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Discussione: Politica Energetica efficace e duratura

  1. #61
    Super_Mod

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    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    Ciò vale certamente per le principali politiche energetiche alternative alla carbon tax, ma con gli stessi obbiettivi:"accise sui prodotti energetici", "conto energia", "certificati verdi", "certificati bianchi" ed "emission trading".
    Almeno nel caso del conto energia per il fotovoltaico l'incentivo non può essere messo a paragone con la carbon tax. Questa è una misura senz'altro interessante, ma va chiarito l'impatto che essa può avere sulla filiera produttiva e di riflesso sulla competitività del prodotto italiano verso l'estero. Non vedo invece grossi problemi nell'eventuale aumento del carico tariffario generale. E' una misura che può essere presa anche a titolo definitivo per riequilibrare le fonti.
    Il conto energia non si prefigge questo scopo e ha una valenza esclusivamente temporanea di supporto alla creazione ed organizzazione autonoma di un segmento di mercato che senza di esso semplicemente non esisterebbe, carbon tax o meno.

  2. #62
    Seguace

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    Quote Originariamente inviata da BrightingEyes Visualizza il messaggio
    Il conto energia ..... ha una valenza esclusivamente temporanea di supporto alla creazione ed organizzazione autonoma di un segmento di mercato che senza di esso semplicemente non esisterebbe, carbon tax o meno.
    Per questo è a tempo definito.
    La sua valenza di supporto ad una tecnologia promettente e che sta riducendo i costi per kW di picco con velocità superiore alle più rosee previsioni di dieci anni fa è positiva, ma non generalizzabile.
    E' comunque sempre rischioso promuovere una tecnologia troppo al di là delle sue prestazioni attuali.
    Fra l'altro i tempi d'introduzione di una tecnologia senza basi produttive locali non possono essere abbreviati più di tanto, altrimenti ci riduciamo a comprare all'estero tecnologia invece che fonti energetiche non rinnovabili.
    Se poi questa tecnologia costa molto è quasi sempre per la notevole quantità d'energia necessaria per produrla.
    Nel caso specifico, oltre tutto, le nicchie di mercato in cui la tecnologia è utilizzabile già ora a prezzo pieno non sono poi così ristrette ed ovviamente crescono man mano che cala il prezzo della tecnologia.
    Vedremo alla fine in che misura andranno gestite delle eccezioni, tuttavia quello che intendo proporre è una politica energetica efficace e duratura che massicciamente promuova qualunque tecnologia che sia ora capace di concorrere alla riduzione dell'uso delle risorse energetiche non rinnovabili e che massicciamente penalizzi qualunque tecnologia alternativa meno efficiente a tal scopo.
    File Allegati File Allegati
    Ultima modifica di ggavioli; 13-09-2009 a 23:30

  3. #63
    Paladino del Forum

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    una politica energetica efficace e duratura che massicciamente promuova qualunque tecnologia che sia ora capace di concorrere alla riduzione dell'uso delle risorse energetiche non rinnovabili e che massicciamente penalizzi qualunque tecnologia alternativa meno efficiente a tal scopo
    Scritta così non mi è molto chiara. Cos'è che vuoi penalizzare? Le alternative alle rinnovabili o le alternative alle non rinnovabili che sono meno efficienti?
    Definisci poi cos'è per te l'efficienza a cui fai riferimento.

    E' un thread interessante, ma poco "forumistico" per il modo in cui viene condotto... mi adeguerò comunque.

  4. #64
    Seguace

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    Quote Originariamente inviata da endymion70 Visualizza il messaggio
    Definisci poi cos'è per te l'efficienza a cui fai riferimento.
    Significa che sono efficienti le tecnologie (di produzione o di uso dell'energia commerciale) che nel sostituire le corrispondenti tecnologie usuali comportano un alto rapporto tra CO2 evitata ed aumento dei costi correnti.
    L'ENEA nel documento linkato in #5 attribuisce ad un significativo insieme di modalità disponibili il costo da sopportare usandole per ridurre l'emissione di CO2 (vedi da #4 a #7).
    Molte di tali modalità d'approccio all'energia hanno costi specifici negativi, specialmente nell'uso dell'energia.
    Anzi in media l'efficienza energetica non ha un costo (vedi #5), bensì comporta un guadagno di 118 € per evitare l'emissione di una tonnellata di CO2 (riducendo l'uso specifico d'energia).
    D'altro canto ridurre l'emissione di CO2 in fase di produzione dell'energia commerciale comporta invece costi medi 84 €/tCO2.
    Se ogni soggeto interessato sceglie, al momento di rinnovare la tecnologia usuale, la tecnologia meno costosa per ridurre l'emissione di CO2 (direttamente o indirettamente) sceglie appunto la più efficiente per lui in quel momento.
    Questa è l'efficienza da premiare. Scelte diverse (in quel momento e per quella situazione di produzione, o uso d'energia) sono le alternative meno efficienti da penalizzare.
    Non mi riferisco quindi all'efficienza assoluta (tCO2/€) di una tecnologia nel ridurre (direttamente o indirettamente) l'emissione di gas serra, bensì alla miglior efficenza disponibile per una specifica attività umana al momento in cui è possibile prendere una decisione.
    Ultima modifica di ggavioli; 14-09-2009 a 08:44

