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La polvere sotto il tappeto

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  • La polvere sotto il tappeto

    Sto studiando all'estero in un'università che ha strettissimi contatti con il mondo industriale, e speravo di trovare ricerche su applicazioni pratiche delle rinnovabili. Non che non ci siano, ma sono largamente superate per richiesta da quello che sembra il nuovo Re Mida della lotta all'effetto serra: la cattura della CO2

    Svariate multinazionali dell'energia stanno investendo ingenti capitali nel settore, sviluppando cicli termodinamici a emissioni zero che filtrano l'anidride carbonica e la inviano nel sottosuolo. Il tutto sulla base di modelli economici che tengono conto del prezzo dei certificati verdi (al momento intorno ai 15 euro per tonnellata di co2 prodotta, ma destinato a salire)

    Ovviamente l'efficienza di questi cicli è minore di quella dei cicli normali, per via dell'energia persa nel filtraggio e nel pompaggio della co2. L'effetto totale è quello di aumentarne la produzione effettiva, per poi "nasconderla" sottoterra in attesa di tempi migliori.

    A mio parere i certificati verdi erano nati con ben altre intenzioni che finanziare queste "discariche" di co2, e aggirarli in questo modo mi sembra scorretto, se non illecito.

    Che ne pensate?

  • #2
    Originariamente inviato da janvaljan Visualizza il messaggio
    A mio parere i certificati verdi erano nati con ben altre intenzioni che finanziare queste "discariche" di co2, e aggirarli in questo modo mi sembra scorretto
    Penso che hai ragione.

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    • #3
      Il problema di ridurre l'immissione di CO2 in atmosfera può essere affrontato in molti modi.
      Quello assolutamente preferibile è non utilizzare composti minerali del carbonio (Metano, Olio e Carbone minerali) e non solo per produrre energia in varie forme.
      E' comunque pericoloso affidarsi a meccanismi di psedo-mercato tipo certificati verdi, certificati bianchi, emission trading, in cui comunque i decisori politici decidono se una tecnologia è buona o cattiva indipendentemente dai bilanci reali.
      Classici sono i risultati dell'applicazione in Italia delle "sovvenzioni alle tecnologie verdi tramite il CIP6" che ha finanziato la combustione dei residui di raffineria di petrolio.
      Sono convinto che solo facendo riferimento a tutte le risorse energetiche utilizzate per produrre un vettore energetico commerciale è possibile confezionare politiche energetiche che ottengano risultati subito e nel lungo periodo.
      Come riportavo il 23/08/2009 in
      http://www.energeticambiente.it/disc...-duratura.html
      "Chi è sinceramente interessato a:
      - ridurre l'emissione di gas serra dovuti all'uso dell'energia in Italia
      - ridurre la dipendenza energetica dell'Italia dall'estero
      - non ridurre in quantità e qualità i servizi finali al consumo,
      credo che debba darsi una svegliata perché le politiche energetiche attuali portano altrove e forse non riescono nemmeno a rispettare i limiti che l'Italia ha già accettato per le emissioni."
      Tutti i meccanismi di compravendita di diritti d'emissione sono sostanzialmente d'ostacolo alla trasformazione in tempi brevi delle tecnologie attuali in tecnologie capaci (come gli obbiettivi attuali dell'Europa, accettati anche dal Governo Italiano) di portare quasi a zero il bilancio delle emissioni di gas serra dall'Italia nei prossimi 40 anni.
      In effetti pur crescendo di prezzo nel tempo, tali diritti d'emissione sono sempre più acquistati solo all'estero e l'alternativa di una cattura della CO2 prodotta dall'uso di Carbonio minerale non fa che aumentare la dipendenza energetica dall'estero.
      Peraltro le prospettive della tecnologia CCS sono, a detta di chi la promuove (ad esempio ENEA in REA2008), di costi di 30 €/tCO2 adesso con i diritti d'emissione a 15 €/tCO2 e di 80 €/tCO2 nel 2040.
      Con tali prospettive perché un produttore d'energia dovrebbe usare il CCS invece di acquistare diritti d'emissione all'estero?
      Il guaio peggiore di questa tecnologia (come dell'attuale nucleare) è che porta via enormi finanziamenti statali (i privati non ci mettono soldi loro) per la ricerca, lasciando ben poco per la ricerca sullo sviluppo delle fonti rinnovabili.
      Comunque l'argomento CCS è certamente degno di approfondimenti.
      Ed ovviamente tale tecnologia va confrontata (quantomeno nei costi) con altri sistemi di cattura e sequestro della CO2.
      Ultima modifica di ggavioli; 23-10-2009, 20:39.

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