Va da se che anche il prof. Boschi (ascoltato questa mattina in una intervista telefonica su RadioDue, mentre attendeva a Fiumicino di scendere dall'aereo), ha detto che la zona è stata definita zona sismica e che si sarebbero da tempo dovuti spendere soldi per rendere più sicure le abitazioni per questo rischio. Si faceva riferimento a due tipologie di interventi, una prevede la costruzione di edifici, o la loro ristrutturazione, per prevenire i crolli e salvare le vite umane, ma molti edifici sarebbero comunque diventati inagibili. Questa soluzione permette di spendere pochi soldi nell'immediato, ma se ne dovranno poi spendere per la ricostruzione. L'altra soluzione è fare degli interventi per far sì che l'edificio regga bene ai terremoti (un po' come si fa in molte costruzioni in Giappone) e non si avranno cedimenti strutturali. Certo che questo secondo tipo di interventi costa quanto la ricostruzione dopo il sisma, ma è una spesa che si affronta una sola volta, per quelle aree a particolare rischio sismico.
Nella zona colpita questa notte non si è fatto né l'uno, né l'altro intervento.
Giuliani avrà avuto il "torto" di aver gridato "al lupo" troppe volte e troppo presto, ma è indubbio che l'immobilismo non è stata una risposta adeguata, tanto meno non è stato adeguato denunciarlo per procurato allarme, lui che ha solo ricordato della necessità di non prendere sottogamba gli studi che hanno identificato le aree sismiche in Europa e in particolare da noi.