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Info energia da biomassa


pennaccia

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20 Settembre 2008
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Ciao a tutti, è il mio primo messaggio su questo forum. Ci sono arrivato cercando informazioni sugli impianti per produrre energia da biomassa. Vi spiego. Da una vita, (io lo faccio già da circa 15 anni) in famiglia produciamo calce viva con metodo tradizionale, cioè cotta a legna. L'impianto è datato come struttura esterna, ma internamente è stato appena rifatto totalmente. Tutto questo per dire cosa... Per produrre calce, bruciamo all'incirca 7000, 8000 kg di legname, ogni giorno, 24 ore al giorno 365 giorni l'anno. Volendo fare dei calcoli abbiamo all'incirca 2550000 (duemilioni......) kg di legna all'anno. Da quello che ho potuto leggere in giro è una quantità enorme. Nulla a che vedere con le grandi centrali a biomassa, ma abbastanza per pensare che sia uno spreco immane non utilizzarla anche per produrre corrente e calore (nei dintorni ci sono parecchie abitazioni e il paese è a non più di 500 metri di distanza) per buona parte del mio paesino. Premesso che quello che faccio da sempre voglio continuare a farlo, ovvero produrre calce, qualcuno saprebbe darmi qualche informazione, qualche dritta per unire l'utile "all'ecodilettevole"? Grazie.
P. S.: Quando comincerò ad avere le idee più o meno chiare in merito cercherò di linkare anche qualche disegno tecnico del tipo di fornace di cui parlo.
 
sistemi

sistemi

7 tonnellate al giorno di legna?....con simili quantità sicuramente non potrà essere legna stagionata 2 anni, quindi penso la userai col 40% di umidità resa massima di 2.450 kcalorie a kg.....bei numeri!
L'idea di produrre anche elettricità non è peregrina, anzi...il problema sono i costi di questi impianti..
Vedi come esempio questo in allegato: questi scaldano più di 10.000 metri cubi e producono anche 35 kWatt elettrici.....
Il sistema è a gasificazione ed a te forse serve una caldaia classica per non cambiare troppo l'impiantistica, ma i Danesi che han fatto questo impianto han anche quel sistema, forse l'unico a tutt'oggi con costi umani.....poi naturalmente ce ne sono tantissimi altri, ma tutti questi parlano di milioni di euro come fossero noccioline!....ciao

Gli allegati succitati li trovi in questa discussione:

https://www.energeticambiente.it/fiere-conferenze-e-raduni/14712565-cogenerazione.html
 
x biomassoso

x biomassoso

Forse non ho reso bene l'idea. Infatti da giorni non riesco a trovare nulla di ciò che realmente mi serve.
Partiamo dicendo che, impianto o no, io continuerò a bruciare 7/8000 kg al giorno di legna (segatura, cippato ecc.) per tirare fuori dal forno i miei 20 mila chili di calce viva. Detto ciò, ho letto in giro di impianti ad olio diatermico che forse, trovando il modo giusto di usarli, possono risolvere i miei problemi.
La combustione avviene nel forno in 4 camerette (l'immagine nel link ne riporta solo una, ma ce ne sono quattro nel mio forno) http://www.forumcalce.it/immagini/immagini/087_Four_chaux.jpg . Dovrei trovare un qualcosa per recuperare quel calore e quindi ottenere energia. Anche il gassificatore è un'ottima idea. Posso disporre anche di 100 tonnellate al giorno di legname se voglio, ma è una cosa secondaria. Prima devo provare ad eliminare lo spreco, dopodichè, una volta entrato nel meccanismo posso anche fare altro. La spesa so già che vale l'impresa quindi, qualsiasi somma ci voglia, autorizzazioni permettendo, qualcosa farò. Tutto sta nel trovare il metodo al momento più remunerativo (spendendo già per acquistare il combustibile, con la stessa spesa potrei avere calce, corrente elettrica e calore). Cerchiamo di venirne a capo per favore... Grazie.
 
più dati

più dati

Forse non ho reso bene l'idea.

