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fusione fredda elettrolitica - parte prima

  • Autore discussione Autore discussione remond
  • Data d'inizio Data d'inizio

Ciao Quantum Leap
ci ho messo un'ora a scrivere il messaggio che segue, leggilo con attenzione,
condivido il tuo modo di procedere teso ad eliminare i propri errori guardando quello che gli altri hanno fatto di buono.
Se hai letto uno dei miei ultimi messaggi, ti ho fatto l'elenco dei prodotti che ho usato e se fosse la teoria tua vera, avrei visto comportamenti diversi, invece questo non è stato, comunque potrei avere avuto una svista anche io, il tutto è in evoluzione, le bocce sono im movimento e ancora non abbiamo capito a che partita stiamo giocando.

Saluti a te e a tutti del forum da

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Amici miei
Non capisco perché mi lascio trascinare dove volete voi, per convincermi che il mio esperimento è normale, mi viene dimostrato calcoli alla mano che i Joule prodotti sono sufficienti a giustificare la fusione del metallo. Fino a prova contraria io solo ho visto e toccato questo esperimento, quindi ho voce in capitolo.

AMICI MIEI ANDATEVI A RILEGGERE IL PRIMO INTERVENTO MIO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

A memoria ricordo di avere scritto che se eseguo l’esperimento a rovescio NON FUNZIONA,
ripeto NON FUNZIONAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Come è fatto l’esperimento a rovescio? Domanda da 1000 punti.
L’esperimento a rovescio è così:
si mette il catodo a mollo nell’elettrolita per 5-6 cm, si prende l’anodo con le pinze e lo si avvicina all’elettrolita, lo si tocca, passano 2 ampere a 300 volt e………………………………STRANO,
NON SUCCEDE NIENTE-------------SAPETE COSA VUOLE DIRE NIENTE???????????????
Vuole dire NIIIIIIIIIIIIIIIEEEEEEEEEEEENNNNNNNNTTTTTTTTEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!
No a dire il vero, guardando bene succede qualcosa, attorno all’anodo che abbiamo in mano si formano delle cosine piccine piccine, tonde, che vengono a galla, non saranno mica delle bollicine di ossigeno? Cerrrrrrrrrrrrrrrrrrto che sono bollicine di ossigeno, così è anche certo che le bollicine al catodo sono di idrogeno.
Ma gli elettrodi sono FREDDI, FREDDI, FREDDI, FREDDI, FREDDIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII,
la volete capire che sono freddi, anche se sopportano i famigerati 600 Benedetti watt.
Ora se provate a lasciare a bagno l’anodo invece, e abbassate il catodo, appena sfiora il liquido, passano 2 ampere a 300 volt eeeeeeeeeeee ESSO FONDE, FONDE, FONDE, FONDE, FONDE; FONDE, FONDE, FONDE, FONDEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE,
lo avete capito?
Quest’ultimo è l’esperimento dritto.

Cosa cambia fra l’uno e l’altro?

Cambia solo il senso dell’elettrone che si muove.

Sull’anodo ENTRA un elettrone lasciato dallo ione 2 OH-

Sul catodo ESCE un elettrone che lo cede allo ione 4 H+

Io sinceramente non ho trovato in nessun libro, la notizia che la cessione di un elettrone ad uno ione H+ sviluppi calore, informatemi se avete notizie in merito.

