PV AI FRUTTI DI BOSCO HOME MADE


Salve a tutti
Si potrebbe funzionare, il problema è che nella parte superiore del vetro bisogna mettere un metallo che abbia potenziale negativo, come lo zinco, l'alluminio...
E sull'altro uno che abbia potenziale positivo, altrimenti non ci sarà un gran passaggio di corrente! E' un po' come una pila, infatti anche li si usano metalli cono potenziali opposti, come le famose pile zinco-carbone!

Il carbonio, o grafite, si potrebbe utilizzare al posto del platino, ed evitare così quella cottura! Bella idea j3n4, visto che per far funzionare il pannello, e "catalizzare" la reazione si può usare sia carbonio che platino, ma sull'elettrodo inferiore!

Saluti a tutti da kekko, e continuiamo con gli esperimenti
 
CITAZIONE (kekko.alchemi @ 10/2/2007, 13:53)
Salve a tutti
Si potrebbe funzionare, il problema è che nella parte superiore del vetro bisogna mettere un metallo che abbia potenziale negativo, come lo zinco, l'alluminio...
E sull'altro uno che abbia potenziale positivo, altrimenti non ci sarà un gran passaggio di corrente! E' un po' come una pila, infatti anche li si usano metalli cono potenziali opposti, come le famose pile zinco-carbone!

Il carbonio, o grafite, si potrebbe utilizzare al posto del platino, ed evitare così quella cottura! Bella idea j3n4, visto che per far funzionare il pannello, e "catalizzare" la reazione si può usare sia carbonio che platino, ma sull'elettrodo inferiore!

Saluti a tutti da kekko, e continuiamo con gli esperimenti​

Ummm... si ok ho detto grafite ma... io penso che si possa fare con tutti e due.
Polvere di zinco (tramite della carta vetrata fina), una bella scaldata e via sopra il plexyglass... tutto sta a vedere se questa idea funziona.
Avremmo fatto una specie di vetro conduttivo, sia con lo zinco per il lato superiore che con la grafite per il lato posteriore... che altro manca?

Sai che ti dico? Ho sia zinco che grafite... mi cimento e vi faccio sapere.


Saluti
j3n4
 
Che bravi ragazzi ... così intendevo lo spirito di gruppo da forum che desideravo!
;)


Abbiamo aggiunto qualche nuovo tassello interessante al NOSTRO progetto PV-chimico casalingo (IL PLATINO SULL'ULTIMO ELETTRODO FATTIBILE senza usare vetrini ITO o altri sistemi costosi, tra l'altro i fornetti per cuocere la ceramica si vendono nei negozi specializzati 'Colori fai-da-te o super-ferramenta', lavorano fino a 900-1000°C e sono anche regolabili in temperatura (vanno benissimo a 500°C o 300°C), consumicchiano in corrente però (circa 3 KWh).

---------
Per rispondere a 'j3n4' circa il vetro piuttosto che qualcos'altro:

- PRIMO PROBLEMA: rendere la cella fotovoltaica stabile sia meccanicamente che nel tempo (e qui serve necessariamente la cottura almeno a 250-300°C ) e il vetro è il miglior compromesso.
Ricordatevi che dentro ci andremo a mettere del liquido, a meno di usare del materiale pastoso o gelatinoso.
Ma per evitare la presenza di ossigeno al suo interno, pena il deterioramento precoce del materiale chimico organico, saremo vincolati alla soluzione liquida, a meno di non usare il colorante al mirtillo (organico).

Qualche mese fa stavo provando sia la CARTA DA FORNO e sia la CARTA DA LUCIDO, che è perfettamente trasparente alle UV (vedi http://www.texsoft.it/index.php?c=electron...bromografo&l=it)
Mettendoli in cottura a circa 220°C si deteriorano ingiallendosi e rovinandosi (non vi dico la carta da lucido brucia quasi subito), quindi niente da fare per lo strato di TiO2 su di essi.
Questi materiali sono ottimi da usarsi in stampanti di tipo laser per realizzare seriegrafie pubblicitarie puntinate anche a colori da mettere sul prospetto del pannello fotovoltaico, tra un primo vetro normale e il vetro-elettrodo conduttivo.

