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Esperimenti sulla Fusione Fredda

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  • Esperimenti sulla Fusione Fredda

    Ciao a tutti e complimenti per la scelta di questo nuovo argomento estremamente e controverso.
    Comincio subito con due domande:
    -Innanzitutto, per quanto ne so io, la Ceti inc. è l'unica società a livello mondiale in grado di vendere dispositivi funzionanti a Fusione Fredda che, pare, funzionino con acqua normale e elettrodi di Nichel... qualcuno ne sa qualcosa in più? La notizia è confermata? Ci sono aggiornamenti?
    - Nel sito di Naudin, da un po' di mesi ci sono repliche sperimentali basate sulla fenomenologia studiata da Mizuno. Replicandoli, sistematicamente, eccetto rari casi, Naudin ottiene sempre guadagni energetici impressionanti. La domanda è: il metodo che utilizza per misurare l'eccesso di calore basandosi sull'evaporazione dell'acqua dalle sue celle, è calorimetricamente esatto o andrebbe rivisto?
    Spero che qualcuno più ferrato in queste cose sia in grado di darmi qualche chiarimento in modo da diradare un po' di dubbi e disinformazioni sul fenomeno.

    Grazie e alla prossima!
    ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

  • #2
    Ho dato un occhio agli esperimenti di Naudin.... molto interessanti.
    Bisogna effettivamente capire un pò meglio cosa combina, ho dato una lettura veloce ma appena riesco cerco di studiarmi un pò meglio il procedimento.
    (il link per tutti è http://jlnlabs.imars.com/cfr/index.htm)

    Per quanto riguarda la CETI inc è principalmente lanciata nel brevettare delle celle per fusione fredda con sferette ricoperte di palladio che consentono un rapporto superficie/area occupata eccellente.
    E so che è molto interessata al mercato dell'eliminazione dellle scorie nucleari.... di più nin zò!

    Comunque bisogna starci un pò attenti, le novità sono tante ma assolutamente non pubblicizzate.

    Roy
    Essere realisti e fare l'impossibile

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    • #3
      L'esperimento di Naudin non è altro che un elettrolisi in una soluzione di acqua e carbonato di calcio o di potassio eseguita utilizzando un elettrodo in tungsteno (il negativo) e un elettrodo in acciaio (il positivo). Il tutto viene eseguito dopo aver preventivamente riscaldato la soluzione a 70 gradi Centigradi.
      Operando in questo modo Naudin misura la potenza erogata elettricamente grazie ad un semplice contatore (P=V*I). Poi va a misurare la temperatura raggiunta dalla soluzione e la conseguente energia emessa (Q=mc(t'-t'')) e va controllare il quantitativo di acqua evaporata e da esso va a misurare, con un metodo non molto chiaro ( e questo è il mio dubbio ), l'energia necessaria a generare questa evaporazione (o meglio ebollizione). A questo punto, confrontando la quantità di energia generata dalla cella (riscaldamento + evaporazione) con l'energia fornita elettricamente al sistema, Naudin misura un rendimento che talvolta sfiora il 200%!!!

      Ma è così che si misura il calore prodotto in un sistema di questo tipo?

      Riguardo il brevetto della Ceti, la cosa sconvolgente è che loro, un paio di anni fa, sono riusciti ad ottenere un sistema a fusione fredda che utilizzava semplice acqua di rubinetto, un elettrodo di platino e un elettrodo costituito da sferette di un polimero ricoperte da un sottile strato di semplice Nichel. Niente a che vedere con l'esperimento di Pons e Fleischmann in cui si utilizzava acqua pesante (Deuterio al posto dell'Idrogeno) e elettrodo di Palladio.
      Qualcuno sa qual'è l'elettrolita utilizzato dalla Ceti?

      Grazie.

      Fatemi sapere perchè sto tentando di riprodurre il fenomeno in laboratorio.
      Ciao
      Quantum Leap
      ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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      • #4
        Ciao,

        allora ti do i dati in mio possesso.

        Nei primi esperimenti la cella Patterson era così costituita:
        Cilindro di 10cm di altezza per 2,5 di diametro contenente migliaia di sferette di plastica di circa 1mm di diamentro ricoperte da nichel e palladio (catodo). L'anodo era in titanio e l'elettrolita è acqua normale con disciolto del solfato di litio (Li2SO4)

        Però nel frattempo (era circa il 1996-97) la CETI ha brevettato un sacco di nuovi metodi sempre più efficienti e meno costosi.