Tanti saluti dal vostro

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Caro REMOND, se e’ vero che la calma e’ la virtu’ dei forti devi riconoscere di essere molto debole. La tua frenesia e’ talmente spinta ai massimi dell’agitazione che non riesci a neanche a comprendere che in questo momento sei attorniato da gente che vuole aiutarti. > Non sono parole sagge per un uomo che dice di sapere. In fondo mi sembra che Quantum leap sia in fase molto avanzata su questo esperimento e quindi dimostri di non aver rispetto per lui. Io conosco personalmente Quantum Leap ma, non e’ stato solo l’incontro a Grottammare, ho parlato a lungo con lui prima e dopo il 18 aprile. E ti posso garantire che e’ una persona molto preparata sull’argomento.
Mio caro amico se fossi un po’ piu’ calmo capiresti che non ho 20 anni ma circa 2560 (chi ha orecchie per intendere intenda). Comunque, mi preme in questo momento non farmi assolutamente fraintendere, soprattutto da te, di cui ammiro lo spirito esplorativo. Ti rendi conto che i tuoi studi potrebbero portare interessanti contributi su questa linea di ricerche. Se solo riesci a scendere di un gradino dal piedistallo che ti stai costruendo sempre piu’ alto ti direi che la termodinamica puo’ certamente spiegarti il quesito che hai posto a mo di sfida nella tua ultima comunicazione. Avevo gia’ scritto in precedenza le parole > Mai verita’ e’ stata piu’ grande e’ piu’ sublime di questa che ho proferito ancora una volta. Se all’inizio del ciclo elettrolitico si formano gas e’ ovvio che il sistema tende a raffreddarsi. I libri di termodinamica ne parlano. Quando si innesca il plasma le condizioni mutano e in quella situazione si verificano le fusioni di cui tanto impressionano gli sperimentatori che si accaniscono su queste ricerche. Queste fusioni catodiche, sono poca cosa rispetto a evidenti emissioni di energia misurabili con strumenti piu’ complessi. Sono queste ultime misure che sconvolgono i fisici che non si trovano piu’ con i loro calcoli. E’ molto interessante quello che dici a proposito delle radiazioni che misuri pero’ occorrerebbe vedere come effettui la misura. Il tuo apparecchio non credo possa misurare emissioni alfa se ha una finestra di alluminio, comunque poco importa poiche’ le radiazioni che la cella produce sono neutroni, questo te lo posso confermare io. Quindi stai molto attento e' molto difficile schermarli. Amico mio, perche’ non procedi con una verifica sistematica dei vari elettroliti, lavorando pero’ con le giuste condizioni di purezza per quanto riguarda l’acqua utilizzata e gli elettrodi adoperati ? Potresti arrivare a fornirci interessanti dati che stanno a cuore a tutti gli amici di questo forum. Lo scambio di informazioni e di concetti puo' fare avanzare anche te nei tuoi studi.. E soprattutto…. Cerca di ascoltare umilmente anche gli altri. Un uomo anziano in punto di morte puo’ apprendere ancora qualcosa da un bambino di pochi anni di vita. Che Dio possa illuminare tutti voi.
 
Caro Ennio
é un piacere discutere con te, comunque mi scuso con chi si è sentito offeso dalle mie parole, che voglio quì chiarire.
Quando dicevo che solo io ho voce in capitolo, intendevo dire "sul mio esperimento" non sulla fusione fredda.
quando ho eseguito i miei esperimenti, c'ero solo io non voi, e siccome mi si continuava a dire che avevo visto male, io ho perso un po le staffe.
Comunque sono stato l'unico che non ha focalizzato solo l'esperimento dritto, quello classico che ho visto anche io a Grottammare, ma sin dal primo mio intervento ho scritto che vanno comparati i due fenomeni, quello dritto e quello rovescio, così molti amici se avevano letto bene questo mio primo intervento, si sarebbero risparmiati molti interventi sui Joule che mi hanno trascinato in un pantano in cui mi sembrava di affogare, perché avevo perso anche io il quadro generale della situazione.

Per cortesia chiamatemi Renzo.

Saluti a te Ennio e a tutti gli amici del forum

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Ti posso assicurare caro Ennio
che quando appoggio la sonda alfa sul pavimento ho circa un picco ogni minuto, questo picco arriva ad un terzo di scala della massima sensibilità.
L'ultimo test militare ex Germania est è del 1989 e sopra la sonda vi è scritto alpha.
Ho detto alluminio perché è di quel colore, ma sicuramente è mica alluminata, deve essere alluminata perché essendo a scintillazione, deve essere al buio il cristallo, non come le sonde moderne che sono a scarica di gas e la mica in frontale è trasparente.

Risaluti

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Caro Renzo, non stare a preoccuparti, oK ho afferrato quello che dici. Adesso ricominciamo da tre, come diceva un noto film e cerchiamo di costruire qualcosa di utile.

