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65ferrara
09-05-2009, 22:51
Quante tonn. di insilato di mais servono in un anno per far funzionare un didestore biogas da 1 MW

BiogasEuropa
10-05-2009, 22:17
Quante tonn. di insilato di mais servono in un anno per far funzionare un didestore biogas da 1 MW

Calcolo molto veloce ed approssimativo senza entrare nella tipologia di mais (specie, % granella, maturazione ecc.): servono 50-60 t al giorno. Quindi 50-60 x 365 giorni/anno. Sono tante. Pochi hanno davvero la capacità di fare 1 MW in proprio e di alimentarlo senza rischiare il collo. Ciao

Solar
11-05-2009, 15:14
In realtà è una visione troppo pessimista, e solo pazzo farebbe 1 MW utilizzando SOLO silomais! La cosa più giusta è avvicinarsi a tutta una serie di sottoprodotti alimentari che non costano quanto il silomais ma che producono più che bene! L'unico problema è trovare il giusto fornitore dell'impianto perchè se utilizzo silomais liquame è facilissimo, se utilizzo anche altro materiale che non ha una qualità costante devo avere un impianto flessibile!
Comunque soluzioni alternative si trovano sempre al silomais!
Come disse un tipo: Dimmi in che zona ti trovi e ti dico il sottoprodotto che puoi trovare!
Ciao

Energiaverde
11-05-2009, 17:26
In linea di massima si possono considerare circa 18.000 t/anno per un' utilizzo su 8.000 ore, da integrare con deiezioni animali (o digestato proveniente da altri impianti) in quantità variabile, per mantenere stabile processo e rese.

WTR
23-05-2009, 12:29
Concordo, e cmq ci guardano molto, adesso in fase autorizzativa, alle % di scarti che sono utilizzate. Col tempo verranno autorizzati impianti solo con scarti della stessa azienda e che utilizzino poche materie prime o sottoprodotti; ergo impianti più piccoli, quindi bisogna iniziare a scordarsi il MW anche perchè pensare che dei contadini ti possano affittare il terreno per 15 anni per fare i tuoi 350 ha di insilato è utopico come è utopico pensare di comprare tutto l'insilato pena la perdita della connessione agricola e della tariffa a 0.28 €/kWh. Insomma sono impianti che bisogna lasciarli fare a chi veramente ne ha le capacità (finanziarie, tecnico/agronomiche, spandimenti, scarti aziendali a disposizione). Ho paura che vedremo parecchi aborti...

remtechnology
25-05-2009, 14:20
Concordo...
Ciao a tutti
Rem

BiogasEuropa
26-05-2009, 01:00
Allo stato attuale ci sono pochi impianti a Biogas in Italia e quindi poca esperienza e tanto meno conoscenza diretta. In cambio abbondano le leggende metropolitane. Correggiamone alcune.

A.) Un impianto a Biogas viene costruito per fare soldi e non tanto per motivi ecologici. Chi lo costruisce investe importi nell'ordine da 1 a 5 milioni di €, per avere i quali chiede un finanziamento in banca impegnandosi nella maggior parte dei casi anche le proverbiali mutande. Di conseguenza non può assolutamente sbagliare e quindi dovrà andare sul sicuro.

B.) Il problema maggiore per chi possiede un impianto è non riuscire ad alimentarlo. Quindi non deve farsi prendere dalla foga e dalla cupidigia ma deve costruire una taglia che riesce ad alimentare con i materiali di cui lui stesso dispone. Il che in genere significa disporre degli ettari necessari da coltivare.