No...infatti bisognerebbe spiegare un pò meglio: penso che ben pochi conoscano il procedimento della produzione di calce viva, la caldaia a ciò abbinata e come avviene la combustione.
Senza foto almeno della caldaia e di dove e come bruci non è facile dare consigli....comunque se già il costo non è una pregiudizievole penso che non avrai che l'imbarazzo della scelta....P.S. l'immagine che hai allegato è un disegno del 1906, qualcosa di un pò più aggiornato non c'è?....:)..saluti
La fonte dell'allegato è l'Università di Trento....naturalmente la percentuale che qui è per il teleriscaldamento a te serve per la fornace....
 

Allegati

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Ultima modifica:
Ciao a tutti, proprio alcuni giorni fa mi sono imbattutto in una vecchia fornace per la produzione di calce viva in un bosco vicino ad Amelia (Umbria). Mi hanno anche detto alcune persone del luogo che era un'attività molto frequente in quella zona insieme alla produzione di carbone. Sicuramente le dimensioni non erano come quelle descritte da Pennaccia e non bruciavano 70-80 quintali di legna al giorno che sono circa la produzione di un ettaro di bosco in 10 anni altrimenti in poco tempo sarebbero rimasti disoccupati non avendo più legna da bruciare. Credo che il problema esposto va affrontato a monte. Perchè utilizzare biomassa legnosa????? Per produrre legno la pianta impiega anni ed energia. Invece perchè non utilizzare la biomassa verde prodotta da prato polifita stabile e trasformarla in biogas attraverso un biodigestore e con un semplice bruciatore produrre calore per la trasformazione della calce?????
Meditate gente, meditate!!!!!
Un cordiale saluto a tutti.
"La nostra civiltà allattata dal petrolio, ha raggiunto l’età dello svezzamento, ora abbiamo bisogno di buoni pediatri per superare questa fase critica di sviluppo. " (Pallinof)
 
Ciao a tutti, proprio alcuni giorni fa mi sono imbattutto in una vecchia fornace per la produzione di calce viva in un bosco vicino ad Amelia (Umbria). Mi hanno anche detto alcune persone del luogo che era un'attività molto frequente in quella zona insieme alla produzione di carbone. Sicuramente le dimensioni non erano come quelle descritte da Pennaccia e non bruciavano 70-80 quintali di legna al giorno che sono circa la produzione di un ettaro di bosco in 10 anni altrimenti in poco tempo sarebbero rimasti disoccupati non avendo più legna da bruciare. Credo che il problema esposto va affrontato a monte. Perchè utilizzare biomassa legnosa????? Per produrre legno la pianta impiega anni ed energia. Invece perchè non utilizzare la biomassa verde prodotta da prato polifita stabile e trasformarla in biogas attraverso un biodigestore e con un semplice bruciatore produrre calore per la trasformazione della calce?????
Meditate gente, meditate!!!!!
Un cordiale saluto a tutti.
"La nostra civiltà allattata dal petrolio, ha raggiunto l’età dello svezzamento, ora abbiamo bisogno di buoni pediatri per superare questa fase critica di sviluppo. " (Pallinof)

tutto sta nel capire se i quintali di legna sono materia di scarto o meno.
A quel punto non varrebbe la pena avviare colture dedicate per la produzione di calore.

Tuttavia l'esigenza di un recupero energetico da un'attività che impiega così tanta potenza termica si rivela un ottima idea... inoltre se sviluppata con intelligenza può rivelarsi particolarmente remunerativa.

X pennaccia... gli ORC possono essere impiegati per medie temperature di "scarto" io ci darei un occhiata... ma servono potenze considerevoli!

A presto!
 
