Partecipo alla discussione per cercare di riportarla sulla "retta via".
Prima una precisazione lessicale. Vedo in tanti messaggi l'utilizzo della parola "costo" per indicare il "costo di un impianto" e valutarne l'eventuale convenienza. Dai ricordi universitari il termine "costo" ha un'accezione ben più ampia di quello finanziario. In particolare il "costo" è il sacrificio che si è disposti a sostenere per conseguire un obiettivo. Quindi, ad esempio, se voglio fare attività fisica e l'unico momento disponibile è dalle 06:00 alle 07:00, il "costo" da sostenere non è finanziario, ma alzarsi presto la mattina.
Tornando in topic, quali potranno essere le "Prospettive e strategie future per i proprietari di impianti Fotovoltaici" ora che lo SSP sta esaurendosi progressivamente per chi ne ha usufruito?
Credo che la risposta più semplice sia quella più "forte". Mi spiego.
Quando ognuno di noi ha installato un impianto FV lo avrà fatto, tra i vari motivi, sopratutto per diminuire il prezzo della bolletta energetica totale: quindi elettricità, gas, legna, pellet, benzina, gasolio, etc., includendo tutte le fonti di energia di cui possiamo disporre.
Del resto l'energia elettrica, tra tutte le varie forme di energia, è l'unica che possiamo produrre direttamente.
Ora ritengo che la totalità (o quasi) di noi sia rientrato delle spese sostenute per l'impianto o, comunque, gli manca poco. Quindi da questo momento ha solo un beneficio: autoconsumo + cessione (se ancora ha SSP) oppure autonsumo + vendita (se con RID, anche se tassato alla massima aliquota IRPEF).
Cosa fare per migliorare? Laddove possibile spostare tutto il consumo di energia (nelle varie forme prima elencate) in energia elettrica per massimizzare (con i diversi vincoli presenti nelle singole situazioni di ciascuno) i benefici. Notate che tra le varie forme di energia, quella elettrica ha la caratteristica che, se usata, garantisce il massimo rendimento. Tutto ciò che brucia, o come dico io "che produce fiamma", ha intrinsecamante 2 grandi svantaggi: minor rendimento (anche sotto il 50% per benzina e gasolio: non vi dico le percentuali più vicine alla realtà per non farvi "spaventare") e maggior inquinamento. Se riesco a ridurre/eliminare tali fonti conseguo, automaticamente, 2 risultati: inquino meno (sopratutto se l'energia elettrica me la sono prodotta con un impianto FV o minieolico) e risparmio sul prezzo della bolletta energetica (totale).
Ovviamente non sto dicendo che tutti dobbiamo: eliminare le caldaie a gas, quelle a pellet, etc. e sostituirle con PdC, sostituire l'auto (a benzina o gasolio) con auto elettrica o azioni di tal tipo, ma chi si ritrova nella situazione di dover fare un passo oggi o nel prossimo futuro dovrebbe valutare seriamente la soluzione "elettrica".
Quindi se mi trovassi oggi nella condizione di fare un nuovo impianto (anche se non avessi lo SSP) la mia risposta è, senza alcun dubbio, SI, lo farei.
Se devo sostituire la cucina (ma anche se non devo farlo): acquistare piani a induzione (ne esistono anche di tipo stand-alone).
Se devo sostituire la caldaia a gas: valutare un intervento più ampio e installare una PdC. Se l'intervento è di ristrutturazione pesante di un edificio: sicuramente installare PdC, FV e anche pannelli solari per produzione di acqua calda, riscaldamento a aria o, se si preferisce maggior comfort, riscaldamento a pavimento.
Se devo sostituire l'auto, valutare le mie specifiche esigenze e, se compatibili, acquistare un'auto elettrica.
Potreste obiettare che i "costi" aumentano: la mia risposta è: il prezzo aumenta sicuramente, il "costo" da affrontare, però, non è detto che sia maggiore.
Vi faccio il mio esempio. Ho 60 anni e sin da quando frequentavo le elementari sentivo parlare della questione ambientale (inquinamento, etc.). Da bambino non potevo capire tutte le implicazioni che ne derivavano, ma un concetto è sempre stato chiaro: la natura deve essere rispettata.
Con il passare degli anni ho visto che la situazione ambientale è andata sempre più peggiorando e gli esperti hanno avvisato dei problemi conseguenti al cambiamento climatico. Certo c'è ancora chi lo nega (primo fra tutti il presidente del paese più importante, che sta dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, ma nache da noi non si scherza con una della massime autorità nazionali), ma c'è anche chi ha capito (un altro grande paese, questa volta a est) che così non si può continuare e ha adottato misure drastiche per cercare di contrastarlo.
Se tutti i paesi del mondo non si allineano su un'unica linea di azione tesa a combattere tale cambiamento, non ne usciremo bene. Per approfondimenti vi rimando ai video su youtube del Dott. Nicola Armaroli.
Tornando a me, quando una dozzina di anni fa sono stato in grado di acquistare una casa di proprietà (villetta in bifamiliare), essendo in fase di costruzione, ho deciso di rivedere tutta la parte impiantistica.
Avendo in precedenza acquisito la laurea in ingegneria meccanica, mi erano note una serie di "informazioni", anche se, per alcune questioni, solo a livello di "infarinatura". Quindi sapevo quali erano i pro e i contro delle varie tecnologie.
Se avessi fatto la scelta più conservativa, ovvero finanziaramente ad impatto più basso, avrei lasciato gli impianti standard previsti da capitolato (riscaldamento con caldaia a gas, termosifoni nella varie stanze, predisposizione per condizionatore in un paio di stanze, impianto FV minimo obbligatorio all'epoca di 1 kW). Certo, avrei pagato il minimo, ma avrei dovuto considerare sin da subito altre spese per installare i condizionatori nelle varie stanze: si, perchè il più immediato risvolto del cambiamento climatico non è far fronte al freddo (ci sono varie possibilità) ma al caldo e ciò può essere combattuto solo con i condizionatori che altro non sono che delle banali pompe di calore.