  5. #65
    Super_Mod

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    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    Significa che sono efficienti le tecnologie (di produzione o di uso dell'energia commerciale) che nel sostituire le corrispondenti tecnologie usuali comportano un alto rapporto tra CO2 evitata ed aumento dei costi correnti.
    Quindi, se non ho mal interpretato, ci sono due grandi settori di interesse:
    1) La produzione energetica
    2) L'utilizzo dell'energia
    Sul secondo punto credo si possa essere in generale accordo. E' relativamente facile immaginare una politica di indirizzamento delle scelte produttive di beni vari verso le tecnologie più efficienti e in grado di ridurre le emissioni. Qualcosa si sta già facendo e una politica fiscale ad hoc potrebbe dare ottimi risultati.
    Sul primo punto invece non mi è chiara l'azione proposta. Come si dovrebbe intervenire per orientare le scelte tecnologiche produttive e, sopratutto, su quali soggetti si dovrebbe intervenire?

  6. #66
    Seguace

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    Predefinito Passo 5 (Esiti macroeconomici a medio e lungo termine)

    Sia per semplicità d'esposizione, sia perché la carbon tax è la politica energetica meno costosa a regime per il territorio, la politica energetica che si vuol proporre prende le mosse dalla carbon tax, ma deve eliminarne i difetti, che cerchiamo di analizzare.
    In verità la carbon tax ha molti vantaggi rispetto alle altre politiche usate in Italia ed in Europa (Passo 4), ma il sovracosto medio per il prezzo del carbonio minerale è mediamente scaricato da ciascun settore merceologico sugli acquirenti dei suoi prodotti (magari col ricarico usuale sui costi).
    Un primo effetto è che tale aumento del prezzo medio tende ad allontanare gli acquirenti dal prodotto tipico del settore, fatto non sempre possibile e non sempre auspicabile (comunque sempre ferocemente osteggiato dai produttori di energia, di beni, di servizi).
    L'aumento dei prezzi in tutti i settori merceologici innesca inflazione (almeno il 6,6 % sopra la tendenziale, dovuta a quasi il raddoppio del costo industriale dell'energia commerciale).
    L'inflazione diventa poi depressione appena cala la fiducia dei consumatori, o c'è crisi di liquidità per altre ragioni di mercato.
    Inoltre la carbon tax a 200 €/tCO2 oggi comporterebbe un prelievo fiscale di 200*500M=100 G€/a cioè 100/1500=0,066=6,6 % del PIL.
    Una tassa di tale portata potrebbe forse evitare altri aumenti di tassazione e ripianare il disavanzo pubblico italiano, o far ridurre le tasse su altre risorse (ad esempio risorse umane) che per l'azienda Italia conviene che siano maggiormente usate, in alternativa ai composti minerali del carbonio.
    Però tali sconquassi dell'economia sono possibilmente da evitare, anche perché difficilmente rimediabili con equità e quindi senza rivolte sociali.

    Comunque, superati i danni macroeconomici dei primi dieci - trent'anni, se il prezzo del carbonio è adeguato, risulterà che gli aumenti dei costi di produzione ad esso legati avranno ridotto l'Intensità d'Uso del Carbonio minerale (IUC = tCO2 per ogni M€ di Valore Aggiunto) da parte di tutti i settori merceologici, partendo dai settori con IUC medi (IUCm) più elevati e con maggiori dispersioni delle IUC tra i concorrenti naturali.
    Se sono adeguatamente stimolati a ridurre la IUC, i soggetti economici, al momento di rinnovare gli impianti produttivi, ne acquistano di diversi, o li modificano perché riducano l'uso di risorse energetiche non rinnovabili ed usino di più altre risorse produttive (ad esempio: territorio, risorse economiche e risorse umane).
    A regime (50 anni) i flussi monetari entro il territorio trovano sempre adeguate vie di scorrimento dal consumo alla produzione e viceversa (se non vanno all'estero).
    Sostanzialmente il vantaggio macroeconomico a regime per l'Italia è lo stesso che si avrebbe se le stesse modifiche tecnologiche avvenissero senza bisogno di stimoli normativi.
    A livello europeo, per mitigare il temporaneo effetto depressivo, si prevede che la carbon tax sia introdotta gradualmente; portandola a regime da 25 a 200 €/tCO2 in circa 30 anni.
    Questa progressività rallenta però il processo di cambiamento delle tecnologie molto oltre i tempi tipici d'ammortamento delle attuali tecnologie e di adeguamento delle industrie necessarie per produrre in Italia le nuove tecnologie e farne la manutenzione.
    Ultima modifica di ggavioli; 14-09-2009 a 10:54

