Tecnologie per il trattamento dei rifiuti...


io tuttora compro l'acqua in bottiglie di vetro, tanto i camion comunque devono fare il viaggio per tornare in fabbrica, se portano i vuoti inquinano poco di più, in compenso niente energia sprecata per fare le bottiglie di plastica, niente materia prima utilizzata una sola volta, una lavata e sono come nuove pronte ad essere riutilizzate, loro e le cassette in cui viaggiano...
E' molto più comodo andare al supermercato e compare la cassettina? Mica tanto, a me la portano a casa e non devo fare proprio niente.
 
Complimenti a scu se tutti premiamo su questo, il cambiamento avverrà spontaneo quando la ditta vende solo in vetro che fa? Elimina la plastica elementare no senza fare guerre, casini o altro semplicemente ordinatamente questa e la strada giusta.

le nostre azzioni porteranno un futuro migliore o peggiore non dimenticare ciao
 
si è una bella cosa peccato che noi facciamo tante parole ma pochi fatti. Infatti sia molto meno risparmiosi, energeticamente parlando, di tedeschi, spagnoli, francesi. Solo gli inglesi sono al nostro livello di spreco energetico !

Energy Saving Trust ha indagato su un campione di 5mila consumatori dei principali paesi europei, al fine di evidenziare il peso delle abitudini nella vita di tutti i giorni che portano a sprechi di energia. I peggiori, appunto, sono i britannici con una media di 32 azioni settimanali di spreco, calcolate su una lista di 12 pessime abitudini: lasciare gli elettrodomestici di casa in stand by, tenere inserito il caricabatteria e lasciar bollire l’acqua oltre il necessario, non spegnere la luce quando si esce dalla stanza, prendere l’auto anche per piccoli spostamenti, usare la lavatrice a 60 o a 90 gradi, tenere il motore acceso negli ingorghi per oltre un minuto e sfruttarlo oltre i giri necessari, asciugare i panni con la lavatrice, tenere il riscaldamento acceso anche quando si esce o alzarlo invece di coprirsi. In questa singolare classifica gli inglesi primeggiano specialmente nell’abuso di acqua nei bollitori elettrici e nell’utilizzo di asciugabiancheria.

L’italiano medio, secondo classificato per sprechi, compie 25 azioni di spreco in una settimana, mantenendo la testa della classifica dello spreco di benzina e gasolio durante gli ingorghi. Inoltre, l’80 per cento del campione italiano, primo anche in questo, lascia regolarmente una media di 6 apparecchi in stand by.

E i virtuosi del consumo energetico? Secondo l’Energy Savings Trust, sono tedeschi, spagnoli e francesi. I cugini transalpini usano meno l’auto, quando possono facilmente utilizzare un altro mezzo di trasporto (due volte la settimana contro le tre di Italia e Gran Bretagna), ed evitano di girare per casa in mutande e t-shirt in pieno inverno, grazie al riscaldamento regolato al massimo. Ma i più risparmiosi di tutti in assoluto sono i tedeschi, con sole 14 azioni di spreco alla settimana e un’unica cattiva abitudine: il lavaggio in lavatrice ad alte temperature.

E' veramente crediamo di risolvere la nostra dipendenza dai combustibili fossili, solo con le energie rinnovabili..senza il nucleare ?
 