        Ti inserisco qualche nome chiave e qualche numero di brevetto che puoi andarti a spulciare:

        CETI ThermoTEc (cella di Patterson)
        CETIRadTech (cella per deattivare l'uranio)

        brevetti: #5,318,675 metodo di elettrolisi (per FF)
        #5,372,688
        #5,607,563 metodo di elettrolisi migliorato
        #5,616,219 elettrolisi per riscaldare l'acqua.

        Per ora è tutto, ma se hai veramente intenzione di testare qualcosa contattami via mail che vediamo di aiutarci insieme.

        Roy

        Essere realisti e fare l'impossibile

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        • #5
          Questa volta chiedo io un aiuto.

          Stò cercando da un paio di giorni infruttuosamente il sito della CETI inc. Nisba, non sembra proprio esistere più.

          Ho cercato anche nelle pagine gialle americane ma niente.

          Le ultime notizie che sono riuscito a trovare e che si erano trasferiti a Sarasota in Florida ma di li non si sa più niente.
          Avranno cambiato nome per troppi "disturbi"?

          Possibile che hanno brevettato tutto, hanno fatto dimostrazioni semipubbliche e pubbliche senza alcuna smentita e poi... non se ne sà più nulla....

          Mi puzza troppo. Se qualcuno ha delle info recenti (dal 2000 in poi), per favore mi faccia sapere qualcosa.

          Grazie a tutti.
          Roy

          Edited by eroyka - 1/10/2003, 13:55
          Essere realisti e fare l'impossibile

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          • #6
            Riguardo al destino della Ceti non so dirti nulla, le ultime notizie le ho avute da Roberto Germano, autore dell'ottimo volume "Fusione Fredda" ordinabile su macroedizioni.it. Se vuoi posso chiedere direttamente a lui. Appena so ti faccio sapere.

            In ogni caso, riguardo la mia idea sperimentale su come operare per capirci qualcosa in più sul fenomeno avrei molte cose da dirti e un'ipotesi accattivante su cui lavorare e magari, se le prospettive sono incoraggianti, far lavorare tutti. Non so. Siamo un piccolo gruppo e forse... chissà.

            Mandami la tua mail così ti racconto.

            Ciao e
            mai più Black out!!!

            Quantum Leap
            ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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            • #7
              Ciao Quantum Leap,

              anche io sono in contatto diretto con Roberto e il suo libro è un pò una bibbia per me insieme a "dai quark ai cristalli" di Preparata che da veramente il quadro completo della situazione.

              Comunque prova a chiederglielo, io gli rompo già così tanto ;-) Tra l'altro gli avevo proposto di fare da moderatore a questa sezione ma purtroppo mi ha risposto che è troppo preso. E non faccio fatica a crederci!

              Il mio email dove puoi contattarmi è: nuovenergie@email.it

              Dai, che vediamo di riuscire a combinare qualcosa di concreto.

              Roy
              Essere realisti e fare l'impossibile

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              • #8
                Hai ragione, Germano non ha tempo.

                Intanto però la Ceti non si sa che fine ha fatto...

                Grazie per la mail, fra breve ti manderò qualche anticipazione sulla ipotesi di lavoro su cui abbiamo intenzione cominciare a lavorare.

                Magari mi dici che ne pensi, poi magari metto tutto a disposizione di tutti per aiuti consigli e che ne so. Per ora il mio pallino resta comprendere la correttezza delle misure calorimetriche di Naudin.
                Non per smentire Naudin, ma per applicare le stesse al mio sistema.

                Per ora saluto tutti.

                E grazie, Roy...

                a fra poco mie notizie.

                ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                • #9
                  In cosa forse Naudin ha sbagliato....

                  La formula utilizzata per calcolare l'energia che innalza la temperatura del reattore, come ho già detto sopra, è :

                  Q=m * c * (t'-t")

                  dove "m" è la massa d'acqua, "c" il calore specifico dell'acqua, t' è la temperatura finale della soluzione, mentre t" è la temperatura finale.

                  La formula che utilizza per calcolare il calore di evaporazione della soluzione, generato dal suo reattore a fusione fredda, è la stessa formula che si utilizza per calcolare la quantità di calore che bisogna fornire a una massa d'acqua per portarla , una volta raggiunti i 100 gradi centigradi, all'evaporazione.