- ALTRO PROBLEMA: essere certi che il materiale che si usa sia trasparente alle UV (il TiO2 reagisce agli ultra violetti) e possibilmente anche agli infrarossi, dovete comunque provare ad usare il plexiglass di tipo trasparente e non quello acidato (che già filtra la luce del visibile).
CONDIZIONE NECESSARIA MA NON SUFFICIENTE: consiglio di fare un BANALE TEST casalingo di questo tipo, mettere il plexiglass tra una SONDINA PER ANTIFURTO AD INFRAROSSO (quelle a 12VoltCC per intenderci) e il nostro corpo, prima si deve far stabilizzare la sondina a temperatura ambiente, a riposo, senza farli vedere nulla di caldo (o luce solare), poi ci si avvicina cercando di farsi vedere al sensore, se scatta e si accende il led spia rosso allora il materiale interposto, in questo caso il plexiglass, potrebbe andare (non è detto che vada anche per gli UV, ma stiamo parlando di frequenze abbastanza simili-nanometriche). Ti potrai anche rendere conto che talvolta ti vede e talvolta no a seconda della distanza o dell'angolo di esposizione e questo significa che filtra/attenua nell'infrarosso.

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Per kekko.alchemi

Ho provato a spalmare della Pasta Fissan Confezione Blu (concentrata di ossido di zinco) su di una lampadina a filamento trasparente da 100W e ho provato col tester a verificare la d.d.p. (la tensione) tra 2 punti fissi, effettivamente a lampadina accesa c'era una d.d.p. maggiore seppur minima, ma in alternata non in continua. Questo significa che probabilmente reagisce alla luce o al calore, anche se dopo un po' comincia a sciogliersi ... imbrattando tutto. Considerate che la Pasta Fissan contiene altri eccipienti ed emollienti che ne rendono impura la composizione di ZnO.
Provate a fare voi qualche prova di questo tipo con i materiali puri e avrete delle certezze sulla loro giusta applicazione.

Alla prox

P.S.
Io il prototipo non l'ho ancora realizzato, ma l'ho visto già fatto in un azienda con spreco di costi e risorse, senza una necessaria ingegnerizzazione o industralizzazione del prototipo.
Sarà mia cura a breve cercare di recuperare l'ultimo elemento che mi manca 'la iodide' (I)- e (I3)- e farne uno a costi minimi per pura soddisfazione personale. Ogni buona idea per questo sarà apprezzata e resa pubblica per la soddisfazione di Voi tutti 'sperimentatori d'Italia'.

Aggiungo che non sarà così facile mettere del materiale conduttivo sul plexiglass ...
 
Ciao, ammesso che si possa usare il plaxyglass per questo tipo di utilizzo con kekko abbiamo fatto qualche prova ed è emerso quanto segue:

Il metodo meno costoso e più facile per fare il lato posteriore conduttivo del pannello è quello di prendere la custodia di un CD graffiarla dolcemente con della carta vetrata e poi colorare sopra con una bella matita per muratore, (Spingete bene mentre colorate).
Il riusultato è una patina compatta e molto scura, altamente conduttiva e in grado di lasciar passare gli infrarossi (prova effettuata l'altro ieri notte col telecomando del televisore).

Per quanto riguarda il lato frontale kekko ha provato con dei fili di (zinco? ferro? non ricordo), ma io sono convinto che si potrebbe tranquillamente appiccicare uno strato di zinco in polvre stendendo sopra della triellina... ma molto dolcemente altrimenti si squaglia tutto.
E' una prova ancora da fare quindi non ci sperate troppo vi farò sapere.

Rimane da capire come attaccare lo strato di ossido sul plexyglass senza mandare tutto a 300° perchè dubito che la plastica ne esca viva a quelle temperature.

Salutoni
j3n4


P.S. Ma perchè la lastra posteriore deve essere trasparente? Io avevo pensato di mettere fuori dal pannello (lato posteriore), un foglio di alluminio per riflettere la luce e prenderla anche al ritorno ma se il pannello è tipo un diodo ho qualche dubbio sul funzionamento... Ma visto che il senso dei diodi non è orientato potrebbe anche funzionare no?