  7. #67
    Seguace

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    Quote Originariamente inviata da BrightingEyes Visualizza il messaggio
    ci sono due grandi settori di interesse:
    1) La produzione energetica
    2) L'utilizzo dell'energia
    Sul secondo punto.....Qualcosa si sta già facendo e una politica fiscale ad hoc potrebbe dare ottimi risultati.
    Come si dovrebbe intervenire per orientare le scelte tecnologiche produttive e, sopratutto, su quali soggetti si dovrebbe intervenire?
    Tuttavia è proprio sull'uso dell'energia che si compie il paradosso ribadito da ENEA in REA2008:
    "Nella realtà, però, queste decisioni [sull'efficienza] risentono di una serie di fattori quali:
    - l’uso di tassi di sconto distorti (in quanto sulle decisioni incidono fattori diversi dai soli costi economici);
    - l’esistenza di deficit informativi e/o asimmetrie informative (le informazioni su costi e performance degli investimenti in efficienza energetica sono difficili da acquisire);
    - la scarsità di incentivi per i finanziatori degli investimenti (anche quando i costi dell’efficienza energetica sono nettamente inferiori a quelli dell’acquisto di energia, gli investimenti necessari sono spesso difficili da finanziare); ……
    L’investimento nelle tecnologie efficienti risulta dunque inferiore a quello ottimale, ed il sistema è caratterizzato dalla presenza di un c.d. «energy-efficiency gap» o «energy-efficiency paradox».
    Per superare queste barriere, che non sono di carattere economico, molto spesso è quindi necessario affrontare dei costi, come ad esempio quelli delle campagne informative o della fornitura di finanziamenti agevolati."
    Ho analizzato tale paradosso in #31 e successivi.
    La stessa ENEA quantifica il peso del paradosso fornendo dati che dimostrano che i cambiamenti tecnologici verso l'efficienza energetica non avvengono nonostante che ogni tonnellata di CO2 evitata attraverso di essi non comporti costi per gli interessati, bensì benfici per 118 €.
    Come avrai notato è certamente utile trattare a parte i fornitori d'energia per i quali in media evitare l'emissione di una tonnellata di CO2 costa 84 €.
    Per questi sono già adeguatamente ottimali tecnologie che costino meno di 84 €/tCO2.
    In sostanza non si possono penalizzare o premiare nello stesso modo gruppi di soggetti decisori che hanno a disposizione opportunità così radicalmente diverse.
    Premi e penali vanno giocati solo tra competitori alla pari.
    Ho anticipato volentieri il nucleo del mio pensiero che però intendo svolgere con ordine e passo passo, come già detto in #58.
    Ultima modifica di ggavioli; 16-09-2009 a 10:12

  8. #68
    Pietra Miliare

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    Continuo a seguire anche se sono al limite delle mie capacità.
    Mi sembra di aver capito che a questo punto non è particolarmente importante che il CO2 prodotto dall'attività umana sia determinante per l'effetto serra o meno.
    Diventa il sistema più facile per intervenire su di un sistema poco efficiente nel lungo periodo in maniera che diventi più efficiente intanto che ho ancora le risorse per poter attuare al meglio il cambiamento.
    Giusto?

  9. #69
    Seguace

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    Quote Originariamente inviata da Osvaldo Visualizza il messaggio
    non è particolarmente importante che il CO2 prodotto dall'attività umana sia determinante per l'effetto serra o meno.
    Si e No.
    Intanto saprai che l'effetto serra naturale medio negli ultimi 2 Milioni di anni è stato intorno a 25 °C, con variazioni naturali intorno a 10 °C ogni circa 100.000 anni.
    L'attuale situazione critica proviene dal fatto che, da circa 10.000 anni, siamo sicuramente in un periodo di massime temperature per ragioni naturali (detto interglaciale) e pare decisamente inopportuno che le attività umane, con la emissione artificiale di gas serra in atmosfera BAU (Businnes As Usual) aggiungano fino a 6 °C all'attuale picco (per i tempi geologici) di temperatura.
    Ovviamente non tutte le cause naturali delle variazioni di temperatura alla superficie terrestre sono note e quantificate concordemente dagli scienziati, ma credo che sia da considerare "imprudente" chi intendesse rischiare un aumento della temperatura molto superiore a 2 °C nei prossimi 1000 anni per cause umane, potendo peraltro evitarlo senza far danni all'economia mondiale e locale.
    L'allegato successivo credo che spieghi adeguatamente la situazione.
    Ho tuttavia appositamente chiesto di restringere questa discussione alla fattibilità d'una riduzione del 2 %/a dell'attuale emissione di gas serra dall'Italia al minimo costo per i consumatori finali, per i soggetti economici fornitori di beni e servizi, per i fornitori di energia commerciale, per i bilanci pubblici statali e locali.
    Questo è infatti l'obbiettivo pratico di riduzione delle emissioni che lo Stato Italiano ha già accettato fino al 2050 (G8 del 2009).
    La missione di una politica energetica efficace e duratura è appunto almeno avvicinarsi a tale risultato macroeconomico, visto che lasciando andare le cose come finora (BAU), l'azienda Italia nel 2040 ci rimetterà circa 60 Miliardi di euro all'anno in spese all'estero e circa 30 G€/a per maggiori costi dell'energia utilizzata.
    Ultima modifica di ggavioli; 16-09-2009 a 18:54

  10. #70
    Seguace

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    L'allegato spiega le ragioni principali dell'accordo di Kyoto (1997) e gli obbiettivi assegnabili agli accordi post-Kyoto.
    File Allegati File Allegati
    Ultima modifica di ggavioli; 16-09-2009 a 18:49

  11. #71
    Seguace

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    Predefinito Passo 6 (Inflazione e depressione frenano le decisioni politiche)

    La carbon tax da 200 €/tCO2, od altra politica che introduca per tutti gli utilizzatori un uguale costo per tutto il carbonio minerale usato, deprime per almeno 20 anni la domanda di beni e servizi all'interno del paese ove è applicata.
    ((potrà piacere ai fautori della decrescita, ma sottrae consensi ai decisori politici))
    I decisori politici, con obbiettivi a meno di cinque anni, sono assai contrariati dal dover prendere decisioni che sembrano impopolari.
    In Italia poi, se non è uguale per tutta l'economia mondiale, la carbon tax fa anche perdere competitività all'estero se il prezzo del carbonio è più alto dei paesi competitori.
    Tuttavia un alto prezzo delcarbonio è condizione per rapide modifiche delle tecnologie.
    Perdere competitività all'estero è peggio della depressione economica interna, specialmente per paesi come l'Italia la cui economia, senza materie prime od energia minerale in proprio, nel mercato mondiale si regge sulla loro trasformazione in beni industriali di qualità.

