Stufette a biomassa e biochar


Grazie Bio, serve a " sovralimentare " l'innesco di pirolisi o ha altre funzioni e deve essere utilizzata costantemente ?
 
.......serve a " sovralimentare " l'innesco di pirolisi o ha altre funzioni e deve essere utilizzata costantemente ?

tecnicamente ho il buio totale su questo argomento mai avendone vista una in funzione.....la mia perplessità evidenziata su altri forum era solo che cadeva un pò il fatto principale dell''aiuto a popolazioni isolate se serviva anche l'elettricità almeno da un batteria di un fuoristrada.....chi gira col cammello o a dorso di mulo si attacca!
preferisco rimanere su cosa serve a valle che è la riduzione di una biomassa in pezzatura omogenea e l'essiccazione a posteriori che è la cosa che da più fastidio anche in termini di consumi energetici.
son riuscito a disseppellire il MOHINO disintegratore-essiccatore "from Brasil"...:bye1:
 

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Ho dovuto leggere la spiegazione in brasiliano per capire i principi.... sono un po' tardo. Comunque è molto interessante e penso che se alla produzione di energia si associano i costi dello smaltimento ci siano anche i margini di utilizzo.
Mi viene in mente il residuo della dry fermentation di raccolta differenziata , dopo un passaggio nel mulino diventerebbe un materiale da pirolisi e successivo biochar di sicuro interesse....
 
Da quello che ha spiegato Nat durante una dimostrazione della Lucia Stove la ventola non è essenziale, esiste infatti una versione senza ventola ma con un 'camino' sottostante per regolare il flusso di ossigeno: Fan Free LuciaStove
La ventola serve per ottimizzare il processo regolando la pressione e il flusso di ossigeno e gas.
L'aria immessa non entra nella camera interna ma si mescola ai gas nella camera esterna creando la miscela che brucia uscendo dagli ugelli superiori.
 
Salve a tutti
La lucia stove è composta principalmente da due cilindri. Uno interno, forato nella parte bassa, per la fuoriuscita dei gas, l'altro esterno sempre forato nella parte bassa per l'immissione di aria di miscelazione.
Nel cilindro interno, la pressione dei gas (P1) dovrebbe essere leggermente maggiore della pressione del cilindro esterno (P2), altrimenti non furiescono e quindi non si miscelano.
La pressione P1 è prodotta dal riscaldamento del combustibile.
La fiamma prodotta nella parte alta, dovrebbe creare una leggera depressione, tale da aspirare l'aria esterna più i gas nel cilindro esterno. Quindi P1>P2
A questo punto entra in gioco un'altra pressione (P3) causata dalla ventola, che dovrebbe essere maggiore delle altre due ( ventilazione forzata). Per rimanere nelle condizioni iniziali la P3 dovrebbe mantenersi più bassa della P1, sè cosi non fosse, l'aria entrerebbe dai fori del cilindro interno ossidando il combustibile.
Si nota anche che la fiamma in certi casi non fuoriesce completamente dagli ugelli, e che la lingua di fuoco centrale è di colore e formazione tipica dei combustibili solidi e non azzurra come nei gas.
Da questo, il dubbio che si tratti di gassificazione.
Un'osservazione dovuta: ma i paesi poveri hanno la necessità di comprarsi una stufa per bruciare un pò di legna?
 