Edited by j3n4 - 13/2/2007, 08:21

Oooopps! Mi è appena venuta un idea! :)">

Ho una stampantaccia laser da qualche parte... si potrebbe tentare una soluzione! Ossia:

Sostituire il toner della stampante prima con della polvere di zinco e provare a stamparlo su carta da lucido e sostituirlo poi con dell'ossido di zinco o TiO2...
Se la carta da lucido resiste a 2 passaggi nella stampante resta solo il problema di vedere se il materiale che vogliamo usare si appiccica sul drum senza distruggerlo... in questo modo avremmo risparmiato sul vetro e sulla cottura a 300°C poichè il foglio tocca il drum solo per un istante e la cottura del materiale avverrebbe quindi attorno al drum!

Saluti
j3n4
 
Ultima modifica da un moderatore:
CITAZIONE (j3n4 @ 13/2/2007, 08:56)
Oooopps! Mi è appena venuta un idea!
:)


Ho una stampantaccia laser da qualche parte... si potrebbe tentare una soluzione! Ossia:

Sostituire il toner della stampante prima con della polvere di zinco e provare a stamparlo su carta da lucido e sostituirlo poi con dell'ossido di zinco o TiO2...
Se la carta da lucido resiste a 2 passaggi nella stampante resta solo il problema di vedere se il materiale che vogliamo usare si appiccica sul drum senza distruggerlo... in questo modo avremmo risparmiato sul vetro e sulla cottura a 300°C poichè il foglio tocca il drum solo per un istante e la cottura del materiale avverrebbe quindi attorno al drum!

Saluti
j3n4​

Rischi, un mio dipendente mi ha rovinato una stampante laser Epson 6200 perchè l'ho ha caricato non con il solito toner clone, ma con un toner diverso che aveva già in casa.

Non è riuscito a ripararla neanche comprando un toner originale. (e un perito elettronico ed esperto).
 
Beh ho detto infatti che avrei usato una stampantaccia da sacrificare per questo esperimento, l'importante è che l'unico rischio sia che al massimo si rompa.... sarebbe peggio se mi scoppiasse in faccia no?
:D


Il vero problema a mio avviso è che la polvere non riesca ad attaccarsi sul drum o peggio che lo graffi e basta...

Cmq se hai rotto la stampante con un toner non originale ciò è davvero molto strano... non lo escludo ma forse il tuo dipendente deve aver forzato un pochino mentre lo inseriva o chissà cosa... anche perchè gli attacchi sono diversi da stampante a stampante.

Saluti
j3n4
 
domandina ot per kekko, in riferimento alla soluzione di platino (5mg 45€) mi diresti il nome della marca? sai se lo strato è uniforme? vorrei usarlo per realizzare degli elettrodi per elettrolisi, pensi sia possibile?

p.s.: dimenticavo, se vi può interessare sto facendo delle prove per ottenere vetro conduttivo (per altri scopi però) smerigliando dei vetri per microscopio , poi passandoci una matita sopra, per cuocere il tutto con la fiamma dei fornelli (ci fondevo le provette)
 
CITAZIONE (minmax78 @ 13/2/2007, 10:14)
domandina ot per kekko, in riferimento alla soluzione di platino (5mg 45€) mi diresti il nome della marca? sai se lo strato è uniforme? vorrei usarlo per realizzare degli elettrodi per elettrolisi, pensi sia possibile?

p.s.: dimenticavo, se vi può interessare sto facendo delle prove per ottenere vetro conduttivo (per altri scopi però) smerigliando dei vetri per microscopio , poi passandoci una matita sopra, per cuocere il tutto con la fiamma dei fornelli (ci fondevo le provette)​

Ciao, il problema per l'elettrolisi è l'amperaggio... nel senso che la patina (secondo me), la rompi dopo pochi secondi... essendo troppo sottile surriscalderebbe quasi subito e in pochi istanti pufff! Hai una bella fumata costosa.

Secondo me tanto vale comprare due fogliettini di platino e usarli su una lastrina di rame, ti basterebbe spruzzare del isolante sul lato rame e lasciare scoperto il lato di platino... dovrebbe scaladare un bel pò anche così ma di sicuro regge.

Saluti
j3n4
 
Rispondo subito a j3n4: ok l'ultimo strato può anche essere non trasparente, vuol dire che la luce diffusa sarà inferiore come pure l'efficienza, ma poco male non stiamo progettando di risolvere un prodotto da record.

