Dopo lo sproloquio su cosa non fare veniamo al cosa fare.
Se continuiamo il paragone con il processo evolutivo della società possiamo dire che ora dobbiamo passare dalla fase nomadistica di "caccia e raccolta" all'invenzione dell'agricoltura!
In pratica prima l'uomo cacciava il cervo poi coltivava il riso.
L'uomo prima cerca i giacimenti poi coltiva l'energia.
Le somiglianze sono notevoli, come per il cervo l'abbondanza rende forti e ricchi i pochi che possono avervi accesso e gli stessi sono portati a difendere con la violenza i tanti più deboli che vogliono partecipare. Così una mancanza improvvisa di cervi può distruggere un'intera tribù o spingere a una guerra per accaparrarsi i boschi controllati dall'altra tribù. Così la tribù non ha alcun controllo reale sulla fonte energetica, ma deve affidarsi alla fortuna e agli dei.
Io sono convintissimo che i primi agricoltori che cercavano di trarre cibo da striminzite piantine di grano fossero abbondantemente presi in giro dai forti cacciatori che mangiavano la coscia di cervo intorno al fuoco. Magari qualcuno di questi particolarmente sveglio avrà anche cercato di convincere l'apprendista agricoltore che il costo di arare, zappare, raccogliere, conservare, seminare, ecc. era del tutto "fuori mercato" rispetto al semplice uscire, tirare la lancia e raccogliere la lepre. La vita di chi guarda troppo avanti spesso è dura!

Ci sarà forse stato anche qualcuno che vedeva come uno spreco di risorse "pubbliche" gettare qualche avanzo all'agricoltore in attesa che il grano maturasse.
Ma alla fine tutti han capito che la coltivazione delle fonti energetiche (cioè il cibo) è stata la base dello sviluppo delle città, della scrittura, della scienza.... della stessa civiltà.
Ora ci troviamo di fronte allo stesso dilemma. E la risposta comincia a farsi strada.
Il bene "energia" è potenzialmente illimitato se ci limitiamo alla fonte "sole" (e nuke, ma è OT). Quello che è limitato è solo il serbatoio di accumulo dove l'energia solare del passato è stata accumulata appunto.
Noi ora ci stiamo succhiando quella riserva. La riserva sta diventando sottile quindi ORA e TEMPORANEAMENTE il risparmio è necessario ed utile. Ma scopo dell'azione politica-energetica NON PUO' essere solo la riduzione dei consumi (la famosa e falsissima "prima fonte energetica") perchè questo porterebbe solo a una graduale e sempre crescente tensione fra i "razionati", fino all'inevitabile crollo dell'equilibrio nel momento in cui qualcuno farà un rapido calcolo di come starebbe meglio se a dividere si fosse in 2 miliardi anzichè 8!
Ecco che la vera azione necessaria è quindi la ricerca della PRODUZIONE dell'energia necessaria. Questo tra l'altro sarebbe anche la milgiore risposta al famoso assurdo dello sviluppo impossibile. L'uomo sogna di fare tante cose, mangiare bene, lavorare poco in modo rilassato, viaggiare, divertirsi, cambiare il tv ogni tanto... non c'è alcun obbligo a far tutto questo in modo competitivo e aggressivo. Questo è un retaggio della nostra attitudine alla caccia e al combattimento. Quello che serve è solo uno sviluppo sostenibile, cioè a ciclo chiuso. Esattamente la mentalità del coltivare! Utilizzo quella risorsa, ma la recupero! Coltivandola o riciclandola!
E' un cambiamento epocale che si prepara e certo non è roba dei prossimi vent'anni, più sui cinquanta direi.
L'obiettivo è un pò tipo l'arcadia di cui parlava Snapdozier, dove tutti producano energia rinnovabile e il fondamento economico sia quello, non il mercato competitivo dei beni non durevoli! Una società dove gli spostamenti obbligati sono limitati, il tempo libero è il doppio dell'attuale (se la moneta con cui si paga il lavoro è in fondo l'energia e questa abbonda non c'è un vero problema nel pagare il doppio il lavoro intellettuale o manuale degli altri!)
Questa visione si può avere ormai SOLO con la produzione diffusa. La produzione centralizzata, che rimarrà comunque per molto tempo, alla fine potrebbe rivelarsi non solo inutile se l'energia del sole è trasformata in esubero rispetto alle necessità reali, ma addirittura controproducente in senso economico. L'unico motivo per cui si può ammettere la necessità di qualche grande centrale a fusione sarà la capacità di fungere da polmone di sicurezza, in caso di gravi disastri ambientali che rendano bassa la produzione FER.
Un breve OT su altre fonti. Le fossili finiranno e quindi hanno già un bel handicap, ma nemmeno l'uso generalizzato del nucleare potrebbe fare di meglio dal punto di vista sociale. Infatti è verissimo che l'energia prodotta potrebbe essere di costo molto basso, ma se poi tutta quell'energia a basso costo mi serve solo per inventarmi complicate forme di distribuzione del reddito per diffondere un certo benessere... alla fine è sempre il discorso dello cavare la buca e riempirlo! Con in più la rogna della centralona!
Lo sviluppo insostenbile NON è prodotto dalla nostra mancanza di sobrietà, ma da un perverso meccanismo che partendo dalla produzione centralizzata obbliga tutta la filiera della produzione di beni e servizi a rimanere aggressivamente competitivi per giustificare altre richieste energetiche! E' il riciclo della competizione economica! Un gatto che si morde la coda e già che c'è si da anche qualche morso sul sedere!
Io immagino una ricolonizzazione delle campagne, con tante piccole fattorie che facciano agricoltura e allevamento se vogliono, ma soprattutto COLTIVINO l'energia del sole (e del vento e dell'acqua... non ci sono preclusioni). Traendo il proprio sostentamento dalla rivendita dell'energia prodotta al sistema paese che la utilizzerà per fare funzionare tutto il resto. La competizione di mercato resterà certo, ma all'interno di regole rigidissime fatte nell'interesse dei cittadini. Ad esempio ponendo limiti alla dimensione delle aziende, dato che non ci sarà più l'asfissiante bisogno attuale di esportare per coprire l'esborso per l'energia importata. Il valore della moneta, il potere di acquisto, le basi stesse dell'economia insomma saranno basate sulla produzione energetica (che attraverso l'idrogeno o le batterie sarà anche il carburante). Questo succede già ora in realtà,anche se non ce ne accorgiamo, ma in una società dove una gran parte di popolazione crea l'energia il fenomeno diventa concreto.
Può sembrare una visione ingenua, ma non lo è per nulla (certamente molto meno di tante utopie più o meno innovative o solo rispolverate!) E le tecnologie per avviarci sulla strada sono già tutte disponibili. Per alcune (FV) serve un incentivazione temporanea, ma arriveranno presto al punto ottimale.
Restano due sole precondizioni assolute.
1) l'Energia va pagata al costo che scaturisce dalla realtà. Si può tollerare un prezzo artificiosamente basso (perchè ora l'energia nelle nostre case HA un prezzo artificiosamente basso!) solo per le industrie e solo fino a che i costi non verranno equalizzati.
2) Lo stato (cioè noi cittadini, non parlo del solo governo) DEVE investire consciamente e decisamente nelle infrastrutture che servono a rendere questa visione reale. Serve un "New Deal" delle reti elettriche e dei sistemi di accumulo! E deve essere la comunità a volerli e a deciderli!
Il resto lo farà il mitico mercato di Adam Smith. Che alla fine vince sempre su Keynes! :beer: