Allarme rosso in Sicilia: la formica di fuoco è fuori controllo

La Sicilia si trova oggi a fronteggiare un’emergenza ambientale senza precedenti dovuta all’invasione della formica di fuoco (Solenopsis invicta), specie aliena che ha ormai stabilito colonie stabili nel territorio orientale dell’isola. Dopo i primi avvistamenti ufficiali nel 2023 nella provincia di Siracusa, l’espansione di questo insetto sta minacciando gravemente l’agricoltura, gli allevamenti e la salute pubblica, richiedendo interventi urgenti e coordinati a livello regionale e nazionale.

La formica di fuoco: un piccolo ma pericoloso invasore

Le operaie della formica di fuoco sono di colore bruno rossastro, con una lunghezza che varia tra i 2 e i 4 millimetri, mentre le regine possono raggiungere gli 8 millimetri. Dotate di un pungiglione velenoso, le loro punture causano dolori intensi, paragonabili alla sensazione di un fiammifero acceso conficcato sotto la pelle, e possono provocare reazioni allergiche gravi, fino allo shock anafilattico nei soggetti più vulnerabili.

La struttura sociale di queste colonie è particolarmente temibile: ogni formicaio può ospitare fino a 250.000 esemplari, con nidi sotterranei estesi che si sviluppano per centinaia di metri creando vere e proprie città sotterranee. Un aspetto biologico che aumenta la loro invasività è la poliginia, cioè la presenza di più regine nello stesso nido, come accertato nelle colonie siciliane, caratteristica che rende molto più difficile l’eradicazione.

La formica di fuoco invade la Sicilia - energeticambiente.it

Gli studi condotti da ricercatori italiani e spagnoli hanno censito 88 nidi in un’area di circa 5 ettari nei pressi della foce dei fiumi Ciane e Anapo, a sud di Siracusa. Le analisi genetiche indicano che la popolazione proviene probabilmente da Stati Uniti, Cina o Taiwan, con il porto commerciale di Augusta individuato come possibile punto di ingresso di questa specie invasiva.

Le prime segnalazioni di punture anomale risalgono al 2019, ma è dal 2023 che la presenza della formica di fuoco è stata ufficialmente confermata. La rapida espansione in diverse province del sud-est siciliano sta generando un allarme crescente tra agricoltori e allevatori.

L’agricoltura siciliana è già pesantemente colpita dall’invasione. Le formiche aggrediscono le radici di arbusti, prati e pascoli, compromettendo la produttività dei terreni e obbligando alcuni agricoltori a lasciare incolti i propri campi. Inoltre, stabiliscono relazioni simbiotiche con afidi e cocciniglie, incrementando la diffusione di questi parassiti e danneggiando ulteriormente le colture.

Gli allevamenti sono esposti a rischi elevati: le formiche attaccano agnelli e pollame, soprattutto nelle zone prive di pelo come orecchie, occhi e muso, causando gravi lesioni e, in casi estremi, la morte degli animali più giovani o debilitati. Le punture multiple possono provocare depressione e calo della produttività del bestiame. Anche i cani domestici possono sviluppare dermatosi pustolose dolorose e di lunga durata.

Oltre ai danni economici, la formica di fuoco rappresenta un serio rischio per la salute umana. Le punture possono determinare reazioni cutanee dolorose e persistenti, con formazione di pustole e rischio di infezioni secondarie. Nei soggetti allergici, la puntura può evolvere in emergenze mediche potenzialmente fatali, come evidenziato dai dati internazionali che segnalano migliaia di casi di shock anafilattico negli Stati Uniti.

Dal punto di vista ecologico, l’invasione compromette la biodiversità locale. La formica di fuoco predilige e soppianta le specie autoctone di formiche, alterando gli equilibri dell’ecosistema, con conseguenze a cascata su processi vitali come l’impollinazione e la decomposizione della materia organica. La sua dieta onnivora e la capacità di adattarsi a diversi ambienti la rendono un predatore formidabile e un pericolo per la fauna minore, incluse specie selvatiche come furetti, scoiattoli e lucertole.

Non meno critici sono i danni alle infrastrutture causati dalla presenza della formica di fuoco. Le colonie infestano quadri elettrici, impianti di irrigazione e apparecchiature elettroniche, dove provocano cortocircuiti e malfunzionamenti, con ripercussioni anche su reti di telecomunicazione. In particolare, la loro attrazione per il calore e le vibrazioni elettromagnetiche le porta a costruire nidi in punti sensibili, aumentando i costi di manutenzione e riparazione.

La tardiva reazione italiana ha suscitato critiche da parte della Commissione Europea, che ha segnalato il mancato rispetto del Regolamento 1143/2014 sull’introduzione e la gestione delle specie invasive. La mancanza di notifiche tempestive e di interventi efficaci potrebbe portare a sanzioni da parte della Corte di Giustizia Europea.

A livello regionale, si stanno attivando piani di eradicazione che prevedono l’uso di esche avvelenate specifiche per colpire le regine e distruggere le colonie, accompagnate da monitoraggi periodici. Sono allo studio anche metodi di controllo biologico, come l’impiego di ditteri parassitoidi appartenenti alla famiglia dei Foridi, già sperimentati negli Stati Uniti.

La prevenzione, attraverso sorveglianza attiva e posizionamento strategico di trappole soprattutto nei porti e nelle zone commerciali, rimane la chiave per limitare la diffusione. L’esperienza internazionale dimostra che solo interventi tempestivi possono impedire la diffusione incontrollata.

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