C.) I prodotti di scarto raccolti in giro hanno scarsa rilevanza nella pratica, proprio perché non si può farci affidamento ne in fase di progettazione ne tanto meno sulla loro disponibilità a lungo termine (l'incentivazione dure 15 anni). Inoltre portano a molti problemi pratici e, in molti casi, hanno uno scarso interesse economico.
Innanzitutto le quantità in un impianto Biogas si misurano in centinaia se non migliaia di tonnellate, e anche se regalati, gli scarti bisogna andare a ritirarli pagando il trasporto.
Inoltre bisogna considerare che un impianto Biogas non è una pattumiera in cui posso scaricare i prodotti cosi come mi arrivano. Devo sempre aggiungerli e toglierli dalla ricetta gradatamente nell arco di vari mesi, il che mi obbliga a costruire a mie spese uno stoccaggio idoneo per quel prodotto, e non solo per custodirlo ma evitando anche che deperisca, che marcisca o faccia muffa o inizi a fermentare. E per di più non sarò mai certo di riceverlo nuovamente il prossimo anno.
In conclusione, cercherò sì di aggiungere prodotti di scarto in modo da aumentare il mio guadagno con la vendita dei cofermenti in origine destinati all'impianto, ma spesso non ho abbastanza convenienza a farlo. Per il trasporto ad esempio, la regola d'oro parla di massimo 15 km. Altrimenti è più quello che spendo che quello che il mio prodotto coltivato vale sul mercato.
E non scordiamo il vero motivo per il quale è stato costruito l'impianto: fare soldi. Quindi anche prodotti sulla carta interessanti vengono presi in considerazione solo se rappresentano un risparmio importante. Se per esempio mi offrono 2.000 quintali di siero di latte all'anno, utilizzandoli mi carico comunque un rischio per sostituire un solo ettaro di mais, pari a 1.500/1.800 €. Ringrazio ma non vado neanche a ritirarlo.

D.) Anche i liquami sono molto meno importanti di quanto generalmente assunto. Il motivo è che producono poco (ca. un decimo rispetto agli insilati) e comunque creano problemi maggiori dei cofermenti.
Intendiamoci, è ovvio che se ho liquami li utilizzo così come il siero del mio caseificio, ma considerate che un impianto piccolo (190 kW) con la classica stalla di taglia media, produce solo 45 kW con il liquame delle sue 250 vacche da latte ed altrettante di riproduzione. Il restante 75% deriva da cofermenti.
E dato che non ci sono motivi tecnici o biologici per dover aggiungere liquame, almeno il 60% degli impianti in funzione vengono alimentati solo con prodotti agricoli. Se poi si valuta la reale incidenza della produzione dei liquami in quelli ad alimentazione mista, risulta chiaro il ruolo marginale di questi ultimi nella economia di un impianto.
Per inciso, un impianto da 1 MW alimentato a liquami, richiede una stalla di oltre 4.000 capi. Per contro, alimentato con solo mais, produce comunque un margine operativo lordo annuo di € 1.800.000 ca. Quindi chi ha abbastanza terreno e può farlo, non è per nulla pazzo. Pazzo è chi getta via un simile reddito facendosi ossessionare dai prodotti di scarto o anche solo mettendo a rischio il suo investimento volendo strafare e raccogliendo in giro prodotti in modo avventato.

E.) Non esistono colture da Biogas. Si può fare Biogas con tutto ciò che è verde. Il prodotto migliore dipende dalle possibilità dei miei terreni. Dove è possibile uso mais, non perché abbia una resa in Biogas migliore, ma perché ne cresce di più e quindi producendo più massa ricavo più Biogas per ettaro coltivato. Ma il mais richiede molta acqua, 'affatica' il terreno e mi permette una solo raccolto/anno. Quindi, anche in Val Padana, se ho un buon terreno, aggiungo un cosi detto invernino (ad esempio grano o simile) che raccolgo a Maggio per poi piantare mais da raccogliere a Settembre.
Se ho poca acqua pianterò il sorgo, l'avena o farò solo il grano invernale. Chiaramente con il cambiare delle coltivazioni cambia anche la superficie in ettari necessaria ad alimentare il mio impianto. Ma quello che mi interessa è il costo, e non è per nulla detto che alimentare con mais in Lombardia costi meno che in Sicilia coltivando grano.
In conclusione, si alimenta con ciò che è più conveniente coltivare. Dal lato pratico ne deriva un classico con una ricetta composta da 3 o 4 prodotti in contemporanea, ma si può benissimo alimentare anche con un solo prodotto.

Per oggi è tutto. Sono quasi le 1 (di notte) ed è ora che vada a casa. :sleep:
Domani continuo.

:bye1:

