Buongiorno,
mi piacerebbe apportare una modifica al mio impianto di riscaldamento ma ho il dubbio che non possa funzionare. Da inesperto chiedo gentilmente un parere.
Zona pianura modenese, ho PDC da 13 KW che lavora direttamente su 16 termosifoni in ghisa tutti sempre aperti, disposti su 2 piani con relativi collettori. L’impianto contiene circa 250 litri di acqua ed i 4 termosifoni più in alto sono a 2,30 metri di altezza rispetto al circolatore della PDC.
Il manuale della macchina mi indica che con circolatore al 100% (2,5 Mc ora) ho una prevalenza residua di 400 mbar.
Nel 95% del tempo di utilizzo non ho problemi, 21 gradi in tutte le stanze, circolatore settato al 70% con mandata a 38-39 gradi ( per salire a 42 nelle giornate più fredde) ed un Delta T tra mandata e ritorno di 2,5 gradi nelle mezze stagioni e 3,5 gradi nelle giornate più toste. Nei due tre mesi più freddi il compressore va H24 in modulazione tra il 20% ed il 65% di potenza.
La modifica che vorrei apportare riguarda ciò che avviene nel rimanente 5% (indicativo) del tempo di utilizzo, e cioè nelle giornate con frequenti sbrinamenti, con l’obbiettivo di neutralizzarne in tempo reale l’impatto sul sistema. Ho una media di 200 sbrinamenti ad inverno (media ultimi 3 inverni) ma nulla mi vieta di pensare che qualche inverno futuro possa essere peggiore. Inoltre gli sbrinamenti tendono a concentrarsi in giorni specifici ed ho già notato che se le condizioni meteo per cui la PDC deve sbrinare si verificano solo di notte, non ho nessun problema, se si verificano per 24 o 36 ore continuative, comincio ad avere i primi cedimenti di temperatura nell’edificio, se dovessero durare una settimana, sarei probabilmente al freddo. Quando il mix T esterna e umidità è peggiore per la PDC, la macchina fa uno sbrinamento ogni ora. Il processo dura circa 6-8 minuti, con circolatore al 100%, durante i quali se sommo la mancata produzione e l’energia utilizzata per sbrinare, arrivo poco oltre i 2 Kwh sottratti all’edificio. Per compensare parzialmente l’ammanco uso le resistenze interne (7 Kw) ma non sono sufficienti, in quanto i 2 Kwh “bruciati” in 6-8 minuti per essere compensati completamente e contemporaneamente necessiterebbero di una fonte di calore superiore a 15 Kw, ed andrei oltre la mia fornitura elettrica. L’unico modo per avere sufficiente energia che compensi gli sbrinamenti è, nel momento in cui la PDC inizia a sbrinare, averla già prodotta e stoccata per rilasciarla durante quei 6 minuti. Non volendo modificare il settaggio generale dell’impianto, per non modificarne il funzionamento soddisfacente nel 95% del tempo di lavoro, vorrei installare un puffer senza serpentine sulla mandata con resistenza da 6 o 9 Kw preceduto da una valvola a 3 vie motorizzata. Il puffer quindi rimarrebbe isolato e spento quasi sempre (95% del tempo) mentre la PDC continua a lavorare direttamente sui termosifoni. Solo nei periodi di potenziali frequenti sbrinamenti attiverei il puffer portandolo a 2/3 gradi sopra la T di mandata. Ad inizio sbrinamento ( ho già un segnale operativo fornitomi dalla PDC quando inizia a sbrinare che sfrutto con relè multifunzione temporizzati) la valvola a tre vie devierebbe automaticamente la mandata nella parte bassa del puffer, e dalla parte alta di quest’ultimo proseguirebbe verso i termosifoni. Nessuna modifica sul ritorno. Il segnale che mi attiva la valvola a tre vie, mi accenderebbe anche la resistenza nel puffer per tutto il periodo di sbrinamento e oltre, fino a riportarlo, a sbrinamento finito, a 2/3 gradi sopra la T di mandata, in attesa dello sbrinamento successivo. In questo modo non avrei raffreddamento dei termosifoni e avrei tutto l’impianto post sbrinamento alla stessa temperatura di pre-sbrinamento evitando alla PDC di dover “recuperare” in condizioni esterne proibitive. Sarà da verificare sul campo a che T mantenere il puffer per il giusto equilibrio, se 2, 3 o 4 gradi sopra la T di mandata, con la resistenza. Per quanto possa sembrare oneroso il tutto, lo preferirei piuttosto che montare una caldaia a gas di supporto. E qui vengo al problema. Parlando con il mio idraulico mi sconsiglia di montare un puffer (che ipotizzo di 300 litri) sulla mandata in quanto avrei delle perdite di carico tali da non riuscire ad alimentare i termosifoni. Lui lo metterebbe tassativamente sul ritorno, cosa che a me non servirebbe Ho guardato decine di schede tecniche di puffer e le perdite di carico sono solitamente indicate solo per gli scambiatori interni quando presenti, ma non per il contenitore, quindi sono in alto mare. Nella mia ignoranza in materia sarei portato a pensare che prevalenza=pressione quindi una mandata di 1 pollice e ¼ che entra in un serbatoio quando trova un foro di uguale dimensione ha la forza di uscire grossomodo con la stessa forza. Perché sul ritorno funzionerebbe e sulla mandata no? Ringrazio tutti per l’attenzione.
mi piacerebbe apportare una modifica al mio impianto di riscaldamento ma ho il dubbio che non possa funzionare. Da inesperto chiedo gentilmente un parere.