Saluti a tutti,

L'essere umano inquina... certo, potrebbe farlo meno e la sensibilizzazione al riguardo è fondamentale, ed occorre ripeterlo tutte le volte che si può...In casa o nella piccola realtà dove ci si trova è importante il discorso della differenziazione dei rifiuti separando e conferendo ad una struttura adeguata.
Ma nel circuito del rifiuto, questo è il primo passo ed in parte esiste già anche se ancora debole.
Poi, capito che le quantità in ballo sono elevate, è necessario gestire il frutto della separazione dei rifiuti ed i rimanenti residui senza irrigidirsi sulla posizione che se fossimo più bravi non ne produrremmo perché NON è una posizione reale... Fossimo più bravi, forse, ne produrremmo meno e meglio ma questo avverrà nel tempo, al crescere della sensibilizzazione e dei risultati ottenuti dal recupero.
Gestire quindi è la soluzione...differenziazione come primo passo... completa, totale ed organizzata...poi un sistema che elimini il più possibile ed il meglio possibile il residuo non differenziabile...Quale soluzione?? siamo qui a discutere apposta... gli inceneritori..? Si, ma abbiamo visto devono lavorare in modo efficiente se no sporcano e inquinano parecchio. Producono buoni rendimenti ma a costi elevati... ed allora quale? la pirolisi...si...scarti non pericolosi e inquinamenti molto bassi ma meno energia prodotta. Produzione più gestibile e snella e quindi forse un buon compromesso ...altro ancora...? boh parliamone... ma cerchiamo di essere costruttivi... la mia in alcuni interventi fa l'ho detta...
Un ultima cosa...: trovo sia importante distinguere fra smaltimento rifiuti e sostituzione del fossile. Non credo che la prima potrà mai sostituirsi validamente e completamente alla seconda ma può contribuire ad un uso minore del fossile, ad essere meno vulnerabili ai potenziali black out ed avere energia più facilmente disponibile. Nonché ad una grossa diminuzione di rifiuti in giro, malaffare permettendo.
Che poi il fossile potrà essere infine soppiantato da un’altra fonte potrà essere possibile e francamente lo spero, ma credo che la necessità di gestire i rifiuti, rimarrà…


Saluti

L.
 
infatti la questione su cui si dovrebbero concentrare i Verdi, LegaAmbiente e i movimenti ecologisti non è nella battaglia di opinione sui termovalorizzatori si o termovalorizzatori no. Ma sulla corretta gestione e realizzazione degli impianti. Perchè se gli impianti sono costruiti bene e funzionano bene ..inquinano pochissimo!!
Quindi predentere controlli sull'esecuzione lavoro, la costituzione di un "comitato di controllo e monitoraggio delle emissioni" costituito da rappresentanti dei cittadini, come avviene negli altri Paesi Europei.
E' auspicabile che si arrivi a produzione totalmente eco-compatibile che permettà il riciclo dei materiali utilizzati. Ma noi dobbiamo fare i conti con le tonnellate di rifiuti che si producono ogni giorno in Italia, non vivere solo di speranze, ma affrontare problemi concreti !!
 
Ciao a tutti,

io penso che la “corretta gestione e realizzazione degli impianti” sia un must che ogni impianto deve garantire (anche con forme di controllo da parte dei cittadini, …mi sembra un’ottima idea) e perciò la questione è proprio termoval si o termoval no, e se è no, quali valide sostituzioni.
Direi che siamo d’accordo sul fatto della necessità del maggior recupero possibile a monte ed abbiamo ragionato assieme sul fatto che questa raccolta è il primo step della corretta gestione dei rifiuti, comune a tutti gli impianti di trattamento poi a valle.
La vera discussione a mio avviso, verte quasi necessariamente sulla focalizzazione del miglior impianto di trattamento e sulla sua tecnologia considerando più parametri di valutazione. Tali parametri devono essere tecnici, economici, ambientali, sociali e politici.
Potrei azzardare che molte tecnologie potrebbero essere compatibili con i progetti energetici e politici ed altre potrebbero concordare con strategie ambientali e sociali, ma che possano coniugare tutti i parametri saranno, io credo, gli impianti alimentati a CDR, snelli, con emissioni già basso-inquinanti di suo (e non rese basso inquinanti), senza scarti da discarica (cioè: recupero 100%), monitorabili anche da comitati cittadini e la cui tecnologia permette una convivenza di mercato (anche scomoda) con quello politico-energetico già esistente.
Invito pertanto i partecipanti a questa discussione, ancora più informati di me, ad aiutarmi a capire quale potrebbe essere la tecnologia più adatta (e quindi l’impianto) che soddisfa i parametri che ho citato e se la mia visione generale di quello che potrebbe essere un ideale impianto di smaltimento rifiuti è corretta o no.
E’ possibile fare un’analisi pratica delle tecnologie conosciute in base ai parametri indicati e trovare un ottimo compromesso? Un’ idea seria me la sono fatta ma… se proprio non si riesce a trovare l’impianto ideale, a quale o a quali altri, dare la priorità..? e soprattutto… perché?

