fusione fredda elettrolitica - parte prima

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remond

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Replica di esperimento di fusione fredda secondo il metodo dei giapponesi Mizuno-Ohmori, già replicato dal francese Naudin e dagli italiani Dattilo-Cirillo-Iorio.


Sicuramente qualcuno di voi era assieme a me, al convegno del 17-18 Aprile a Grottammare sulle nuove energie; era presente anche la rivista nexus, vedi www.progettomeg.it - www.jlnlabs.org .
Il giorno 18 siamo stati stupiti dalla dimostrazione dal vivo di un esperimento di fusione fredda in cella elettrolitica, eseguito e commentato dai ricercatori Dattilo-Cirillo-Iorio; veniva usata una soluzione di carbonato di potassio con due elettrodi di tungsteno, alimentati con corrente continua ricavata dal raddrizzamento della tensione di rete, variata con un variac, e livellata con condensatori elettrolitici.
Tornato a casa entusiasta, mi sono deciso di replicare l’esperimento; ho eseguito decine di prove,
così oggi posso comunicarvi la mia esperienza, tesa ad un risultato eclatante, anche se non sono attrezzato per una analisi quantitativa sul rendimento della cella elettrolitica.
Posso ora dirvi che non è necessario un vaso beaker in pyrex, ma basta un vasetto da marmellata a collo largo; non è necessaria acqua distillata, basta acqua da rubinetto; non è necessario carbonato di potassio, ma basta un sale qualsiasi, anche il bicarbonato di sodio, chiesto in prestito alla moglie può servire allo scopo, io ho trovato interessante il sodio nitrito, in quanto non intorbidisce la soluzione.
Il sale ha il solo scopo di rendere conduttiva l’acqua, non entra in gioco nella reazione perché si ottiene lo stesso risultato con sali diversi; ho addirittura usato sale marino iodato da cucina.
Si possono usare elettrodi di qualsiasi metallo, l’effetto sarà il medesimo; solo il rame, ricavato da un cavo elettrico rigido, mi ha dato una luminosità verde-blu molto spettacolare.
Consiglio di usare all’inizio elettrodi di acciaio inox, ricavati da filo di circa 2 mm. di diametro;
si taglia un pezzo lungo il doppio dell’altezza del vaso, lo si piega al centro fino a far toccare gli estremi, ad una delle estremità vi si collega con un morsetto il cavo elettrico, che và al (positivo) del generatore di corrente, questo elettrodo sarà l’anodo ed andrà infilato come una graffetta sulla parete del vaso, che io consiglio sia un beaker in pyrex oppure in duran, del costo di pochi euro, non correrete il rischio che si rompa al contatto con il catodo rovente.
Il catodo dovrà essere manovrato con le mani, per poter gestire la regolazione della reazione.
Si prende un pezzo di filo metallico che può essere anche diverso da quello dell’anodo, la lunghezza deve essere almeno di 10 cm. vi si collega con un morsetto il cavo elettrico, di sezione almeno 2,5 mm. quadrati, detto filo andrà al (negativo) del generatore di corrente.
A questo punto abbiamo il vaso con fissato a graffetta l’anodo, riempiamo di acqua qualsiasi fino a ¾ del vaso, versiamo un paio di cucchiaini da caffè del sale che desideriamo, (lasciate il sale marino a quando avrete acquisito esperienza e usatene poco perché è molto conduttivo), con il cucchiaino mescoliamo bene affinché si sciolga bene il sale.
Non occorre preriscaldare la soluzione, la reazione parte anche a 20 gradi centigradi.
Mi raccomando, c’è pericolo di morte per fulminazione, quindi assicuratevi di avere sul vostro impianto elettrico un interruttore salvavita, acquistate inoltre un paio di guanti dielettrici di sicurezza per lavori su parti in tensione ed indossateli; sarebbe opportuno indossare anche occhiali di sicurezza.
Ora prendiamo una pinza grande isolata a 1000 volt, con questa afferreremo il morsetto che stringe il catodo, diamo corrente agli elettrodi lasciando solo l’anodo a bagno, con cautela avvicineremo il catodo alla superficie del liquido; udirete ad un certo punto una serie di scoppiettii, indice della reazione di fusione o fissione fredda, (ancora nessuno ha saputo dare una spiegazione chiara del fenomeno).
Gli scoppiettii che dicevo, sono prodotti dalla reazione violenta che genera una altissima temperatura nel metallo, l’acqua bolle immediatamente nelle sue vicinanze, abbassandosi di livello in quel punto, questo è il primo scoppio, poi l’acqua ritorna su, tocca il metallo ed inizia una nuova reazione.
Così sentirete un rumore assordante come di mitragliatrice, voleranno schizzi di acqua bollente ma se sarete protetti non succederà nulla, potrete affondare di qualche millimetro il catodo nel liquido e noterete subito che inizierà a diventare rovente fino a fondere e cadere come goccia sul fondo del vaso, se non sarà di vetro pyrex o duran, si spaccherà, altrimenti lascerà solo un segno di fusione sulla superficie del fondo.
Io ho fuso un tondino di acciaio armonico di 4 mm. di diametro con solamente 2 ampere di corrente.
Tenete presente che in certe condizioni la reazione si spegne, ma a questo punto possono passare anche 10 ampere e gli elettrodi restano freddi, questa è la prova che non è il passaggio di corrente che riscalda fino alla fusione il metallo.
La tensione di rete dovrebbe essere stata unificata in tutta Italia a 230 volt c.a., che raddrizzata diventa 300 volt c.c.
La reazione si spegne quando variamo la tensione sotto i 150 volt c.c. oppure se immergiamo troppo il catodo. In questo caso si ottiene solo l’ elettrolisi dell’acqua, con produzione di ossigeno all’anodo e il doppio in volume di idrogeno al catodo; oltre a bolle di vapore d’acqua, in quanto fornendo 300 volt a 10 ampere di corrente si ha una immissione di 3000 watt di energia alla cella elettrolitica, che nonostante tutto, non rende incandescenti gli elettrodi, ma ribolle come una pentola infernale.
Possiamo far ripartire quando vogliamo la reazione, alzando la tensione di lavoro oppure riportando vicino alla superficie il catodo per poi affondarlo lentamente.
Vi riporto le temperature di fusione di alcuni metalli:
alluminio 660 °C
rame 1083 °C
ferro 1536 °C
tungsteno 3410 °C
Il tungsteno sono riuscito a portarlo al color bianco, non ha fuso a goccia come il ferro ma si è elettrocorroso in pochi secondi, trasformando la bacchetta cilindrica di 2,4 mm. di diametro in una punta conica, lasciando una fanghiglia sul fondo.
Con un contatore Geiger RAM 63/1 ho misurato se vi era una emissione di radiazioni, ma non ho notato nessun cambiamento rispetto alla normale radiazione naturale di fondo, sempre presente ovunque, sia come radiazione ALFA, BETA e GAMMA.
Purtroppo questo è un punto che viene preso in considerazione da chi è scettico sulla fusione fredda.
Io dico comunque che questo tipo di reazione essendo di tipo nuovo, cioè non ancora studiato a fondo, non implica che ci debba essere emissione di radiazioni, ma solo sviluppo di calore; eventualmente una emissione di neutroni a debole energia, misurabili solo con costosi strumenti.
Credo che questa reazione endotermica, sia generata dagli ioni H+ dell’acqua che colpiscono il catodo, sicuramente saprete che gli ioni H+ non sono più atomi, ma singoli protoni; quindi si ha un bombardamento di raggi protonici che si incuneano nel nucleo del metallo del catodo, questo provoca uno scombussolamento nell’atomo del metallo trasmutandolo in un altro elemento della tavola periodica degli elementi. Quando si spegne questa reazione, subentra la conosciutissima reazione di elettrolisi dell’acqua; in questo caso gli ioni H+ incontrano un elettrone prima di toccare il catodo, perché questo elettrodo è talmente carico di cariche negative che sputa elettroni in ogni direzione.
È interessante notare come si comporta diversamente la cella elettrolitica nei due casi; quando lavora in elettrolisi, la cella produce agli elettrodi bollicine molto piccole, di idrogeno al catodo ed ossigeno all’anodo; quando invece innesca la reazione (nucleare?) si ha un brusco cambiamento, all’anodo si riducono quasi a zero le bollicine di ossigeno, mentre al catodo si ha una rapida produzione di bolle grosse di vapore d’acqua con repentino arrossamento dell’elettrodo, che può anche arrivare alla fusione se la soluzione è vicino alla saturazione, in quanto sono disponibili più protoni H+.
Saprete sicuramente che vi è uno spartiacque nella tavola degli elementi, costituito dal ferro; per ottenere energia dagli elementi più leggeri del ferro, bisogna fare una fusione, cioè attaccargli dei protoni ( ed eventualmente anche neutroni ) per creare un elemento più pesante.
Se partiamo da elementi più pesanti del ferro, dobbiamo spaccarli ed ottenere elementi più leggeri per ottenere energia, questo si chiama fissione; in questo caso vi è quasi sempre anche emissione di neutroni perché negli elementi leggeri ne servono di meno.
Se queste reazioni avvengono in una cella elettrolitica, che al massimo ha una temperatura di
100 °C, si definiscono fusione fredda o fissione fredda perché nei reattori nucleari avvengono a milioni di gradi centigradi.
Chi vuole realizzare questo esperimento in ambito domestico, deve usare la massima cautela, in quanto potrebbero essere emessi dei neutroni, i quali sono molto pericolosi per la salute perché molto penetranti.