Solar
26-05-2009, 11:15
Non sono d'accordo!
1: Gli scarti sono molto interessanti! Come giustamente hai detto te l'impianto si fa per guadagnare soldi, e se riesco a sostituire 400.000€ di silomais con scarti di varia provenienza anche se devo trasportarli bè il risparmio è considerevole. Esempio, gli scarti di pane secco producono più del doppio a parità di peso del silomais, o anche gli scarti di macellazione!
2: quando gli impianti saranno un po aumentati ed il prezzo del silomais salirà verranno fuori molti problemi economici mascherati da problemi etici!! le solite vocine diranno: voi coltivate il silomais per mischiarlo al liquame! Esattamente come stà avvenendo in germania, paese in cui le autorizzazioni per nuovi impianti vengono bloccate in molte amministrazioni locali perchè i sindaci vogliono fare propaganda a gli occhi dei cittadini!!
3: la storia del siero di latte non regge, se lo uso il motivo principale è che mi serve per abbassare la % di sostanza secca all'interno del digestore sennò gli agitatori non agitano un bel niente. Lo stesso vale per il liquame, ovvero lo uso non per produrre biogas, perche non produce quasi nulla però una fermentazione in sua assenza è molto più instabile, in quanto il liquame ha il così detto Buffering effect, mantiene stabile il pH, fornisce elementi nutritivi per i batteri, ecc!!
4: ci sarebbero molte altre argomentazioni ma casomai le utilizzerò in seguito!

Ormai dopo aver visto centinaia di impianti mi sono fatto un idea: chi dice di utilizzare il silomais è perchè non ha Know-how per gestire impianti con scarti di vario genere! Naturalmente un impianto che utilizza gli scarti è più costoso, è di difficile gestione, e invece di uno che carica il mais con il trattore ha bisogno di un vero manager che chiama le aziende produttrici che hanno scarti e gli propone accordi. Ma un impianto del genere guadagna molto molto di più, e risolve problemi di gestione degli scarti di produzione! Ultimo esempio: spesso le patate che non superano la selezione perchè hanno una forma strana o perchè ammaccate dall'erpice, vengono sotterrate, pratica oltre che dannosa illegale, tali scarti possono essere utilizzati negli impianti! Naturalmente devo fare una sala di stoccaggio, ma effettivamente in quanti anni mi ripago l'investimento della sala stoccaggio? 4-5?



Our References worldwide: Krieg und Fischer Ingenieure GmbH (http://www.kriegfischer.de/reference_projects.php) andate su questa pagina e guardatevi l'impianto di Wietzendorf sulla lista che trovate a sinistra!! 8,4 MW solo con scarti della lavorazione di patate!!!! ora immaginatevi l'azienda che invece di produrre calore e elettricità vendendola deve pagare lo smaltimento di tutte quelle patate!!!

Secondo me gli scarti sono un ottima alternativa al solito Silomais!

BiogasEuropa
27-05-2009, 03:55
Non sono d'accordo!

Mi sembra di si invece, ma trai le conclusioni da appassionato e non da imprenditore.

1) Gli scarti sono interessanti solo se sostituiscono davvero almeno una parte consistente del silomais. Per stare agli scarti di pane, 1 ettaro di silomais costa 1.600 € per 600 quintali di insilato. Il pane ti rende più del doppio, ma lo devi pagare e ti servono comunque 2 autotreni per ritirarlo. Quanti chilometri percorri con 800 €? Ribadisco, la sana economia vuole il reperimento nel raggio di 15 km. Ma a prescindere e dato che non ti cambia nulla a coltivare 349 o 350 ettari, o di pane ne trovi davvero tanto, o lasci perdere. Quanti impianti hanno un grosso panificio nelle vicinanze? Pochissimi.

2.) Attenzione agli scarti vari. Una ricetta Biogas non viene sviluppata a tavolino, ma realizzata per approssimazioni successive.
Hai assoluto bisogno di stabilità per permettere ai tuoi ceppi batterici di svilupparsi e trovare un equilibrio tra di loro, quasi un ecosistema all'interno del fermentatore. Lo regola la natura, che è lenta per definizione. Usando una varietà di scarti esagerata, diventi troppo dinamico. Del resto gli stessi esempi che tu porti sono molto stabili: in un caso aggiungi pane di un panificio, in un'altro scarti di patate, ma non di tutto e di più.

3.) Riguarda al prezzo, ho parlato del tuo silomais. Quindi fai riferimento al costo di produzione, che controlli meglio ed è più stabile. Ma in ogni caso, considerando l'incidenza al 25%, anche un aumento vertiginoso è tollerabile se rapportato al tuo margine. Mi spiego: con un aumento del 50%, il costo sale da 400 a 600 mila € ed il margine scende da 1,8 a 1,6 milioni. Sono sempre tanti soldi.

Si sono create distorsioni in Germania, ma perché troppi 'furbetti' hanno costruito interi parchi senza produzione. Dovendo in seguito acquistare tutto localmente, è ovvio che i prezzi vanno alle stelle, anche perché vengono a fargli i conti in tasca.

