Campi di grano in pericolo, contaminate il 99% delle coltivazioni europee: anche il biologico è a rischio

Un recente studio europeo condotto dall’Università di Vigo, nel contesto del progetto SoildiverAgro, ha rivelato dati allarmanti sulla presenza di pesticidi nei campi di grano europei, evidenziando come la contaminazione sia quasi onnipresente, anche nelle coltivazioni biologiche. Questa indagine, pubblicata sul Journal of Hazardous Materials, conferma un trend preoccupante di aumento dell’uso di pesticidi in Europa e punta i riflettori sull’impatto ambientale e sanitario di tali sostanze.

Pericolo di pesticidi nei campi di grano - energeticambiente.it

L’estensione della contaminazione da pesticidi nei campi europei

Lo studio ha analizzato un campione di 188 campi di grano in otto Paesi europei – Germania, Belgio, Danimarca, Ungheria, Serbia e altri stati del Nord e dell’Est Europa – escludendo però l’Italia, ma senza offrire alcuna rassicurazione sulla situazione nazionale. Tra questi, 93 campi erano coltivati con metodo convenzionale e 95 secondo i criteri dell’agricoltura biologica. Sono stati investigati 614 tipi di pesticidi, con risultati che mostrano una contaminazione diffusa e persistente.

Il 99% dei campi coltivati con metodo convenzionale conteneva almeno un pesticida, con un totale di 73 composti rilevati. Tra i più diffusi spiccano l’ossido di fenbutatina e l’AMPA, un metabolita del glifosato, entrambi presenti nel 44% dei campioni analizzati. Seguono il glifosato e l’epossiconazolo (un fungicida) rinvenuti nel 39% dei casi. Sono stati inoltre riscontrati residui di boscalid, tebuconazolo, bixafen, diflufenican e addirittura metaboliti del DDT, sostanza vietata da decenni.

Le concentrazioni di pesticidi variano significativamente da regione a regione: in Germania si registrano valori medi elevati di 0,46 mg/kg con circa 13,5 sostanze diverse per campo, mentre nelle regioni della Pannonia (Ungheria e Serbia) i livelli risultano molto più bassi, con una media di 0,02 mg/kg.

Il rischio di pesticidi nei campi di grano - energeticambiente.it

Sorprendente è la contaminazione rilevata anche nei campi biologici: sono stati individuati 35 pesticidi diversi, ma solo lo Spinosad è autorizzato per l’agricoltura biologica. Questa presenza non implica necessariamente un uso diretto di pesticidi vietati, ma dimostra la persistenza a lungo termine di queste sostanze nel suolo, che possono rimanere presenti anche per decenni dopo il passaggio da coltivazioni convenzionali a biologiche. In 31 casi, si tratta di pesticidi vietati da oltre 40 anni, ancora rintracciabili nei terreni.

La contaminazione da pesticidi non si limita al suolo o all’acqua, ma si estende all’intera catena alimentare, con potenziali rischi per la salute umana. L’esposizione cronica a residui di pesticidi è associata a numerose patologie, tra cui malattie neurodegenerative, cardiovascolari, disturbi endocrini, respiratori, renali, problemi riproduttivi e diversi tipi di tumori.

Il ricercatore Manuel Conde Cid, uno degli autori dello studio, sottolinea come meno del 15% dei pesticidi applicati raggiunga il bersaglio desiderato, mentre il restante 85% si disperde nell’ambiente, contaminando suolo, aria e acqua. Questa dispersione contribuisce alla perdita di biodiversità, all’avvelenamento di organismi non bersaglio e allo sviluppo di resistenze nei parassiti, amplificando la crisi ambientale.

Strategie per una agricoltura più sostenibile e meno dipendente dai pesticidi

Gli studiosi del progetto SoildiverAgro evidenziano la necessità urgente di ridurre la dipendenza da pesticidi chimici persistenti e tossici, promuovendo soluzioni alternative e sostenibili. Tra queste, i bioinsetticidi naturali, derivati da piante o microrganismi benefici, rappresentano un’opzione efficace per controllare parassiti e malattie senza compromettere l’ambiente.

Inoltre, pratiche agricole più attente e innovative possono contribuire a mitigare il problema: la rotazione delle colture, la riduzione delle lavorazioni del terreno, l’impiego di colture di copertura e il ricorso all’agricoltura biologica certificata migliorano la salute del suolo, riducono l’uso di pesticidi e aumentano la resilienza degli agroecosistemi.

Il coordinatore del progetto, David Fernández Calviño, e il suo team all’Università di Vigo, con il supporto scientifico di esperti come Carmen Seijo Coello e Manuel Arias Estévez, lavorano per sviluppare metodi e modelli decisionali volti a ottimizzare l’uso dei fitofarmaci e a proteggere gli ecosistemi agricoli dall’inquinamento diffuso.

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