    Il sistema ETS (applicabile a circa il 40 % delle emissioni fisiche italiane), all'attuale prezzo di mercato internazionale dei diritti d'emissione (15 €/tCO2) si tradurrà in un'emorragia verso l'estero di 500M*0,4*15=3000 milioini di euro all'anno senza incidere, per il troppo basso prezzo del carbonio minerale, sulle tecnologie adottate nei settori abilitati all'ETS e comunque soggetti a controlli tecnologici minuziosi (peraltro inutili per i risultati sul bilancio nazionale delle emissioni).
    Quando (2015) il sistema ETS si sarà esteso tanto da far aumentare adeguatamente il "prezzo del carbonio" (a circa 40 €/tCO2), il costo per l'Italia crescerà in proporzione, ma sarà troppo tardi per ottenere nei tempi concordati la riduzione voluta dell'emissione netta di gas serra dall'Italia.
    Nel 2015, anche con l'emissione già calata del 10 % il costo netto dell'ETS per l'Italia sarebbe 450M*0,4*40=7200 M€/a.
    Ovviamente sono spese nette evitabili con una politica energetica che comporti transazioni economiche solo all'interno del territorio nazionale.
    Ultima modifica di ggavioli; 16-09-2009 a 13:20

  12. #72
    Seguace

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    Predefinito Passo 7 (Il quadro internazionale)

    In definitiva, i ritardi dei singoli paesi nell'attuare politiche energetiche efficaci dipendono soprattutto dalla mancanza di armonizzazione internazionale delle politiche energetiche standard, i cui esiti a regime gli scienziati ritengono comunque necessari per migliorare il futuro di tutta l’umanità.
    L'Europa ha però ritenuto comunque prevalente il rischio d'una crescente dipendenza da fonti energetiche estere (già ora ad oltre il 60 %) rispetto ad una perdita di competività commerciale sui beni industriali che più richiedono energia durante la produzione.
    L'Europa si è data quindi obbiettivi significativi per il 2020, in particolare una riduzione del 20 % della emissione assoluta del 2005, che era già il 4 % in meno del 1990.
    Con uno sviluppo economico anche solo del 20 % in 10 anni, l'intensità carbonica dell'energia commerciale dovrà calare almeno del 20 % in 10 anni e l'intensità energetica della produzione di beni e servizi calare del 20 %.
    Mi risulta che solo tali obbiettivi al 2020 (per l'Italia risultano invero meno ambiziosi che per la media europea) siano veramente tassativi, non il tipo di politica energetica da utilizzare per raggiungerli.
    Così se in Italia entro tre anni la riduzione dell'emissine di gas serra da un anno all'altro si stabilizzasse a 10 MtCO2eq/anno, non credo vi sarebbero obiezioni delle istituzioni europee circa la politica adottata in Italia per ottenere rapidamente questo tasso annuo di riduzione assoluta e mantenerlo fino al 2050.
    Non credo infatti che l'attuale frammentazione e complicazione delle politiche italiane in campo energetico sia considerata tanto grave in quanto tale, quanto perché anche con esse nel 2005 le emissioni di CO2 da energia erano aumentate del 12 % rispetto a quelle del 1990, invece di ridursi (l'obbiettivo medio per il periodo 2008 - 2012 è - 6,5 %).

  13. #73
    Seguace

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    Predefinito Passo 8 (I danni da evitare)

    La politica energetica da confezionare deve essere efficace come una carbon tax da 200 €/tCO2eq, ma non creare i corrispondenti danni macroeconomici.
    Per raggiungere contemporaneamente questi due obbiettivi, essa deve:
    a) realizzare, tra i due soggetti economici direttamente concorrenti ipotizzati nel (Passo 3) lo stesso differenziale del 2,8 % sul prezzo medio al consumo del prodotto tipico.
    b) non deve penalizzare anche il soggetto più efficiente e quindi non causare un aumento del suo prezzo per il prodotto tipicamente in concorrenza, né ridurre la sua competitività all'estero.
    Ovviamente deve possibilmente essere semplice come la carbon tax, ma soprattutto molto più semplice e con meno burocrazia di quella prevista in:
    "conto energia", "certificati verdi", "certificati bianchi", "emission trading", "accise sull'energia", "tasse su macchine", "incentivi su macchine", "sconti fiscali", "norme tecniche locali".....
    Molte delle complicazioni burocratiche che trasformano le attuali normative in veri "uffici complicazioni affari semplici" provengono dalla pretesa della pubblica amministrazione di giudicare a priori l'efficacia tecnica delle innovazioni che i soggetti privati mettono in atto per ridurre i propri costi energetici (è così che i soggetti privati riducono, quasi sempre, l'uso del carbonio fossile).
    L'altra fonte di complicazioni burocratiche è la selva di esenzioni, di ritardi e di date ultimative nell'attuare norme pensate per stimolare innovazione e ristrutturazione energetica delle attività umane, sia quelle a fine economico, sia quelle non a fine economico.
    Tutte le complicazioni burocratiche hanno un costo che toglie molte risorse economiche (e soprattutto risorse umane) alla vera ristrutturazione energetica delle attività umane e praticamente l'impediscono quando la convenienza soggettiva non è platealmente certa.
    L'altro aspetto che rende poco attraenti (quindi inefficaci) le attuali politiche energetiche italiane è l'incertezza negli anni.
    E' un rischio "difficilmente eliminabile" se tali politiche dipendendono da decisioni in materia di bilancio pubblico statale, o locale.
    Ultima modifica di ggavioli; 17-09-2009 a 07:54

