CITAZIONE (francescomat @ 11/10/2007, 11:25)
Tuttavia, dato che bisogna sopravvivere, e bisogna avere senso pratico, penso che si possa riuscire a trovare una forma di coesistenza con gli animali che preveda un loro moderato sfruttamento in condizioni di vita accettabili.
Mangiare meno, sprecare meno risorse e causare meno dolore ad essere senzienti (ovvero che sanno cos'è la paura ed il dolore).
Pace per tutti, non solo per gli esseri umani!
Eh! Ma ti qui ti quoto a piene mani!
Sai qual'è il vero problema secondo me che suscita le comprensibili reazioni vegetariane e vegane? L'assoluto disprezzo per la vita animale intesa ormai solo come un "prodotto" da produrre, imballare e vendere al minor costo possibile nella maggior quantità possibile.
E' sull'industrializzazione di un settore che non potrebbe essere per natura industrializzabile che si fondano molti problemi. Certo la crudeltà di molti metodi, ma non scordiamoci gli enormi rischi sanitari (vitelli agli ormoni o agli antibiotici, mucche pazze, epidemie) e anche i rischi alimentari. E' assolutamente vero che il consumo eccessivo (cioè il nostro attuale) di carne non è che faccia straordinariamente bene.
Da qui a infliggersi rinunce penitenziali ce ne passa, almeno per la stragrande maggioranza della gente, ma sarebbe ora di cambiare questa situazione.
Già... come?
E' evidente che pure gli allevatori devono sopravvivere e senza metodi di allevamento industriale non c'è speranza di tenere prezzi competitivi. Una strada sarebbe quella di premiare in qualche modo concreto chi decide di allevare naturalmente (polli nell'aia e mucche al pascolo per intenderci!) senza utilizzo di qualsivoglia intruglio ed in modo del tutto trasparente.
Certo, molta gente è disposta a spendere qualcosina in più per ottenere prodotti naturali e di qualità, ma anche così ci sono ancora forti limiti per un allevatore che voglia gettarsi nell'avventura.
Da parte mia ho pensato che si potrebbe "collegare" due campi: quello dell'energia e quello dell'agricoltura, per ottenere la sintesi perfetta.
Infatti uno dei settori più promettenti energeticamente parlando è quello dell'agrienergia. Dalla coltivazione delle biomasse, ai biocarburanti, ma anche le FER come eolico e fotovoltaico, tutto questo abbisogna di spazi e competenze he solo gli agricoltori ormai possono avere.
Colleghiamo allora gli incentivi in modo da ottenere una sinergia.
Mi spiego: perchè obbligare il contadino a costruire megastalle superattrezzate dove torturare gli animali (e garantisco, sono proprio gli allevatori i primi a non vedere di buon'occhio questa industrializzazione!) abbandonando campi che non possono più produrre i pochi prodotti ancora lucrosi e concentrandosi su pochi appezzamenti superirrigati, superfertilizzati, superavvelenati necessari a raggranellare due soldi (magari di contributi UE)?
Un agricoltore potrebbe decidere di investire in un campo di pannelli FV (in Germania è ormai una moda per gli agricoltori). Bene, gli garantiamo uina tariffa agevolata. Decide poi di allevare solo biologico e di aprirsi ai cntrolli del caso? Bene la tariffa raddoppia. Decide poi di coltivare solo alimenti bio e non utilizzare antiparassitari chimici? Bene la tariffa triplica.
E' un esempio banalizzato per semplificare ovviamente, ma il succo è questo: Rendiamo la coltura energetica il vero business e torniamo a lasciare all'agricoltore la libertà (e l'ogoglio!) di produrre alimenti sani, in modo sano, senza strangolarlo nella morsa della concorrenza dei megaallevamenti. Anche i problemi energetici ne avrebbero un beneficio.
Nella mia infanzia ho visto spesso uccidere buoi e tori nel macello di un paese del basso Piemonte dove stavo in villeggiatura. E' un momento poco simpatico, ma ricordo perfettamente l'allevatore che metteva personalmente la benda sul muso dell'animale e gli dava l'ultima pacca di saluto prima che il macellaio appogiasse la pistola ad aria alla fronte. Si tratta sempre di uccidere un essere vivente, è vero, ma c'è modo e modo! E quella carne era un'altra cosa rispetto a quella della Coop!