A
amir
Guest
a rischio di fischi, dico la mia:
non ho mai visto una luciastove né il biochar che essa produce
ma
ho visto fare la carbonella in montagna, e per fare la carbonella, se ne va gran parte del potere calorifico della legna utilizzata
inoltre
in Somalia e altrove ho visto donne (perché è considerato un lavoro da donne) fare molti chilometri a piedi, con bimbi in braccio e/o al seguito, a rischio di iene, serpenti, e maiali a due gambe, per raccattare una fascina di sterpi, appena sufficienti a cucinare un pugno di riso
ora
chi chiedesse a queste persone di raccoglierne il doppio, per potere, oltre a cucinare, produrre biochar col quale migliorare il terreno agrario, si esporrebbe al rischio di linciaggio sul posto, anche senza considerare che il doppio NON C'E'.
Per cui,
benché io sia convinto dell' utilità agronomica del biochar, e delle sue potenzialità di sequestro di carbonio,
o qualche Ente PAGA (preferibilmente in natura, cioè bombole di gas, o forni solari) il biochar un tanto al chilo,
o non c' è speranza che "quella gente" si metta a fare biochar.
E se il biochar non viene fatto sul posto, i costi di trasporto sono proibitivi.
Per non dire dell' assurdità di impiegare una luciastove gigante o simili per cogenerazione, in posti dove le fascine di legna costano così tanto in termini di tempo umano, fatica e rischi personali.
amir
non ho mai visto una luciastove né il biochar che essa produce
ma
ho visto fare la carbonella in montagna, e per fare la carbonella, se ne va gran parte del potere calorifico della legna utilizzata
inoltre
in Somalia e altrove ho visto donne (perché è considerato un lavoro da donne) fare molti chilometri a piedi, con bimbi in braccio e/o al seguito, a rischio di iene, serpenti, e maiali a due gambe, per raccattare una fascina di sterpi, appena sufficienti a cucinare un pugno di riso
ora
chi chiedesse a queste persone di raccoglierne il doppio, per potere, oltre a cucinare, produrre biochar col quale migliorare il terreno agrario, si esporrebbe al rischio di linciaggio sul posto, anche senza considerare che il doppio NON C'E'.
Per cui,
benché io sia convinto dell' utilità agronomica del biochar, e delle sue potenzialità di sequestro di carbonio,
o qualche Ente PAGA (preferibilmente in natura, cioè bombole di gas, o forni solari) il biochar un tanto al chilo,
o non c' è speranza che "quella gente" si metta a fare biochar.
E se il biochar non viene fatto sul posto, i costi di trasporto sono proibitivi.
Per non dire dell' assurdità di impiegare una luciastove gigante o simili per cogenerazione, in posti dove le fascine di legna costano così tanto in termini di tempo umano, fatica e rischi personali.
amir
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