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Hai per caso pensato di fare delle videoriegistrazioni dell'esperimento? Sarebbe carino poter disporre di un file .avi oppure .mpeg, per farsi un'idea visiva di quello che avviene esattamente.
In ogni caso, qualcuno ha idea di cosa stia succedendo in questo esperimento? La poca superficie di contatto col liquido puo' essere rilevante? Non ho capito, poi, se si e' sviluppato plasma oppure no. I piccoli scoppi avvertiti, potrebbero essere (secondo quello che ho ricavato da un paper di Santilli) la decomposizione e istantanea ricomposizione di idrogeno e ossigeno (essi collassano nuovamente in modo esplosivo) per colpa dell'arco elettrico (se c'e, ovviamente).
Saluti
 
Cari amici, caro remond, cari tutti,
è sicuramente facile riprodurre l'innesco di un plasma in un bicchiere d'acqua di rubinetto, ma non è facile riprodurre un esperimento scientifico.
Quanto realizzato da remond è sicuramente qualcosa di divertente: la luce, gli scoppiettii, le fusioni, possono essere effetti molto suggestivi ma non sono un esperimento scientifico.
Se devo innescare un plasma posso usare un'acqua qualsiasi ed elettrodi conduttori qualsiasi. Ma, se voglio essere sicuro che i depositi che vado a ritrovare sul catodo siano realmente frutto di fenomeni nucleari, devo essere essere certo che essi non siano disciolti in acqua: a tal fine utilizzo acqua bidistillata ultrapura. Lo stesso dicasi per gli altri aspetti. Se non peso le quantità di sale utilizzato o non ne controllo la purezza, oppure se conosco approssimativamente il volume di soluto utilizzato o la porzione di catodo immersa durante la reazione, non sto utilizzando il metodo scientifico.
Il problema è tutto lì. Di conseguenza quando si vogliano fare determinate misure o rilasciare dichiarazioni su determinate fenomenologie occorre un po' più di rigore nell'esecuzione dell'esperimento.