  14. #74
    Seguace

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    Predefinito Passo 9 (Caratteristiche richieste ad una nuova politica energetica)

    S'è visto che tra le caratteristiche da richiedere ad una nuova politica energetica efficace affinché sia anche duratura c'è quella di non incidere sui bilanci pubblici statali o locali (né alimentandoli, né svuotandoli).
    E' una caratteristica che manca alla carbon tax e che può evitare molte truffe.
    Si dovranno poi mantenere alcune ottime caratteristiche proprie della carbon tax standard (integrale e senza esenzioni):
    - semplicità e minimo costo pubblico di rilevamento dei dati necessari per attivare la politica energetica;
    - indipendenza del risultato dalla segmentazione delle filiere produttive dei settori economici;
    - nessun dirigismo pubblico in campo tecnologico;
    - possibilità di intensificare gli stimoli;
    - possibilità di mantenere gli stimoli a tempo indefinito;
    - tendenza ad indirizzare gli investimenti disponibili verso le tecnologie meno costose a pari riduzione dell'emissione di gas serra.
    Comunque tutti i singoli soggetti economici ed i consumatori, che avessero già acquisito diritti in base alle diverse norme vigenti prima dell'avvio della nuova politica energetica, devono veder onorati gli impegni presi dalla pubblica amministrazione nei loro diretti confronti.
    Le suddette caratteristiche ottimali richieste per politiche fiscali e normative che hanno elevata correlazione con la produzione e l'uso dell'energia, come pure le trappole da evitare, possono far apparire problematico definire una politica energetica migliore dell'insieme di quelle attuali e della carbon tax.
    In verità, sono proprio le complicazioni a creare le trappole e la semplicità dovrebbe essere la principale caratteristica di una politica energetica migliore delle attuali.
    La politica energetica che di seguito viene proposta pare semplice ed in grado di evitare molte delle trappole citate in (Passo 8) ed in cui le politiche energetiche attuali perdono d'efficacia ed anche d'equità.
    La politica che propongo si attua in quattro mosse principali e risulta più semplice di quanto si possa supporre.
    Due mosse rivolte ai fornitori di energia commerciale.
    Due mosse rivolte agli acquirenti d'energia commerciale.
    Ultima modifica di ggavioli; 18-09-2009 a 08:03

  15. #75
    Seguace

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    Predefinito Passo 10 (Eliminare gli uffici complicazioni affari semplici)

    Nella prima mossa si azzerano tutti gli "uffici complicazioni affari semplici" citati in (passo 8) e genericamente correlati alla produzione ed all'uso dell'energia commerciale, nonché qualunque futuro intervento economico, o garanzia statale, nella produzione ed uso dell'energia commerciale con particolari tecnologie.
    Contestualmente, il corrispondente bilancio netto degli introiti pubblici (le accise sui prodotti energetici ed il bollo sui mezzi di trasporto si sono calcolati in circa 20 G€/a al netto dei costi burocratici di gestione) viene convertito in "carbon tax originaria", applicata rigorosamente senza esenzioni.
    La Carbon Tax originaria, per i vettori energetici usati in Italia a qualunque scopo, a tali condizioni vale circa CTo=20.000M€/500MtCO2=40 €/tCO2
    Contribuiscono direttamente alla CTo i soggetti che estraggono od importano fonti energetiche minerali e precisamente in base al contenuto di carbonio minerale contenuto nelle fonti energetiche ovunque estratte per fornire vettori energetici commerciali (comunque siano poi usati).
    Tutti i soggetti economici ed i consumatori, che singolarmente avessero già acquisito diritti in base alle norme vigenti prima della nuova politica energetica, vedranno onorati gli impegni presi dalla pubblica amministrazione nei loro diretti confronti e quindi potranno scegliere:
    - o di rimanere nel regime di incentivazione attuale per il tempo contrattuale, sostenendo le corrispondenti residue spese burocratiche,
    - o di recedere per volontà espressa dal contratto specifico in qualunque momento, accedendo ai benefici della nuova politica.
    I risultati immediati di questa prima mossa sono:
    - riduzione del prelievo fiscale di circa 10 miliardi di euro all'anno, senza ridurre l'introito netto per lo stato;
    - stimolo (prima inestistente) sui fornitori d'energia a ridurre l'uso di composti minerali del carbonio.
    - il personale fiscale liberato dalla burocrazia (ora necessaria anche per verificare le numerose esenzioni) sarà indirizzato a perseguire con più efficacia le evasioni fiscali di IVA e IRPEF (quasi il 25*0,4= 10 % del PIL => circa 150 G€/a).
    La CTo = 40 €/tCO2 è destinata a rimanere invariata nel tempo e ciò comporta una progressiva riduzione dell'attuale prelievo fiscale, che viene ridotto subito dagli attuali circa 30 a 20 G€/a per arrivare a 4 G€/a nel 2050, quando l'emissione totale dall'Italia dovrà essere ridotta da 500 a 100 MtCO2/a.
    Ultima modifica di ggavioli; 17-09-2009 a 15:28