Premetto che l'idea della stampante laser mi era venuta tempo fa quando lessi quest'articolo
http://oemagazine.com/fromTheMagazine/apr05/feature.html ,
in cui si spiega i diversi metodi per imprimere uno strato conduttivo al PET a livello microscopico.
< In the first method, we feed the PET substrate into a standard laser jet printer to print a negative image of the desired circuit in styrene carbon-block ink (standard printer ink). The nanotubes are extremely durable...>

Ma quale PET direte voi quello delle bottiglie plastiche? Si e no. Si come materiale in particolare i fogli acetati (o Ethyl Vinyl Acetate = EVA) che resistono alle macchine fotocopiatrici (fogli formato A4 ad esempio). Ma fate attenzione tutti quelli che si vendono da noi in giro filtrano le UV.
PET più costosi ma con queste caratteristiche (trasparenti agli UV) guarda caso si costruiscono per le catene di produzione di wafer al silicio per fare nuovi layers di supporto e sono sottilissimi con collanti addirittura che si incollano proprio con le UV.

Guardate sui link:
http://en.wikipedia.org/wiki/Ethylene-Vinyl_Acetate
e ... ma adesso non mi sta rifunzionando ... una azienda californiana che produce integrati e materiali per chips a wafers http://www.semiconductortapes.com/products...indingtape.html

Comunque sarebbe il massimo produrre i PV a fotocopie!

Per rispondere a minmax78: penso che possa andare, magari creando uno strato più spesso di platino.

Comunque scusate il problema lo stiamo affrontando dal lato sbagliato.

RICAPITOLIAMO

Il materiale che sicuramente useremo per il progetto è il biossido di titanio (TiO2) col colorante organico (il mirtillo o more o frutta di bosco). Già così abbiamo del materiale che reagisce alla luce solare nella banda delle frequenze degli Ultra Violetti (UV). Per depositare questo materiale dovremmo farlo a temperatura ambiente mediante alcool, ma poi successivamente per renderlo stabile e compatto (addirittura si parla di 20 nanometri di spessore) lo si dovrà cuocere almeno a 250-300°C per qualche ora.
Da questo si deduce l'uso di un materiale di supporto resistente alle alte temperature, come il vetro necessariamente però conduttivo per far in modo che gli elettroni si possano muovere e quando si parla di un movimento di elettroni si parla di elettricità. Questo può solo avvenire solo su materiali conduttori non isolanti (elettricamente).

Invece se usassimo altri materiali che reagiscono alla luce solare anche a temperature ambiente può essere utilizzato l'acetato (EVA) o altro. Ma dovremo fare delle misure di stabilità e durata oltre di resa.
 
Ultima modifica da un moderatore:
Allora, sicuramente il metodo da te descritto non è sbaglato, anzi dal punto di vista tecnico si potrebbe definire "Classico".
Ma il tuo scopo era quello di ottenere dei pannelli fotovoltaici a basso costo in maniera casalinga, per questo motivo ti chiedo dove posso reperire il TiO2, se è difficile tanto vale usare ossido di zinco che è facilmente reperibile e ti spiego perchè:

Basta comprare una batteria zinco carbone e hai direttamente sia il carbone per la facciata posteriore che lo zinco, per ottenere l'ossido di zinco basta recuerare un pò di acido solforico da uan batteria e lasciarlo reagire, otterrai del solfato di zinco.
Cuociendo in una terrina i cristalli di solfato di zinco otterrai dell'ossido di zinco.
Non so tu ma a me questo sistema sembra più casalingo del tuo e piuttosto che comprare del TiO2 tramite internet o da un negozio di articoli per chimica è facilmente realizzabile e con poca spesa...

Inoltre il problema dei raggi UV (non vorrei dire una cavolata), ma fa parte di un altra gamma, a noi interessano gli IR o dico male?
Se è così il plexyglass o l'acetato va benissimo.

Riduciamo tutto al forno di casa, una batteria, un pò di acido e del plexyglass.
Resta da fare il pannello frontale oltre alla triellina e la stampante ci sono altre idee?

Saluti
j3n4
 
magari ci vorrebbe un metodo per il recupero del to2 dalle barre per saldare.

p.s.: grazie lucent per la risposta, farò un tentativo
 
Mani in alto ... non ho mai detto di escludere nuove strade, bensì penserei di integrarle.

