Il problema, a mio parere, non è tanto nell'inventare una nuova filosofia produttiva. Questa è sicuramente già possibile da ora. Il vero problema sta nel trovare la strada per raggiungerla efficacemente.
E' sicuramente vero che l'industria propone oggi prodotti a limitata durata, poco o nulla riciclabili direttamente dal cittadino, con grandi sprechi a tutto vantaggio della confezione che mira più alla suggestione motivazionale che al teorico scopo di contenimento e protezione. Ma attendere che sia l'industria a farsi carico del problema è francamente ingenuo. L'industria lavora secondo le regole del gioco (quando è onesta ovvio), ma essendo sottoposta alle ormai fortissime pressioni della concorrenza e dei costi incomprimibili non ha alcuno spazio di manovra per sottrarsi alla "legge ineluttabile" del produrre più possibile al prezzo minore possibile e nel tempo minore possibile.
Considerando poi che ormai la concorrrenza è globale e proviene sopratutto da paesi emergenti dove queste problematiche penso siano a conoscenza di 1 persona su 1.000.000 è chiaro che l'inventarsi regole coercitive alla produzione otterrà solo l'effetto di far perdere ulteriore quota di competitività, di mercato, di aziende all'Italia.
Invece il discorso andrebbe affrontato sopratutto a livello di norme comuni europee che premino le soluzioni più intelligenti penalizzando le più sprecone. Anche a costo di uno scontro commerciale con i paesi importatori (Cina e USA in primis). Si può fare molto a livello del packaging, ad esempio vietando i pack non degradabili (polistirolo, politilene, ecc) e imponendo, gradatamente, l'utilizzo di pack in materiale di riciclo di cellulosa o fibra naturale. Vietandoli alla vendita, ovvio.
Molto poi sta al cittadino. Serve una poderosa campagna di educazione alla scelta di prodotti riciclabili, dall'auto al cellulare, premiando i prodotti più certificati, anche se a un costo meno vantaggioso. Altro pilastro basilare è diffondere la cultura dello smaltimento differenziato, incentivando e sanzionando i comportamenti rispettivamente pro o contro questa cultura.
In conclusione si può fare molto e molto si farà. L'unica cosa che mi convince poco sono le ideologie di "ritorno alla natura" che ciclicamente appaiono alla ribalta da 200 anni a questa parte, in stile arcadico e sui generis. I prodotti sono poco durevoli perchè il mercato dei consumatori li considera poco durevoli. Le aziende si sono soltanto adeguate.
Nel campo dell'informatica c'è l'esempio più lampante di questa filosofia. Tutti sappiamo che il computer della scrivania dopo 6 mesi è "obsoleto". Il luogo comune che generalmente si sente è che le aziende hardware e software si mettono d'accordo per sfornare programmi che spingono ad aggiornare le macchine e macchine che spingono a comprare programmi più performanti. In realtà non c'è alcun piano segreto. Il computer deve la sua diffusione non certo all'utilità da ufficio, ma all'enorme interesse che suscita in moltissime persone e alla sua funzione di macchina da gioco (più o meno serio).
Questo porta a una continua richiesta da parte del mercato di novità e miglioramenti e questo ha creato una gigantesca e floridissima industria che non conosce crisi. Questo è positivo, non negativo. L'idea di un'azienda che costruisce il computer in teak perchè duri 100 anni e sia posizionabile in salotto e ereditabile dai nipoti è ridicola e lo resterà, prese di coscienza naturistiche o meno.
Che il processo di crescita infinita sia impossibile è sicuro, ma è un problema che non può essere affrontato a livello della massaia economa. Forse non può essere afffrontato e condurrà l'umanità alla catastrofe, ma certo cambiare le scarpe una volta ogni 2 anni invece che ogni 3 mesi non sposta di una virgola il problema.
Nel campo della produzione la via migliore è sostituire ai ritmi voluti dal mercato, ma riciclando il 100% del prodotto, in modo da rinnovare la produzione senza spreco. Si può fare e si sta facendo in alcuni campi. Se costa di più il costo si deve scaricare sul consumatore e questo deve esserne cosciente e collaborante. Le materie prime sono sufficienti, se riciclate, a coprire i bisogni del mondo occidentale senza dover per forza andare a depredare altre nazioni.
Il punto basilare è che serve energia, ma l'energia si deve, e si può, produrre in abbondanza anche in modo rinnovabile. Si arriverà probabilmente al punto da produrre tutta l'energia occorrente (se sarà di meno dell'attuale necessità tanto meglio, ma non è un pilastro irrinunciabile) da fonte totalmene rinnovabile. Se dovrà rimanere una quota di non-rinnovabile la tecnologia nucleare di fissione con i reattori di nuova generazione e sopratutto di fusione può essere un'ottima soluzione. Se si deciderà di farne a meno, per motivi di prudenza, tanto meglio purchè non si illuda nessuno che basta ingegnarsi con l'orticello e non ci serve più nè energia nè produzione industriale.
O no ?
Saluti