  16. #76
    Seguace

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    Predefinito Passo 11 (Prezzo unico nazionale per lo scambio del carbonio)

    Nella seconda mossa è definito un "prezzo unico nazionale per lo scambio del carbonio minerale",
    con un valore iniziale punC(0)=60 €/tCO2.
    Contestualmente tutti i fornitori di vettori energetici commerciali, già ben conosciuti dalla P.A. per via delle accise sull'energia, sono raccolti in quattro settori merceologici standard:
    energia elettrica, combustibili gassosi, combustibili liquidi, combustibili solidi.
    Un consorzio obbligatorio per ciascun settore di fornitori di vettori ha il compito di verificare per ogni fornitore dati semplici già noti alla P.A., cioè la quantità di vettore (EN MWh/a) fornita al mercato ed il carbonio minerale contenuto in tutte le fonti energetiche grezze usate (CM tCO2/a) ed in eventuali vettori energetici commerciali usati.
    Il consorzio ogni anno rende espressamente noti a tutti i consorziati questi due dati per ogni consorziato e nel complesso del consorzio, rendendoli conoscibili anche da parte del pubblico.
    Il consorzio calcola poi il valore dell'intensità carbonica dell'energia fornita ICE=CM/EN tCO2/MWh per ognuno dei consorziati ed il valor medio nel consorzio ICEm tCO2/MWh.

    I consorziati con ICE minore di ICEm ricevono ogni anno dal consorzio un beneficio
    BN = punC*(ICEm - ICE)*EN €/a
    I consorziati con ICE>ICEm pagano ogni anno al consorzio una penale speculare
    PN = punC*(ICE - ICEm)*EN €/a
    Ovviamente il 50 % dei consorziati più efficienti della media difenderà apertamente il proprio diritto a ricevere da quelli meno efficienti il beneficio corrispondente al loro minor uso del carbonio fossile.
    La pubblica amministrazione deve solo garantire che ciò avvenga, controllando il consorzio incaricato delle transazioni economiche.
    La pubblica amministrazione (Autorità per l'Energia) verifica e pubblicizza la riduzione annuale del valore di ICEm di ognuno dei quattro consorzi ed annualmente relaziona pubblicamente sulle attività del consorzio che riduce ICEm meno degli altri.
    Nell'indagine si avvale della consulenza gratuita di ENEA, nonché, entro una spesa definita, di quella di istituti universitari e centri di ricerca specializzati.

    punC è destinato a crescere, ma solo se l'emissione di gas serra dall'Italia non si riduce di 10 MtCO2eq ogni anno.
    Anche un'aumento notevole di punC non provoca, per definizione, aumenti medi del costo di produzione dei vettori energetici.
    Provoca tuttavia lo stesso spostamento degli acquisti causato da una carbon tax di pari valore, riducendo quindi di fatto il costo medio d'acquisto di ogni tipo di vettore energetico.
    Ultima modifica di ggavioli; 18-09-2009 a 21:36

  17. #77
    Seguace

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    Predefinito Passo 12 (Esempio dei fornitori d'energia elettrica)

    Con queste due mosse, ad esempio, se il consorzio dei fornitori italiani d'energia elettrica ha ICEm=0,5 tCO2/MWh,
    per gli acquirenti (tutti) il prezzo medio industriale dell'energia elettrica aumenta solo di
    40*0,5 = 20 €/MWh (meno delle attuali accise).
    Per le prossime valutazioni numeriche ci si riferisce alla tabella tratta dallo studio ufficiale europeo sui costi di produzione e consumo di carbonio minerale propri delle varie fonti e tecnologie per produrre energie elettrica (allegato a #61)
    In effetti, per i fornitori con ICE = 0,2 tCO2/MWh
    (es. 45 % GN_a_ciclo_combinato e 55 % eolico; costo medio 80 €/MW )
    il costo industriale varia di 0,2*40-(0,5-0,2)*60= -10 €/MWh,
    diventando 80-10=70 €/MWh.
    Mentre, per i fornitori con ICE = 0,9 tCO2/MWh
    (es. 100 % attuali tecnologie a base di carbone minerale; costo medio 55 €/MW)
    il costo industriale varia di 0,9*40-(0,5-0,9)*60= +60 €/MWh,
    diventando 55+60=115 €/MWh.
    L'acquirente che potesse scegliere cosa sceglierebbe?
    In tal modo i fornitori d'energia elettrica sono stimolati a modificare le tecnologie produttive con un differenziale pari a quello d'una carbon tax di 100 €/tCO2 cioè (0,9-0,2)*100=70 €/MWh, senza però il corrispondente aumento del prezzo medio 0,5*100=50 €/MWh.
    Rispetto alla carbon tax di pari differenziale tra due concorrenti, la conseguenza economica delle differenze tecnologiche tra concorrenti risulta essere più evidente, quindi il sistema differenziale puro è più efficace.
    Ovviamente gli acquirenti non subiscono alcun aumento di prezzo medio all'offerta di energia elettrica rispetto all'attuale.
    Anzi, indirizzando maggiormente gli acquisti, com'è spontaneo, verso i fornitori che abbassano i prezzi, gli acquirenti riducono il prezzo medio d'acquisto (insieme all'emissione di CO2) anche senza alcun cambio di tecnologia da parte dei fornitori.