Hai parlato di P2O5 e di curiosi ticchettii nel tuo geiger, questa cosa mi interessa.
Credo che tu sappia che ponendo il sale nell'acqua avviene una reazione chimica, in pratica :

P2O5 + 3 H2O --> 2 H3PO4

Quindi la tua soluzione si comporta come una soluzione di acido ortofosforico.
Bisognerebbe provare a verificare se con l'acido ortofosforico accade lo stesso fenomeno. Ma, soprattutto dovresti cercare di isolare perfettamente qualsiasi possibilita' di interferenza cercando di stabilire incontrovertibilmente che il contatore geiger misura qualcosa di reale. Si potrebbe per esempio mettere fra il contatore e la cella una paratia di piombo almeno di 2 cm munita anche di uno spessore in plexiglas di qualche centimetro e verificare se c'e' una riduzione dei segnali.

In ogni caso qualora questi segnali fossero reali, devi stare molto attento mi raccomando. Provvedi alla sicurezza della tua salute piu' di ogni altra cosa.

Chiedo a questo punto a Quantum Leap di fare anche lui qualche prova con l'acido ortofosforico e di confrontarsi con Renzo.

Mi raccomando, caro Renzo, e' molto facile sbagliarsi quando si usa un geiger. Tu sei fortunato poiche' hai un modello a camera di scintillazione, quindi piu' fedele di uno a camera di ionizzazione, tuttavia, per accertarsi che i disturbi non possano passare (per esempio, potrebbero entrare all'ingresso dell'amplificatore di segnale), occorre procedere come ti ho detto.

Ci vuole quindi uno schermetto in piombo cosi come l'ho descritto sopra, di dimensione sufficienti da coprire perfettamente il cristallo scintillatore. Non deve essere troppo grande. Poi, inserendo e disinserendo la paratia bisognerebbe osservare una variazione. Attenzione tutte le volte che si inserisce e disinserisce la paratia, bisogna che il proprio corpo assuma la stessa posizione che aveva in precedenza nei pressi dell'impianto.

Inoltre, scusa se ti dico queste cose, (certamente le saprai gia') ma, essendo la misura geiger, una misura statistica, bisogna fare molte misure e stilare successivamente una media.

Ci sentiamo al prossimo incontro. Buona serata a te e a tutti coloro che ci leggono.
 
Ti prego Ennio
non nominare più quella sostanza, non vorrei che qualche incosciente la usasse e si facesse male, è una sostanza altamente ustionante, è pericoloso anche respirare il suo odore, bisogna lavare accuratamente tutto quello che è venuto a contatto con essa.
Daltronde ho già scritto che con tutte le altre sostanze, che ho elencato precedentemente, si ottiene lo stesso risultato, si ottiene la fusione dei metalli con pochissima corrente e si ottiene anche una emissione di radiazioni, che dipende dal tipo di metallo usato per catodo e non dal tipo di elettrolita.
Basta avere un elettrolita che liberi protoni H+, usare un catodo di rame, e dopo un paio di immersioni nell'elettrolita si ha emissione di radiazioni.
Saluti

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Caro Renzo,
dalle tue ultime risposte percepisco una notevole energia e una grande vitalità che, sicuramente, è solo una parte di quella che poi concentri sui tuoi esperimenti e questo è estremamente importante se vuoi riuscire a carpire i segreti di questo nostro benedetto bicchiere d'acqua col plasma dentro.
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Tuttavia, c'è una affermazione sulla quale non mi trovi d'accordo: quella che riguarda l'esperimento alla rovescia.
Se esponi una elevata superficie catodica e una piccola (piccolissima) superficie anodica (magari molto spigolosa, per elevare localmente il campo elettrico) se sei bravo a giocare con le tensioni, ad un certo punto, grazie agli ioni negativi, vedrai innescarsi il plasma all'anodo
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.
E vedrai l'anodo fondere che è una meraviglia.
Personalmente i miei riscontri si rifanno al gruppo negativo CO3-- , per altri non garantisco, anche se ritengo che tutta l'impalcatura teorica del condensatore fittizio, dovuta allo ione che si avvicina ma non si scarica e del raggiungimento di una determinata soglia di innesco, valga anche per l'anodo.
Prova e vedrai.
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Un caro saluto
Quantum Leap
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Per Ennio: grazie per la stima che, vivamente, contraccambio e soprattutto complimenti per la CONOSCENZA. Eppure ci arriveremo. Ci arriveremo sicuramente
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Ottime le tue osservazioni su una misura a doppio cieco col Geiger in quanto fondamentale se si sospetta la presenza di disturbi elettromagnetici.
 