Riguardo al nostro esperimento visto come replica dell'esperimento di Mizuno e Ohmori, ci tengo a precisare che la ricerca dei due giapponesi è stata per noi solo un punto di partenza. Attualmente abbiamo modificato profondamente la nostra configurazione di cella ottenendo un apparato sperimentale sostanzailmente diverso da quello nipponico. Nella forma e nei risultati. Quindi, al momento, la nostra cella è un'esperimento esclusivamente italiano che deve molto ai giapponesi ma che se ne discosta da tempo.

Riguardo la mancata misura di radioattività alfa, beta o gamma, a prescindere da come viene eseguita la misura, tutto rientra in un modello, ormai quasi completamente confermato, in cui, a limite, si potrebero rilevare dei gamma, ma la fetta preponderante di emissioni è fornita dai neutroni.

Riguardo l'ipotesi che i protoni entrino direttamente nel nucleo di tungsteno, trasmutandolo, non mi trovi molto d'accordo. Certamente, tramite effetto tunnel (magari favorito in qualche modo dalla presenza del plasma) la probabilità che un protone superi la barriera coulombiana presentata dal nucleo di tungsteno penetrandovi all'interno esiste ed è diversa da zero ma, francamente è altamente improbabile. Ciò che penetra nel nucleo, più o meno indisturbato, è il neutrone. Tale penetrazione aimenta il numero di massa del nucelo rendendolo instabile e generando un decadimento beta nel neutrone che, in questo modo, si trasforma in un protone (che resta nel nucleo) e in un elettrone (che viene scagliato via).

E questo è quanto.
In ogni caso, complimenti per la creatività e le iniziative. Fatemi sapere e soprattutto, rabazon, fammi capire meglio il ruolo dei deutoni secondo te.

Ciao
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Rispondendo a Phitio vorrei comunicare che al più presto farò un filmato; poi voglio precisare che se la porzione di elettrodo è piccola parte prima la reazione, la reazione è più violenta più è alta la tensione oppure è alta la concentrazione di sale.
Partendo da una tensione bassa e aumentando gradatamente, avendo l’anodo tutto immerso ed il catodo immerso solo un centimetro, si nota verso i 150 volt che si accendono sulla superficie del catodo delle minuscole luccioline bianche, che non anno nulla a che vedere con delle scintille elettriche, ma assomigliano a delle microscopiche esplosioni (atomiche?).
All’inizio sono rade, ma alzando la tensione verso i 200 volt, queste luccioline incandescenti diventano talmente fitte che il metallo comincia ad arrossare ed aumenta la frequenza del crepitio dovute a queste microesplosioni.
Aumentando ancora la tensione sui 250 volt, con una buona concentrazione di sale, si crea attorno al catodo proprio un alone bianco con fusione del metallo e caduta di una goccia sul fondo.
Ora rispondendo a Quantum Leap, ricordo che lo scopo dichiarato del mio esperimento era quello di ottenere un risultato eclatante.
Il risultato eclatante è stato da me ottenuto fondendo una barretta di acciaio armonico del diametro di 4 mm. con soltanto 300 volt e 2 ampere, in 2 secondi.
Sfido chiunque con una resistenza da 600 watt arrotolata attorno ad una barretta di metallo di quel diametro e fonderla in 2 secondi. Tuttal più ci metterà 2 ore se il tutto avviene in un recipiente ad alto isolamento termico.
Le misure quantitative verranno dopo, per appagare la sete di qualcuno.
A questo punto vorrei mettervi al corrente di un ulteriore inaspettato sviluppo; ho fatto un esperimento usando un sale altamente pericoloso perché corrosivo ed ustionante, anidride fosforica (P2 O5).
Ho eseguito l’esperimento all’aperto ed ho misurato emissione di radiazioni con una sonda beta+gamma.
Premetto che il sale non è radioattivo ma emette solo durante la fusione del catodo; questo mi convince che si sta tormentando il nucleo del catodo, costituito da acciaio inox.
Gradirei il parere di un esperto sul comportamento di questo sale in soluzione acquosa. L’acqua che ho usata era di rubinetto e vi assicuro che a Ravenna non abbiamo acqua potabile radioattiva.
Spento la reazione, ritorna sul contatore geiger la normale radiazione di fondo di 0,010 mr/h di media; durante l’esperimento la lancetta ha urtato violentemente il fondoscala della portata di massima sensibilità che è di 0.025 mr/h.
Ora cercherò di stabilire se sono radiazioni BETA oppure GAMMA, mettendo dei fogli di alluminio davanti alla sonda; poi vorrei capire se vengono emessi dal catodo, dall’anodo oppure dal liquido stesso posto fra gli elettrodi.
Vi terrò aggiornati.

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
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Ciao Remond ben conosciuto. Fin'ora non avevo ancora partecipato alle discussioni sull' argomento fusione fredda, ma volevo semplicemente dirti che con 600Watt a disposizione,che vuole dire anche 12V per 50A non solo fondi il tondino da 4mm di metallo, ma anche evapora!!
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Salutoni
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Furio57
 
Mi pare che avesse detto che fossero 2 A a 300 V, ma fa lo stesso...

