Scajola ha finalmente avuto il coraggio di dire le cose come stanno: senza il nucleare e con l'aumento del prezzo del greggio, l'Italia è destinata a continuare a perdere competitività. Occorre mettersi in testa, che se il Paese vuole continuare a rimanere ai livelli europei, occorre eliminare tutte le cause di inefficienza. Ed una di queste è certamente l'alto prezzo che si paga per l'energia elettrica, superiore di oltre il 30% alla media dei paesi europei.
Inoltre attualmente il nucleare è la fonte energetica, tra le rinnovabili più sicura e meno inquinante. Rimango allibito dalle dichiarazioni di esponenti politici, come il presidente della regione in cui vivo, che per interessi di bottega, lanciano campagne contro il nucleare. Lo vada a spiegare a chi si è ammalato o è morto a causa delle centrali ad olio combustibile o a carbone, perché si deve rinunciare al nucleare.
Bene ha fatto la Prestigiacomo a sollevare il problema. Devo ammettere che fino ad ora non avevo molta stima di lei, ma stavolta mi ha favorevolmente stupito. Il position paper sciaguratamente firmato da Prodi e Pecoraro Scanio (tanto loro con i loro stipendi mica hanno problemi economici) impegnava l'Italia entro il 2020 a portare la produzione di energia rinnovabile da 52 TWh (dato del 2006) a 104,2 TWh, cosa che è praticamente irrealizzabile. Con il risultato (stima di Nomisma) di un esborso per le tasche dei contribuenti di 80 miliardi di Euro in dodici anni, con conseguente impoverimento del Paese e forti ripercussioni sull'economia. Ovviamente senza raggiungere l'obbiettivo, si sarebbero comprate quote di emissioni di CO2 da altri paesi.
Fortunatamente qualche ministro ogni tanto si ricorda di quel giuramento fatto nel giorno dell'insediamento "...di agire nell'esclusivo interesse della Nazione".
Saluti.
Federico