Siccome questo forum comincia a languire, voglio mettere altra carne sul fuoco, così voi vi potrete avventarvici sopra.

Ecco di cosa si tratta, quando fondo i vari catodi che metto nella cella, noto una cosa che per me è anomala; ma sono sicuro che per qualcuno di voi sarà normale, questo lo metto in conto fin da ora, però voglio che venga argomentato.
Succede che le gocce di metallo fuso sul fondo del vaso, sono troppo poche per il metallo che ho fuso, anzi sono più i residui carboniosi.
Sono residui carboniosi che assomigliano a quelli delle saldature, ma quelli sono prodotti in larga misura dalla sostanza che riveste l'elettrodo, che è maggiore in volume rispetto alla stecca di metallo da fondere.
Sembra quasi che alcuni metalli invece di fondere, "BRUCINO"; lo ho notato maggiormente con il ferro, il titanio e l'alluminio; mentre con rame e la lega stagno-piombo non l'ho notato.
Il più spettacolare è il titanio, perchè brucia come un fiammifero, anche quando lo estraggo dalla soluzione, continuando a bruciare ed a colare pastoso per alcuni secondi, finchè si ferma e raffredda quello che rimane,naturalmente quello che rimane è carbone!!!!!!

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Ah! Dimenticavo di ringraziare Quantum Leap per i consigli,

però mi dispiace doverti deludere caro Quantum Leap, ma quella prova di tentare di fondere l’anodo, l’ho fatta circa 50 volte e non ci sono mai riuscito.
Ho addirittura fatto passare 10 ampere a 300 volt, col rischio di fare saltare il contatore ENEL, ma l’anodo rimane imperterrito FREDDO.
Per freddo intendo dire che al massimo raggiunge i 100 °C circa della soluzione che nel frattempo ha iniziato a bollire.
Addirittura non fa neanche una piccolissima scintilla mentre sfiora la soluzione, ma fa la solita cosa, cioè produce bollicine di ossigeno.
Mi dispiace.

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
E' solo una parte del metallo catodico sottoposto a plasma che si fonde. Avremo poi, a seconda dei casi, quantita' di materia catodica che passa in soluzione e una piccola parte che puo' anche volatizzare. Ecco a mio modesto avviso quale potrebbe essere la spiegazione.

Attenzione con il titanio, ... il titanio puo' lettermalmente bruciare ed avere inoltre la capacita' di pirolizzare l'acqua. Spegnere un pezzo di titanio che ha preso fuoco puo' in alcuni casi essere un impresa non priva di difficolta'.

In alcuni laboratori sono successe delle cose anche molto pericolose con il titanio.

Domanda: >
 
Caro Ennio,

la mia analisi è semplicemente visiva e tattile, assomiglia comunque ai residui di saldatura, io non sono in grado di dire cosa è.
Credo che la maggior parte del metallo si volatilizza come una normale combustione.

Renzo Mondaini (Ravenna)
 
Spett.le Renzo,
se vuoi far accendere l'anodo e dimostrarti da solo che hai tratto conclusioni troppo affrettate da una campagna sperimentale condotta, in fondo, alla meno peggio e in modo eccessivamente dilettantesco, fai così: immergi una bella porzione di catodo di tungsteno puro in una soluzione a 0,2 M di K2CO3 (puro) in acqua bidistillata. Utilizza all'anodo un elettrodo di tungsteno, anch'esso puro, e immergilo per circa 3/4 rispetto alla porzione catodica. Gli elettrodi vanno fissati e non mantenuti con le mani. La distanza interasse fra i due elettrodi deve essere di 3,8 cm. Riscalda la soluzione fino a circa 85°C. Poni il Variac, ancora spento, a 250 V. A questo punto dai corrente alla cella. Molto probabilmente non innescherà nessun plasma. Tuttavia, diminuendo lentamente, la tensione vedrai che, finalmente, si accenderà l'anodo o, a limite, si innescherà un fenomeno in cui anodo e catodo si contendono questo benedetto plasma. In condizioni opportune potrai mantenere il plasma, stabile, sull'anodo. Con buona pace per i tuoi dubbi e i tuoi protoni che si "conficcano" nel nucleo di tungsteno. Ovviamente, per la tua incolumità, scherma tutto.
Se non ti atterrai alla lettera alla procedura che ti ho appena riportato, non garantisco il funzionamento. Quindi, per favore, tralascia dal riportarmi esperienze condotte con acqua del gabinetto e barattoli sporchi di marmellata: quando ci sono troppe variabili fuori controllo, può succedere di tutto e anche la riproducibilità va a farsi benedire
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.