Ciao Remond, hai detto che il contatore geiger ha toccato il fondoscala? Accidenti, sarebbe decisamente una novita' interessante (e pericolosa per te, cerca di essere prudente). Innanzitutto, se puoi, fa dei video di quest'ultimo esperimento, se possibile mostrando in contemporanea le oscillazioni delle misurazioni del contatore geiger con le operazioni nella cella. Il tutto sara' altamente qualitativo, mi rendo conto, ma accidenti se vale la pena! Assicurati che non ci siano materiali contenenti percentuali di sostanze radioattive: se usi acciaio inox per il catodo dovrebbe andare piu' che bene. Questa possibile sorgente di radiazioni un po' mi esalta e un po' mi inquieta, facci sapere

Saluti
 
Mi pare che avesse detto che fossero 2 A a 300 V, ma fa lo stesso...

Ciao Phitio
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Beh fa lo stesso perchè comunque sono sempre 600Watt.
Remond scriveva....Sfido chiunque con una resistenza da 600 watt arrotolata attorno ad una barretta di metallo di quel diametro e fonderla in 2 secondi. Tuttal più ...... e 12V per 50 Ampere sono sempre 600Watt.
E' la potenza che conta!!

Salutoni
Furio57
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Gia'... mio padre faceva far contatto tra la batteria da 12 V del trattore e il motorino di accensione usando una chiave inglese, e nei punti di contatto il metallo della chiave si era fuso...
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In ogni caso, sono le radiazioni misurate che mi intrigano, occorrono verifiche !
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Possibili spiegazioni alla presenza di fondo scala nel geiger.

La prima cosa che subito si evince sperimentando con questi plasmi in soluzioni elettrolitiche è che questi, in quanto plasmi, emettono una enorme quantità di disturbi elettromagnetici. Tali disturbi sono così forti e fasitidiosi da inficaire quasi tutte le misurazioni fatte con strumentazioni elettroniche. Infatti, i primi problemi che ci hanno creato non pochi grattacapi erano tutti legati alla schermatura delle apparecchiature elettroniche che, altrimenti, risultavano inutilizzabili. Il primo sentore di questi disturbi lo abbiamo avuto sulle termocoppie che, a plasma innescato, riportavano una temperatura della soluzione pari a 149°C! Ovviamente impossibile visto che la soluzione è ancora allo stato liquido e che l'acqua bolle a 100°C. Quindi, abbiamo verificato tutte le strumentazioni, compreso il geiger, giungendo al risultato che, se non opportunamente schermate, tali strumentazioni non servono a niente. Gli stessi Ohmori e Mizuno, nelle prime prove, hanno ammesso di essere ricorsi a termometri a bulbo di mercurio in quanto immuni ai disturbi. Quindi,caro remond, prima di creare degli allarmismi, potresti dirmi che tipo di contatore geiger utilizzi per i tuoi esperimenti? E' di tipo normale, a scintillazione o altro?

Riguardo alla tua teoria relativa all'ingresso dei protoni nel nucleo di tungsteno, per renderti conto che non è esatta, prova a fare questo esperimento utilizzando come elettrolita acido cloridrico (HCl). In questo modo al catodo andranno solo protoni senza il "fastidio" dato dalla presenza di altri ioni. Ebbene, in queste condizioni non si innescherà alcun plasma.
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Riguardo le "microesplosioni" che vedi sul catodo, esse non sono altro che scariche prodotte dall'incontro di un solo ione con un solo elettrone. Sono piccole perchè i soggetti in gioco sono piccoli.

In ogni caso una raccomandazione per tutti. State attenti quando utilizzate composti contenenti cloro: potrebbero determinarsi all'anodo concentrazioni pericolose e, potenzialmente, letali. Quindi operate sempre in un posto arieggiato e lontano da persone ignare.

Un saluto.
Ciao ciao
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Oggi risponderò a Furio57,
innanzitutto voglio precisare che sono diplomato perito elettronico, ho frequentato 2 anni di ingegneria elettronica, superando gli esami di chimica e fisica 1 prima di ritirarmi.
Sono circa 30 anni che smanetto con l’elettricità e le onde radio e sono più di 20 anni che lavoro in campo elettronico.
Sicuramente fra gli utenti di questo forum ci sarà chi ha un curriculum migliore del mio in campo elettrico, elettronico e nucleare, ma ho voluto precisare che qualcosa ci capisco in questo campo.
Quando ho scritto dei 600 watt, ho fatto un discorso semplificato, considerando il caso peggiore, cioè che tutta l’energia fornita dall’alimentatore finisse sulla punta della barra.
Ciò sicuramente non è, perché parte dell’energia si dissipa per riscaldare l’acqua che dopo un po’ ribolle, si dissipa nell’elettrolisi che pur riducendosi durante l’innesco, è sempre presente .
Ora ti dico caro Furio57 che con 12 volt 50 ampere, una barra di acciaio del diametro di 4 mm. la fondi in 2 minuti e non in 2 secondi come avviene nel mio esperimento.
Per avere le prove di quanto dico, ti devi recare in una ferramenta e chiedi un elettrodo per saldare da 4 mm.di diametro; ti porteranno una scatola in cui vi è scritto che dovranno essere usati da un minimo di 125 ad un massimo di 180 ampere, se inoltre consulti un saldatore di professione ti dirà che è meglio usarli sopra i 140 ampere.
Chi ha studiato elettrotecnica sa che quello che fonde un conduttore elettrico è la corrente, non la tensione; infatti la formula che quantifica la potenza dissipata su di un conduttore non riporta i volt, ma la resistenza e la corrente al quadrato secondo questa formula W=RIquadrato.
Quando si compra un fusibile da 3 ampere, fonderà a quella corrente sia che lo si usi a 12 volt che a 230 volt, sopra vi è scritto la massima tensione di lavoro, di solito 250 volt per quelli in vetro e 500 volt per quelli in ceramica, ma sta solo ad indicare che se si usano a tensioni superiori, potrebbe scoccare una scintilla fra i due estremi bruciati del filamento.
Se si va in un negozio ad acquistare un cavo elettrico, bisogna specificare la corrente che deve portare per decidere la sezione in mm quadrati, di solito si considera una densità di corrente di 4 ampere per millimetro quadro; poi in base alla tensione di lavoro si decide di quale materiale isolante deve essere rivestito, plasticaccia per 12 volt, plastica buona (PVC) per 230 volt e rivestimento in teflon per 1000 volt, ma la sezione rimane sempre quella della corrente che abbiamo detto.
Quindi, chiunque si intende di elettricità, sa che neanche un filo di ferro del diametro di un capello può fondere con 2 ampere in 2 secondi.
Salutoni da