A quanto mi risulta (e scusatemi se sbaglio!) la produzione di calce viva veniva effettuata in zone dove la roccia calcarea presente veniva trasformata per mezzo del calore (energia) prodotta dal legname presente in loco.
Allora vi sono alcuni punti che non riesco a capire:
1 - Se è il calore che viene utilizzato perche si pensa di sottrarlo per altri usi e non pensare ad un efficiente isolamento per aumentare il rendimento e bruciare meno combustibile????
2 - Se viene bruciato 70 quintali al giorno di materiale, a parte il grosso impatto ambientale dei fumi, ma le ceneri dove vengono smaltite e con quali costi?????
3 - Anche se si tratta di materiali di scarto dove vengono prodotti e trasportati visto che siamo in zone marginali e di scarsa industrializzazione??????
4 - In certe zone marginali ove le colture industriali non hanno più una convenienza economica la produzione di biomassa da fermentare è la soluzione più conveniente sia dal punto di vista ambientale che energetico. Avete letto il nuovo Piano di Sviluppo Rurale della Comunità Economica Europea???????
5 - O forse si pensa di riconvertire l'impianto per la produzione di calore ed energia elettrica valorizzando i "prodotti di scarto" disponibili?????????
Ancora un cordiale saluto.
"La nostra civiltà allattata dal petrolio, ha raggiunto l’età dello svezzamento, ora abbiamo bisogno di buoni pediatri per superare questa fase critica di sviluppo. " (Pallinof)
 
Allora, il legno che usiamo per la produzione è solo materiale di recupero di segherie. Sembrerà assurdo, ma la quantità di legno che c'è in giro da recuperare è un quantitativo inimmaginabile. Mio padre prima che morisse più di trent'anni fa teneva pulito un posto in calabria (un certa LEGNOCHIMICA SUD di Cosenza) che aveva una produzione di scarti di legna giornaliera di circa 7/800 QUINTALI. Da quello che mi racconta mia madre (io non ho fatto in tempo a conoscere mio padre avendo all'epoca della sua morte poco più di un mese), lui riusciva a trasportare solo 300 quintali al giorno, a volte 500. Il resto veniva tutto buttato in una palude nelle vicinanze (se una cosa del genere la facessero oggi li arresterebbero dopo un quarto d'ora). Detto ciò, abbiamo bisogno di questo tipo di combustibile per produrre una calce di qualità superiore. I calcifici "moderni" sfruttano il gas, l'olio pesante, in alcuni casi il carbone. Tutti combustibili a fiamma corta. La calce cuoce meglio a fiamma lunga e dolce. Non serve raggiungere i mille gradi in un punto ma raggiungerli dolcemente ed uniformemente. Così facendo la calce che viene fuori è di qualità e resa superiore (nel produrre il grassello di calce si parla di più del doppio della resa) e la plasticità dell'intonaco tradizionale, nonchè la traspirabilità e la consistenza sono senza paragoni. Nonostante ciò, le imprese continuano a preferire, per via di un costo eccessivo a loro dire della manodopera, gli intonaci premiscelati (e additivati) in polvere in quanto possono essere usati con determinati macchinari che non fanno altro che ridurre i tempi di applicazione nonostante un costo del materiale nettamente superiore. In parole povere, l'intonaco che (io ed altri 3 o 4 personaggi in tutta Italia) produco, ha un costo inferiore rispetto al premiscelato al mq ma ci si impiega di più nel metterlo in opera. La gente preferisce mettere sulle pareti di casa, fra le quali vivrà per tutta la vita, prodotti chimici di ogni sorta e non un prodotto naturale e "genuino" che ci portiamo dietro da più di 6000 anni, solo per risparmiare 2, 3 euro al metro quadro. In soldoni sarebbero circa 800 euro (o forse anche meno) per appartamento. Soldi che tornano indietro negli anni in quanto gli intonaci tradizionali durano migliaia di anni, i premiscelati attuali danno garanzia solo per una decina d'anni (quando va bene). Tutto questo giro di parole e questa pubblicità (sempre di protezione dell'ambiente si tratta...immaginate i cementifici e le ditte che producono collanti e intonaci quanto possano inquinare direttamente ed indirettamente al contrario di noi piccoli artigiani che non facciamo altro che immettere in atmosfera la CO2 che gli alberi durante la loro vita alla stessa hanno sottratto...tra l'altro questi fumi sono filtrati dalla stessa calce che, sappiamo tutti è un abbattitore naturale usato in quasi tutti i processi che hanno a che fare con la combustione di qualsiasi materiale) per dire che non inquiniamo quanto si può immaginare sentendo parlare di 70 80 quintali al giorno di combustibile legnoso, anzi. Usiamo il legno perchè conviene, perchè dà una certa qualità al prodotto finale e perchè così hanno fatto i romani, i nostri antenati, i nostri nonni, tutti quelli che ci hanno preceduto, senza pregiudicare sicuramente la salute nostra e del nostro pianeta. Nella mia richiesta di informazioni non ho fatto altro che cercare di sfruttare ulteriormente questa fonte quasi inesauribile di energia che ci tramandiamo dalla notte dei tempi per produrre oltre al materiale che produco già, anche corrente e calore, cercando di utilizzare ancora meno le fonti, quasi esaurite, che attualmente usiamo e che ci hanno portato al collasso. So anche io che è uno spreco enorme bruciare 70 quintali di legna per produrne solo 200 di calce (anche se, nei vari utilizzi successivi, forse tanto sprecato non lo è nemmeno e vi ho spiegato il perchè). Tempo fa ho cercato (forse non nel modo giusto e senza spendere nulla) di fare una certa pubblicità al mio prodotto a livello nazionale, forse con canali non proprio azzeccati. Risultato, la gente continua ad usare in casa quello che gli applicatori consigliano di usare facendo solo i loro interessi e non quelli della salute dei loro clienti. Credetemi, non lo dico perchè voglio vendere di più, già sono al collasso con quel poco che faccio, ma solo perchè credo sia il momento giusto per smuovere un po' di coscienze. Si parla di preservare l'ambiente 24 ore al giorno, ebbene io non ho fatto altro che questo. Tornando alla mia richiesta, ho visto degli impianti della TURBODEN che sfruttano il calore di una caldaia separata come potrebbe essere la mia fornace. Qualcuno riesce a darmi qualche aiuto in merito? Grazie, e scusatemi se vi ho annoiato con il mio messaggio un po' troppo lungo.
 