                  La formula è : Qe = m * Cl

                  In essa, "Qe" è l'energia da fornire, "m" è la massa d'acqua evaporata, "Cl" è una costante caratteristica del liquido da far evaporare che corrisponde all'energia necessaria a far evaporare un solo grammo di liquido, detta "calore latente di evaporazione": per l'acqua tale parametro vale circa 2260 J/g.

                  Il problema nasce dal fatto che Naudin riferisce i propri calcoli utilizzando le costanti calorimetriche dell'acqua pura. In realtà, per ottenere un calcolo più preciso, non dovrebbe riferirsi alle costanti relative all'acqua pura, ma a quelle relative alla soluzione di acqua e carbonato di sodio (o di potassio, a seconda dell'esperimento a cui vogliamo riferirci). Per ottenere questi valori, prima di sottoporre il sistema a reazioni di tipo "fusione fredda", dovrebbe calcolare o ricavarsi sperimentalmente (metodo più facile e sicuro) il calore specifico e il calore latente di evaporazione relativo alla soluzione utilizzata. Cosa che non fa. Anzi, in tutti gli esperimenti e in tutti i calcoli si riferisce sempre e solo all'acqua pura.

                  Sbagliando.

                  Se qualcuno conosce una relazione matematica che consenta di calcolare matematicamente questi valori calorimetrici partendo dalla conoscenza delle concentrazioni molari (o altro), mi faccia sapere. Sto rivoltando quasi tutti i dipartimenti di termodinamica on-line ma... niente.

                  In ogni caso, attendo.

                  Un saluto a tutti...
                  ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                  • #10
                    Per tutti.

                    Sto per intraprendere una campagna sperimentale per ottenere un reattore a fusione fredda funzionante (ovviamente) in modo continuato, a basso costo.

                    Qualche idea e una mezza teoria c'è.

                    Mi servono confronti con altri esperimenti.

                    Cerco info, links, notizie tecniche su chi mi ha preceduto nell'impresa. Ho già letto quasi tutto ma, in un campo come questo, quasi tutto può non bastare. Per esempio, ultimamente Roy mi ha mandato un articolo con una procedura di caricamento di Deuterio nel Palladio veramente interessante (grazie, Roy).
                    Non cerco articoli riguardanti la storia del fenomeno, le manovre di insabbiamento o divagazioni sul tema.
                    Cerco solo informazioni tecniche.

                    Aiutatemi, please...

                    Quantum Leap.
                    ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                    • #11
                      Salve, mi sono informato anch'io sulla fusione fredda, e ho deciso di "duplicare" una delle 4 versioni del reattore del Jnalabs. Al momento non so dire se funzionerà o meno, però una cosa è chiara... una semplice elettrolisi non libera così tanto calore! Penso di usare i catodi in tungsteno. Qualcuno mi può dare qualche dritta sullo schema elettrico? Come ottenere maggior potenza in W?
                      Ciao
                      Hidde

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                      • #12
                        Ciao Hidde e benvenuto,
                        le domande sono interessanti e le risposte sono tutte da inventare. Innanzitutto, riguardo l'energia emessa da una semplice elettrolisi, qualora i risultati di Naudin venissero eguagliati o anche sfiorati (a me basterebbero già rendimenti leggermente superiori all'unità per ritenermi sulla buona strada) bisogna vedere a che titolo il tungsteno, o altro, partecipa alla reazione. Per esempio, il tungsteno fa da combustibile ed è grazie alla sua combustione che misuro quel determinato surplus di energia? Oppure il tungsteno non partecipa, e allora il fenomeno si fa interessante. Che ne pensi?

                        Riguardo l'alimentatore, dovresti utilizzare un ponte a diodi in cui i diodi sono I-R 70 HF 40 adatti a correnti elevate e un condensatore da 100 microfarad e 48 V in questo modo ottieni un alimentatore in cui circola una corrente continua di 300V a circa 3 A. A tal proposito mi raccomando la massima attenzione in quanto una corrente del genere è estremamente pericolosa !!!!!!!

                        Fammi sapere le tue idee che magari, confrontandoci, evitiamo di commettere errori e eventuali fesserie.