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Chiarisco un po per tutti ...
C’e’ una grandezza in chimica che si chiama calore di fusione, nel caso del ferro essa vale circa 15 kj/mole. Significa che per fondere del ferro occorrono precisamente 15000 joule per ogni mole di ferro. A quanto equivale una mole di ferro ?. Una mole di ferro e’ pari a circa 56 grammi. Quindi se fornisco a 56 grammi di ferro una quantita’ di energia pari a 15000 joule questa quantita’ di ferro fonde.

A questo punto calcoliamo un tondino di 4 mm di diametro di ferro lungo circa 3 cm a quante moli di ferro corrisponde.
Il volume di questo tondino e’ pari a 377 mm cubici che equivalgono a 0,000377 dm cubici. Conosciamo il peso specifico del ferro esso e’ pari a 7,8 kg/dmcubici, quindi moltiplicando il peso specifico per il volume del tondino abbiamo 0,000377 X 7,8 = 0,00294 kg che sono a loro volta pari anche a 2,94 grammi di ferro.

Ora e’ molto facile determinare le moli di ferro infatti, basta dividere questo peso per il peso atomico del ferro. Facciamolo…. 2,94/56 = 0,0525 moli.

Se moltiplichiamo questa grandezza per il calore di fusione del ferro otteniamo la quantita’ precisa di energia necessaria per fondere il tondino di 3 cm di lunghezza. Quindi …

0,0525 X 15.000 j/moli = 785,5 joule

Una corrente di 2 ampere generata da una tensione di 300 volt equivale ad una potenza di 600 W la quale in 2 secondi libera un energia pari a 1200 joule piu’ che sufficiente quindi a fondere il tondino in questione.

Non sono questi aspetti che dovete considerare ma altri ben piu’ importanti …. Se perforerete il mistero di quest’arte otterrete piu’ soddisfazioni.

Ennio Vocirzio
 
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Caro Ennio ben trovato mi hai tolto la parola di bocca!
Una spiegazione migliore di questa non esiste!
E' evidente che qualcuno avrebbe dovuto studiare di più
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Purtoppo ultimamente su questo forum intervengono personaggi che con conoscenza relativa vogliono intervenire a quasiasi costo, per i più svariati motivi, ma quello preponderante è legato alla liberazione del proprio ego, che ciascuno di noi ha più o meno represso e che in qualche modo alla volte è necessario liberare.
Purtroppo questo non è il forum adatto.
Mi è già stato sventagliato il curriculum di studi, altre volte, addirittura ..un mio amico ingegnere mi ha confermato quello che IO..ho detto..fatto....
Ragazzi diamoci una calmata!! Nessuno vuole fare esami a nessuno e cerchiamo di non prendercela troppo!!. Non prendiamoci troppo sul serio!! In fondo siamo tutti uniti per la stessa passione e per lo stessa voglia di trovare energie alternative o comunque ecocompatibili senza danni all' ambiente
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Poi cosa significa sono perito... ho fatto due anni di ingegneria..allora un' ingegnere finito ha il diritto di far tacere un operaio che ha questa passione?
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Purtoppo l'arroganza e la suscettibilità sono sintomi gravi d' ignoranza, ancora di più della non conoscenza.

In qualsiasi caso caro Sig. Perito

P= R.I al quadrato

essendo che R=V/I e sostituendo a quella sopra

P= V/I .I al quadrato

semplificando avremo

P= V.I

La potenza è data dal prodotto tensione corrente

Oppure:

P= V.I

essendo che I= V/R e sostituendo

avremo che

P= V al quadrato/R

La potenza è data anche dal quadrato della tensione fratto la resistenza.

Chiusa la questione
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Salutoni
Furio57
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Edited by Furio57 - 22/6/2004, 15:27
 
In effetti il fatto che il metallo fonda o meno e' poco rilevante, anche se interessante. Piuttosto, le radiazioni! Bisogna fare chiarezza.
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N.B. Tutte le formule elencate in precedenza da TUTTI sono VALIDE. Evidentemente non ci si e' capiti.
L'approccio termodinamico sembra il migliore modo per capire che non stiamo trattando di puro riscaldamento per effetto joule di un conduttore omogeneo, ma piuttosto di interazioni tra un conduttore e una soluzione ionica in presenza di correnti dell'ordine di 2A a circa 200V se queste sono le grandezze misurate con amperometro ed un voltmetro da remond.