    Attualmente i fornitori d'energia elettrica sono abilitati all'acquisto di diritti d'emissione in ETS ed ora il prezzo internazionale è circa 15 €/tCO2.
    Il differenziale tra i due produttori dovuto all'ETS: (0,9-0,2)*15=10,5 €/MWh è però troppo basso per stimolare un cambio di tecnologie (è circa un terzo di quello che serve per la cattura e lo stoccaggio della CO2, che porterebbe l'emissione da carbone a 0,3 tCO2/MWh).
    Oltre a ciò l'ETS a regime (2015) fa crescere il prezzo medio attuale dell'energia elettrica di
    0,5*15=7,5 €/MWh, con un esborso complessivo netto per l'Italia di circa
    7,5 €/MWh * 300.000.000 MWh/a = 2250 M€/a, che l'Italia si può risparmiare scegliendo subito la politica energetica proposta al posto dell'ETS (vedremo per tutti i settori ETS).
    Anche per le altre forme d'energia commerciale (combustibili liquidi, gassosi e solidi) si possono fare valutazioni analoghe.
    Ultima modifica di ggavioli; 19-09-2009 a 08:51

  18. #78
    Novizio/a

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    Predefinito

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    L'acquirente che potesse scegliere cosa sceglierebbe?
    L'energia elettrica costa in Italia circa 100 €/MWh per la grande industria e circa 200 €/MWh per il piccolo utente.
    Personalmente, tra due fornitori di energia elettrica che prima costavano alla grande industria 115 €/MWh e 85 €/MWh dovevo scegliere il secondo (a base di carbone) perché "l'energia elettrica non ha cattivo odore".
    Ma, se i prezzi diventano rispettivamente 100 e 150 €/MWh, non posso avere dubbi a scegliere il fornitore che usa meno carbonio minerale per fornirmi la stessa energia elettrica.
    Tuttavia, fatta questa ovvia scelta per avere l'energia elettrica al prezzo migliore, nulla mi spinge efficacemente a consumare meno energia elettrica per ottene gli stessi servizi finali come consumatore, oppure a consumare meno energia elettrica come soggetto economico, per produrre gli stessi beni e servizi da offrire al mercato.
    Unico argine ad aumentare i consumi sarebbe finora l'accisa (trasformata in CTo), che aumenta il costo dell'energia elettrica di circa 20 €/MWh.
    Ma non mi pare un gran deterrente, anche se nel passato ha contribuito a contenere i consumi pro capite d'energia elettrica in Italia, ad esempio rispetto alla Francia.
    Ultima modifica di sensopratico; 19-09-2009 a 15:35

  19. #79
    Seguace

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    Predefinito

    Quote Originariamente inviata da sensopratico Visualizza il messaggio
    nulla mi spinge efficacemente a consumare meno energia elettrica per ottene gli stessi servizi finali come consumatore
    Vedo che le donne hanno senso pratico e penso che tutti gli acquirenti d'energia commerciale ne siano dotati quanto basta.
    In verità spero che tu abbia notato che il nuovo stimolo nascente dalle due prime mosse della nuova politica energetica è tutto rivolto ai fornitori di energia elettrica e di combustibili commerciali.
    Lo stimolo è tale da creare tra due fornitori la cui differenza di uso del carbonio minerale a pari energia fornita sia di 1 tCO2, una differenza di costi di 100 €.
    Avevo indicato in 200 €/tCO2eq lo stimolo totale da applicare all'economia italiana per indurla a ridurre l'emissione attuale di gas serra (circa 500 MtCO2eq/a) di 10 MtCO2eq/a ogni anno.
    La restante quota di stimolo cioè 100 €/tCO2eq verrà applicata agli acquirenti d'energia, tenendo conto che, a differenza dei fornitori, essi ora sono già frenati negli acquisti d'energia dalle accise sull'energia, equivalenti a 40 €/tCO2.
    Vedrai che le due mosse che descriverò domani saranno sufficienti a smuovere tutti gli acquirenti d'energia (a partire dai maggiori) a rinnovare le proprie tecnologie per ottenere beni e servizi con meno energia.
    E senza che un'insieme identico di beni e servizi goduti di fatto venga a costare di più.
    Colgo l'occasione per ricordare un'altra fondamentale differenza tra i fornitori e gli acquirenti d'energia commerciale.
    Come già ricordato in # 66 in base a dati aggiornati ENEA, i fornitori per ogni t di CO2 evitata a pari energia fornita devono spendere in media 84 € (che poi scaricheranno sugli acquirenti).
    Viceversa gli acquirenti se, consumando meno energia a pari servizi finali ottenuti, fanno ridurre di una t l'emissione di CO2, ci guadagnano 118 €.
    Così, se la riduzione dell'emissione di 10 MtCO2/a è ottenuta ogni anno per metà dai fornitori e per metà dagli acquirenti d'energia commerciale, i consumatori finali di beni e servizi beneficeranno di una
    riduzione di costi di 5M*118-5M*84 = 170 milioni di euro all'anno
    rispetto a non aver ottenuto la riduzione d'emissione di 10 MtCO2/a.
    Ovviamente i conti migliorano ancora se gli acquirenti d'energia sono più innovativi; la stessa riduzione complessiva può essere data per l'80 % dalle modifiche tecnologiche decise dagli acquirenti d'energia e per il 20 % da quelle operate dai fornitori.
    In quel caso, a fronte di una riduzione 10 MtCO2eq/a dell'emissione annuale di gas serra,
    il beneficio per i consumatori è: 8M*118-2M*84=776 M€/a.
    E' altrettanto ovvio che se si riducesse l'emissione di 10 MtCO2/a solo con i fornitori d'energia commerciale,
    i costi per i consumatori crescerebbero di: 10M*84 = 840 M€/a.
    ((Qualcuno dice che ridurre l'emissione di CO2 costa troppo e qualcun altro che è un'occasione di sviluppo. .... Dipende!!!))
    Ultima modifica di ggavioli; 20-09-2009 a 14:41

