Resarcheologia
New member
Buongiorno a tutti,
apro questo thread per chiarire alcuni aspetti sull'oggetto della discussione. Ho letto più volte nelle vostre discussioni alcuni accenni a questa relazione, "terrore" di tutti i costruttori/appaltatori.
Premetto che ogni Soprintendenza stabilisce più o meno delle regole ufficiose o delle procedure, ma in realtà la situazione italiana al momento è ben precisa secondo il portato legislativo 163/2006 (artt. 95-96). Vista la ricchezza archeologica presente in Italia, in qualche modo si è costretto ad una tale analisi. Va però differenziato tra aree soggette a vincolo e non. Nel primo caso è ovvio l'intervento della Soprintendenza e l'obbligo da parte del costruttore di segnalare l'intervento di eventuale scavo (con un quasi certo fermo di cantiere, volendo evitabile in altri modi), nel secondo caso la situazione può essere diversa. Il costruttore è in totale autonomia dalla Soprintendenza, egli infatti può richiedere una relazione preliminare ad una ditta di archeologia preventiva a costi molto contenuti e presentarla, in caso di esito negativo, negli uffici ministeriali con la certezza di non ricevere un fermo di cantiere o una sorveglianza archeologica. Nel caso di esito positivo, è possibile concordare (o anche obbligare) con la Soprintendenza una bonifica preventiva al cantiere di lavoro o dei saggi mirati esplorativi per avere sicurezze. Ricordo e sottolineo che è il costruttore a decidere la ditta archeologica e la Soprintendenza non può imporre una propria persona/ditta. Vi invito a tenere presente che molto spesso la Soprintendenza "si prepara" il fermo di cantiere e quando vi impone la presenza di un archeologo è quasi certo il relativo fermo. Quindi è sicuramente meno oneroso una bonifica preventiva di un tempo determinato e ben preciso tra ditta archeologica e costruttore che un fermo di cantiere della durata di infiniti mesi o addirittura anni, ed in Italia abbiamo tanti esempi di queste situazioni.
Un'ultima osservazione: nel momento in cui si commissiona una relazione di verifica d'interesse archeologico, è lo stesso archeologo che si prendere l'onere di interfacciarsi con la Soprintendenza ed il funzionario di zona relativo, senza minimamente infilare il costruttore/appaltatore all'interno di bagarre burocratiche all'italiana.
apro questo thread per chiarire alcuni aspetti sull'oggetto della discussione. Ho letto più volte nelle vostre discussioni alcuni accenni a questa relazione, "terrore" di tutti i costruttori/appaltatori.
Premetto che ogni Soprintendenza stabilisce più o meno delle regole ufficiose o delle procedure, ma in realtà la situazione italiana al momento è ben precisa secondo il portato legislativo 163/2006 (artt. 95-96). Vista la ricchezza archeologica presente in Italia, in qualche modo si è costretto ad una tale analisi. Va però differenziato tra aree soggette a vincolo e non. Nel primo caso è ovvio l'intervento della Soprintendenza e l'obbligo da parte del costruttore di segnalare l'intervento di eventuale scavo (con un quasi certo fermo di cantiere, volendo evitabile in altri modi), nel secondo caso la situazione può essere diversa. Il costruttore è in totale autonomia dalla Soprintendenza, egli infatti può richiedere una relazione preliminare ad una ditta di archeologia preventiva a costi molto contenuti e presentarla, in caso di esito negativo, negli uffici ministeriali con la certezza di non ricevere un fermo di cantiere o una sorveglianza archeologica. Nel caso di esito positivo, è possibile concordare (o anche obbligare) con la Soprintendenza una bonifica preventiva al cantiere di lavoro o dei saggi mirati esplorativi per avere sicurezze. Ricordo e sottolineo che è il costruttore a decidere la ditta archeologica e la Soprintendenza non può imporre una propria persona/ditta. Vi invito a tenere presente che molto spesso la Soprintendenza "si prepara" il fermo di cantiere e quando vi impone la presenza di un archeologo è quasi certo il relativo fermo. Quindi è sicuramente meno oneroso una bonifica preventiva di un tempo determinato e ben preciso tra ditta archeologica e costruttore che un fermo di cantiere della durata di infiniti mesi o addirittura anni, ed in Italia abbiamo tanti esempi di queste situazioni.
Un'ultima osservazione: nel momento in cui si commissiona una relazione di verifica d'interesse archeologico, è lo stesso archeologo che si prendere l'onere di interfacciarsi con la Soprintendenza ed il funzionario di zona relativo, senza minimamente infilare il costruttore/appaltatore all'interno di bagarre burocratiche all'italiana.
Ultima modifica da un moderatore: