Le caldaie

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:blink:
mi chiedevo quali sono le linee guida da seguire per ottimizzare il funzionamento di una caldaia tradizionale a biomassa in un impianto altrettanto tradizionale a radiatori?
:rolleyes:


...conviene mantenere una temperatura stabile in casa 24ore su24 o conviene spengere e riaccendere all'occorrenza?

...la temperatura dell'acqua a quanto dovrebbe stare?

...conviene poco calore continuo o più calore con intervalli di funzionamento più lunghi?

...una caldaia a regime consuma di meno?


...basta!
:P
 
Ciao, domande molto interessanti che mi sono chiesto anch'io più volte non solo per le biomasse, ma in generale.
Non ho esperienza diretta con combustibili tipo mais, sansa, pellets ecc, ma solo con la buona e sana vecchia legna che mi devo fare, trasportare, spaccare e buttare dentro la mia termocucina.

In generale secondo me bisogna dividere due categorie: caldaie ad avviamento automatico e manuali.

Nel primo caso credo sia più facile e più sensato mantenere la casa in temperatura, io non scenderei mai sotto i 16 °C, circa ci sono persone che con la convinzione di risparmiare accendono (magari con la caldaia a metano) solo poche ore la sera e nei momenti di freddo più intenso dormendo poi con 3 coperte e svegliandosi con il naso ghiacciato (senza offesa per chi è veramente costretto a queste condizioni).

Nel secondo caso, come sono costretto a fare anch'io, accendo solo alla sera magari non oltre le 18 e mantengo sino alle 23, però avendo una buona coibentazione rimane sufficentemente caldo per il resto della giornata (abito in Liguria).

In generale il dispendio maggiore di energia si ha sempre con la fase di "warm up" per utilizzare un termine tecnologico ma, una volta che il sistema è a regime, se la casa non è una colabrodo, bastano poche correzzioni sulle quantità di calore da fornire in seguito.

Per fare un esempio pratico, a casa mia con una termocucina a legna se potessi mantenere acceco il fuoco 24 ore su 24 consumerei almeno la metà della legna, ma ai giorni nostri chi è che può essere presente ed attivo per cosi tanto in casa ?

Con una caldaia automatica invece, dove è necessario mettere il combustibile una volta ogni 2 o 3 giorni e poi fa tutto la centralina, probabilmente il riparmio è ancora maggiore (non lo posso giurare).

Un altra distinzione sicuramente va fatta per impianti molto grandi dove secondo me è necessario differenziare le zone da riscaldare piuttosto che il tempo.

Per la temperatura dell'acqua invece ci sono considerazioni più tecniche, in quanto se un impianto è a bassa temperatura (tipo con il riscaldamento a pavimento) è ancora più doveroso mantenere tutto il sistema a regime.
Per impianti che utilizzano le biomasse comunque credo sia necessario lavorare nella zona dei 60÷70°C mantenendo il deltaT = Tuscita - Tingresso caldaia = 10 °C [condizioni teoriche ottimali]

- al di sotto di 57°C di solito nelle caldaia non dovrebbe nemmeno circolare l'acqua per non permettere la condensazione all'interno della camera di combustione con possibili rischi di corrosione;

- al di sopra dei 70÷75°C si accentuanto sempre di più i fenomeni di precipitazione del calcare ed inoltre tutto l'impianto deve essere costruito in modo da sopportare e durare a queste condizioni di temperatura.

Per esempio: io non proverei a collegare una caldaia a legna in un impianto che è stato costruito con alcuni nuovi tipi di tubo in polietilene, dove magari le sezioni dei tubi di mandata e ritorno non superano neppure i 18÷20mm.


Sul tempo di accensione e spegnimento, se conviene "poco calore continuo o più calore per più tempo" credo sia da valutare l'inerzia termica di tutto il sistema, chiamiamolo tanto per capirci il "tempo di reazione" dell'impianto stesso ossia dell'insieme di: combustibile+caldaia+fluido termovettore+impianto dissipante.

Be ora lascio la parola agli altri, sperando nell'intervento di qualche esperto.

Ciao a tutti
Max


PS: se chi legge queste informazioni trova delle castronerie, prego di farlo presente ! Non vorrei continuare a vivere nelle mie convinzioni, magari errate.
 
CITAZIONE (nivamax @ 9/11/2006, 14:43)
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mi chiedevo quali sono le linee guida da seguire per ottimizzare il funzionamento di una caldaia tradizionale a biomassa in un impianto altrettanto tradizionale a radiatori?​

Quale caldaia a biomassa, a legna a pezzi o con alimentazione automatica? Hai posto una tale serie di domande che non basterebbe un manuale di termoidraulica...stringi il campo se vuoi avere risposte!

CITAZIONE (solarmax @ 13/11/2006, 13:04)
Per la temperatura dell'acqua invece ci sono considerazioni più tecniche, in quanto se un impianto è a bassa temperatura (tipo con il riscaldamento a pavimento) è ancora più doveroso mantenere tutto il sistema a regime.
Per impianti che utilizzano le biomasse comunque credo sia necessario lavorare nella zona dei 60÷70°C mantenendo il deltaT = Tuscita - Tingresso caldaia = 10 °C [condizioni teoriche ottimali]​

In queto caso basta interporre un serbatoio tampone. La caldaia lavora a pieno regime finche non ha scaldato tutta l'acqua dell'accumulo, il circuito di riscaldamento preleva tramite scambiatore calore secondo richiesta.
 
CITAZIONE (Lolio @ 13/11/2006, 15:26)​

Quale caldaia a biomassa, a legna a pezzi o con alimentazione automatica? Hai posto una tale serie di domande che non basterebbe un manuale di termoidraulica...stringi il campo se vuoi avere risposte!

[/QUOTE]...ho una caldaia tradizionale,fiamma normale, fascio tubiero,senza accumulo e con scambiatore di calore separato per l'acqua sanitaria, da 57000kcalorie, alimentata a sansa tramite coclea,abbinata ad un impianto altrettanto tradizionale a termosifoni...
 
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