari allo sforzo necessario per separalo dal flusso.
Ecco perchè una soluzione "plastic to oil" è interessante..perchè permette di restituire al flusso petrolchimico una risorsa..che per un certo periodo di tempo ha svolto una funzione molto piu nobile, cioè quella di conservare e rendere adatto al trasporto un altro bene, imballandolo e proteggendolo.

Il problema è che tali impinati , specie se in continuo, non sono porprio facili da gestire.
Io ne ho visto uno non continuo nella zona di Biella , finanziato anche dalla CEE, fatto da un'azienda molto seria ...in vista di farne uno poi in continuo..che già dalla progettazione poneva tali e tanti problemi, che mi pare non sia stato mai realizzato.

E quindi si sta lavorando verso una soluzione piu pratica e già in fase di largo sviluppo e cioè usare tale flusso di plastica (che è perlopiù carbonio ..veri Hyde) come riducente negli altoforni al posto del coke, che ha costi energetici e ambinetali di produzione elevati.
Insomma l'idea è quela di usare tale materiale, che è petrolio già estratto, al posto di carbone che sarebbe comunque da estrare e lavorare...senza complicarsi troppo la vita.
 
Insomma l'idea è quela di usare tale materiale, che è petrolio già estratto, al posto di carbone che sarebbe comunque da estrare e lavorare...senza complicarsi troppo la vita.

Questo è un altro discorso , non si passa dalla fase di pirolisi per produrre gasolio , ma la plastica oramai inutilizzabile come plastica, viene utilizzata direttamente come combustibile .
 
Più che come combustibile è aggiunta come riducente, cioè la sua funzione non è quella di scaldare per combustione , ma di fornire carbonio per fare ossido di carbonio.
 
ciao Marco :)

ma tu intendi ... dire

produrre coke per altoforni partendo dalla plastica , (come si fa' con i litantraci grassi a corta fiamma.) ?

oppure semicoke?
 
ciao Marco :)

lo chiamano "riducente"

chiarimento :

se lo chiamano riducente e viene inserito negli altiforni ,il riferimento è sicuramente al carbon coke siderurgico.

il coke siderurgico ha un duplice effetto nell'altoforno

1- apporta energia al sistema
2- indirettamente agisce da riducente (come dicevi tu per formazione di monossido ..che è il vero riducente)

la zona di riduzione degli ossidi di ferro di un'altoforno è nel letto tra i 400 e gli 800°C.

chiuso chiarimento :)
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tra i prodotti indesiderati del processo "plastic to oil ", c'è anche una forma di semicoke (circa 5%) .
il "semicoke" ha caratteristiche notevolmente diverse dal "coke siderurgico", tipo polverosita', bassa resistenza alla compressione (inaccettabili in altoforno da 30 m di altezza e diametro di 9 metri ), potere calorifico , inquinanti

parlando chiaro ......

un buon coke siderurgico deve soddisfare queste condizioni di analisi chimico-fisica :

1- esente da polveri e tritumi vari
2- avere pezzatura uniforme (6-10 cm)
3- resistenza meccanica tra i 120 ed i 170 kg/cm2, deve essere poroso
4- povero di ceneri (10%)
5- sostanze volatili (max 2%)
6- zolfo (max1%)
7- fosforo (max 0,005%)
8- peso specifico ( 0,4-0,55 t/m3)
9- potere calorifico intorno ai 7-8000 kcal/kg

cordialmente

Francy

ciao Vincenzo :)

non si passa dalla fase di pirolisi per produrre gasolio

bè insomma:rolleyes: la petrolchimica insegna che i cracking termici/catalitici possono produrre benzine e gasoli partendo da olio combustibile (prodotto di testa dal processo di Vacuum..( distillazione in depressione che utilizza come "carica" ,il fondo estratto dalla colonna di topping )
 
Ultima modifica:
Grazie a te. Ti posso solo aggiungere che solo pochi altoforni sono attrezzati per usarlo, penso per via della granulometria, densità etc...motivo per cui riescono a farsi pagare per usarlo....speriamo che altri si attrezzino anche in italia affinché si apra una concorrenza sull'uso con aste a vantaggio di tutti i consumatori italiani
 

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