Riguardo i residui sul catodo, tieni presente che su di esso vanno a depositarsi (o semplicemente vi si avvicinano) tutti i cationi presenti in soluzione. Nel mio caso H, K e W (oltre alle nuove specie risultanti dai fenomeni trasmutativi) . Nel tuo caso andranno a fondersi insieme tutti i cationi presenti nell'elettrolita, tutte le impurezze ivi contenute, tutte le impurità del catodo oltre a tutta l'altra selva di cationi presenti nell'acqua potabile. In pratica la tua, più che una fusione, è un'amalgama. Fossi in te non mi meraviglierei della consistenza assunta dalla massa fusa
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.

In ogni caso, più che lanciare sfide in merito a certezze che ritieni di aver raggiunto tramite un esperimento condotto alla carlona, ti esorto a utilizzare un tono più interrogativo, più dubbioso, che poi è proprio degli interlocutori intelligenti.

E speriamo che il plasma sul tuo anodo urli più forte di tutte le tue congetture.

Fammi sapere.
Che Dio ti benedica.
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Risposta a Quantum Leap (non so mai se chiamarti Quantum oppure Leap) (???????)

Mi è piaciuto lo “Spett.le” davanti al mio nome, innanzi tutto le distanze!
Bisogna mantenere le distanze fra quelli che fanno esperimenti con acqua distillata e quelli che li fanno con acqua di rubinetto.
No! Io credo invece che non c’è bisogno di tenere le distanze, perché sia io che tu sicuramente stiamo studiando, con metodologie diverse, lo stesso fenomeno che siamo sicuri entrambi, sia un fenomeno nuovo, non ancora studiato dalla scienza ufficiale.
Ricordo a tutti che Guglielmo Marconi fu insignito del premio Nobel per la fisica nel 1909, all’età di 35 anni, per aver inventato la radio nel 1895 all’età di 21 anni; fu senatore nel 1914, presidente del CNR nel 1928, e dell’Accademia d’Italia nel 1930; Lui che non era mai stato all’università, anzi ci era stato all’università di Bologna, a trovare un suo amico assistente di laboratorio di Augusto Righi. Io mi sento un suo discepolo in quanto radioamatore, e Lui è stato il primo radioamatore della storia.
Ma ora ritorniamo a noi.
Ti comunico che ho già quasi finito una tanica di 5 litri di acqua bidemineralizzata, (non so se è sinonimo di bidistillata), e se uso anche barattoli di marmellata, è soltanto perché mi sono stancato di rompere beaker in duran; debbo arrivare a fine mese con il mio stipendio.
Se non ho usato ancora il K2CO3 è soltanto perché il mio fornitore ne possiede solo una confezione gigante sigillata, e che non intende aprirla per darmene pochi grammi; credo che prima o poi dovrò mettermi una mano sul cuore e una sul portamonete ed acquistare questo benedetto sale, anche se con quello che mi avanza non ci posso condire l’insalata.
Voglio qui ricordare nuovamente a chi non si è riletto il mio primo intervento che quello che voglio dimostrare è che in una cella elettrolitica contenente anche acqua di fogna (oltretutto credo che funzioni benissimo) si ottengono due fenomeni asimmetrici.

Il primo è conosciutissimo dalla scienza ufficiale, ed è l’elettrolisi dell’acqua, produzione di ossigeno all’anodo e di idrogeno al catodo.

Il secondo è che il catodo se lo immergo dopo aver immerso l’anodo, sviluppa un calore tremendo ed istantaneo che lo porta a fondere all’istante; mentre se eseguo la manovra a rovescio, non ottengo la fusione dell’anodo.

Ripeto cosa occorre “esattamente” per replicare il mio esperimento:

Una tensione “qualsiasi” superiore a 200 volt cc.
Un salvavita “qualsiasi” sulla tensione (purché omologato).
Un paio di guanti dielettrici “qualsiasi” (purché omologati).
Un recipiente “qualsiasi” in vetro.
Un’acqua “qualsiasi” purché liberi protoni H+ (se è sporca è meglio).
Un sale “qualsiasi” (o quasi).
Versarne un numero “qualsiasi” di cucchiaini da caffè nell’acqua di prima.
Due elettrodi “qualsiasi”.
Un cervello “qualsiasi”.(Purché in grado di intendere e volere).