Biomassoso, appena riuscirò a farlo, metterò in un messaggio i disegni tecnici della mia fornace. Ti sembrerà assurdo ma, quel disegno del 1906, poco si discosta da quello che è il mio impianto. Le bocche di alimentazione devi solo moltiplicarle per quattro. Ai quattro lati, per ogni lato, c'è una camera di combustione esattamente come quella nel disegno. Al centro, per quanto è l'intero impianto, c'è la pietra, la roccia calcarea che, muovendosi verso il basso, con un ciclo continuo di 24 ore al giorno e per 365 giorni all'anno, man mano diventa calce, prima di essere espulsa in basso attraverso una specie di imbuto. Immagina un forno antico per il pane o per la pizza, ma con quattro ingressi. Semplice ma allo stesso tempo geniale. Prima di questi impianti, con la stessa pietra (che sarebbe poi diventata calce) si costruivano delle specie di stanze con le volte a stella (le cosiddette "lammie" dalle mie parti). Dal basso si dava fuoco per una ventina di giorni fino a che, anche le pietre più esterne diventavano calce. Quindi si smontavano e venivano vendute pezzo per pezzo. Circa sessant'anni fa hanno pensato di mantenere una struttura fissa e di far scorrere la pietra al suo interno. Nella mia famiglia si fa calce da centinaia di anni. Mio nonno circa 50 anni fa passò dalle fornaci rudimentali a quelle a ciclo continuo che avevano preso piede in Veneto. Oggigiorno gli impianti sfruttano lo stesso principio, con l'unica differenza che i forni, al loro interno hanno un canale molto più stretto (quindi la fiamma deve cuocere un volume minore di pietra) ma una temperatura molto più alta, una fiamma più corta e diretta, e diversi bruciatori alle diverse altezze al posto delle camere di combustione. Ne deriva un materiale meno nobile (la pietra viene "aggredita" dal calore), meno pregiato ma una quantità che è superiore in alcuni casi anche di 20 volte rispetto alla mia. Ok, fine della lezione di archeologia industriale ehehe. Spero possiate aiutarmi col mio problema. Grazie.
 