Non discuto la dissertazione sul funzionamento della Lucia, non ne ho mai vista una e ho solo in mente il disegno schematico di Energo . Posso dirti tranquillamente per esperienza che i paesi poveri hanno un grande bisogno della Lucia. In tutta l'Africa buona parte della deforestazione è causata dalla necessità di cucinare e scaldarsi ( si scaldarsi , in Africa fa anche freddo ) non avendo accesso ai combustibili liquidi per mancanza di denaro e gassosi per mancanza di denaro e conseguente mancanza di distribuzione , l'unica alternativa è il biochar . Non il biochar della Lucia ma quello della carbonizzazione lenta degli alberi che devono essere abbattuti allo scopo. Dalle spiegazioni Lucia può essere alimentata con biomassa che solitamente non viene presa in considerazione allo scopo per la difficoltà di utilizzo, ad es la pula e i prodotti della decorticazione dei cereali, gli arbusti e il prodotto delle sramature che solitamente dopo l'abbattimento degli alberi non vengono neanche considerati ecc.
La media dei consumi africani di biochar è di c.a. 15 Kg. mese a persona , questo significa che ogni africano senza gpl . consuma 15 kgx 12 mesi x 4( fattore di riduzione legna/carbonella ) = 720 kg. di legna solo per mangiare . Valutando che per la carbonizzazione si utilizza solo il 70% dell'albero , saranno 2 alberi di medie dimensioni? Moltiplicali per qualche milione di persone e vedrai che la Lucia nella sua semplicità è geniale . tagliare alberi per far carbone è faticoso , pensi che davanti all'alternativa di caricare la Lucia di scarti o passare giorni a abbatere e notti a carbonizzare , l'uomo del brus o dela forete sceglierà la carbonizzazione ?
E poi, hai idea della puzza di un fornello a kerosene ? quando ci penso mi viene ancora il voltastomaco.....
La ventola si sostituisce facilmente con un soffietto , in Africa i fabbri sino a qualche anno fa li usavano ancora
 
Molto più probabilmente, le ramaglie le lasciano dove sono (tranne che nella savana, ovviamente...in quel caso, sono oro) e abbattono gli alberi, li portano in segheria per farne assi e venderle, e bruceranno gli scarti e le cortecce.
 
No Livin, le ramaglie non riescono a usarle al chiuso e richiedono troppa cura del fuoco . Nelle aree dove non esiste più vegetazione utile , ad esempio la zona inaridita del Serengeti , la gente fa decine di km per andare a far carbone e brucia le deiezioni delle capre che sommano danno a danno cibandosi di ciò che rimane della vegetazione stenta . L'esempio che fai del taglio degli alberi da segheria in certe aree non si verifica da decine di anni semplicemente perchè sono decine di anni che è successo ciò che dici. In africa ci sono aree immense in cui la foresta primaria è sparita prima che nascessimo noi e adesso viene inibito ogni tentivo della natura di riparare da chi stenta a vivere sul territorio.Mi permetto di postare 3 immagini che rappresentano un sito di carbonizzazione , ciò che rimane qualche anno dopo e la savana , io la chiamo bruss dopo centinaia di anni dalla incenerizione della foresta.Senza intervenire e la lavorazione della terra preta sarebbe un bell'intervento , la foresta e il suolo fertile non tornano più da soli.
 

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Ehmm, sulzer... io ci lavoravo fino all'anno scorso, in Africa (foresta)... è a quello che mi riferivo. Ovvio che se gli albri non ci sono....
 
Vedi Livin che tutti tendiamo a universalizzare le nostre esperienze. Io mi riferisco alla mia che è limitata come quella di tutti gli esseri umani. La mia visione del problema parte dal Madagascar che conosco meglio di tutti gli altri paesi e generalizzo sbagliando. Comunque penso che questo fenomeno della " terra preta" adattato alle realtà locali, unito alla necessità mondiale di ridurre CO2 ( son 2 giorni che tutti bombardano su tutte le reti sull'argomento ) potrebbe avere ricadute estremamente positive sulle popolazioni africane. Agricoltura, modificazioni climatiche, vendita di certificati di carbon segregation ai paesi " ricchi" , inversione proficua della tendenza a depredare il patrimonio naturale. Sono alcuni dei vantaggi che potrebbero ricadere su popolazioni che altre prospettive non hanno. Se la Lucia potesse influire anche solo di qualche punto millesimale ben venga....
Come mai questa passione per Magritte? Eri in congo e frequentavi troppi belgi?
 
La mia visione del problema parte dal Madagascar che conosco meglio di tutti gli altri paesi e generalizzo sbagliando
Vero, ma io stavo solo "parzialmente" generlizzando... rispondevo al tuo post precedente, dove parlavi degli " alberi che devono essere abbattuti allo scopo". Ovviamente eri in foresta o "en brousse", come me.
Comunque penso che questo fenomeno della " terra preta (...) potrebbe avere ricadute estremamente positive sulle popolazioni africane.
Sono d'accordo, nei villaggi sperduti (magari in savana o deserto), la vita è durissima.
Come mai questa passione per Magritte? Eri in congo e frequentavi troppi belgi?
No, ero solo nei paraggi ma in Congo ci sono entrato solo per duecento metri... Magritte mi piace, tutto lì.
Curiosità per curiosità... conoscendo la tua zona e vedendo le tue competenze tecniche (e geografiche), non è che lavori o lavoravi per una famosa azienda della tua città, che ha un nome di tre lettere?
 