Quantita' evidentemente insufficienti a fondere un tondino di acciaio di 4 mm di diametro per effetto joule classico, ma sufficienti sicuramente a fornire energia al metallo fino al punto di fusione, con un diverso meccanismo.

Quindi basta polemiche inutili e sterili, qui si mena il can per l'aia
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Saluti
 
...... Evidentemente non ci si e' capiti. ......
Quindi basta polemiche inutili e sterili, qui si mena il can per l'aia..

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Ciao Phitio
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sono d' accordo con te è inutile sprecare spazio e tempo per inutili quanto sterili discussioni, ma devi convenire che non si può cercare di capire l' incapibile quando non si è in grado di capire il capito.

Salutoni
Furio57
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Carissimi amici tutti,
Ovviamente non voglio che possiate fraintendere la mia missiva. Mi sono permesso di effettuare alcune precisazioni, solo per correggere dei dettagli in modo da evitare che le vostre discussioni future scivolino su tematiche inutili. Non e’ molto importante il fatto che un tondino di ferro possa fondere, e comunque, come vedete, si tratta di una conseguenza razionalmente prevedibile e soprattutto si tratta di un fenomeno fisico conosciuto. Il problema di questo forum meraviglioso e che piu’ cervelli possano scambiarsi delle idee. Non ti preoccupare REMOND, non ti crucciare, anche a me succede a volte di sopravvalutare un fenomeno, non e’ importante fare degli errori. Anzi sappi che ti ammiro per il fatto che hai il coraggio di scrivere delle cose, pensare con la tua testa, fare dei conti e cercare di capire. A volte puo’ capitare di confondersi, ma, gli amici di un forum servono anche a questo. Ma, soprattutto e’ molto bello constatare la passione che tu riversi in questa ricerca, e soprattutto vedere la meraviglia, la gioia di studiare queste cose. Un giorno un grande pensatore di questo pianeta disse che un uomo che non si meraviglia dei fenomeni che studia e come se fosse morto. Io sono molto fiero di ascoltare persone come te, come Furio57, come Quantum Leap e tanti altri, mi sono permesso di intervenire solo per correggere il tiro della vostra conversazione nella speranza di darvi un aiuto. Non guardate i metalli che fondono, quello d’importante che pare accada in questi esperimenti, sono delle trasmutazioni chimiche che avvengono sugli elettrodi. Per lo meno e’ quello che mi e’ sembrato di leggere dai ricercatori italiani che hanno ripetuto l’esperimento a Grottammare. Pensate a quello che sto dicendo…e’ una cosa straordinaria se fosse vera, ma, forse e’ proprio cosi. Attenzione pero REMOND, attento ai sali che usi nella cella, alcuni possono essere estremamente pericolosi. E soprattutto cerca di schermare la cella. Se i ricercatori usano il carbonato di potassio, o di sodio c’e’ una ragione anche legata alla sicurezza. Un saluto a tutti voi amici miei e ricordate ….Pregate, leggete, leggete, leggete, rileggete, lavorate e troverete certamente.
 
Cari amici
Vi chiedo scusa se non sono riuscito a tenere sufficientemente a freno il mio ego, ma se pubblichiamo sulla rete le nostre esperienze è per dare libero sfogo ai nostri ego, altrimenti staremmo tutti seduti sul divano a leggere il giornale o a guardare la TV.
E poi se nessuno dà libero sfogo al proprio ego del tipo io sono meglio di te, io so fare di meglio di te, saremmo ancora all’età della pietra.
Alla fine ha sempre ragione Quello di 2000 anni fa “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
Odddddiiiiiiioooooo, ma qualcuno mi ha scagliato una pietra! Allora fra di voi c’è uno senza peccato, fatttttttttemelo conoscere!

Ora dopo avere scherzato un po’, voglio dirvi che mi ero scritto una risposta agli interventi di Furio57 del 18/06/04, ma non mi ero reso conto che gli interventi evolvevano, quindi inserirò come allegato la mia risposta così la legge chi vuole.

Carissimo Furio57,
Le formule che tu citi sono riportate anche sui miei libri, io non le ho usate per un semplice motivo, non volevo fare il grossolano errore che fai tu.
Il tuo errore è quello di considerare la tensione esistente nel punto di contatto fra liquido e catodo uguale a 300 volt.
Io ho scritto che fra anodo e catodo vi avevo applicato 300 volt CC, ma la suddetta tensione viene calando in prossimità del catodo, perché il liquido della cella ha una sua resistenza, questa resistenza è variabile in quanto ho scritto che quando la reazione non parte, la corrente arriva anche a 10 ampere; da ciò si calcola una resistenza di 30 ohm, questo si ha quando sia il catodo che l’anodo sono a mollo per più di 4 cm. I due elettrodi sono freddi!!!!!!!!!!!!!!!!!
Quando sollevo il catodo, e si trova immerso solo per un centimetro, la corrente si riduce a 2 ampere, quindi ricalcolando la resistenza dell’elettrolita si ha un valore di 150 ohm.
Ora il catodo inizia a FONDERE con 2 ampere, mentre prima con 10 ampere rimaneva FREDDO.
Caro Furio57 ti lancio una pubblica sfida.
Comunica a questo forum quanto è per te il valore di tensione nel punto di contatto fra liquido e catodo, dacci un valore che senti prossimo alla realtà e lasciamo all’amico Ennio Vocirzio di ricalcolarci i Joule prodotti.
L’amico Ennio mi deve anche spiegare perché con 10 ampere di corrente sui 4 cm di ammollo, equivalenti a 2,5 ampere per centimetro, non si scalda il catodo?