                        Un saluto, Quantum Leap
                        ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

                        Commenta


                        • #13
                          Ciao Qauntum,
                          per quanto ne sappia, il tungsteno come il platino, ha una struttura cristallina particolare che tende a far avvicinare a sè l'idrogeno al punto di far fondere i nuclei. Diciamo che esso funge da catalizzatore di una reazione a fusione, però ahimè, si presenta anche l'inconveniente che a temperature molto alte, il tungsteno reagisce chimicamente con l'idrogeno, dunque deteriorarsi.
                          Il surplus d'energia non so bene come abbiano fatto a misurarlo, cioè, su quale modello si sono basati? C'è un modello standard? Evidentemente calcolando l'energia immessa nel sistema considerando il tutto un normale processo di elettrolisi dove abbiamo una red-ox, si ottiene molta più energia di quella immessa perchè oltre a verificarsi reazioni di tipo chimico, cioè, la dissociazione dell'acqua, abbiamo anche reazioni nucleari, che sviluppano molto più calore di qualunque altra reazione chimica! Usando un avvolgimento di filo di rame, posso ottenere un voltaggio maggiore?
                          A presto!

                          Hidde

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                          • #14
                            Caro Hidde,
                            il surplus di energia Naudin lo misura in modo molto brutale e, a tratti, errato. Grosso modo ragiona così: fornisce alla soluzione di acqua e carbonato una certa energia dall'esterno sotto forma di energia elettrica. Il sistema restituisce a sua volta energia sotto forma di calore che innalza la temperatura della soluzione e ne fa evaporare una parte. Confrontando questa energia con quella immessa ottiene che la quantità di energia immessa è minore dell'energia prodotta dal sistema: quindi è successo qualcosa che mi ha prodotto una certa quantità di energia. Questo qualcosa è, forse, una reazione di fusione nucleare sviluppatasi all'interno della matrice metallica utilizzata come elettrodo.

                            In realtà, se si vuole misurare per bene l'energia prodotta dal sistema, bisogna tenere in considerazione tutti questi elementi:
                            - le perdite termiche dovute ad un non perfetto isolamento della cella dall'ambiente esterno;
                            - l'energia impiegata nella dissociazione delle specie chimiche in soluzione;
                            - l'energia impiegata nel surriscaldamento della soluzione (utilizzando le costanti relative alla soluzione e non alla semplice acqua!);
                            - l'energia impiegata nell'evaporazione di una parte di soluzione;
                            - l'energia dispersa nel surriscaldamento dei fili elettrici utilizzati.

                            Dalla somma di tutti questi termini (di cui qualcuno sarà sicuramente trascurabile) va valutata l'energia prodotta dal sistema e, confrontandola con l'energia immessa, si può stabilire se c'è un surplus o meno.

                            Riguardo la tua domanda sugli avvolgimenti in rame ti preciso che, per costruire l'alimentatore che ti serve, non occorre trasformare la corrente di casa, ma basta renderla continua con un ponte a quattro diodi (classico- uno schema lo da anche Naudin nel sito ma, se hai difficoltà, ti posso illustrare il mio) e "collimarla" con il condensatore che ti ho già indicato.
                            Ti ripeto: non servono trasformatori. La corrente di casa è 220 V, ma tale valore è un valore medio di una corrente alternata. Se rettificata, ottieni i tuoi 300 V in continuo nei confronti dei quali, mi raccomando, stai molto molto attento. Con la corrente continua a 300 V è più facile lasciarci le penne!