Vero, ma io stavo solo "parzialmente" generlizzando... rispondevo al tuo post precedente, dove parlavi degli " alberi che devono essere abbattuti allo scopo". Ovviamente eri in foresta o "en brousse", come me.
Sono d'accordo, nei villaggi sperduti (magari in savana o deserto), la vita è durissima.
No, ero solo nei paraggi ma in Congo ci sono entrato solo per duecento metri... Magritte mi piace, tutto lì.
Curiosità per curiosità... conoscendo la tua zona e vedendo le tue competenze tecniche (e geografiche), non è che lavori o lavoravi per una famosa azienda della tua città, che ha un nome di tre lettere?
lavoravo....ah ah, mi conosci?
 
Conosco un po' di gente, lì dentro... magari un giorno potremmo trovarci all'Operetta e berci una birra..
 
Ma un gentiluomo che pensi di fare una caldaia secondo il principio della Lucia per almeno 1 o 2 ton di biomassa l'ora si fa avanti o no? Bisogna far resuscitare Livio Dante Porta per proseguire?
 
Ciao a tutti. Ci sono novità sulla Lucia Stove? Qualcuno di voi sa se è già stata applicata ad una stufa?
Grazie mille
 
Ma fare una lucia stove gigante mi pare una siocchezza, vi sono già impianti di gassificazione di biomassa che inoltre permettono di bruciare il gas ad una certa distanza (magari in caldaia in un altro locale) dal sito di produzione.

Oppure caldaie a gassificazione di legna tradizionali.

Ciao
Alexander
 
Ma fare una lucia stove gigante mi pare una siocchezza, vi sono già impianti di gassificazione di biomassa che inoltre permettono di bruciare il gas ad una certa distanza (magari in caldaia in un altro locale) dal sito di produzione.

Oppure caldaie a gassificazione di legna tradizionali.

Ciao
Alexander
Il processo di pirolisi consuma molta energia termica , tanto che le macchine che funzionano a letto fluido sono costruite in funzione del parziale recupero di questa energia . Il principio della Lucia potrebbe permettere , semplificando notevolmente , il recupero di buona parte di questa energia all'interno della caldaia stessa. Se ben strutturata potrebbe non più essere una caldaia ma uno scambiatore di calore , grazie alla qualità dei fumi ( la maggior parte dei solidi resterebbe nel char ) con minori difficoltà di abbattimento. L'idea è sempre legata alla produzione di char , che la si usi per la carbon segregation o in un gassificatore per alimentare un diesel - gas è sempre una valorizzazione . trasportare carbonella che contiene c.a. 8.000 Kcal o legna che ne contiene 1.500 modifica completamente i costi energetici e permette filiere più lunghe dove necessario.
 
Ok, diciamo che in una ottica principalmente orientata alla produzione di biochar (terra preta, giusto?) da scardi legnosi, ti do piena ragione e supporto, mentre lo vedo difficilmente appliocabile in altri contesti, anche se io non sono del mestiere, come avrai capito.

Allora andrebbe benissimo per la produzione di carbonella in modo più pulito.

Ciao
Alex
 
Allora andrebbe benissimo per la produzione di carbonella in modo più pulito.

Ciao
Alex[/QUOTE]

Diciamo che in Italia dove la politica di carbon segregation è orientata esclusivamente verso le " trappole di CO2 " ,che non sarebbero altro che vecchi giacimenti in cui si inietteranno i gas di scarico di una centrale a metano , pensare di fare " terra preta " è utopistico . Rimane come dici giustamente la possibilità di produrre carbonella , in una forma diversa da quella abituale perchè si tratta di una polvere . potrà essere agglomerato in ovuli come si sta facendo già oppure utilizzata così com'è . Diciamo che il suo utilizzo preferenziale non sarà il barbecue ....
Lo Zingaro diceva che quando trovavano la carbonella invece della legna il Roma faceva andare il camion come fosse a benzina .....
 

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