Benissimo nel trovare la maniera di ottenere dei materiali facilmente reperibili, ma attenzione stiamo finalizzando un giocattolo non banale. Usiamo internet o il nostro ingegno-sperimentale per verificare che quello che stiamo creando reagisce alla luce solare e NON SOLO come semplice batteria, perché troviamo una d.d.p. tra i diversi materiali (vedi Alessandro Volta e le pile Zinco-Rame Zn-Cu).
http://web.tiscalinet.it/danhome/pila.htm

Dobbiamo realizzare un diodo piano che potrebbe anche di default avere una minima d.d.p., ma non è detto.
Un normale diodo al silicio non dà una tensione ai suoi capi. Un transistor tipo 2N3055 segato del coperchio di metallo alla luce dà una d.d.p su ciascuna giunzione Base-Collettore e Base-Emettitore, potete divertirvi ad usare anche un transistor guasto di una giunzione, ma non in corto!

L'ossido di zinco ZnO (che attenzione è molto tossico) o il biossido di stagno SnO2, potrebbero servire per creare una superficie trasparente conduttiva, come quella già pronta dei vetri conduttivi. Comprarli sotto casa dal vetraio non è una soluzione più semplice e meno dispendiosa di risorse?

La cosa, secondo il mio parere, la imposterei così:

1- partire da elementi-sistemi sicuramente funzionanti (soluzioni solide di base, ottenuti da ricercatori, scienziati o altro), in questo caso per esempio potrebbe essere il TiO2. Io ne ho recuperato un campione gratuito in polvere bianca da un azienda chimica, a voi la maniera come altro cercarlo ..., ma vi posso assicurare che è un materiale diffusissimo in chimica.
2- eventualmente aggiungendo nuove modifiche/ottimizzazioni a quella di base con lo scopo di aumentarne l'efficienza o renderne maggiore la semplicità costruttiva
3- il tutto non utilizzando soluzioni costose o difficili o impossibili al comune mortale pantofolaio casalingo.

OCCHIO non stiamo parlando di cose semplici, nulla è facile come lavarsi le mani.
Approposito usate sempre i guanti, magari quelli usa e getta del supermercato.

P.S. Ho appena provato l'acetato e gli infrarossi comunque NON passano!
 
Aspè scusami sostanzialmente sono daccordo con te ma in effetti nella descrizione di quello che abbiamo fatto io e kekko manca qualche pezzo... noi un pannello fotovoltaico lo abbiamo già costruito l'altro ieri sera dopo che abbiamo parlato qui.
La nostra cella dava 1.08Volt sfruttando la luce di una lampadina e non credo che riguardi una semplce ddp ma piuttosto che la cella stava funzionando... poichè in assenza di luce il voltaggio calava vistosamente a 0.05V!
Ma ovviamente è ancora tutto da testare, approfondire e accertare bene... ma era per questo motivo che stavo insistendo reputando l'ossido di zinco più semplice da utilizzare, poichè si ricava in poco tempo e in maniera più o meno semplice.

Cmq il pannello anteriore lo abbiamo fatto di fretta e furia e quindi va fatta una prova con un pannello fatto bene, con la cella assemblata bene, con le giuste dosi e sigillata per bene.
Ci stiamo organizzano per fare un test serio, solo in questo modo potremmo dire se quello che abbiamo costruito è davvero una cella fotovoltaica o un caso fortuito e irripetibile.
Per il momento se qualcuno ha una buona idea è sempre ben accetta!

Saluti
j3n4
 
Allora scusatemi ...
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benissimo avete centrato l'obiettivo della mia proposta qui sul forum:
ricercare, sperimentare e convergere ad una conclusione, un bel prototipo facile per tutti.

A questo punto direi che siete siete molto più bravi di quelli che mi stanno seguendo in sottofondo, provando in pratica le informazioni e i dati tratti dai miei links, perché siete stati autonomi e propositivi, dei veri sperimentatori free-energy.
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Mi fate felice, ... mi stava sinceramente passando la mia voglia di fare e scrivere qui a tutti.

Allora ricapitolateci il vostro progetto, così lo verifichiamo insieme, magari con altri amici ben disposti.


Mi sono riletto la descrizione di kekko.alchemi, ma mancano dei dettagli ... ad es. sulla gelatina conduttiva! Probabilmente si indurisce perché si ossida subito all'aria, come una mela tagliata a metà si ingiallisce se tenuta all'aria, per intenderci. Basterebbe fare l'operazione di mix ,velocemente e/o ricoprirlo subito in una soluzione alcolica in un bicchiere di plastica, per mantenerlo più reagente per il minimo necessario poi per cospargerlo sul vetro già reso conduttivo.