Rispondo ora a Quantum Leap,
Ho già scritto che il contatore di Geiger-Muller che uso è un surplus militare della ex Germania est, modello RAM 63/1 quindi costruito per poter lavorare in conflitto atomico, è impermeabile, resistente alle deflagrazioni e schermatissimo alle interferenza elettromagnetiche più di un contatore moderno e più costoso.
Le sonde sono due, entrambe a scintillazione e con finestra di misura coperta da un foglio di alluminio, una sensibile ai raggi alfa, e rimane a zero durante la prova, questo dimostra che è esente da disturbi la parte del contatore con lancetta, separato da un cavo schermato e terminante con due bocchettoni in alluminio; si notano particelle alfa solo se poggio la sonda sul pavimento, perché in mezzo alla pietra vi è intrappolato il gas Radon che emette alfa.
Con la sonda beta+ gamma, arrivo a misurare fino a 2.5 mR/h, che non vengono frenati da una lastra di ferro di 3 mm di spessore, questo fa pensare che sono raggi gamma.
Da ulteriori prove ho potuto avere l’ennesima riprova che la reazione avviene in maniera uguale, basta che vi siano ioni H+ in soluzione.
Infatti ho misurato radiazioni con tutte le soluzioni, non me ne ero accorto prima perché facevo la misurazione solo nei 2-3 secondi iniziali, poi visto che non riscontravo letture significative sopra la radiazione di fondo, passavo subito alla soluzione successiva; finché mi sono imbattuto per caso nell’anidride fosforica, che essendo pericolosissima, l’ho analizzata con cura, toglievo e mettevo a mollo il catodo delicatamente, così mi sono accorto che alla prima immersione non avevo emissioni, ma alle successive, immergendo il catodo rovente avevo emissione.
A questo punto ho riprovato con gli altri sali e acidi, compreso l’acido cloridrico, risultato letture identiche di radiazioni. Ho cambiato il metallo del catodo ed ho notato che emette di più il filo di rame rigido, secondo era il filo di ferro, emissione quasi zero con altri metalli.

Mi devi anche spiegare caro Quantum Leap perché queste microesplosioni che si innescano ad un certo punto proprio quando cala la corrente e le bollicine? Dovrebbe essere il contrario!

Da tutte le prove che ho fatto ho trovato poche sostanze con cui non funziona questa reazione,
queste sono l’ammoniaca (NH3), perché cattura ioni H+ invece di rilasciarli, l’allumino solfato
[Al2(SO4)3 + 18 H2O], l’aceto di vino rosso, oltre naturalmente all’acqua distillata e da rubinetto.
Le sostanze con cui funziona sono:

Acido cloridrico
Acido solforico
Cloruro ferrico
Cloruro di sodio puro per lavastoviglie
Cloruro di sodio iodato da cucina
Bicarbonato di sodio
Anidride solforosa (altamente ustionante)
Potassio ioduro
Solfato di manganese monoidrato
Acetato di sodio
Potassio cloruro
Sodio nitrito
Di-sodio idrogeno fosfato 7 idrato
Urina (avete letto bene)
Bario cloruro
Zinco solfato
Ferro cloruro
Supradyn multivitaminico con minerali e oligoelementi.

Renzo Mondaini (Ravenna)


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Cari ragazzi,
scusatemi ma ieri mi sono lasciato andare un po’ troppo dall’entusiasmo, ora credo che un filo di ferro del diametro di un capello riesca sicuramente a fondere in 2 secondi con 2 ampere di corrente.
Per arrivare a questa conclusione oggi ho preso un mio capello, (uno dei pochi rimasti) ed ho misurato il diametro con il micrometro, risulta essere di 5 centesimi di millimetro.
La sezione calcolata è di 0,0785 mm2, al passaggio di 2 ampere si ha una densità di corrente superiore ai 25 ampere per mm2, valore molto elevato che porta ben presto alla fusione, ma calcoliamo perché.
Partiamo dalla resistività dei primi cinque metalli buoni conduttori di corrente, (rappresentata dalla lettera greca Rho); si è preso un filo campione di metallo puro di sezione 1 mm quadrato, lungo un metro e si è misurato la resistenza alla temperatura di 20°C; questo valore, è stato preso come campione di resistività di quel metallo, al passaggio della corrente elettrica; ecco l’elenco delle resistività (Rho = ohm m/mm2):

Argento = 0,016
Rame = 0,017
Bronzo fosforoso =0,018
Alluminio =0,028
Ferro =0,100

Ora calcoliamo che resistenza ha un filo di ferro di sezione come un capello e lungo un metro, sapendo che secondo la 2° legge di Ohm è direttamente proporzionale alla lunghezza ed inversamente alla sezione, il tutto moltiplicato per Rho, secondo la formula R = (L/S) Rho.
1metro diviso 0.0785 il tutto moltiplicato per 0,100 otteniamo alla fine una resistenza di
1,274 ohm; la potenza dissipata da questo filo al passaggio di 2 ampere risulta, dalla formula
W=RI2 essere di circa 5 watt.
Se questo capello di filo di ferro è lungo solo un centimetro, la potenza dissipata è di soli 0,05 watt.
Siccome un conduttore si riscalda per effetto Joule secondo la legge che recita:
“La quantità di calore sviluppata in un conduttore è direttamente proporzionale: alla resistenza elettrica del conduttore, al quadrato dell’intensità ed alla durata del passaggio di corrente”.
Anche qui non si fa menzione della tensione di lavoro caro Furio57.
A questo punto dopo avere fatto questi calcoli non sono più tanto sicuro che quel filo di ferro delle dimensioni di un capello si fonda con 2 ampere in 2 secondi.
Propongo agli amici di questo forum di calcolare in quanto tempo questo filo di ferro raggiunge la temperatura di fusione di 1500°C, partendo da 20°C ed ignorando le perdite di calore verso l’ambiente, così ci mettiamo nelle condizioni peggiori per dissipare i dubbi degli scettici.