Saluti

L.
 
CITAZIONE (metodico @ 7/8/2007, 10:48)
non credo che gli altri Paesi che utilizzano da decenni i termovalorizzatori come gli Austriaci, i Tedeschi e Svedesi non abbiamo considerato anche i costi ambientali.
A Spittelau Vienna hanno tre linee di teleriscaldamento che alimenta la città con termovalorizzatore. E' costruito come un'opera d'arte e milioni di persone sono andate a vederlo. Ha un diplay gigante che segnala le emissioni dei camini e tutti possono leggerli.
Inoltre i costi ambientali perchè non riguardano anche il traffico urbano ? Lo smog cittadino è ben più pericoloso delle emissioni di un termovalorizzatore, ma sui valori di inquinamento nessun sindaco si strappa i capelli!!. Eppure ci sono dei sistemi ecologici per combatterlo come gli ECORIVESTIMENTI STRADALI.
Le nanoparticelle ? non valgono forse anche per le centrali a gas ?
Mi sembra che una volta trovato il capo espiatorio, i termovalorizzatori in questo caso, tutto il resto viene...trascurato..alla faccia della considerazione dei ...costi ambientali !!​

sta di fatto che se le auto emettono del pm10 , un "inceneritore" (chiamiamolo col suo vero nome) produce pm 2.5 , nanoparticelle, diossine e furani.
volevo ricordare il principio di conservazione dell masse di Lavoisier:"nulla si crea nulla si distrugge , tutto si trasforma", dunque per 3 tom. di rifiuti immessi in un forno abbiamo 1 ton. di cenere e altre 2 ton. di polvere tossica in aria.
aria che respiriamo , sicuramente non salubre anzi recenti studi epidemiologici dei dottori Casula,Ricci;Zambon hanno dimostrato come sia più alta la percentuale di persone con "sarcoma" rispetto ad altre che non sono esposte a tali polveri nell'aria.
le ceneri devono essere stoccate in speciali discariche oppure riutilizzate nell'edilizia ma, chi di voi abiterebbe in una casa fatta di mattoni tossici?.
riguardo le polveri nell'aria certo voi mi direte che esistono i filtri che probabilmente una volta saturi dove finiranno bruciati nell'inceneritore di nuovo o stoccati in nuove discariche da aprire per contenerli?
dimenticavo i costi, ebbene sì è appurato che l'incenerimento è il metodo piu costoso per smaltire i rifiuti, per non parlare del fatto che ce lo stiamo accollando noi sul groppone grazie al cip6 col 7% sulla bolletta dell'enel, dunque questa fonte "rinnovabile" ci costa oro visto che dobbiamo pagarla 3 volte(uno coi cip6 uno con la tassa comunale e l'altra in bolletta) il tutto in barba al protocollo di kyoto che ci chiede di ridurre i gas serra.
è appurato anche che non riesce a produrre più energia elettrica di quella che consuma dunque tanto "fonte" rinnovabile non è.
 
ciao nacnac,

ok, hai esposto le tue ragioni contro gli inceneritori (ragioni che condivido, che molti altri condividono anche se non tutti e che sono già state ampiamente illustrate)...
Ma avresti delle proposte di soluzione? o anche solo di miglioramento?

saluti

L.
 
ho già postato qualcosa , comunque io ed un paio di amici abbiamo condotto una ricerca a riguardo: ci siamo separati per cercare idee differenti per discuterne poi assieme e vedere quale era la soluzione migliore.