Se replicherò il tuo esperimento, avrò bisogno di sapere esattamente la concentrazione di K2CO3; dicendomi
“ una soluzione a 0,2 molare”, non mi hai detto nulla, perché può essere disciolta in una tazzina da caffè come in un barile. Ora se è disciolta in una tazzina da caffè, la soluzione è quasi satura e la conducibilità è altissima, mentre se è disciolta in un barile, la conducibilità è bassissima.
Suvvia Quantum oppure Leap, (come vuoi che ti chiami?), non tenere per te questa informazione, tanto gli amici a Grottammare hanno detto pubblicamente che l’esperimento ha funzionato anche con altri sali (ma và?).
Io comunque ti debbo credere quando fai delle affermazioni, perché credo che quello che scrivi tu, lo hai visto con i tuoi occhi e toccato con le tue mani, e se qualcuno in questo forum crede che qui si raccontano balle, dovrebbe immediatamente spegnere il computer e mettersi a riposare sul divano.
Per questo stamattina ho ripreso il mio banco da esperimenti ed ho voluto rifate il mio esperimento, tenendo però d’occhio l’anodo, da me un po’ trascurato.
Ho versato acqua demineralizzata in un beaker da 100 ml, vi ho versato un mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio (il mio sale preferito) e vi ho immerso due elettrodi di acciaio inox da 2,5 mm di diametro, affondandoli per circa 5 cm nel liquido. Aumentai la tensione continua partendo da zero, ruotando la manopola del variac da 13 ampere; essendo il liquido a temperatura ambiente, la corrente comincia presto a superare i 10 ampere con meno di 200 volt cc. Si formano bollicine al catodo ed all’anodo, poi noto come hai detto tu che all’anodo succede qualcosa di strano che prima non avevo considerato, oltre al gas ossigeno, all’anodo escono anche grosse bolle di vapore d’acqua, mentre al catodo si continua a produrre ancora soltanto bollicine di idrogeno.
Questo è anomalo, perché indica che l’anodo, attraversato dalla stessa corrente del catodo, ha raggiunto una temperatura di più di 100°C (qualcuno me lo può spiegare?).
Ora il liquido ha raggiunto una temperatura vicino ai 100°C, la corrente è diminuita ad alcune centinaia di milliampere, perché le grosse bolle di vapore diminuiscono il passaggio di corrente, frapponendosi fra elettrodo e liquido.
A questo punto ho potuto portare la tensione anche al massimo (350 volt cc) e la corrente non arrivava ad 1 ampere; ora la situazione era la seguente:
l’acqua bolliva, il catodo emetteva una gran quantità di bollicine di idrogeno, l’anodo invece oltre alle bollicine di ossigeno, emetteva grosse bolle di vapore.
Ho provato ad estrarre l’anodo piano piano, ma no ho notato nulla di particolare tranne che ribolliva; rimettendolo a posto ed estraendo il catodo questo si arrossava sempre più fino a fondere vicino alla superficie.
Ho messo un altro cucchiaino di bicarbonato, poi un altro e ho notato solo che aumentando la concentrazione, diminuiscono le tensioni dove si notano questi cambiamenti, ed i cambiamenti sono più vivaci, a tal punto che essendo all’ombra sulla mia terrazza, quando estraggo l’anodo vicino alla superficie e si trova immerso solo per mezzo centimetro, si nota un leggero arrossamento, nulla a che vedere comunque con la incandescenza del catodo nelle medesime condizioni, che lo porta a fondere.
Quindi caro Quantum Leap hai ragione, anche all’anodo avviene qualcosa di “strano”
Perché non è normale che arrossisca un filo di acciaio inox del diametro di 2,5 mm con meno di 1 ampere ed in ammollo per mezzo cm.
Poi ho notato una cosa, che forse tu ancora non ti ci sei imbattuto; ho notato che alla massima concentrazione del sale, ed a più di 300 volt cc, e con il liquido vicino ai 100°C, se tocco con la punta dell’anodo che ribolle, la superficie interna del vaso di vetro, si forma una lucciola bianca di un tipo di reazione sconosciuta a me, che fonde il vetro in quel punto, togliendo il contatto si spegne la lucciola, ritoccando si riaccende e se si insiste si buca il vetro per fusione dello stesso in quel punto.
Qualcuno sa spiegarmelo anche questo fenomeno, per me inspiegabile?