                            Fammi sapere.
                            Un saluto,
                            Quantum Leap.
                            ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                            • #15
                              Ciao Quantum,
                              credo (ma non vorrei sbagliarmi) che l'aumento di temperatura della soluzione acquosa, sia direttamente proporzionale all'intensità di corrente immessa nel sistema. Credo che ci siano dai tabulati, dove per ogni soluzione acquosa titolata a 0.1 M per convenzione, vi sono delle costanti... però non c'è stato verso di trovarne nemmeno una su internet. Purtroppo nelle solzioni, il calore latente è diverso da quello dell'acqua distillata, dunque, certi risultati dovrebbero essere presi con i guanti. Provo all'università chiedendo alla prof. di Chimica. Dunque... se fosse possibile confrontare i dati di un tabulato con quelli sperimentali, riscontrando l'effettivo eccesso di calore, allora possiamo dire che siamo davanti ad un fenomeno anomalo. Mi è sembrato d'aver capito, che la concentrazione di soluto non deve superare un tot di molarità altrimenti non funziona il reattore, dunque, a rigor di logica, al diminuire della quantità d'acqua dovuta all'evaporazione, diminuiscono anche le prestazione del sistema? Poi mi chiedo perchè proprio i carbonati e non i solfati o nitrati. Ho letto sempre nel sito di Naudin, che è possibile provare a sperimentare con altri tipi di sali, nulla vieta di provare ad esempio anche con i sali dei metalli di transizione, però... non vorrei che alcuni sali tendano a depositarsi sui catodi ricoprendoli, dunque non mi spingerei oltre gli alcalino terrosi. Sinceramente non so bene come intervengano i sali disciolti nella reazione di fusione... è ovvio che maggiore è la concentrazione salina, è maggiore è la conduttività elettrica in acqua, non a caso in acqua distillata non avremmo nessuna reazione, ma Naudin insiste con i carbonati. I sali di litio credo siano abbastanza buoni per questo genere d'esperimenti. In settimana, se riesco ad uscire prima dall'università, vedo se riesco a trovare i catodi in tungsteno. Anche in questo caso ho notato che il diametro del catodo influisce molto sulle rese dei reattori... se non sbaglio, il reattore v3.3, che usa un catodo di 3mm di diametro ha una resa del 260% con un input di 551W e un output di 1432!!! Incredibile!!! Ovviamente lo schema elettrico è completamente diverso. Non so quanto credito dare a questi risultati... ma a rigor di logica, all'aumentare della potenza in W, aumentano anche le prestazioni del reattore, ma bisogna vedere quant'è la soglia tra l'energia immessa e quella ricavata. Per quanto riguarda i catodi in platino, dalle immagini sembra che mostrino più resistenza del tungsteno, però hanno rese piuttosto scarse in acqua leggera, ma rese decisamente elevante con l'acqua pesante... i problemi sono due: il platino è un metallo nobile, e costa parecchio! Inoltre estrarre l'acqua pesante dall'acqua normale è un processo lungo e un po costoso, occorre far bollire tanta acqua e aspettare che il residuo di liquido rimasto superi i 100°C, mi sembra che l'acqua pesante bolle a 101-2°C. Ti dirò di più, una soluzione con un duteruro, cioè un sale contenente deuterio in modo che in soluzione acquosa diventi D+ o direttamente un deuteruro fuso con un catodo in palladio poroso, si ottengono risultati sorprendenti. Il palladio ha proprietà simili a quelle del platino, un po meno costoso ma difficile da trovare, spesso col palladio si fanno gli apparecchi odontotecnici. Il problema è avere il palladio poroso... la porosità forse determina una maggiore superficie di contatto. Comunque reagisce in maniera eccellente col deuterio... anche in questo caso trovare un deuteruro di un qualsiasi metallo non credo sia molto semplice, soprattutto portarlo a fusione... ad esempio alcuni idruri fondono sopra i 400°C, dunque non so se il gioco valga la candela. Poi se la reazione è talmente esotermica da mantenermi allo stato fuso il sale, allora... le cose cambiano. Comunque, non so quanto sia economico usare un deuteruro, anche se come isotopo è abbastanza abbondante... se non sbaglio, una molecola d'acqua su 7000 è composta da deuterio.
                              Te hai già cominciato a costruirlo il reattore? Che recipiente pensi di usare? Io ho pensato di usare un termos, dovrebbe impedire gran parte delle fughe di calore, ma per eventuali schizzi di acqua non mi sembra molto idoneo.
                              Ciao!
                              A presto

                              Hidde.

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                              • #16
                                Molto stimolanti le tue domande, complimenti davvero...

                                Innanzitutto cominciamo dall'approvvigionamento di D2O dall'acqua pesante: è praticamente irrealizzabile in piccoli laboratori e molto complessa da produrre nei grandi impianti. Pare che durante la seconda guerra mondiale molte azioni spionistiche erano mirate a capire come produrre acqua pesante in quantità accettabili e pare che i tedeschi erano all'avanguardia in questo mediante un sistema elettrochimico. In ogni caso, da 100 litri messi a bollire a 101,8 gradi (stando attento a mantenere la pressione esattamente a 1 atm) puoi cavarne qualcosa come 15 millilitri! Impensabile. Comprarla poterbbe essere una soluzione, ma non per me: un bicchere di acqua pesante (25 centilitri) costa intorno ai 30 euro e basta per una sola prova (a temperatura ambiente. Se lavori in condizioni criostatiche può durare anche di più). Da qui la necessità di aggirare questo problema mediante economicissima acqua di rubinetto.

                                Riguardo l'utilizzo di sali ionici, hai ragione, essi servono solo per la conduzione. Infatti, dati i potenziali di riduzione, siamo sicuri che all'elettrodo negativo, la prima cosa che si lega è proprio l'idrogeno in quanto le altre specie chimiche verranno ivi attratte solo in minima parte.