stranamente (ma non molto) tute le ricerche hanno condotto alla medesima strada: Raccolta differenziata porta a porta e strategia zero waste.

molti comuni lo fanno con punte di riciclaggio di oltre il 70%, il consorzio priula che opera nel trevigiano fa pagare al cittadino solo la frazione del secco e questo metodo oltre a far risparmiare quattrini sulla tassa rifiuti, stimola la gente a produrne sempre meno ponendo attenzione alle spese che fanno (funziona veramente domandate ad un trevigiano).

con la frazione dell'umido si crea il compost che è un buon concime che venduto porta ad un guadagno.

gli imballaggi vengono a sua volta riciclati e riutilizzati vendendo il ferro la plastica ed il vetro dunque un ulteriore guadagno.

la restante frazione del secco non riciclabile viene passata per il TMB (trattamento meccanico biologico) dove si riesce a riciclare un ulteriore 70% dei materiali.
possiamo dunque arrivare a riciclare fino a l 90% aumentando la durata delle discariche di quasi 10 volte tanto , se ipotizziamo che la vita di una discarica dalla sua apertura lla sua chiusura è di 10 anni , potremmo arrivare a discariche che durano per 100 anni (senza contare i fattore biodegradabilità) dove vengono conferiti solamente materiali "inerti" perciò niente gas niente puzza niente inquinamento falde etc.etc.

qui entra la strategia zero waste: si prendono tutti i rifiuti non riciclabili e si portano dal costruttore che li fabbrica e lo si obbliga a riprogettare la cosa in modo che sia riciclabile, pena una ammenda pesantissima.

il capannone del TMB potrebbe essere ricoperto di pannelli fotovoltaici in modo da arginare perlomeno il fabbisogno di kilowattaggio che necessita l'impianto stesso.
la mia è una supersintesi strissata al massimo

http://www.tno.it/tecno_it/indici_it/event...ul%20Connet.pdf

questa è la relazione che di solito il prof Paul Connett si porta apresso nei suoi tour.
 
Come al solito siamo un po' drastici nell'affrontare questi argomenti, mentre forse un poco di elasticità ci potrebbe permettere una programmazione efficace, con risultati duraturi.

Bene il riciclo, bene il compostaggio, bene il termovalorizzatore (qualunque termine gli si voglia dare, ma sempre al minimo di emissioni e al massimo della resa), la discarica solo per casi estremi e associata alla "sensibilizzazione" delle ditte produttrici per la progressiva eliminazione dal ciclo produttivo dei materiali non riciclabili.

Tutto questo è possibile già da ora, perché le tecnologie esistono e sono disponibili alle imprese e ai cittadini, quindi occorre lavorare molto sull'informazione e a livello politico, inserendo qualche forma di incentivo+disincentivo che consenta di passare rapidamente all'adozione di queste misure.
 
CITAZIONE (nacnac @ 25/9/2007, 18:59)
...molti comuni lo fanno con punte di riciclaggio di oltre il 70%, il consorzio priula che opera nel trevigiano fa pagare al cittadino solo la frazione del secco e questo metodo oltre a far risparmiare quattrini sulla tassa rifiuti, stimola la gente a produrne sempre meno ponendo attenzione alle spese che fanno (funziona veramente domandate ad un trevigiano).​

Oppure date un occhio qui (http://www.provincia.bologna.it/ambiente/r...s/08_Priula.pdf) per capire bene le potenzialità della raccolta differenziata fatta seriamente.
:)


Questo non credo elimini la necessità di qualche sistema di termodistruzione (o valorizzazione che dir si voglia). Però, se invece di far tanta caciara antiquestoequello la popolazione richiedesse a gran voce queste soluzioni... magari qualcosa di meno italiota del solito si riuscirebbe ad ottenere.
;)
 
CITAZIONE (nll @ 26/9/2007, 08:32)
Come al solito siamo un po' drastici nell'affrontare questi argomenti, mentre forse un poco di elasticità ci potrebbe permettere una programmazione efficace, con risultati duraturi.