E' vero, ti dilunghi un po' , è un difetto che ho anch'io ma la gente del forum è paziente e ci sopportano. In primo luogo non assolverti troppo sulla emissione di CO2 perchè oltre a quella della combustione della legna non te ne accorgi ma emetti in atmosfera il carbonio che estrai dal calcare , quella che chiami cottura è una reazione chimica con un bilancio negativo della CO2, forse l'unica che puoi produrre dai biocarburanti ( c'è da dire che durante la carbonatazione dell'intonaco la calce riassorbe CO2 e finiamo a pari patta).
Precisato questo , per capire se dalla tua fornace puoi ricavare energia termica e energia elettrica devi capire :
1) A che temperatura escono i gas di scarico
2) La composizione dei gas di scarico
3) Sino a quale temperatura puoi abbassare i gas di scarico senza compromettere il ciclo produttivo e il quadro delle emissioni ( se raffreddi troppo i gas emetti un pennacchio bianco di vapore e i vicini penseranno che ti sei messo a bruciare la pattumiera).
Ah se ben ricordo la trasformazione da CaCO3 a CaOH è endotermica, cioè ciuccia energia , non è solo una cottura, secondo me non hai tanto termico da buttare. Io sono di Casale Monferrato , da noi le fornaci antiche erano composte da un rivestimento interno in calcare marnoso e uno esterno di mattoni crudi , la produzione di calce permetteva la cottura dei mattoni esterni ma la temperatura era bassa e i mattoni si chiamavano terroni ( non perchè meridionali) perchè avevano sempre la consistenza della terra essicata
 
Rieccomi on line. Sulzer1, appena le trovo ti mando anzi, pubblico in un messaggio le ultime analisi dei gas di scarico. Se non ricordo male, la temperatura di uscita doveva essere più o meno intorno ai 2/300 gradi, ma non voglio sbagliare, aspetto di rileggere i dati certi. Comunque, fra circa un mese dovremmo fare altri prelievi, quindi saprò dirti tutto con una certa precisione. Per quanto riguarda il calore da buttare, io non intendo deviare la fiamma o il calore verso una caldaia, ma cerco un qualcosa per trasformare le attuali camere di combustione in caldaie. Faccio un esempio forse stupido ma che rende un po' l'idea. Vorrei, se fosse possibile, far passare lungo la parte superiore (la volta) delle camere di combustione (quindi senza intaccare la produzione della calce) dei tubi in materiale ceramico per olio diatermico che, in uscita, vadano a scaldare l'acqua per produrre vapore e dal vapore (turbine, generatori ecc ecc) energia. So che è un qualcosa di fantascientifico, ma sul sito della TURBODEN, nei vari disegni tecnici ho visto qualcosa di simile. In parole povere, la prima parte dell'impianto ce l'avrei già, mi serve la seconda, quella con l'olio diatermico già ai 300 gradi. Non so se mi sono spiegato...
 
Scusatemi se mi intrometto, sono sicuramente l'ultimo arrivato nel settore quindi potrei star dicendo una enorme cavolata, ma tant'è, parlo.

Secondo me la questione andrebbe affrontata da tutt'altro punto di vista:
Alla sua attività serve calore per la reazione chimica, calore che ottiene bruciando 7 Ton al giorno di legna, dai quali gas di scarico vorrebbe produrre energia tramite una... OCR suppongo.

Ma se affrontassimo la situazione in maniera totalmente diversa, ovvero manda in pensione il mostro a legname, installa un bel un bel motore (lento) a cogenerazione alimentato ad olio vegetale, che gli dà sia l'energia elettrica (incentivata con i CV) sia il calore per la sua reazione chimica di fabricazione della calce (incentivato con i CB), sia i gas di scarico sui quali a quel punto metterebbe una OCR (altri CV).
Senza contare che risolverebbe diversi problemi logistici di approvigionamento e di stoccaggio (stoccare e trasportare olio è più facile che stoccare e trasportare legna),
meno residui solidi da smaltire, eviterebbe di disboscare la foresta amazzonica ogni giorno ed avrebbe sostenuto un investimento con una redditività del 15%, indipendentemente dalla sua attività primaria.
Se sbaglio qualcosa fatemelo notare, in questo settore sono qui per imparare.

