Non conosco l'esistenza di una bacchetta magica e perciò anche quest'altra transizione comporterà, oltre agli inevitabili sacrifici economici, anche del tempo.
Le rinnovabili saranno il futuro, ma non possono essere le uniche nostre fonti nel presente; è tecnicamente impossibile!
Si arriverà a sistemi di accumulo sostenibili (anche economicamente) e quando ciò avverrà, e solo allora, le rinnovabili potranno sostituire in toto le altre fonti energetiche. Sarà una transizione che avrà i suoi tempi e non illudetevi che basterà una legislatura per completarla, al massimo, ben che vada, una legislatura potrebbe al più avviarla.
Ma poi succederà che, in questo futuro sempre più "verde", le disparità aumenteranno ancora, insieme ai prezzi e i malcontenti non potranno che aumentare. Già oggi le quote di CO2 stanno trascinando i costi dell'energia elettrica verso l'alto. I produttori ribaltano questi costi sui clienti finali. Quello che accade è che stiamo già pagando bollette più care sia noi comuni cittadini, sia le nostre industrie. Una industria, però, può seguire due strade: 1) Ribaltare il costo sul prodotto finale, qualora ha un margine adeguato di competitività rispetto ad altri Paesi. 2) Recuperare quel costo offrendo salari più bassi alle nuove leve, qualora non abbia margini competitivi adeguati.
Ci sono poi anche altre strade, non sempre percorribili... Queste prime due sono quelle che non prevedono investimenti, oltre ad essere le più immediate. In Europa, oltre un certo limite di CO2, paghi 40 euro per ogni tonnellata emessa in eccesso . In Cina appena 6 euro e fino all'anno scorso nemmeno quel prezzo! Come si fa a competere? Deregolamentando il mercato del lavoro? Fino ad un certo punto, anche perché si è gia sperimentato che si finisce per ridurre la domanda interna più di quanto non si riesce a far crescere l'export, con conseguente decrescita che come tale non potrà mai essere felice, nemmeno in un'ottica green.
Allora si torna sempre al punto di partenza, ossia che in un mondo globalizzato servono regole globali! In caso contrario la crescita del benessere (anche economico) offerto dallo sviluppo tecnologico, finirà per creare inevitabili, sempre più spinte, disparità tra Paesi, regioni e società.