Bene il riciclo, bene il compostaggio, bene il termovalorizzatore (qualunque termine gli si voglia dare, ma sempre al minimo di emissioni e al massimo della resa)​

scusa ma quale resa?
perchè devo cercare di ridurre al minimo le emissioni se ho dei metodi che mi permettono di avere "zero emissioni"? se io ho un mal di testa me lo curo perchè mi passi, mica perche me ne venga meno.

dove è il guadagno nel bruciare rifiuti? non rispondetemi teleriscaldamento o produzione di energia perchè questa è una bugia fatta ad arte per permettere di chiamare un inceneritore col nome di "termovalorizzatore".

"Questo non credo elimini la necessità di qualche sistema di termodistruzione"
per quale motivo? se io in discarica ho la possibilità di conferire solo rifiuti inerti in quantità di 10 volte minore di adesso, che senso avrebbe bruciare i rifiuti?

per cortesia rispondete alle mie domande e non fate della retorica.
 
Il motivo credo sia abbastanza semplice ma forse la mia è una visione poco rosea... Io credo che anche se in discarica conferisci meno, comunque prima o poi si riempirà e che il residuo dal TMB possa essere reso al produttore per rifarlo o che sia inerte, non credo sia sempre possibile; senza contare che i rifiuti pericolsi, i tossici ed i nocivi sono difficilmente riciclabili e mai inerti. Inoltre da un processo di termodissociazione (perche io propendo sempre per la pirolisi come soluzione migliore all'incenerimento), dell'energia (sia elettrica che calore) si ottiene, forse non tantissima...ma sicuramente utilizzabile.
n pratica sono pienamente d'accordo con gli interventi di brighting eyes e nll. Credo che una differenziata spinta al massimo ed una termodissociazione successiva dei residui sia attualmente un'ottima soluzione
Spero di non essere stato retorico
 
La temperatura per ottenere la pirolisi può essere anche molto più alta (anche 1500°).
Ma il discorso da fare è un altro. Tramite la pirolisi, i rifiuti non sono bruciati ma scomposti in molecole semplici tramite riscaldamento, in assenza di aria per evitare la combustione (processo di pirolisi). Il problema è che per arrivare a queste temperature si deve bruciare del combustibile, e dato che i filtri sono simili a quelli degli inceneritori, ci si deve aspettare più o meno lo stesso tipo di inquinamento, soprattutto perché si tratta di rifuti non differenziati. Ciò è confermato anche da uno studio di Greenpeace, Discariche senza inceneritori.

Se trattassero dei rifiuti di composizione omogenea, per esempio solo plastica e carta, il danno ambientale sarebbe sicuramente inferiore, ma si produrrebbero comunque delle polveri di varia granulometria.
E poi, ancora, c'è il problema delle nanopolveri. Poiché il syngas arriva a bruciare fino a 1.800°C, è ovvio che si formi particolato primario e secondario finissimo, ben più piccolo di 2,5 micron e, per questo, quanto mai aggressivo.
Infine, un impianto di pirolisi o di gassificazione dei rifiuti ha sempre bisogno di una discarica speciale per la carbonella che si forma nel reattore come scarto, e prima o poi questa discarica di sostanze tossiche si riempie.
 
nacnac, chi è retorico? La tua proposta sembra da estremista ed è essa a peccare di retorica, perché molto distaccata dalla realtà e da quanto realmente ci si può attendere di riuscire a realizzare. Meglio la politica dei piccoli, ma significativi, passi verso un obiettivo, questo sì, ambizioso.

Le tecnologie, come scrivevo prima, ci sono. La soluzione non può essere unica dappertutto, perché le problematiche sono differenti da zona a zona, da rifiuto a rifiuto e la possibilità di recupero energetico dipende anche dalla vicinanza di chi quella energia (prevalentemente termica) andrà a utilizzare. Ogni caso va studiato attentamente e adattato alla realtà locale. La stessa soluzione che pare ottimale da una parte, può non risultare altrettanto efficace altrove.