                                Riguardo le tabelle con i calori specifici e i calori latenti di fusione, non esistono tabelle. Probabilmente esistono formule matematiche, ma non ne conosco. Così, me le sto ricavando sperimentalmente. Se vuoi ti spiego come fare.

                                Riguardo invece il mio reattore, ho appena terminato la costruzione dell'alimentatore. Fra poco comincerò le misure delle costanti calorimetriche e poi metterò in funzione il tutto.

                                Fammi sapere come procedi e qualsiasi altro fatto.

                                Ciao.
                                Quantum Leap
                                ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                                • #17
                                  Ciao Quantum,
                                  conosci per caso qualcuno che lavora al progetto e che abita vicino a Firenze?

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                                  • #18
                                    Ciao Hidde,
                                    ho molti amici da quelle parti ma io sono campano, non proprio a Napoli ma quasi.

                                    Certo non è lontanissimo ma nemmeno qua dietro.

                                    Ma ci stai lavorando da solo a questa cosa?

                                    ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                                    • #19
                                      Eh sì, purtroppo sto lavorando da solo a questa cosa. Teoricamente conosco all'università qualcuno che potrebbe offrire un certo contributo... ma, vuoi gli impegni universitari, vuoi la lontananza dalla città, è un po un problema.

                                      A presto.

                                      Hidde

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                                      • #20
                                        Ciao Hidde,

                                        io sono di Bientina, vicino Pontedera a tre quarti d'ora da firenze. Eventualmente ci possiamo trovare o sentire telefonicamente per aiutarci un pò.

                                        Contattami sul mio email: nuovenergie@email.it.

                                        Roy
                                        Essere realisti e fare l'impossibile

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                                        • #21
                                          Caro Hidde,
                                          anche se sei solo alla fine non sei solo.
                                          Anche grazie a questo forum.
                                          Alla fine basta un alimentatore, un paio di tester, un buon termometro e un thermos semi nuovo.
                                          Al resto ci pensi tu.

                                          Non mollare, fammi sapere.

                                          ... non sei solo.


                                          ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                                          • #22
                                            Cari utenti, lettori, ricercatori e non, vi comunico che venerdi 31 ottobre ho ottenuto da una cella preriscaldata a 70°C di 200 cc di acqua e carbonato di potassio a 0,1 M, con elettrodo negativo di tungsteno di tipo WT utilizzato per le saldature e un elettrodo negativo di fil di ferro, alimentata a circa 200 V il raggiungimento di una temperatura dell'elettrodo di tungsteno pari ad almeno 2500 °C tenete presente che il tungsteno fonde a 3422°C !!!!

                                            Da dove viene questa energia?

                                            Boh...

                                            Non ho ancora dati sul COP viste le difficili misure, ma la strada è estremamente promettente.

                                            Ciao a tutti!!!!


                                            ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                                            • #23
                                              Caro Quantum Leap,

                                              Che dire... SIETE FANTASTICI!!!
                                              Ieri sera ho telefonato a Vincenzo per fargli/vi i complimenti avete fatto e state facendo un ottimo lavoro, altro che Naudin!

                                              Ti conttato via mail perchè ti devo dire cose private ma voglio che tutti sappiano che state facendo un ottimo lavoro e che la mia fiducia nei vostri confronti è totale.

                                              Presto ne vedremo (TUTTI) delle belle!

                                              Roy
                                              Essere realisti e fare l'impossibile

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                                              • #24
                                                RAGAZZI SIETE FORTI ! ! ! !
                                                Spero tanto che i dati vi diano ragione,ma sono convinto che la fusione fredda sia reale e che voi siete sulla strada giusta.Purtroppo non posso darvi dei consigli ma vedo che ve la cavate benissimo lo stesso da soli.
                                                In bocca al lupo e fateci sapere i dati quanto prima.
                                                Ciao e ancora COMPLIMENTI !!
                                                Sandro-Meg

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                                                • #25
                                                  Grazie per l'incoraggiamento, genio del Meg, i risultati sono promettenti, è vero, ma comunque siamo solo all'inizio c'è ancora parecchio da misurare e verificare e confrontare... è tutto un campo sconfinato che si apre...

                                                  Cmq grazie per l'incoraggiamento e in bocca al lupo per il tuo Meg!

                                                  Facciamo vedere a Naudin come si fanno le misure!!!

                                                  Ciao!