4.) Vocine 'etiche' sono già state respinte al mittente. La FAO aveva sollevato l'argomento 'agricoltura per sfamare', ma i capi di stato UE hanno ribadito in modo categorico di voler proseguire con il progetto 20-20-20 e sviluppare le bioenergie.

5.) Mi sembra poco plausibile che proprio in Germania ti neghino un permesso al quale hai diritto. I tribunali funzionano e verrebbe fatti letteralmente a pezzi. Ti faranno difficoltà se pretendi di fare un impianto Biogas in zona residenziale, magari avendo pensato di vendere meglio il calore. Ma se resti nell'ambito agricolo, non ti fanno problemi. Anzi è facile che anche il sindaco sia un agricoltore proprietario di un impianto.
Tra l'altro sono stati di recenti aumentati diversi incentivi per rendere più convenienti anche impianti particolari. Ma senza toccare quelli grandi.


Infine, su alcuni punti sbagli proprio. Permettimi di atteggiarmi da professore e correggere:

- Da quando c'è stata la mucca pazza, gli scarti di macellazione sono tabù. Non è un problema biologico ma di normative.

- Ad un insilato non devi aggiungere nessun liquido. Un insilato ha il 30-35% di sostanza secca. Calcola il 40% come valore massimo tollerabile. .

- Il siero di latte è un prodotto a fermentazione 'veloce' e quindi da considerare rognoso. Un impianto alimentato solo a siero è un vero cinema: intendiamoci, si può fare tutto o quasi, ma buon divertimento...

- Anche il liquame ha le sue difficoltà. Questo perché è molto meno costante nella sua composizione e hai la seccatura specifica degli antibiotici. Di conseguenza, aggiungendo liquami al mais non si aumenta la stabilità ma la si diminuisce. Si aggiungono comunque perché non producono poi così poco, ma non vanno neanche sopravalutati.

- Tutto il ragionamento del Buffering è giustissimo, però esattamente al contrario: è il mais, un prodotto lento, a stabilizzare il liquame e non viceversa.

- Le patate sotto taglia non puoi semplicemente buttarle nell'impianto. Le devi lavare e poi sminuzzare. Ti servono macchinari e personale, che un contadino non ha. In compenso ha il silomais - che continuerà a utilizzare. Se poi il campo di patate è suo e visto che il guadagno è basso, facilmente aumenterà la dimensione del tuo impianto e al posto delle patate coltiverà altro mais...

- Impianti per trattare scarti o silomais sono di fatto identici. Anche le operazioni sono le stesse: preparare il prodotto, aggiungerlo e attendere.
Il Biogas non lo produci tu, lo fa la natura. E le tue possibilità di intervento sono davvero minime.



Infine, anche il grande risparmio è relativo. Appurato che il massimo è 400.000 € per 1 MW, tu stesso evidenzi 2 opzioni:

- impianto a silomais, 1.800.000 € di reddito annuo, conduzione così banale da poterti scordare di averlo fino a quando ricevi il bonifico.

- impianto a varie alimentazioni, più costoso, più complesso da gestire, ti obbliga a correre per recuperare gli scarti da valorizzare, con il vantaggio di risparmiare quanto? Tolte le spese e pagati i fornitori (e si, devi pagare anche gli scarti se questi rappresentano un valore), puoi magari risparmiare 100-200 mila €, ovvero incrementi il tuo margine del 10%. Ma vale davvero la pena prendersi rischi per così poco? Ragionando da imprenditore e non da appassionato, la risposta è no.

Del resto se hai visto centinaia di impianti avrai notato che 90% e più sono a base cofermenti, silomais o altri. Eppure anche questi sono stati costruirti da imprenditori capaci di investimenti milionari. Pensi davvero che siano tutti degli stupidi?

Neanche il tuo esempio da 8,4 MW alimentato con scarti della lavorazione di patate è coerente con la tesi 'scarti al posto di silomais'. Un impianto di quelle dimensioni ti costa non meno di 25 milioni. Non puoi investirli senza l'assoluto controllo del materiale. Nella migliore ipotesi, il terzo anno ti strozzano. Come? Vendendoti i loro scarti a caro prezzo. Non illuderti di avere una base di trattativa, perché tu hai bisogno di loro mentre il 'patatificio' esisteva già prima ed è perfettamente capace di smaltire senza di te. Quindi ti faranno i conti in tasca al centesimo, lasciandoti giusto il minimo indispensabile per non farti fallire. Ma può capitarti di peggio: l'azienda chiude, trasferisce la sua produzione in Ucraina, o semplicemente costruisce un proprio impianto Biogas. Credimi, solo il proprietario del 'patatificio' può permettersi di costruirlo, perché anche gli scarti sono suoi.
E scommettiamo che l'impianto realizzato appartiene ad una finanziaria con sede in qualche paradiso fiscale e che l'amministratore delegato è suo cognato?