Se non ci si cala nello specifico, con un'attenta analisi, come si possono dare soluzioni valide? Capisco che ci sono anche quelli che credono che basti essere nati sotto un determinato segno zodiacale per avere quel giorno l'intuizione geniale, ma, se me lo si permette, io nutro seri dubbi che sia davvero così.
 
Purtroppo non siamo d’accordo su alcuni punti e poiché ho delle informazioni abbastanza diverse, mi permetto di descriverle e magari qualcun altro, se ne sa, potrà confermare quali sono i dati giusti o più corretti.

Cito:
La temperatura per ottenere la pirolisi può essere anche molto più alta (anche 1500°).

Inizierei col dire che la temperatura di esercizio di un pirolizzatore si aggira al massimo sugli 800°C anche se in genere si riamane sui 600°C… Non credo possa arrivare ai 1500°C in assenza di ossigeno.

Cito:
Il problema è che per arrivare a queste temperature si deve bruciare del combustibile

Per arrivare con un gradiente alla T di circa 800°C max si usa la reazione di termo-dissociazione stessa poiché da essa si forma appunto energia di dissociazione che viene usata all’interno del reattore. Certo è necessario un contributo iniziale di combustibile (tipicamente gas naturale) per l’avviamento ma poi il calore generato mantiene la reazione. L’inceneritore è vero, necessita di combustibile continuo, ma è un'altra cosa.

Cito:
e dato che i filtri sono simili a quelli degli inceneritori, ci si deve aspettare più o meno lo stesso tipo di inquinamento.

E’ vero che i filtri sono simili (a meno delle dimensioni) ma l’inceneritore filtra i fumi di combustione dopo la combustione e quindi con portate molto maggiori poiché molto più diluiti con aria, il pirolizzatore filtra i gas di pirolisi concentrati prima della combustione portando al bruciatore syngas già ripulito. Ok, all’uscita del bruciatore ci saranno ugualmente dei fumi… ma è abbastanza logico pensare che tali fumi già ripuliti siano notevolmente meno nocivi (sicuramente mancano di diossine, furani ed altri e le conc dei pm sono di alcuni ordini di grandezza inferiori) ed alla stregua dei bruciatori a gas.

Cito:
soprattutto perché si tratta di rifuti non differenziati.

La pirolisi di cui parlo si alimenta a CDR ed il CDR è già un rifiuto differenziato e selezionato (…forse intendevi: eterogeneo e su questo sono d’accodo… ma è proprio questa la versatilità della pirolisi… se il rifiuto fosse omogeneo lo si brucerebbe con la quantità giusta di O2 (che poi è quello che si verifica nei gassficatori) per farlo rendere di più dal punto di vista energetico e non fargli produrre diossine e furani (forti inquinanti) che si formano in eccesso di ossigeno.

Cito:
Ciò è confermato anche da uno studio di Greenpeace, Discariche senza inceneritori.

Greenpeace conferma che non si devono costruire gli inceneritori… non conosco la loro posizione sulla pirolisi

Cito:
Infine, un impianto di pirolisi o di gassificazione dei rifiuti ha sempre bisogno di una discarica speciale per la carbonella che si forma nel reattore come scarto, e prima o poi questa discarica di sostanze tossiche si riempie.

