Nelle abitazioni italiane il numero di dispositivi connessi è cresciuto in pochi anni fino a superare, in molte famiglie, la decina di apparecchi tra televisori, console, computer, smartphone e assistenti vocali, tutti alimentati in modo più o meno continuo dalla rete elettrica.
La voce “intrattenimento” nella bolletta resta però poco conosciuta, perché i consumi dei singoli apparecchi sono bassi se presi uno per uno e diventano visibili solo nella somma di un anno intero. I calcoli che seguono si basano su una tariffa indicativa di 0,30 euro al chilowattora, da adattare al proprio contratto, e partono dai problemi più comuni per arrivare alle correzioni più semplici.
Gli stand-by che lavorano anche di notte
Il primo problema è anche il meno visibile, perché riguarda gli apparecchi che restano accesi senza essere usati. Il router Wi-Fi assorbe in media tra 6 e 12 watt per ventiquattro ore al giorno, e con un valore di 10 watt arriva a circa 88 chilowattora l’anno, poco più di 26 euro in bolletta. A questa base si aggiungono decoder, soundbar, televisori in stand-by e console lasciate in modalità di accensione rapida, che nelle versioni più datate potevano richiedere oltre 10 watt costanti anche a schermo spento (non a caso Microsoft, nel 2022, ha impostato come predefinita sulle Xbox la modalità a basso consumo). Le stime più citate attribuiscono agli stand-by fino a un decimo dei consumi elettrici di una casa.
La soluzione passa da interventi a costo quasi nullo.
- Ciabatte con interruttore: raggruppare televisore, decoder e console su una presa multipla da spegnere la sera elimina in un colpo tutti gli assorbimenti notturni.
- Modalità di risparmio: nelle impostazioni di console e smart TV conviene disattivare l’accensione istantanea e gli aggiornamenti in background.
- Spegnimento programmato del router: molti modelli prevedono una fascia oraria notturna di inattività, configurabile dal pannello di gestione.
Lo streaming su schermi sempre più grandi
Le serie e i film in streaming pesano sulla bolletta soprattutto attraverso il televisore, molto più che per la trasmissione dei dati, il cui costo energetico ricade sui data center e non sul contatore di casa. Un TV LED da 55 pollici assorbe in genere tra 80 e 120 watt, e quattro ore di visione al giorno con un consumo medio di 100 watt portano a circa 146 chilowattora l’anno, pari a una spesa intorno ai 44 euro. I contenuti in 4K con HDR spingono la luminosità del pannello verso i valori massimi e aumentano l’assorbimento, mentre uno schermo più grande del necessario moltiplica i consumi senza un reale beneficio a distanza di divano.
Soluzione sintetica: attivare la modalità eco del televisore, ridurre la luminosità nelle ore serali e guardare i contenuti su tablet o portatile nelle visioni in solitaria, con consumi che scendono sotto i 30 watt.
Console, PC da gaming e gioco online
Il gaming è la voce dell’intrattenimento domestico con le differenze più marcate tra un dispositivo e l’altro. Una console di ultima generazione in piena attività si attesta intorno ai 200 watt, e due ore di gioco al giorno valgono circa 146 chilowattora l’anno, mentre un PC da gaming con scheda grafica di fascia alta può superare i 400 watt e raddoppiare la cifra, fino a quasi 90 euro annui. Al consumo del computer o della console va poi aggiunto quello del monitor o del televisore collegato.
Molto più contenuto è l’assorbimento dei giochi leggeri, come i titoli casual su smartphone, dove una ricarica completa del telefono costa una frazione di centesimo, o le piattaforme di casinò online, che girano nel browser e impegnano il dispositivo quanto la navigazione su un sito di notizie. Fanno eccezione i tavoli con croupier dal vivo, il cui flusso video equivale a uno streaming, anche se su un portatile da 40 watt un’ora di gioco resta comunque sotto i due centesimi di spesa.
- Limite dei fotogrammi: impostare un tetto agli fps nei giochi per PC riduce l’assorbimento della scheda grafica senza differenze percepibili nei titoli meno frenetici.
- Profili energetici: le modalità bilanciate di Windows e dei driver grafici abbassano i consumi durante le fasi di menu e di pausa.
- Download notturni: programmare gli aggiornamenti dei giochi in orari di fascia F2 o F3, nei contratti biorari, sposta i consumi sulle ore più economiche.
Non sapere quanto si consuma davvero
L’ultimo problema è di natura informativa, perché senza dati concreti ogni stima resta approssimativa. La formula di base è semplice, dato che i watt di un apparecchio moltiplicati per le ore di utilizzo e divisi per mille danno i chilowattora consumati, ma il valore di targa indica di solito l’assorbimento massimo, mentre quello reale cambia di minuto in minuto in base all’uso.
La soluzione più precisa è una presa smart con misuratore di consumo, che costa pochi euro e registra l’energia assorbita dal dispositivo collegato, con lo storico consultabile da app. In alternativa, i contatori elettronici di seconda generazione installati in gran parte delle case italiane trasmettono i dati quarto d’ora per quarto d’ora, visibili nell’area clienti del fornitore o sul portale del distributore locale, e un confronto tra una serata di gaming e una senza schermi mostra subito quanto pesa ciascuna abitudine sulla spesa di fine mese.