In conclusione, nessuno ti regala niente e non puoi che fare affidamento sulle tue risorse. Durante l'esercizio considererai l'impiego di scarti, ma solo dopo attenta valutazione e premesso che il gioco valga veramente la candela. Altrimenti lasci perdere, e continui con il silomais.

Dimentica le belle teorie e ricorda che non c'è nessun premio in palio per chi realizza l'impianto più ardito.

Ciao
:bye1:

iciodebby
02-06-2009, 00:37
- Ad un insilato non devi aggiungere nessun liquido. Un insilato ha il 30-35% di sostanza secca. Calcola il 40% come valore massimo tollerabile. .


Si riesce a mescolare con dei miscelatori un "materiale" con il 35 o addirittura il 40% di sostanza secca?

meditare
02-06-2009, 07:28
La rotazione delle culture ? Seminare 15 anni mais, patate ecc?
ed il digestato ottenuto da questi vari componenti, è lecito portarlo ovunque ed in quantità come si vuole? a chi devi chiedere i permessi per buttarlo? Lo puoi vuotare in ogni stagione e in qualunque terreno? Un allevamento ha già i suoi problemi a smaltire liquami e letami, se poi allunghiamo il tutto del 50 % con altre culture otteniamo il doppio di materia da smaltire che, se composta solo di prodotto agricoli, deve rispettare la direttiva sui liquami, e quindi? Come si risolve ciò? se poi butti nel fermentatore scarti e rifiuti diventa rifiuto anche ciò che ne esce.




















'

BiogasEuropa
04-06-2009, 17:29
Si riesce a mescolare con dei miscelatori un "materiale" con il 35 o addirittura il 40% di sostanza secca?

Non serve che lo misceli. Le sostanze solide vengono aggiunte così come sono direttamente nel fermentatore tramite una coclea.
La preparazione è analoga all'uso mangime: frantumare la granella e trinciare il tutto, di norma 5-7cm.

Cerco di allegare un paio di foto, se riesce è una vista interna di una tramoggia per solidi.

http://www.picturehosting.com/thumbs/biogaseuropa/tramoggiaesterno.jpg (http://www.picturehosting.com/browse.php?view=1&id=128242)
http://www.picturehosting.com/images/biogaseuropa/tramoggiainterno.jpg

Se clicki dovrebbero aprirsi 2 immagini. (o quasi..)

:bye1:
http://www.energeticambiente.it/C:%5CDocuments%20and%20Settings%5CMartin%5CDocumen ti%5CBiogas%5CGrafica%20%28Valtulina%29%5CFoto%5CN s.%20Impianti%20LQ%5CIMG_7268%20-%20Interno%20tramoggia.jpg

BiogasEuropa
04-06-2009, 22:09
La rotazione delle culture ? Seminare 15 anni mais, patate ecc?

Fai la tua normale rotazione. Già in un altro contributo ho scritto che la composizione classica è di 3 prodotti contemporanei: un invernino , un estivo ed un complementare. Ad esempio, triticale o segala + mais o sorgo + sfalcio erba.


il digestato ottenuto da questi vari componenti, è lecito portarlo ovunque ed in quantità come si vuole?

No, lo devi 'smaltire' in modo di fatto analogo ad un liquame. In genere si riesce a spargerlo, utilizzandolo appunto al posto di un liquame. Ed hai le stesse finestre per lo spargimento, devi sottostare alle stesse norme e direttive (esempio direttiva nitrati) ecc.

Dal lato pratico non è però così complesso, perché la quantità di digestato prodotta è sensibilmente inferiore a quello che puoi smaltire sulla superficie che hai coltivato per alimentare l'impianto. E questo anche se devi sottostare al limite dei 170.
Non farti ingannare dalle quantità di digestato: è in buona parte acqua.



Un allevamento ha già i suoi problemi a smaltire liquami e letami, se poi allunghiamo il tutto del 50 % con altre culture otteniamo il doppio di materia da smaltire

Si ma se aggiungi altre colture aumenti anche superficie coltivata, ovvero la superficie sulla quale puoi smaltire.
Per il resto sei neutro: tanto entra, tanto esce. Il biogas non ti risolve il problema, ma neanche te lo peggiora.