J3n4 scrive
CITAZIONE
Come rendere il plexyglass conduttivo? Una prova che si potrebbe fare è quella di grattare del carboncino (quello delle batterie), per ottenere della polvere molto fina.
Scaldando la polvere (parecchio), si potrebbe poi lasciarla cadere sul plexyglass e stenderla rapidamente con una lamina.​

Invece di usare limature di metallo che di per se attenuano (come ha fatto kekko), fanno ombra alla luce che arriva, potete usare la vernice conduttiva all'argento (per riparare i lunotti termici), che si vende nei negozi specializzati in componenti elettronici. Attenzione vi consiglio però di usare non il pennellino in dotazione, ma una punta di un pennino ad inchiostro, per realizzare piste a linee sottili e di ripassarle una volta asciutte almeno una seconda volta.

Come pure la tensione che avete in output di 1 volt circa sotto una lampada, su quanta superficie (in cm quadrati) ? Per capire di che ordine di efficienza stiamo parlando.

Parliamone ...
 
Ultima modifica da un moderatore:
Ciao lucent2k1, la gelatina funziona, io la faccio colare quando è ancora liquida sul vetro "conduttivo", questa si attacca bene, il vero problema è che a contatto con lo iodio si scioglie e si ossida!
Quindi credo che non vada bene per questo tipo di esperimenti!

Invece stavamo pensando con j3n4, di utilizzare il nitrato di argento per rendere il vetro conduttivo. Il nitrato di argento a contatto con la luce solare si decompone liberando argento metallico, quindi se lo mettiamo su un normalissimo vetro, e poi lo mettiamo al sole, dovremmo trovarci un sottilissimo film di argento metallico!

Che ne dite può funzionare?

ps: x minmax78, il platino lo trovi in qualsiasi negozio che dipinge su porcellana, quando lo spennelli sul vetro o sulla porcellana, rimane marroncino, ma quando poi lo cuoci il solvente evapora e rimane una foglia sottilissima e uniforme di platino metallico!
Per l'elettrolisi c'ho provato, ma essendo una lamina di qualche micron, se gli dai troppa corrente si brucia!
 
CITAZIONE (kekko.alchemi @ 14/2/2007, 13:36)
Ciao lucent2k1, la gelatina funziona, io la faccio colare quando è ancora liquida sul vetro "conduttivo", questa si attacca bene, il vero problema è che a contatto con lo iodio si scioglie e si ossida!
Quindi credo che non vada bene per questo tipo di esperimenti!

Invece stavamo pensando con j3n4, di utilizzare il nitrato di argento per rendere il vetro conduttivo. Il nitrato di argento a contatto con la luce solare si decompone liberando argento metallico, quindi se lo mettiamo su un normalissimo vetro, e poi lo mettiamo al sole, dovremmo trovarci un sottilissimo film di argento metallico!

Che ne dite può funzionare?

ps: x minmax78, il platino lo trovi in qualsiasi negozio che dipinge su porcellana, quando lo spennelli sul vetro o sulla porcellana, rimane marroncino, ma quando poi lo cuoci il solvente evapora e rimane una foglia sottilissima e uniforme di platino metallico!
Per l'elettrolisi c'ho provato, ma essendo una lamina di qualche micron, se gli dai troppa corrente si brucia!​

Yess eccerto che funzionerà... io mi ostinavo a voler usare il plexyglass ma se usiamo un pezzetto di vetro nella configurazione il prezzo non salirebbe di molto e un comune forno da cucina forse potrebbe bastare...
Voi che ne dite un micronde ce la farebbe a cuocere l'ossido di zinco con l'ossido di argento?

Ho detto ossido di argento perchè kekko distrattamente ha scritto nitrato ma intendeva l'ossido.

Però... ecco... parlandone proprio ora mi ha fulminato un idea:

Cottura di ossido di zinco nel forno, la basetta ottenuta viene spalmata di un sottile strato di vernice (quella per riparare i lunotti posteriori delle macchine) e successivamente si applica sopra un pezzo di plexyglass (vabbè ditemi che sono fissato però se ci riusciamo così è davvero una figata!).

Ditemi cosa ne pensate io domani mi metto a cercare quella famigerata vernice.