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Credo che non abbia funzionato l'allegato, quindi l'ho mandato come secondo messaggio, se qualcuno mi insegna come si manda un allegato in questo forum, lo ringrazio anticipatamente.
Chiamatemi pure Renzo, questo è il mio nome.

Un saluto ad Ennio che anche se hai solo 10 o 20 anni, hai una maturità, un buon senso di un uomo di 120 anni di esperienza alle spalle.

Finchè c'è qualcuno che discute si cosruirà qualcosa di nuovo e di migliore. (Questa l'ho inventata io).

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Caro Renzo-remond,
le tue domande mi allettano non poco, in quanto mi danno la possibilità di approfondire meglio gli aspetti di una sperimentazione che mi accompagna da ormai molti mesi. Quindi, con un po' di pazienza, farò venire tutti i nodi al pettine.
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Innanzitutto partiamo dai disturbi elettromagnetici. Il mese scorso abbiamo operato una misura delle frequenze in gioco grazie ad un ottimo analizzatore di spettro prestatoci all'occorrenza grazie alla disponibilità di amici ricercatori. I risultati parlano di emissioni su quasi tutto lo spettro elettromagnetico. Tuttavia sembra che il fenomeno interessi una larga porzione di spettro nel campo da 100 MHz a 1 GHz. Il segnale è prevalente nella gamma 200MHz 300MHz. Il tuo ottimo strumento, seppur di buona qualità e di eccellente fattura, NON può schermare queste frequenze che necessitano di protezioni ad hoc. La vera prova, che dimostrerebbe che ciò che misuri è realmente radioattività generata dalla cella, la puoi avere quando, a cella spenta, dopo aver atteso più di quindici secondi, continui a misurare un flusso di particelle. Che in quel caso sarebbe realmente anomalo
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.
Un'altra cosa che dovresti controllare è la eventuale radioattività presente nei metalli che utilizzi. In commercio spesso si trovano leghe metalliche con aggiunte di Torio o altro. Qualora tutte queste verifiche dovessero darti esito negativo, fammi sapere: potresti aver aperto una finestra molto interessante sul fenomeno.

Riguardo il meccanismo tramite il quale si innesca il plasma, il tutto funziona più o meno così. Inizialmente, fornendo corrente alla cella, c'è una migrazione di ioni verso gli elettrodi. Al catodo vanno gli ioni positivi. In condizioni di bassi voltaggi e a temperatura ambiente, sul catodo si forma idrogeno gassoso (visibile tramite caratteristiche bollicine) mentre vi si affollano, ma senza depositarsi, ioni potassio K+ (o altro, dipende dal sale utilizzato). Aumentando il voltaggio, oltre ad aumentare la conducibilità della soluzione, aumenta la temperatura di quest'ultima per effetto Joule (passano più ampere). Contemporaneamente si riscalda anche il catodo e diminuisce la sua conducibilità (R=R'(1-aT)). L'aumento della conducibilità della soluzione fa si che il numero di ioni che si addensano al catodo è sempre più grande. A questo punto, quando si raggiunge una certa soglia, avviene un nuovo fenomeno: la conducibilità della zona inferiore del catodo diviene estremamente bassa per le alte temperature raggiunte, tale zona è inoltre avvolta da ioni potassio che non si depositano fungendo, in questo modo, da armatura positiva di un vero e proprio condensatore. La bassa conducibilità impedisce la formazione di idrogeno nuovo idrogeno, la presenza del condensatore tungsteno-potassio eleva il campo elettrico locale, le elevate tensioni accelerano gli ioni in quel sito ed ecco che scocca la prima violenta scintilla (una piccola scarica disruptiva) a cui, come un effetto valanga, seguono altre ed altre ancora fino ad avvolgere tutta la porzione di catodo immersa. Ed ecco il plasma. Tuttavia, in questo modello, è sostanziale la presenza di un elettrolita che non si depositi e funga da "condensatore".
Tuttavia tu dici che con HCl e H2SO4 sei riuscito ad innescare il plasma.
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Noi no. Tuttavia, per fugare ogni dubbio, prova ad utilizzare acqua distillata. Può essere che la quantità di elettrolita presente nell'acqua dell'acquedotto sia sufficiente a creare l'effetto condensatore di cui sopra.

Non pensare che voglio essere puntiglioso e preciso perchè metto in dubbio le tue affermazioni. Tutt'altro
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!!! Ciò che mi preme è che questa ricerca proceda nel miglior modo possibile e senza sviste o cantonate di sorta. Quindi ti esorto a continuare, con tutta la passione disponibile, affinchè si giunga a quell'obiettivo tanto caro a tutti noi: la ricerca della verità. In questo caso, la ricerca di comprensione di un meccanismo fisico estremamente interessante.
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Fammi sapere presto.

Ciao ciao
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