                                                  ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                                                  • #26
                                                    Ciao a tutti, vi faccio tutti i migliori auguri di essere sulla buona strada, ricordatevi cmq (e scusate se a qualcuno sembro fissato) di prendere tutte le immaginabili precauzioni durante gli esperimenti, non si sa mai...
                                                    Volevo solo farvi una domanda: sulla pagina che avete pubblicato avete detto che l'elettrodo di tungsteno è diventato rosso. Ora vorrei proporvi di cambiare l'elettrodo positivo, poichè sospetto che durante l'elettrolisi il ferro del positivo si sia combinato con l'ossigeno sviluppato durante l'elettrolisi formando ossido di ferro, questo poi forse potrebbe essere stato trasportato fino al negativo ricoprendolo. Se invece il tungsteno dovesse permanere rosso anche con elettrodi di altro metallo è evidente che invece è dovuto alla temperatura...
                                                    C'è un ultima cosa che mi viene in mente. So che c'è una reazione chimica fortemente esotermica, dove per fortemente intendo proprio svariate migliaia di gradi (non so se 2000 0 4000 °C), usata un tempo per saldare in loco le rotaie del treno (!), la reazione era:

                                                    FeOx + Al -> Al2O3 + Fe

                                                    A questo punto mi chiedo: non è per caso che per via elettrolitica si verifica la stessa reazione ossidoriduttiva sull'elettrodo di tungsteno per via possibile ossido di ferro proveniente dall'elettrodo di ferro?

                                                    Motivo in più, comunque, per cambiare l'elemento del positivo: rame, alluminio... o addirittura grafite, giusto per ridurre drasticamente le possibilità di reazioni chimiche secondarie che potrebbero interferire con la reazione, chimica o nucleare che sia. Inoltre nel caso della grafite la sua reperibilità è più che garantita e il suo costo è davvero ridicolo, basta infatti acquistare una banalissima mina HB da un comunissimo cartolaio.... eheh!
                                                    Ciao ragazzi e Buon lavoro!

                                                    Commenta


                                                    • #27
                                                      Scusa se ti rispondo in ritardo, ma la telecom mi ha isolato casa per una settimana e solo ora posso risponderti.

                                                      Innanzitutto, riguardo la formazione dell'ossido di ferro all'anodo, esso si forma (bravo!) quando l'anodo è proprio di ferro puro. Tale ossido tuttavia rimane appiccicato all'elettrodo incrostandolo ed è possibile rimuoverlo solo mediante una lima o cose del genere. Certamente una sua migrazione verso il catodo è possibile, ma difficile. Le foto della prova messe nella pagina del sito si rifanno ad un anodo che non è proprio di ferro puro: infatti ciò che abbiamo utilizzato è un pezzo di fil di ferro per stendere i panni e quindi sicuramente una lega con prevalenzadi ferro ma in cui c'è anche dell'ottone e altri elementi che ne rendono più difficile l'ossidazione (infatti quando stendi i panni non si arruginisce facilmente). Nelle prove successive abbiamo utilizzato anche un anodo di tungsteno, solo che questo, come ci aspettavamo, si ossida e si consuma, sporcando la soluzione. Prove con catodi diversi dal tungsteno non ne abbiamo fatte, tuttavia, saranno fra le nostre prossime verifiche.
                                                      La possibilità che il fenomeno luminoso ed energetico si dovuto a qualche combustione, è stata una delle prime ad essere vagliate. Tuttavia, la combustione (ossidazione) del tungsteno se avviene, deve avvenire all'anodo (e questa avviene solo se l'anodo è di tungsteno). Di conseguenza l'unica cosa che può bruciare è l'idrogeno che, guarda caso, si forma proprio sul catodo.
                                                      Il problema è che l'idrogeno, bruciando, ci deve restituire la stessa energia che gli abbiamo fornito per separarlo dall'acqua. In pratica, per formare idrogeno al catodo dobbiamo rompere la molecola dell'acqua. E questo richiede energia: l'energia elettrica che forniamo al sistema. Quando l'idrogeno brucia (cioè si ricombina con l'ossigeno restituendoci di nuovo acqua) ci restituisce sotto forma di calore la stessa energia che gli abbiamo fornito elettricamente.

                                                      E invece il nostro sistema ci fornisce più energia di quanta gliene forniamo dall'esterno.

                                                      Certamente dobbiamo fare ancora misure precise, dobbiamo valutare a che titolo il tungsteno reagisce, dobbiamo cambiare elettrodi, ma comunque un interrogativo rimane: da dove viene l'energia?