Saluti
j3n4
 
Ciao j3n4, non mi sono sbagliato intendevo proprio nitrato di argento, questo come l'ossido di argento si decompone alla luce solare rilasciando argento metallico! Il vantaggio del nitrato è che è solubile in acqua e quindi più facile da applicare sul vetro.

Il nitrato di argento si usa in fotografia nelle foto in bianco e nero, vedi su wiki, e si sfrutta proprio il suo potere di rilasciare argento metallico se esposto alla luce, e di creare quindi zone più scure dove c'è più luce (nel negativo).

Per la cottura dell'ossido di zinco nel micronde, non credo funzioni, perchè il micronde è tarato su una frequenza che mette in risonanza le molecole del'acqua, quindi scalda solo l'acqua, e visto che i cibi sono pieni d'acqua questi vengono cotti!
Ma se metti una tazzina di porcellana nel micronde, vedrai che questa rimane fredda perchè non contiene acqua, la stessa cosa varrà per l'ossido di zinco :-(

Non resta che provare il nitrato d'argento

Saluti a tutti kekko
 
"non mettere oggetti metallici nel microonde" - è la classica raccomandazione dei costruttori....
Prova a metterci un piatto di quelli di una volta, col filetto dorato.. o della stagnola, come quella che ti rimane attaccata al vasetto di plastica con l'apertura a strappo (tipo i vasetti dello yoghurt o dei sughi pronti), e vedrai che bell'incendio.

Prova a guardare i prodotti della Aremco Bond, ci troverai cose piuttosto interessanti.... dalla ceramica isolante per riempimento (a freddo) agli adesivi conduttivi etc etc
 
Grazie per la info Paolo.

Ragazzi però mi sono perso un passaggio:
Il forno di casa basta o no per cuocere l'ossido di zinco?
A quanti gradi andrebbe cotto?

Saluti
j3n4
 
Allora mi sono documentato ed effettivamente molti ossidi sono semiconduttori che rispondono alla luce solare.

Leggete questo interessante documento e avrete diverse risposte alle Vs domande.
A pag.10 ... ci sono stati degli studi che analizzavano le alternative al TiO2 (ZnO, Fe2O3, In2O3, SnO2, CeO2, Nb2O5 ed altri loro mix), ma il TiO2 è quello che rende di più a quanto pare ...
http://deposit.ddb.de/cgi-bin/dokserv?idn=...e=980589479.pdf

Caratteristica interessante da notare dell'OSSIDO DI ZINCO
è che si possono ottenere dei filamentini-parallelepipedi verticali di dimensioni nanometriche, ma non ho capito ancora come fare per depositarlo così. Tre o quattro anni fa' su un giornale gratuito (credo il City a Roma) comparve la notizia della prima antenna nanometrica-USA, che convertiva direttamente la luce del sole. E la foto era molto simile a pag.6 del seguente documento:
http://www.jgsee.kmutt.ac.th/see1/presenta...EE2006/B024.pdf

... Provate ad utilizziamo la potenza di internet

Forza ragà che ci siete quasi, mi sa che ha ragione j3n4, bisognerà fare una piccola cottura per indurilo ed evitare successivamente l'aggiunta di acqua o solventi forti.


P.S. Si chiamano nanorod array di ZnO

Interessante capire poi che se si riesce a creare i NANOROD ARRAYS verticali su un vetro conduttivo, la luce si trova ad entrare in interstizi tridimensionali (fino ad ora solo bidimensionali), quindi a parità di superficie abbiamo triplicato le aree di assorbimento, quindi aumenta l'efficienza (Wp/mq).

Ma pare non sia facile realizzarlo, figuriamoci a grande scala:
http://www.mrs.org/s_mrs/bin.asp?CID=7357&...49&DOC=FILE.PDF

Cercate su google: 'nanorod arrays ZnO' --> mi è venuta un idea dato che il ZnO risulta essere un layer polimerico-cristallino di tipo n (n-ZnO) bisognerebbe depositarlo direttamente su uno strato di tipo p che farebbe già da supporto conduttore. Bisognerebbe trovare un semplice materiale semiconduttore di tipo p giustamente (anche se inorganico) facilmente reperibile (as es. nelle batterie al cadmio di j3n4).

P.S.
http://cat.inist.fr/?aModele=afficheN&cpsidt=16522625 nonorod arrays stabilizzati a 400°C
 
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