La carbonella che si forma, al di là del nome, ingloba non solo carbone (sottraendolo dall’emissione sotto forma di CO2, …fra l’altro) ma altri composti carboniosi non più calorifici, metalli, scorie, inerti… questo materiale non più utile, tuffato per caduta in una vaca di acqua fredda… vetrifica generando un solido non più lisciviabile adesso veramente inerte (quindi non tossico) e che può essere usato come una pietra di riempimento senza conferirlo in discarica. (credo sia ancora meno lisciviabile del residuo inerte del TMB)

Spero di aver focalizzato le enormi differenze della pirolisi rispetto all’inceneritore (fermo restando che ne esistono altre…ad iniziare dall’abbattimento dei gas serra) e spero anche di non aver commesso errori o imprecisioni (e su questo invito alla correzione argomentata); in ogni caso direi che se contiamo a confrontarci in questa maniera, ad aggiungere info di volta in volta e con il contributo di tutti... forse prima o poi una parte del problema dei rifiuti potremmo anche risolverlo.

Saluti

L.
 
CITAZIONE (nll @ 27/9/2007, 17:19)
nacnac, chi è retorico? La tua proposta sembra da estremista ed è essa a peccare di retorica, perché molto distaccata dalla realtà e da quanto realmente ci si può attendere di riuscire a realizzare. Meglio la politica dei piccoli, ma significativi, passi verso un obiettivo, questo sì, ambizioso.​

non si distacca dalla realtà, città come novara in 18 mesi , ripeto 18 mesi è passata dal 30% al 70%
consorzio priula 70% consolidato con picchi quasi del 90%, questo significa vita di una discarica 10 volte maggiore senza contare il fattore biodegradabilità che darebbe una durata eterna alla stessa.
CITAZIONE (nll @ 27/9/2007 , 17:19)
Le tecnologie, come scrivevo prima, ci sono. La soluzione non può essere unica dappertutto, perché le problematiche sono differenti da zona a zona, da rifiuto a rifiuto e la possibilità di recupero energetico dipende anche dalla vicinanza di chi quella energia (prevalentemente termica) andrà a utilizzare. Ogni caso va studiato attentamente e adattato alla realtà locale. La stessa soluzione che pare ottimale da una parte, può non risultare altrettanto efficace altrove.​

Il tmb è una realtà che funziona in austria come negli states come in australia
CITAZIONE (NLL @ 27/9/2007 , 17:19)
Se non ci si cala nello specifico, con un'attenta analisi, come si possono dare soluzioni valide? Capisco che ci sono anche quelli che credono che basti essere nati sotto un determinato segno zodiacale per avere quel giorno l'intuizione geniale, ma, se me lo si permette, io nutro seri dubbi che sia davvero così.​

lo specifico è semplice:i rifiuti in natura non esistono, li abbiamo creati noi. la natura è perfetta, perchè non copiarla?

Edited by nacnac - 27/9/2007, 19:39
 
CITAZIONE (sawar @ 27/9/2007, 18:37)
Purtroppo non siamo d’accordo su alcuni punti e poiché ho delle informazioni abbastanza diverse, mi permetto di descriverle e magari qualcun altro, se ne sa, potrà confermare quali sono i dati giusti o più corretti.

Cito:
La temperatura per ottenere la pirolisi può essere anche molto più alta (anche 1500°).

Inizierei col dire che la temperatura di esercizio di un pirolizzatore si aggira al massimo sugli 800°C anche se in genere si riamane sui 600°C… Non credo possa arrivare ai 1500°C in assenza di ossigeno.

Cito:
Il problema è che per arrivare a queste temperature si deve bruciare del combustibile

Per arrivare con un gradiente alla T di circa 800°C max si usa la reazione di termo-dissociazione stessa poiché da essa si forma appunto energia di dissociazione che viene usata all’interno del reattore. Certo è necessario un contributo iniziale di combustibile (tipicamente gas naturale) per l’avviamento ma poi il calore generato mantiene la reazione. L’inceneritore è vero, necessita di combustibile continuo, ma è un'altra cosa.

Cito:
e dato che i filtri sono simili a quelli degli inceneritori, ci si deve aspettare più o meno lo stesso tipo di inquinamento.

