Ciao eroyka ti ringrazio per la segnalazione, quell'articolo (che in realtà è solo un preprint
ResearchGate) lo avevo già visto e siamo sempre nell'ambito club fusionista questa volta della
Japan CF Research Society in particolare JCF18 Meeting di Sendai del Novembre scorso, comunque voglio rassicurarti che non è mia intenzione basare una critica su attacchi gratuiti, ma esaminare i fatti per quelli che sono.
Questi giapponesi, tra i quali nomi
arcinoti di fusionisti di lungo corso, incorrono nel solito "approccio" metodologico concettualmente sbagliato, vorrebbero approntare un "calorimetro" (anche sofisticato), ma nei fatti finiscono con il realizzare un dispositivo che ha un heat recovery rate corrispondente al 12% di perdita a RT e il 17% a 300°C! (in passato anche Celani aveva fatto claim di AHE utilizzando qualcosa con prestazioni del genere), valori assolutamente inaccettabili se si considera il valore del AHE rivendicato (diciamo in media all'incirca una quindicina di Watt) rispetto alla potenza di ingresso applicata superiore ai 300 W, stiamo parlano quindi di un AHE (presunto) intorno al 5% ed in queste condizioni di set-up nessuno metrologo serio accetterebbe per buono un claim di AHE del genere.
Non so più come dirlo, non ha alcun senso ricorrere alle cosidette "calibrazioni/correzioni" allo scopo di stabilire una correlazione Temperatura misurata-Potenza in qualche misura attendibile (tra l'altro gli varia sensibilmente la pendenza: 1.57 °C/W a RT e 1.0 °C/W a 300 °C), ne tantomeno in queste condizioni fare confronti o paragoni con la temperatura TC2 del cosidetto "blank ZrO2".
Un metodo calorimetrico affidabile non necessita di ricorrere a "calibrazioni/correzioni", necessita solo di una verifica della sua prestazione, ovviamente utilizzando una sorgente di calore nota ed accurata, per conoscere e valutare se la sua bontà realizzativa sia o meno adeguata allo scopo per cui è stato realizzato, cioè in sostanza per poter apprezzare in modo attendibile l'eventuale quantità di AHE prodotto definendo al contempo quale sia la reale incertezza complessiva del sistema di misura adottato.
Siamo alle solite, un lavoro del genere continuerà a circolare unicamente nei soliti ambienti fusionisti senza però poter essere preso in considerazione ne tantomeno accettato a livello della comunità scientifica GA.
Per quanto riguarda Nikkei non mi pare che citare un editoriale di un giornale finanziario sia quello che serve. Ho già illustarto qui come i fusionisti si dovrebbero comportare se volessero mettersi a confronto vero e costruttivo con il resto del mondo scientifico, la comunità scientifica ha le competenze necessarie per poter valutare e giudicare il loro lavoro (ci sono numerosi scienziati mainstream che studiano la materia condensata, e le interazioni che in essa avvengono, la studiano da molti decenni, voglio ribadire questo aspetto perché forse qualcuno non sa o dimentica che questo materia non è un ambito esclusivo dei fusionisti freddi) e se i fusionisti non ottengono riscontri ai loro lavori è perché evidentemente questi lavori non risultano ineccepibili come credono.
Infine preferisco stendere un velo pietoso sui "References" che gli Autori citano al fondo del loro preprint come supporto privilegiato, a partire dai riferimenti numerati [2], [3] e [4].