Un abbraccio a tutti da

Renzo Mondaini (Ravenna)

P.S. non ho capito se la faccina da alieno sono io o tu, forse tutti e due!
 
Allora allora allora... Caro remond, stai facendo una messe di osservazioni impressionante! Tutte queste cose sono ottime, perche tendono a esplorare una serie molto varia di cambi di configurazione dell'assetto sperimentale. Ora, pero' il problema consiste nel sistematizzarle: c'e' la concreta possibilita' che stiamo maneggiando un sistema fortemente non lineare, e soggetto a piu' di un fenomeno fisico diverso contemporaneamente. Io ti suggerisco innanzitutto di appuntare su un quaderno la configurazione di ogni esperimento, cercando di mantenere stabile l'assetto. Altri esperimenti che hai fatto hanno l'importante caratteristica di avere un assetto variabile nel tempo, capisci che potrebbe essere un fattore cruciale? Allora bisogna sistematizzare anche questi esperimenti, annotando nel miglior modo possibile la procedura di variazione delle quantita' nel tempo (con misure in funzione del tempo: e un lavoro duro, ma forse necessario!) . In un certo senso, tu conduci gli esperimenti guidato dall'istinto e dalla curiosita', hai un approccio non statico rispetto agli assetti, ma dei sapere che poi tutti i fenomeni interessanti che hai illustrato devono essere sistematizzati, se vogliamo avere una speranza di delinearne la meccanica fisica.
Sono in curiosa attesa di poter vedere qualche immagine degli esperimenti, se per te non e' una cosa troppo complicata da fare
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A proposito, la lucciola bianca che appare quando tocchi il vetro con l'anodo credo sia semplicemente la luce emessa dal vetro portato a incandescenza. Solo che il vetro diventa incandescente ben sopra i 1000 C , mi pare. In quel punto avviene un riscaldamento fortissimo e molto localizzato nel punto di contatto. Probabilmente su una superficie molto piccola (quale un punto di contatto) viene fatta passare una intensita' di corrente relativamente elevata. Probablemte la corrente che si crea sulla parete interna del contenitore e' una corrente di superficie , che precorre l'interfaccia vetro/liquido. Sto solo ipotizzando, badate bene!

Saluti
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La molarita' di una soluzione, approssimando la densita' dell'acqua a 1, e' un dato che determina con estrema precisione la concentrazione del soluto nella soluzione indifferentemente se prendiamo una tazzina oppure una botte di solvente (nel nostro caso acqua).

Nel caso del K2CO3 abbiamo un peso molecolare pari a 138 quindi 138 grammi di soluto sciolti in 1 litro di acqua ci permettono di avere una soluzione di 1 molare. Con le dovute proporzioni possiamo stabilire la quantita' in grammi di soluto per ogni valore della quantita' di solvente.

Per esempio 13,8 grammi di K2CO3 in 200 cc di acqua e' pari a 0,5M

Buon proseguimento di studi a tutti voi
 
Caro Ennio,
hai perfettamente ragione. La molarità è un dato di concentrazione, per cui è un dato relativo non una quantità definita. Purtroppo però tutto questo non fa parte del bagaglio culturale di Renzo. Per cui adatterò il dato a questa nuova condizione. Quando ho scritto che la soluzione era di acqua e carbonato di potassio a 0.2 M, ho inteso dire che, se utilizzi 100cc di acqua, bisogna sciogliervene 2,76 g. Se utilizzo un volume di 200 cc, ne occorrono 5,52 g. Se utilizzo 300cc ne occorrono 8,28 g. Insomma, per ogni 100 cc devi sciogliere 2,76g di K2CO3. Riguardo la tazzina di caffè, se il suo volume è pari a 20cc occorrono 0,552 g di K2CO3.

Riguardo alle distanze da prendere, mi riferivo al tenere sotto controllo quante più variabili possibile per poter isolare e meglio studiare il fenomeno la cui analisi, in questo modo, risulta essere più rigorosa e meglio riproducibile. Poi ognuno fa quel che vuole con l'acqua che vuole. Ovviamente con la consapevolezza di fare i fuochi pirotecnici, non un esperimento serio e rigoroso.