E’ vero che i filtri sono simili (a meno delle dimensioni) ma l’inceneritore filtra i fumi di combustione dopo la combustione e quindi con portate molto maggiori poiché molto più diluiti con aria, il pirolizzatore filtra i gas di pirolisi concentrati prima della combustione portando al bruciatore syngas già ripulito. Ok, all’uscita del bruciatore ci saranno ugualmente dei fumi… ma è abbastanza logico pensare che tali fumi già ripuliti siano notevolmente meno nocivi (sicuramente mancano di diossine, furani ed altri e le conc dei pm sono di alcuni ordini di grandezza inferiori) ed alla stregua dei bruciatori a gas.

Cito:
soprattutto perché si tratta di rifuti non differenziati.

La pirolisi di cui parlo si alimenta a CDR ed il CDR è già un rifiuto differenziato e selezionato (…forse intendevi: eterogeneo e su questo sono d’accodo… ma è proprio questa la versatilità della pirolisi… se il rifiuto fosse omogeneo lo si brucerebbe con la quantità giusta di O2 (che poi è quello che si verifica nei gassficatori) per farlo rendere di più dal punto di vista energetico e non fargli produrre diossine e furani (forti inquinanti) che si formano in eccesso di ossigeno.

Cito:
Ciò è confermato anche da uno studio di Greenpeace, Discariche senza inceneritori.

Greenpeace conferma che non si devono costruire gli inceneritori… non conosco la loro posizione sulla pirolisi

Cito:
Infine, un impianto di pirolisi o di gassificazione dei rifiuti ha sempre bisogno di una discarica speciale per la carbonella che si forma nel reattore come scarto, e prima o poi questa discarica di sostanze tossiche si riempie.

La carbonella che si forma, al di là del nome, ingloba non solo carbone (sottraendolo dall’emissione sotto forma di CO2, …fra l’altro) ma altri composti carboniosi non più calorifici, metalli, scorie, inerti… questo materiale non più utile, tuffato per caduta in una vaca di acqua fredda… vetrifica generando un solido non più lisciviabile adesso veramente inerte (quindi non tossico) e che può essere usato come una pietra di riempimento senza conferirlo in discarica. (credo sia ancora meno lisciviabile del residuo inerte del TMB)

Spero di aver focalizzato le enormi differenze della pirolisi rispetto all’inceneritore (fermo restando che ne esistono altre…ad iniziare dall’abbattimento dei gas serra) e spero anche di non aver commesso errori o imprecisioni (e su questo invito alla correzione argomentata); in ogni caso direi che se contiamo a confrontarci in questa maniera, ad aggiungere info di volta in volta e con il contributo di tutti... forse prima o poi una parte del problema dei rifiuti potremmo anche risolverlo.

Saluti

L.​

anche per la pirolisi, i filtri una volta saturi vanno stoccati e cosa diventano? rifiuto a sua volta (lo mettiamo dentro il forno?)
anche per la pirolisi vale il principio di Lavoisier se immetto 100 nel forno 100 tirerò fuori.
 
mi permetto ancora di puntualizzare un paio di cose che sono le seguenti.

I filtri usati sono degli scrubber quindi impianti a pioggia d'acqua per lavare i fumi, non tessuti o carta come per le polveri... in ogni caso (fossero di carta o tessuto) metterli nel forno pirolitico una volta esuriti potrebbe essere una soluzione. In tal modo si potrebbe utilizzare ulteriormente la loro dissociazione finchè genera energia e poi si vetrifica il non più utile come gia spiegato.
Mai mi permetterei di confutare Lavoisier ma non credevo di averlo fatto... il CDR entra, si dissocia, forma syngas ed un residuo finale non lisciviabile... nessuna perdita.

Infine grazie per aver ripostato il mio messaggio intero così sarà doppiamente leggibile
 
cosa se ne faranno tra 100 anni i nostri figli di tutto quel materiale "vetrificato" che viene prodotto dal processo di pirolisi?
che costo ha un processo di pirolisi?
quali possono essere i guadagni?
(badaben che non voglio esser polemico, è solo morbosa curiosità)
 

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