Sauzer, nel tuo bilancio sulla CO2 della calce, hai anche calcolato nel caso specifico la CO2 che quelle 7 tonnellate di legna al giorno non riescono più a smaltire nell'escosistema e l'osigeno che quella legna non immette più nel nostro pianeta :)? ok ok, non siamo troppo fiscali ;)

Con i Migliori Saluti
 
Rieccomi on line. Sulzer1, appena le trovo ti mando anzi, pubblico in un messaggio le ultime analisi dei gas di scarico. Se non ricordo male, la temperatura di uscita doveva essere più o meno intorno ai 2/300 gradi, ma non voglio sbagliare, aspetto di rileggere i dati certi. Comunque, fra circa un mese dovremmo fare altri prelievi, quindi saprò dirti tutto con una certa precisione. Per quanto riguarda il calore da buttare, io non intendo deviare la fiamma o il calore verso una caldaia, ma cerco un qualcosa per trasformare le attuali camere di combustione in caldaie. Faccio un esempio forse stupido ma che rende un po' l'idea. Vorrei, se fosse possibile, far passare lungo la parte superiore (la volta) delle camere di combustione (quindi senza intaccare la produzione della calce) dei tubi in materiale ceramico per olio diatermico che, in uscita, vadano a scaldare l'acqua per produrre vapore e dal vapore (turbine, generatori ecc ecc) energia. So che è un qualcosa di fantascientifico, ma sul sito della TURBODEN, nei vari disegni tecnici ho visto qualcosa di simile. In parole povere, la prima parte dell'impianto ce l'avrei già, mi serve la seconda, quella con l'olio diatermico già ai 300 gradi. Non so se mi sono spiegato...
Non c'è nulla di fantatscientifico in ciò che dici mahh.....
Se lungo le pareti della camera di combustione come dici tu c'è a disposizione tanta energia termica come dici significa che ti converrebbe rivedere il progetto perchè stai utilizzando molto più combustibile di quello che ti serve e ho l'impressione che ti interissi di più produrre calce che energia. Ti parlo di flusso di gas di scarico perchè è l'unico punto in cui puoi prelevare energia dal tuo ciclo senza sottrarne . Ho paura che tu stia confondendo temperatura con quantità di energia. E' vero che i gas all'interno della camera di combustione sono molto caldi ma è anche vero che se così non fosse non otterresti la cottura del minerale e se sottrai energia termica ai gas prima di averli fatti passare attraverso il minerale li raffreddi , per cui non cuoci più il minerale.
Sulzer
 
Scusatemi se mi intrometto, sono sicuramente l'ultimo arrivato nel settore quindi potrei star dicendo una enorme cavolata, ma tant'è, parlo.

Secondo me la questione andrebbe affrontata da tutt'altro punto di vista:
Alla sua attività serve calore per la reazione chimica, calore che ottiene bruciando 7 Ton al giorno di legna, dai quali gas di scarico vorrebbe produrre energia tramite una... OCR suppongo.

Ma se affrontassimo la situazione in maniera totalmente diversa, ovvero manda in pensione il mostro a legname, installa un bel un bel motore (lento) a cogenerazione alimentato ad olio vegetale, che gli dà sia l'energia elettrica (incentivata con i CV) sia il calore per la sua reazione chimica di fabricazione della calce (incentivato con i CB), sia i gas di scarico sui quali a quel punto metterebbe una OCR (altri CV).
Senza contare che risolverebbe diversi problemi logistici di approvigionamento e di stoccaggio (stoccare e trasportare olio è più facile che stoccare e trasportare legna),
meno residui solidi da smaltire, eviterebbe di disboscare la foresta amazzonica ogni giorno ed avrebbe sostenuto un investimento con una redditività del 15%, indipendentemente dalla sua attività primaria.
Se sbaglio qualcosa fatemelo notare, in questo settore sono qui per imparare.

