La questione è spinosa e complessa, senza risposte preconfezionate.
Capisco che a king non faccia piacere, ma per come è preparato in media l'architetto oggi, è giusto, perchè il cliente e la qualità della costruzione va tutelata.
Peraltro, nel caso del fotovoltaico, ENEL potrebbe rompere con impianto in connessione firmato da un architetto. Okkio alla penna.
In linea di principio generale però invece NON lo trovo giusto in materia di impianti civili.
L'architetto dovrebbe essere in grado di avere competenza progettuale, programmatoria e di controllo con gli impianti integrati negli involucri che progetta, ma questa lacuna oggi è da addebitare al sistema formativo più che ai professionisti. E' inamissibile che non abbia il controllo per valutare una parte importante della struttura che progetta.
Nessuno chiede loro di essere adeguatamente competenti e l'offerta formativa in merito è approssimativa.
Voler avere il diritto di firmare, senza l'onere di imparare a fare quello che si firma... no, non va bene. Firmando ci si assume delle responsabilità oltre che beccare dei soldi.
Ma che il mestiere dell'architetto sia far muri no. E' fare case ed edifici.
E le case hanno impianti che non può ignorare chi progetta l'involucro, anzi...
Quando l'architetto li ignora, gli ingegneri che ci lavorano insieme sono i primi a lamentarsene...

... allora bisognerebbe decidersi un po' su cosa deve faree cosa no 'sto povero progettista architettonico e cosa no.
I disastri in termini di performance energetica degli ultimi 50 anni di produzione edilizia civile è figlia del gioco alla "non parlarmi, non ti sento" tra le varie professionalità e discipline, ricordiamocelo.
Nessuno chiederebbe a un architetto di saper progettare la centrale di Serre, ma sarebbe logico che sapesse progettare l'impianto elettrico di una casa (che non è roba lunare) ed eventualmente dell'impiantino da 3 kW monofase asservito, prendendosene le relative responsabilità nella globalità dell'insieme.
Peraltro un ingegnere civile o edile chiamato ad intervenire come strutturista su una villa del 700 dovrebbe aver avuto, nella sua formazione, occasione di capire che differenza c'è tra un solaio in ca e uno in legno e cannicciato intonacato. A giudicare da certi interventi "terroristi" che ho visto direi che non è proprio così.
A dirla tutta infatti, anche vedere certe proposte di integrazione architettonica d'impianti solari da parte di professionisti ferratissimi sicuramente sul piano elettrico, ma che si vede lontano un miglio che non hanno confidenza con i componenti funzionali di un tetto, fa venire l'orticaria e si vede che non è il loro mestiere.
Al GSE l'orticaria deve essere stata tale da promulgare una guida architettonica ad hoc, dopo aver segato un bel bel po' di domande.
Anche le cattivissime Soprintendenze spesso urlano con ragione.
Il Conto Energia è chiarissimo nel segnare la futura strada privilegiata del fotovoltaico, quella di componente edilizio attivo il più possibile integrato nel componente tradizionale.
Questo apre, che piaccia o no alle singole categorie, abituate a ringhiarsi molto e parlare poco, la frontiera ad un approccio multidisciplinare in cui l'optimum sarà un approccio congiunto tra il progettista elettrico e il progettista architettonico, ognuno per il proprio.
Idem per solare termico ed efficienza energetica.
Chi non accetterà questo approccio, forse piano piano finirà ai limiti del mercato, a fare solo impianti a terra, o a evitare di integrare impianti nei propri progetti.
Chi paga vorrà sempre più impianti efficienti e gradevoli.
Questo implicherà fatica, la fatica di avvicinarsi alle competenze dell'altro senza pregiudizi e con una bella dose di umiltà e buona volontà.
Spesso le due categorie difettano di entrambe, e preferiscono vedersela a botte di carta bollata.
Soluzione molto infantile e molto poco professionale.
Okkio poi, ci sono sempre le eccezioni.
Quelli che non lo crederesti, ma anche se non firmano, studiano, imparano finchè non sanno fare e fanno collaborando e facendosi rispettare "dall'altra metà del cielo" che arriva a non temerne la concorrenza, e a leggere lo sforamento come un apprezzarne contributo e non un'ingerenza. Ma alla base c'è sempre profondo rispetto dei ruoli, delle interdipendenze, dei limiti e necessariamente tanta curiosità e voglia di mettersi in gioco.
La più bella casa bioclimatica che abbia mai visto, l'ha disegnata totalmente... un ingegnere. Una cosa stupefacente... e infatti si definiva un ingegnere "stupefacente", eh! eh!
Consiglio quindi a king di dispiacersi meno e darsi da fare per trovare un bravo ingegnere o perito con cui discutere a 4 occhi una collaborazione che potrebbe essere proficua per entrambi, nella piena sicurezza di non avere rogne deontologiche e per la miglior qualità del servizio resa al cliente.
A far guerre sterili chi ci perde è SEMPRE la qualità globale del lavoro resa al cliente e il cattivo servizio reso alla tecnologia.
Piantiamola di additarci e iniziamo a ragionare.
Spazio ce n'è per tutti per lavorare meglio ancora di oggi e senza pestarsi i piedi, anzi, sostenendosi a vicenda nel modo migliore

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