Zona pianura modenese, ho PDC da 13 KW che lavora direttamente su 16 termosifoni in ghisa tutti sempre aperti, disposti su 2 piani con relativi collettori. L’impianto contiene circa 250 litri di acqua ed i 4 termosifoni più in alto sono a 2,30 metri di altezza rispetto al circolatore della PDC.
Il manuale della macchina mi indica che con circolatore al 100% (2,5 Mc ora) ho una prevalenza residua di 400 mbar.
Nel 95% del tempo di utilizzo non ho problemi, 21 gradi in tutte le stanze, circolatore settato al 70% con mandata a 38-39 gradi ( per salire a 42 nelle giornate più fredde) ed un Delta T tra mandata e ritorno di 2,5 gradi nelle mezze stagioni e 3,5 gradi nelle giornate più toste. Nei due tre mesi più freddi il compressore va H24 in modulazione tra il 20% ed il 65% di potenza.
La modifica che vorrei apportare riguarda ciò che avviene nel rimanente 5% (indicativo) del tempo di utilizzo, e cioè nelle giornate con frequenti sbrinamenti, con l’obbiettivo di neutralizzarne in tempo reale l’impatto sul sistema. Ho una media di 200 sbrinamenti ad inverno (media ultimi 3 inverni) ma nulla mi vieta di pensare che qualche inverno futuro possa essere peggiore. Inoltre gli sbrinamenti tendono a concentrarsi in giorni specifici ed ho già notato che se le condizioni meteo per cui la PDC deve sbrinare si verificano solo di notte, non ho nessun problema, se si verificano per 24 o 36 ore continuative, comincio ad avere i primi cedimenti di temperatura nell’edificio, se dovessero durare una settimana, sarei probabilmente al freddo. Quando il mix T esterna e umidità è peggiore per la PDC, la macchina fa uno sbrinamento ogni ora. Il processo dura circa 6-8 minuti, con circolatore al 100%, durante i quali se sommo la mancata produzione e l’energia utilizzata per sbrinare, arrivo poco oltre i 2 Kwh sottratti all’edificio. Per compensare parzialmente l’ammanco uso le resistenze interne (7 Kw) ma non sono sufficienti, in quanto i 2 Kwh “bruciati” in 6-8 minuti per essere compensati completamente e contemporaneamente necessiterebbero di una fonte di calore superiore a 15 Kw, ed andrei oltre la mia fornitura elettrica. L’unico modo per avere sufficiente energia che compensi gli sbrinamenti è, nel momento in cui la PDC inizia a sbrinare, averla già prodotta e stoccata per rilasciarla durante quei 6 minuti. Non volendo modificare il settaggio generale dell’impianto, per non modificarne il funzionamento soddisfacente nel 95% del tempo di lavoro, vorrei installare un puffer senza serpentine sulla mandata con resistenza da 6 o 9 Kw preceduto da una valvola a 3 vie motorizzata. Il puffer quindi rimarrebbe isolato e spento quasi sempre (95% del tempo) mentre la PDC continua a lavorare direttamente sui termosifoni. Solo nei periodi di potenziali frequenti sbrinamenti attiverei il puffer portandolo a 2/3 gradi sopra la T di mandata. Ad inizio sbrinamento ( ho già un segnale operativo fornitomi dalla PDC quando inizia a sbrinare che sfrutto con relè multifunzione temporizzati) la valvola a tre vie devierebbe automaticamente la mandata nella parte bassa del puffer, e dalla parte alta di quest’ultimo proseguirebbe verso i termosifoni. Nessuna modifica sul ritorno. Il segnale che mi attiva la valvola a tre vie, mi accenderebbe anche la resistenza nel puffer per tutto il periodo di sbrinamento e oltre, fino a riportarlo, a sbrinamento finito, a 2/3 gradi sopra la T di mandata, in attesa dello sbrinamento successivo. In questo modo non avrei raffreddamento dei termosifoni e avrei tutto l’impianto post sbrinamento alla stessa temperatura di pre-sbrinamento evitando alla PDC di dover “recuperare” in condizioni esterne proibitive. Sarà da verificare sul campo a che T mantenere il puffer per il giusto equilibrio, se 2, 3 o 4 gradi sopra la T di mandata, con la resistenza. Per quanto possa sembrare oneroso il tutto, lo preferirei piuttosto che montare una caldaia a gas di supporto. E qui vengo al problema. Parlando con il mio idraulico mi sconsiglia di montare un puffer (che ipotizzo di 300 litri) sulla mandata in quanto avrei delle perdite di carico tali da non riuscire ad alimentare i termosifoni. Lui lo metterebbe tassativamente sul ritorno, cosa che a me non servirebbe Ho guardato decine di schede tecniche di puffer e le perdite di carico sono solitamente indicate solo per gli scambiatori interni quando presenti, ma non per il contenitore, quindi sono in alto mare. Nella mia ignoranza in materia sarei portato a pensare che prevalenza=pressione quindi una mandata di 1 pollice e ¼ che entra in un serbatoio quando trova un foro di uguale dimensione ha la forza di uscire grossomodo con la stessa forza. Perché sul ritorno funzionerebbe e sulla mandata no? Ringrazio tutti per l’attenzione.
