Intanto grazie a tutti coloro che hanno voluto mandarmi suggerimenti e risposte.
E subito dopo qualche chiarimento.
1. Sulla classe energetica. Trattandosi di una casa costruita da una cooperativa, appena consegnata e in attesa di essere "rogitata", non ho ancora "ufficialmente" la classe energetica, ma è già stato detto che sarà attribuita la "B".
2: Il problema che mi angustia NON è il riscaldamento. A riguardo di esso chiarisco comunque che si tratta di un centralizzato, con caldaia a condensazione, che eroga acqua calda a temperature più basse rispetto alle ordinarie caldaie a uso individuale. Tuttavia dover tenere i termosifoni accesi 6 ore per portare la temperatura interna da 16.5 a 18.5 gradi mi pare "insolito", considerando che sono a Roma e che la temperature esterna, quando rientro attorno alle 16, è solitamente attorno ai 10° e che la minima notturna rarissimamente scende sotto i 4°
3. La casa ha una superficie interma calpestabile di 56 mq; i soffitti sono a 2,70 m, quindi la cubatura al coperto è di 151 m.c.
4. Le pareti interne sono in carpenteria tradizionale (foratini), e quella esterna è munita di "parete termoventilata", risorsa tecnologica di nuova generazione con cui vengono "protette" dal caldo e dal freddo le costruzioni destinate ad abitazione nell'italia settentrionale, dove il clima è molto più rigido che a Roma.
5. Il mio problema è, appunto:
a) la PERDITA di calore in inverno, abbondantemente desctritta nei post precedenti, e
b) il surriscaldamento estivo.
Tutto ciò mi fa pensare ad una modestissima azione di isolamento da parte dello spessore tra il soffitto di casa mia e la soprastante terrazza, sulla quale come ho detto si trovano diversi pannelli fotovoltaici.
6. La casa è esposta a sud-ovest. Eppure, in estate, pur chiudendo le tapparelle (e considerando la presenza dei doppi vetri che isolano tanto dal rumore quanto dal calore), la casa comincia ad accumulare calore ben prima che il sole arrivi ad illumonare la facciata dell'appartamento in cui mi trovo.
Ritengo pertanto che il fenomeno sia da attribuirsi all'irraggiamento del sole SULLA TERRAZZA, e appunto allo scarso isolamento tra questa e il soffitto di casa mia.
7. Purtroppo l'appartamento del piano di sotto (certamente per questo più isolato) non è ancora abitato, e quindi non posso fare confronti empirici.
8. Non credo necessario alcun carotaggio, in quanto la cooperativa non ha problemi a dichiarare né a certificare tipo, qualità e quantità di materiali impiegati, e:
9. Non è mia intenzione, almeno ad oggi, avviare alcuna azione legale.
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Sto solo cercando di capire SE ESISTA UNA FIGURA PROFESSIONALE CHE, esaminando il problema "a posteriori", calcolando il valore energetico complessivo dei 151 mc ndi casa mia e quello dell'ambiente esterno circostante, possa calcolare quale sia il tempo in cui questi livelli energetici tendano a corrispondere fra loro.
E' evidente che, se l'isolamento fosse totale (infinito) tale tempo, del tutto teorico, sarebbe pure infinito, e - viceversa - se l'isolamento fosse pari a poco più di zero, tale tempo sarebbe estremamente breve.
Tutte le condizioni intermedie costituiscono situazioni per cui si può, convenzionalmente, attribuire un giudizio di efficacia dell'isolamento (1° ogni 2 ore: mediocre; 1° ogni 4 ore: buono; 1 ° ogni 8 ore, ottimo, ecc.)
Se qualcuno ha idea di chi e come possa farlo, mi farebbe immensamente piacere saperlo.
Altrimenti devo raccogliere esperienze empiriche.
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In attesa di altri contribuiti, vi lascio raccontandovi l' "apologo del calabrone", alquanto illuminante anche sul mio caso:
Un grandissimo ingegnere aeronautico (russo, mi pare), creatore di innovativi velivoli, studiando dal punto di vista fisico e in particolare aerodinamico del calabrone, sostenne che questo - per l'apertura delle sue ali, il ritmo con il quale le batte, e il suo stesso peso, NON PUO' VOLARE.
Fortunatamente per l'insetto, esso non lo sa e perciò VOLA LO STESSO.
Morale: Non ha molto senso provare che nella mia situazione siano stati impiegati anche più dei tot centimetri previsti di isolante, interposti tot e più strati di questo e di quello, se poi si constata che - comunque - l'effetto di tutto ciò è, oggettivamente, che in casa fa caldo in estate e freddo in inverno.
Il punto è tutto qui: poichè se sono IO a dire che fa freddo (o caldo, in estate), si tratta di un'affermazione SOGGETTIVA, alla quale si contrapporrebbe l'affermazione altrettanto SOGGETTIVA della eventuale controparte, costruttore o cooperativa, OCCORRE UN SISTEMA che renda OGGETTIVA tale affermazione.
E questo sistema non può che essere QUANTO calore entra (estate) o si disperde (in inverno) nell'unità di tempo date le temperature IN e FUORI casa.