No non parliamo del bel paese.........................
Deng Xiaoping assunse la guida di una nazione stremata, dove la carestia era stata una realtà recente e la maggior parte della popolazione viveva di agricoltura di sussistenza. Il reddito medio pro capite era estremamente basso, paragonabile a quello dei paesi africani sottosviluppati, e la tecnologia era indietro di decenni rispetto all’Occidente. Il Paese era isolato diplomaticamente ed economicamente, funzionando secondo un modello centralizzato inefficiente che aveva soffocato ogni forma di iniziativa privata.
La filosofia del nuovo leader fu definita da un pragmatismo assoluto, sintetizzato nella sua celebre massima: «Non importa se il gatto è bianco o nero, purché prenda i topi». Questa affermazione segnò una rottura netta con l’ideologia rigida del passato, ponendo l’efficienza economica e i risultati concreti al di sopra dei dogmi politici. L’obiettivo dichiarato furono le Quattro Modernizzazioni: agricoltura, industria, difesa nazionale e scienza e tecnologia, con lo scopo di trasformare lo Stato in una potenza moderna entro la fine del secolo.
Il primo cambiamento importante, e il più visibile, avvenne nelle campagne. Il sistema collettivista, che aveva scoraggiato l’iniziativa individuale, fu gradualmente sostituito dal sistema di responsabilità familiare. Ai contadini fu consentito, per la prima volta dopo molto tempo, di trattenere il surplus agricolo una volta soddisfatte le quote obbligatorie e di venderlo sul mercato libero. Il risultato fu un’immediata esplosione della produttività agricola, che eliminò lo spettro della carenza alimentare e innalzò il tenore di vita nelle aree rurali.
Per attrarre capitali stranieri e tecnologia avanzata, Deng istituì le Zone Economiche Speciali (ZES) lungo la costa sud-orientale, la prima e più famosa delle quali fu Shenzhen. Quello che era un semplice villaggio di pescatori divenne un laboratorio sperimentale di capitalismo controllato. Agli investitori stranieri furono offerte enormi agevolazioni fiscali, terreni e manodopera a basso costo, trasformando l’area in un polo di attrazione per le industrie di Hong Kong, Taiwan e dell’Occidente.
Questa apertura innescò la più grande migrazione interna della storia umana. Centinaia di milioni di persone si spostarono dalle regioni rurali dell’interno verso le città costiere in rapida espansione per lavorare nelle fabbriche. La Cina divenne progressivamente la “fabbrica del mondo”, producendo di tutto, dall’abbigliamento e i giocattoli fino all’elettronica complessa. L’urbanizzazione accelerata trasformò radicalmente il paesaggio fisico del Paese, con grattacieli e parchi industriali al posto delle risaie.
Consapevole che uno sviluppo duraturo richiede conoscenza, il governo investì risorse ingenti nell’istruzione e nella ricerca. Furono reintrodotti i severi esami di ammissione all’università (Gaokao), basati sulla meritocrazia. Migliaia di studenti furono inviati nelle migliori università degli Stati Uniti e dell’Europa per studiare ingegneria, economia e management, con la chiara missione di tornare e applicare le competenze acquisite alla modernizzazione dell’industria nazionale.
Le infrastrutture divennero una priorità quasi ossessiva per sostenere la crescita economica. Lo Stato costruì una vasta rete di autostrade, ponti, aeroporti e, in seguito, la più grande rete ferroviaria ad alta velocità del mondo. Questa connettività ridusse drasticamente i costi logistici e integrò le province isolate nel circuito economico nazionale, facilitando il rapido trasporto delle merci verso i giganteschi porti del Pacifico.
Una crescita economica sostenuta, con una media prossima al 10% annuo per tre decenni, ha permesso di sottrarre oltre 800 milioni di persone alla povertà estrema, un risultato senza precedenti nella storia dell’umanità. È emersa una solida classe media, desiderosa di beni di consumo, viaggi e servizi moderni. La Cina si è trasformata da semplice produttore in un enorme mercato di sbocco, diventando cruciale per le multinazionali di tutto il mondo.
L’integrazione piena nell’economia globale fu sancita dall’adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001. Questo passaggio costrinse le imprese locali a diventare più competitive e aprì completamente le porte alle esportazioni. L’etichetta “Made in China” si è evoluta da prodotti economici e semplici a tecnologie avanzate, pannelli solari e veicoli elettrici, rendendo il Paese il principale partner commerciale per la maggior parte degli Stati del mondo.
Oggi il contrasto con il 1978 è totale. Da nazione agricola, isolata e povera, la Cina è diventata la seconda potenza economica mondiale, leader globale in brevetti tecnologici e infrastrutture. La visione iniziale di Deng Xiaoping ha innescato una reazione a catena che ha rimodellato l’ordine mondiale, dimostrando il potere delle riforme economiche strutturali applicate con disciplina nel lungo periodo e cambiando il destino di oltre un miliardo di persone.
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