@argonute
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...sarebbe da discutere sul rigeneratore, perche', di per se, lo zinco metallico non ha molta propensione ad "accumularsi" in pellet a celle (aperte o chiuse che siano). La sua naturale matrice di accumulo e' metallica, quindi compatta, e quindi, per massimizzare la superficie attiva, o lo microgranuli o ne fai schiuma metallica.
nel primo caso hai un non indifferente utilizzo di energia dovuto ad un qualsiasi utilizzo di forza meccanica (sia essa granulazione fine tramite macinatori, sia essa precipitazione in stato metallico sotta azione meccanica come, ad esempio, ultasuoni); nel secondo caso hai il non indifferente uno congiunto di calore per fondere il metallo e di forza meccanica per estruderlo (con shock termico)...
insomma, il ricondizionamento ti potra' dare anche il 100% della materia prima, ma si deve contare anche quanto sia il rendimento energetico effettivo di tale soluzione e la complicazione totale... per impianti fissi funzionerebbe solamente quando hai limiti di superficie da poter sfruttare (perche' senno', per l'inverno, basta che massimizzi la superficie e/o ottimizzi la "cattura" usando inseguitori solari... costerebbe meno).
Per i veicoli permane il fatto che non tutti possono avere una ideale sistemazione dell'apparecchio di ricondizionamento, e che comunque questo conviene sempre in impianti adatti su processi massivi, e non "al dettaglio", quindi, come dicevo, a meno di una ramificata distribuzione di celle ricondizionate di facile+veloce+in sicurezza sostituzione la vedo un po' troppo macchinosa, come soluzione.
il caso del drone e' interessante.
sarebbe un'applicazione specifica molto appropriata, ma stiamo comunque parlando di celle primarie a rigenerazione, quindi si deve dar conto a diversi altri aspetti (non ultimo il peso)... insomma, per droni di una certa stazza conviene sicuramente una fuell cell con gas compressi (a meno di doverlo rendere per forza di cose invisibile agli IR, perche' una scia di vapore la vedi a Km... ma ti assicuro che anche una scia d'idrogeno puo' essere rilevata con relativa facilita'; fatto sta' che quei particolari droni hanno bisogno di autonomie di gran lunga maggiori a quanto si potrebbe garantire con un ppacco batteria di qualsiasi concezione).
insomma, ci sono decine di modi per fare la cosa, ma si deve andare sul conto "fine" per determinare se e' funzonale o meno....
PS:
ad esempio si potrebbero verificare le performance di un veicolo ibrido.
ultimamente stanno ritornando di moda le alimentazioni ad idronio (H3O+), ossia celle elettrolitiche alimetate elettricamente che producono idrogeno (idrogenone) dall'elettrolisi dell'acqua, che poi si addiziona alla normale miscela aria/carburante di alimentazione dei motori endotermici, migliorandone parecchio il rendimento.
utilizzare una terna ibrida composta da motore tradizionale endotermico, batterie a litio e primaria a zinco microgranulato si potrebbe pensare di produrre energia tramite la primaria a zinco metallico, che viene sfruttata sia per ricaricare la batteria litio (o per essere usata sui sottoservizzi del motore), sia idrogeno per migliorare il rendimento del motore... vero che e' solo una cella primaria, ma se fatta bene puo' facilmente essere sostituita in stazione.
in questo caso dipende tutto dalla gestione dei tre generatori di forze (meccanca ed elettrica).