Sauzer, nel tuo bilancio sulla CO2 della calce, hai anche calcolato nel caso specifico la CO2 che quelle 7 tonnellate di legna al giorno non riescono più a smaltire nell'escosistema e l'osigeno che quella legna non immette più nel nostro pianeta :)? ok ok, non siamo troppo fiscali ;)

Con i Migliori Saluti
Sand in un motore termico la temperatura dei gas di scarico non supera i 410° al mese di agosto, se escludi il primo stadio di una turbina a gas che può arrivare a 600° c.a. con rendimenti elettrici molto bassi. Con i gas di scarico di un motore potresti cuocere gesso ma la calce no di sicuro , per cuocere , la calce , necessita oltre al calore una buona quantità di velenosissima CO che nei gas di scarico è contenuta in piccolissima percentuale ( per fortuna) . In pratica, senza fiamma , di calce ne fai poca. Negli ultimi 30 anni proprio per il grande costo energetico si sono cercate alternative alla calce in campo edilizio e infrastrutturale ma i risultati sono stati deludenti. Anche se costosa rimane indispensabile
 
Ciao a tutti. Forse continuo a non spiegarmi. Immaginate un bruciatore di un qualsiasi impianto a legna. Uno di quelli belli grossi intendo. Bene, ogni camera di combustione della fornace è più o meno così. Immaginate adesso che, al posto del rivestimento refrattario delle pareti ci siano delle serpentine, dei tubi con un qualcosa dentro da scaldare e far circolare. Nel cilindro verticale dove si trova il minerale, la fiamma della legna arriva comunque. La temperatura, una volta scaldati per bene i tubi, resterebbe la stessa. In parole povere, se ho bisogno di 900 gradi a contatto col minerale, poco mi interessa se le pareti, anch'esse a 6/700 gradi, sono di refrattario , di tubo ceramico o di qualsiasi altro materiale. Per produrre la mia calce ho bisogno della fiamma lunga e dolce della legna, le pareti, in qualsiasi materiale siano fatte, si scaldano comunque, ecco così che continuo a produrre il mio materiale e riesco a scaldare senza problemi il liquido che mi farà produrre energia e calore. Spero di essere stato un po' più chiaro adesso. Grazie.
 
Ho capito. Faccio un disegnino a mano, lo passo allo scanner e poi lo metto in un messaggio sperando si possa fare.
 
MAH...

MAH...

Povero Pennaccia... tutti a fargli i conti di quanta co2 emette e nessuno che gli dice come migliorare la sua azienda...

Ma lo volete capire O NO che brucia legna DI SCARTO, ritagli di segheria, segatura cippato ed altra morchia che altrimenti andrebbe BUTTATA a marcire (producendo comunque co2) ????

Va detto Pen, che questo è un forum dove di periti industriali ne trovi pochi... e la tua idea va ben oltre il pannellino solare o il generatorino eolico autocostruito...

Che io sappia i modi di trasformare il calore che esce dal tuo camino in energia elettrica
non sono molti... O metti sul camino un fantascentificamente enorme motore stirling o una più banale e collaudata caldaia per la produzione di vapore.
Con 300 (anche 200) gradi ne hai ben donde... chiaro che la turbina ed il generatore devono venir ben dimensionati all' effettiva QUANTITA' di calore prodotto.

Ho visto un impianto di questo tipo anche se "casereccio" in una fattoria in Australia che produce olio di eucalipto... l'albero viene "potato", le foglie vanno in un enorme "pentolone a pressione" a bollire per trarne l'olio essenziale che resta a galla della broda, i rami sotto il pentolone a bruciare, il vapore prodotto fa girare una bella turbina che soddisfa ampiamente il fabbisogno elettrico della fattoria. Il cascame di calore non viene sfruttato.. in quanto fa gia sufficentemente caldo.

Nel tuo caso avresti elettricità da vendere e se propio non combini un teleriscaldamento per tutto il paese, calore per riscaldare una piscina o altra struttura sportiva, o addirittura da trasformare in freddo con un ciclo acqua-ammoniaca (frigoriferi africani-da campeggio) per una pista di pattinaggio su ghiaccio... Le applicazioni possono essere le più fantasiose! Dipende poi da quel che il tuo territorio richiede.