  20. #80
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Passo 13 (Più efficienza nei consumi finali senza innescare inflazione)

    La terza mossa della politica energetica proposta è rivolta ai consumatori finali di beni e servizi (ed energia commerciale, causando circa il 30 % delle emissioni di CO2) e deve essere contemporanea alla quarta mossa che riguarda i soggetti economici che forniscono ai consumatori beni e servizi (usando anche loro energia commerciale)
    La terza mossa riguarda gli acquirenti non soggetti economici e carica sugli acquisti d'energia commerciale un'addizionale tipica per ogni tipo di vettore energetico
    AV=ICEm*punC €/MWh (ICEm è il valore medio nazionale attuale dell'intensità carbonica di quel tipo di vettore energetico).
    Tutto l'introito delle addizionali è restituito ai contribuenti persone fisiche.
    Precisamente l'introito complessivo per l'erario (dai soli consumatori ora sarebbe circa 0,3*500M*60 = 9000 M€/a) viene fiscalmente neutralizzato restituendolo tutto in parti uguali (circa 9.000M/60M = 150 €/a pro capite) ai singoli individui della popolazione domiciliata (che quindi consuma) in Italia, tramite le persone fisiche a carico delle quali essi sono (per il fisco).
    Ovviamente tale restituzione (preventiva a inizio d'anno e senza che le persone fiscalmente capienti lo debbano chiedere) è fatta anche ai non capienti richiedenti e non comporta alcuna nuova attività burocratica, tantomeno indagini sulle abitudini energetiche dei singoli contribuenti.
    Per rendersi conto di quanto ciò possa incidere sulle abitudini dei consumatori, si può valutare in circa un terzo del costo totale dell'energia quello ora direttamente pagato dai consumatori, cioè 120.000M/3=40.000 M€/a.
    E' evidente che i consumatori che acquistano direttamente proprio 40.000M/60M=667 €/a (la media) di energia commerciale per ogni persona a carico non hanno nessun vantaggio o svantaggio da questa politica energetica, ma chi ne acquista il doppio della media spenderà 150 €/a/P in più d'adesso (prezzo energia + 11 %), mentre chi ne acquista la metà ha un vantaggio di 75 €/a/P (prezzo energia -22 %).
    In media per ogni individuo noto al fisco nasce l'opportunità di investimenti differenziali per circa 1500 €/P in tecnologie che durino 10 - 20 anni e che forniscano gli stessi servizi finali riducendo i costi energetici (di oltre il 50 % per i servizi interessati e di almeno il 10 % nella media nazionale).
    Se poi la politica energetica rimane adeguatamente stabile (il valore di punC non si riduce col passare degli anni), chi ha risorse economiche disponibili trova conveniente investirle (invece che in dubbi prodotti finanziari) in tecnologie che durino 10 - 20 anni e che forniscano gli stessi servizi finali riducendo di almeno il 50 % i costi energetici collegati.
    Diversamente chi usa personalmente molta più energia della media è penalizzato dall'addizionale che aumenta fino al 22 % il costo dell'energia che lui acquista.
    ((Le persone fisiche che rifuggono ogni contatto col fisco nulla ricevono e spendono per l'energia il 22 % in più))

    I soggetti economici utilizzatori d'energia evitano di pagare l'addizionale sui vettori energetici per gli acquirenti d'energia commerciale, se aderiscono all'opzione "Concorrenza Energetica Palese" offerta in quarta mossa.
    E' probabile che una parte di soggetti economici (specie del terziario avanzato e finanziario) preferisca pagare l'addizionale piuttosto che mettersi in concorrenza palese coi suoi naturali concorrenti anche sull'uso dell'energia, ma ovviamente ciò è giustificato solo da una larga evasione dell'IVA.
    Calcolando i ritardi di decisione da parte dei soggetti economici con attività a bassa intensità energetica (per ora) ed un'evasione del 20 %, ci si attende per i primi anni un maggior gettito dell'addizionale, cioè circa
    (0,3+0,3)*500M*60 = 18 G€/a, con un recupero annuo, per ogni (persona a carico + 1) delle persone fisiche contribuenti, di 300 €/a/P, invece che di soli 150 €/a/P.
    In queste condizioni si ha quindi una riduzione temporanea (a carico degli evasori abituali) di (300-150)/667 = circa il 22 % del costo energetico mediamente affrontato dai consumatori ed il consumo pro capite per cui non si hanno aumenti né riduzioni del costo dell'energia risulta il doppio del consumo medio.
    Ultima modifica di ggavioli; 20-09-2009 a 15:24

  21. RAD
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