OFF TOPIC
CITAZIONE (angelo comandù @ 19/8/2005, 18:02)
il problema è secondo il mio parere, che ognuno vuole farsela da se, e non vogliono collaborare,
Dear Angelo,
mi permetto di citarti per fare alcune considerazioni sul "quote" sopra.
CITAZIONE
Credere nell’opera che l’uomo può creare, significa credere nel futuro, credere nel futuro significa credere in noi stessi: uomini intelligenti al servizio del futuro.
Dott. Angelo Comandù
La possibilità di creare, di cambiare la realtà, è una caratteristica distintiva degli uomini; certo che nella creazione, nel cambiamento, esistono una miriade di possibilità che, a seconda del punto di vista, possono essere considerate più o meno giuste o sbagliate.
La realtà, comunque, è sempre posta sotto i vincoli della soggettività, anche se in qualche modo prende poi una valenza collettiva.
Ma come è possibile in un mondo soggettivo fare delle valutazioni generali sulla realtà in grado di identificare ciò che è "giusto" e ciò che è "sbagliato"?
Gli altri, come dice un mio caro amico, sono il
mistero che ci circonda; quelli a cui a volte ci avviciniamo interessati, mentre altre volte sembrano allontanarci con una sorta di repulsione, quasi di paura.
Ecco allora che l'altro diventa il
nemico, ma non il nemico funzionale alla battaglia dialettica, al gioco delle parti fatto di regole condivise e condivisibili, fatto di libertà ed ostacoli; piuttosto qualcuno di diverso, il "non compreso", l'incomprensibie, appunto, il
mistero.
CIO' CHE CREA LA DIFFERENZA è sempre l'individuo. Ci sono persone che agiscono per il maggior bene rivolto a se stessi, alla propria famiglia, al proprio gruppo (entourage); questo gruppo però ha un limite, ed è a quel limite che avvengono quelle che io chiamo allontanamenti, diffidenze, sotterfugi, incomprensioni. Qui abita la decadenza dell'umanità, il maligno inteso come azione criminale, rivolta alla distruzione del simile incompreso e mistrerioso.
Lo scopo deve essere piuttosto quello di allargare la propria cerchia, allargarla oltre il proprio
bordo, confine a tratti sconosciuto, per arrivare ad abbracciare, comprendere, quel "misterioso", apparente antagonista, che ci aggredisce di "incomprensione".
CITAZIONE
il problema è secondo il mio parere, che ognuno vuole farsela da se, e non vogliono collaborare,
La domanda che dobbiamo porci è:"Noi fino a che punto siamo "liberi" di collaborare?" In questo modo, ponendoci questa domanda, scopriamo la nostra limitatezza, la nostra diminuita capacità di comprendere, il nostro rifiuto a prenderci delle responsabilità per l'ALTRO, quello che vediamo lontano ma che in fondo ci appartiene, perlomeno come umano sconosciuto, abitante dello stesso pianeta terra.
Questa, extrema ratio, diventa guerra: un espressione della mancata "reciproca comprensione"; anche nel business l'unico modo di riuscire a creare un ambiente "collaborativo" è essere disposti a mettersi in discussione con l'obiettivo di allargare i propri orizzonti fino al punto in cui la "condivisione" può diventare possibile.
Ahimé, la degenerazione e la pazzia che giungono alla guerra sono però anche in quel "nostro" vicino che uccide, sbrana con noncuranza i suoi simili, e allora? Quale metodo è possibile usare per riconoscere il criminale, che solitamente è molto abile a nascondersi e mimetizzarsi nell'anonimato?
Guardiamo quello che produce!
Ciò che le persone producono ci permette di catalogarle, inserirle in una logica capace di riconoscere quanto è fatto per il maggior bene e quanto si esprime per puro fine egoistico. Ecco, quindi, che in questo forum dopo qualche tempo si delineano le personalità, coloro che agiscono per meri scopi egoistici e chi, tra i più, è interessato a collaborare, ad espandere il bene collettivo, sociale, del vivere e prosperare.
Fernando
Edited by FernandoFast - 21/8/2005, 19:45