Per l'allevamento fine a se stesso, sono di norma smaltibile gli allevamenti bovini (superficie per mangimi può assorbire il digestato da liquame), non quelli suini e tantomeno gli avicoli.

Ne ricavi comunque 2 vantaggi:

- incassi soldi
- tu al posto dei liquami devi smaltire un prodotto stabilizzato e inodore. Poi stà a te riuscire ad allargarti su piazza a spese altrui nella preferenza.


se poi butti nel fermentatore scarti e rifiuti diventa rifiuto anche ciò che ne esce.


Esatto. Ma non dirlo a me: sono quello che poco sotto ha scritto un mezzo trattato per spiegare che gli scarti in un impianto biogas agricolo non li butti.
Data 27.05.09 - ore 03:55 (che stakanovista che sono!)

:bye1:

blackman
09-06-2009, 13:11
se posso fare un piccolo appunto:

il digestato proveniente da sole biomasse aziendali e non viene considerato fertilizzante chimico e rientra nel "percorso" della buona pratica agricola.

i liquami e letame aziendali trattati in un digestore fanno riferimento ancora alla normativa nitrati ma la legislazione nazionale e di alcune regioni sensibili all'agomento (vedi lombardia e veneto) si stanno muovendo per fare in modo che alla fine venga considerato un semplice ammendante.















Fai la tua normale rotazione. Già in un altro contributo ho scritto che la composizione classica è di 3 prodotti contemporanei: un invernino , un estivo ed un complementare. Ad esempio, triticale o segala + mais o sorgo + sfalcio erba.



No, lo devi 'smaltire' in modo di fatto analogo ad un liquame. In genere si riesce a spargerlo, utilizzandolo appunto al posto di un liquame. Ed hai le stesse finestre per lo spargimento, devi sottostare alle stesse norme e direttive (esempio direttiva nitrati) ecc.

Dal lato pratico non è però così complesso, perché la quantità di digestato prodotta è sensibilmente inferiore a quello che puoi smaltire sulla superficie che hai coltivato per alimentare l'impianto. E questo anche se devi sottostare al limite dei 170.
Non farti ingannare dalle quantità di digestato: è in buona parte acqua.




Si ma se aggiungi altre colture aumenti anche superficie coltivata, ovvero la superficie sulla quale puoi smaltire.
Per il resto sei neutro: tanto entra, tanto esce. Il biogas non ti risolve il problema, ma neanche te lo peggiora.

Per l'allevamento fine a se stesso, sono di norma smaltibile gli allevamenti bovini (superficie per mangimi può assorbire il digestato da liquame), non quelli suini e tantomeno gli avicoli.

Ne ricavi comunque 2 vantaggi:

- incassi soldi
- tu al posto dei liquami devi smaltire un prodotto stabilizzato e inodore. Poi stà a te riuscire ad allargarti su piazza a spese altrui nella preferenza.



Esatto. Ma non dirlo a me: sono quello che poco sotto ha scritto un mezzo trattato per spiegare che gli scarti in un impianto biogas agricolo non li butti.
Data 27.05.09 - ore 03:55 (che stakanovista che sono!)

:bye1:

iciodebby
23-06-2009, 12:20
E mediamente quanto insilato di mais si produce con un ettaro?

Energiaverde
23-06-2009, 12:43
E mediamente quanto insilato di mais si produce con un ettaro?

Mediamente puoi considerare 40-45 t/ha

celerone
06-12-2009, 18:17
Non ho sentito accenni legati alle zone vulnerabili riguardanti l'abbattimento dei nitrati nei casi di immissione nel digestore di deiezioni animali. Il problema rimane comunque?In che modo risolvibile?

iciodebby
06-12-2009, 23:08
Mediamente puoi considerare 40-45 t/ha

Il prezzo medio degli ultimi 15 anni del'insilato di mais?

Bonaca
07-12-2009, 10:22
Il prezzo medio degli ultimi 15 anni del'insilato di mais?
Maize (corn) - Monthly Price - Commodity Prices (http://www.indexmundi.com/commodities/?commodity=corn&months=300)

Spero ti possa essere utile.
Nel sito ci trovi praticamente tutte le quotazioni che possono interessare, dal mais all'olio di palma, passando per gli energetici tradizionali.

In tempo: a valore 1 Ton di mais equivale a 5 Ton d'insilato.