                                                      Riguardo la possibilità di utilizzare le matite HB come fonte di grafite, devo dire che non sono adatte, in quanto la grafite in esse contenuta per risultare più morbida, viene impastata con la cera. Però i carboncini delle pile (nuove) vanno bene. E li useremo, li useremo...

                                                      Ciao e fammi sapere che ne pensi.

                                                      Quantum Leap

                                                      ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                                                      • #28
                                                        Beh io non ho obiezioni riguardo le tue spiegazioni solo vorrei chiarire che non ho nominato la grafite come fonte di tale materiale, ma come elettrodo non reattivo nei confronti degli elementi contenuti nella soluzione... insomma, un elettrodo che non mandi in soluzione troppi frammenti di materiale e che non reagisca con l'elettrolita ne con l'elemento del catodo.
                                                        ........
                                                        Ehi un momento....
                                                        .....
                                                        ...mumble...mulmble.............

                                                        ehi, idea!!!
                                                        Che ne dici della possibilità di utilizzare una cella fatta inquesto modo:

                                                        anodo cilindrico cavo di grafite aperto da entrambe le facce piane, catodo a sbarra inserito coassialmente all'anodo. La grafite oltre a prendere parte attiva all'elettrolisi farebbe da schermo per i neutroni...

                                                        Che ne dici??

                                                        Commenta


                                                        • #29
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                                                          Uno schermo di neutroni è proprio ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento, non possiamo certamente continuare a lavorare in queste condizioni di rischio.... tuttavia la tua soluzione non può andare bene nel nostro caso.

                                                          Cioè... uno schermo di grafite per i neutroni è un'ottima idea, solo che utilizzarlo anche come anodo creerebbe una condizione di elettrolisi con una eccessiva superficie di reazione all'anodo. Questo fatto provocherebbe un'eccessiva produzione di gas (ossigeno) a questo elettrodo e questa eccessiva produzione di gas, ci siamo accorti, non fa innescare la reazione. E' come se l'eccessivo gorgogliamento creasse un ostacolo alla migrazione delle cariche verso il catodo (o qualcosa del genere).
                                                          Anzi, ti dirò di più.
                                                          Le condizioni di innesco prevedono che la superficie del catodo debba risultare più piccola di quella dell'anodo e quest'ultima deve essere tale da non favorire la formazione di bolle. Quindi per avere un anodo ottimale dovremmo avere si una grande superficie, ma che non emette bolle. A tal proposito abbiamo pensato a un anodo tipo pennello fatto di fili di acciaio inox, o qualcosa di simile, che ricaveremo da una spugnetta per lavare le pentole. Che ne pensi? Avresti un'idea alternativa?

                                                          Riguardo altri schermi di neutroni abbiamo avuto come suggerimenti : una camicia di acqua pesante, mattoni di paraffina, polietilene spesso un centimetro.
                                                          Abbiamo optato per l'ultima soluzione utilizzando due mezze taniche (quelle bianche da 5 o 25 litri) messe l'una nell'altra.
                                                          In ogni caso questo fatto dei neutroni ci preoccupa un po'.
                                                          ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                                                          • #30
                                                            saluti a tutti,

                                                            è un pò che seguo questo forum e da quando ho visto le foto dell'esperimento su progettomeg mi è venuta voglia di replicarlo.
                                                            questa la mia attrezzatura:

                                                            alimentatore 0-300V 8A (ripple 10%)
                                                            acqua demineralizzata
                                                            carbonato di sodio
                                                            catodo tungsteno puro (elettrodo da saldatura da 3 e 5 mm)
                                                            anodo paglietta metallica acciaio (quella per lavare i piatti).
                                                            contenitore pirex.

                                                            dopo pochi tentativi falliti, la settimana scorsa sono riuscito ad accendere il catodo e devo dire che, fusione fredda o no, l'effetto è spettacolare e ha meritato di essere ripreso con la mia webcam.

                                                            l'impressione che ho avuto, non avendo strumenti di misura, a parte voltmetro e amperometro, è che con questo sistema non si ha un guadagno energetico apprezzabile per cui mi riprometto di fare altre prove con materiali e metodi diversi (sono graditi suggerimenti di qualsiasi tipo).

                                                            a questo punto volevo fare una considerazione,
                                                            ho notato che non riesco a mantenere la reazione con tensione minore di 160V e corrente di 1-1.5 A, è forse un limite fisico?

                                                            buon lavoro a tutti







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