Ovviamente quoto Sulzer riguardo al fatto che togliere calore dalle camere di combustione sarebbe una boiata...in quanto dovresti bruciare più legna per ottenere la tua calce! anche se gli scarti legnosi li ottieni gratis, trasporto stoccaggio e smaltimento ceneri sono comunque un costo!
E quel che esce disperso dal tuo camino mi pare che sia un Signor calore da sfruttare...

RITORNANDO INVECE AL DISCORSO CENERI... una applicazione più industriale dei tuoi "scarti" ovvero sottoprodotti, con applicazioni nel settore edilizio dove hai gia canali di vendita potrebbe essere la produzione di quelle palline di cenere "biscotatta" (scusa ma non mi viene assolutamente il nome tecnico) che si usano per i calcestruzzi superleggeri isolanti o refrattari... forse sono le stesse che si mettono nei vasi delle piante per trattenere l'acqua.

Che sappia basta versare acqua a pioggia sulla cenere setacciata agitando meccanicamente e facendone pertanto una sorta di "coscous" che va ripassato in forno (300 gradi, ovvero il tuo camino, forse bastano) in modo che l'umidità evapori istantaneamente dall' impasto e le palline si aggreghino in una struttura porosa.

Ed ecco un secondo prodotto in catalogo da vendere, sfruttando quel che hai gia.
 
Ciao a tutti. Forse continuo a non spiegarmi. Immaginate un bruciatore di un qualsiasi impianto a legna. Uno di quelli belli grossi intendo. Bene, ogni camera di combustione della fornace è più o meno così. Immaginate adesso che, al posto del rivestimento refrattario delle pareti ci siano delle serpentine, dei tubi con un qualcosa dentro da scaldare e far circolare. Nel cilindro verticale dove si trova il minerale, la fiamma della legna arriva comunque. La temperatura, una volta scaldati per bene i tubi, resterebbe la stessa. In parole povere, se ho bisogno di 900 gradi a contatto col minerale, poco mi interessa se le pareti, anch'esse a 6/700 gradi, sono di refrattario , di tubo ceramico o di qualsiasi altro materiale. Per produrre la mia calce ho bisogno della fiamma lunga e dolce della legna, le pareti, in qualsiasi materiale siano fatte, si scaldano comunque, ecco così che continuo a produrre il mio materiale e riesco a scaldare senza problemi il liquido che mi farà produrre energia e calore. Spero di essere stato un po' più chiaro adesso. Grazie.
non ti offendere ma ciò che ti ho scritto prima probabilmente non era chiaro e cerco di spiegartelo meglio.
Le pareti della fornace raggiungono la temperatura di c.a. 900 ° perchè non disperdono l'energia termica prodotta dalla combustione e la " convogliano" attraverso la fiamma , verso il minerale. Se tu raffreddassi le pareti della fornace raffredderesti la fiamma e smetteresti di cuocere. Non so come rappresentartelo in maniera che visualizzi ciò che sto dicendoti. Se per cuocere una tonnellata di calce ci vuole un determinato quantitativo di legna , non puoi bruciare la stessa legna per produrre energia elettrica e poi per cuocere la calce. Devi cuocere la calce e con l'energia termica contenuta nei gas di scarico che andrebbero dispersi nell'atmosfera produrre energia. Fosse come dici tu avresti moglie ubriaca e botte piena. L'esempio che ti fa Marcomato del pentolone australiano è molto azzeccato.
nei calcestruzzi le ceneri volanti da combustione di carbone servono a correggere la curva granulometrica e aumentare la compattezza e la resistenza. Penso che le ceneri di legna siano equivalenti se non migliori.
Sulzer
 
Dopo pranzo da quando mi han messo a dieta ragiono meglio. Pennaccia , nessuno ti ha detto che negli anni hai buttato e stai buttando un piccolo tesoro di certificati bianchi?
Se vai nel sito di GSE e leggi di cosa si tratta , magari capisci che stai buttando una risorsa " burocratica" che potresti vendere ai tuoi colleghi che vanno a metano o alla Marcegaglia che sta cercando tutti i modi per non comperarli . Tutto questo senza dover studiare fisica e capire la differenza tra temperature e quantità di energia.
Sulzer
 

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