Riguardo le notizie relative all'utilizzo di altri sali, nessuno di noi tre ha mai tenuto nascosto il fatto che anche altri vadano benissimo. Ne abbiamo parlato a Grottammare e ne abbiamo parlato in questo forum: basta che vai a guardare. Se abbiamo utilizzato il carbonato di potassio è perchè possiede le giuste caratteristiche per potenziare l'effetto condensatore e, di conseguenza, ottimizzare certe proprietà nel plasma. Cosa che altri elettroliti, analisi alla mano, non ci hanno reso.

Riguardo alla lucciola all'anodo, nel tuo caso la chiamerei "la zappa sui piedi". Stavi per innescare il plasma all'anodo. Ci stavi quasi... In ogni caso puoi credere o pensare quello che ti pare.

Riguardo al mio nome: io sono Quantum Leap.

Ciao,
e che la buona sorte sia con te.
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Carissimo Quantum Leap,
mi devi perdonare le mie battutine, ma altrimenti come facciamo a mantenere una media di 45 visite giornaliere? Un paio le faccio io, un paio tu, un paio Phitio ed un paio le farà l’amico Ennio, e le altre 37? Se non li intratteniamo un po’, questi visitatori non ritornano più.

Cari amici miei, io sono solo un perito elettronico, ma ora mi sento “costretto” a darvi un ripasso di Chimica,
definizione di Mole o grammomole:
È la quantità di sostanza che ha il peso in grammi uguale al numero che esprime il peso molecolare.
Definizione di soluzione Molare:
È la quantità di Mole di soluto
diviso
il numero di litri di solvente.
Quindi voi fate un atto arbitrario, il prendere come riferimento 1 litro, infatti nell’intervento in questione vi era scritto:”una soluzione a 0,2 M di K2CO3 (puro) in acqua distillata.”
Non si intuiva che era riferito ad 1 litro. In Chimica non si ragiona così, come lo avete presentato voi; vi faccio un esempio concreto, io ho acquistato per i miei esperimenti, presso la ditta "www.sigmaaldrich.com", un flacone di acido cloridrico 1,0 MOL di 150 ml, sopra vi è scritto che contiene grammi 36,461 di HCL, questo è giusto, è il peso di 1,0 Mole di molecole HCL, ma sono disciolte in 150 ml; ora applicando la formula della soluzione Molare, avremo:
1,0
diviso
0,150
uguale
6,6666….. di soluzione Molare.
Quindi se do questo flacone a voi, lo usate credendo di maneggiare una soluzione 1,0 Mol (cavolo c’è scritto sopra!), invece avete una soluzione più concentrata di sei volte e mezzo.
Comunque ora ho capito che tu, Quantum Leap, hai disciolto grammi 27,64267 di K2CO3 in un litro di acqua distillata, (e caaaaavolo specificalooooooo!!!), mica tutti sono studiati, ciò fatto solo le lementari!
Ora tenterò un esperimento ancor più difficile della fusione fredda, “Tenterò di allegare la foto del flacone da
150 ml di HCL 1,0 Mol”.
Non ingranditela a tutta pagina, perché si deforma. (quante volte l'Ho dovuta ritagliare per farla restare entro i limiti di 153600 byte!)

E che Dio me la mandi buona!

Saluti ------------ e baci (alle femmine)

Renzo Mondaini (Ravenna)




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Va beh... a volte anche nelle piccole cose ci si puo' non capire, e' tutto un problema di convenzioni, che spesso vengono sottointese e proprio per questo si genera confusione (invece di ottenere l'effetto per cui sono preposte, cioe' di limitarla). Ora che abbiamo capito che la Molarita' di una soluzione e' definita come rapporto tra le moli di soluto e il volume di solvente (di solito un litro, ma e' bene specificare) e che ci sono ditte che non rispettano questa convenzione, mettendo in etichetta un valore non coerente con essa. Chi ha ragione? Tutti e due, perche non stavate parlando della stessa cosa nelle stesse condizioni, anche se pareva di si.

Ma visto che questo argomento e' stato chiarito, passiamo al seguito... thanks
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Saluti
 

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