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- 17 Novembre 2006
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atomax, sono d'accordo con quasi tutto quello che scrivi, tranne sulla definizione di rivoluzione: per sua natura la rivoluzione è qualcosa che si manifesta in modo repentino, relativamente alla storia, evidentemente, diversamente si chiama, come hai giustamente scritto anche tu, evoluzione (o devoluzione, se si torna indietro, invece che andare avanti).
E' indubbio che bisogna avere obiettivi grandi a cui tendere e qui ci troviamo in sintonia anche con gli ecologisti più estremi, ma bisogna stare con i piedi per terra e non lasciarsi fuorviare dall'ansia di raggiungere l'obiettivo, demolendo tutto ciò che abbiamo, prima d'aver preparato quello che lo andrà a rimpiazzare.
A un bambino denutrito, non puoi fargli mangiare in una sola volta tutto il cibo necessario a farlo rientrare in piena forma, lo uccideresti!
Lo stesso con l'ambente. Certo, come per l'esempio del bambino, non occorre perdere ulteriore tempo e insieme a un piano accelerato per la riduzione (e non azzeramento!) delle sostanze climalteranti rilasciate nell'ambiente, vanno studiate delle alternative che permettano all'umanità di accogliere con consapevolezza la necessaria transizione, anche accettandone un maggior costo economico. E qua vorrei spezzare una lancia a favore degli ecologisti più estremi: Se i calcoli si fanno correttamente, al costo di produzione dei combustibili fossili, vanno aggiunti i costi del ripristino delle condizioni ambientali, altro che gli sgravi fiscali! In attesa di trovare alternative più sostenibili, i combustibili fossili dovrebbero essere gravati di una tassa ecologica tale per cui si possa finanziare adeguatamente la ricerca delle fonti alternative e la rapida bonifica di quanto si è già inquinato.
Sicuramente sarebbe una bella mazzata per l'economia, e di sicuro non è possibile attuare una cosa del genere se non ci si coordina a livello mondiale. Per cui è ora di smetterla con le azioni da estremisti, non è così che si può convincere un governo a percorrere una strada virtuosa. Ci vanno azioni coordinate e queste potranno essere adottate solo se ci si mette attorno a un tavolo e si prendono delle decisioni. In questo applaudo al nuovo corso americano di Biden, che ha deciso di rientrare negli accordi di Parigi.
Dai, siamo sulla buona strada, non dividiamoci per il solo fatto che non si può avere tutto e subito, accontentiamoci di quel poco, ma necessario, da ottenere in tempi ragionevoli. Se poi, quando saremo allenati a sufficienza, si riusciranno a fare delle accelerate verso la salvaguardia dell'ambiente, tanto di guadagnato.
E' indubbio che bisogna avere obiettivi grandi a cui tendere e qui ci troviamo in sintonia anche con gli ecologisti più estremi, ma bisogna stare con i piedi per terra e non lasciarsi fuorviare dall'ansia di raggiungere l'obiettivo, demolendo tutto ciò che abbiamo, prima d'aver preparato quello che lo andrà a rimpiazzare.
A un bambino denutrito, non puoi fargli mangiare in una sola volta tutto il cibo necessario a farlo rientrare in piena forma, lo uccideresti!
Lo stesso con l'ambente. Certo, come per l'esempio del bambino, non occorre perdere ulteriore tempo e insieme a un piano accelerato per la riduzione (e non azzeramento!) delle sostanze climalteranti rilasciate nell'ambiente, vanno studiate delle alternative che permettano all'umanità di accogliere con consapevolezza la necessaria transizione, anche accettandone un maggior costo economico. E qua vorrei spezzare una lancia a favore degli ecologisti più estremi: Se i calcoli si fanno correttamente, al costo di produzione dei combustibili fossili, vanno aggiunti i costi del ripristino delle condizioni ambientali, altro che gli sgravi fiscali! In attesa di trovare alternative più sostenibili, i combustibili fossili dovrebbero essere gravati di una tassa ecologica tale per cui si possa finanziare adeguatamente la ricerca delle fonti alternative e la rapida bonifica di quanto si è già inquinato.
Sicuramente sarebbe una bella mazzata per l'economia, e di sicuro non è possibile attuare una cosa del genere se non ci si coordina a livello mondiale. Per cui è ora di smetterla con le azioni da estremisti, non è così che si può convincere un governo a percorrere una strada virtuosa. Ci vanno azioni coordinate e queste potranno essere adottate solo se ci si mette attorno a un tavolo e si prendono delle decisioni. In questo applaudo al nuovo corso americano di Biden, che ha deciso di rientrare negli accordi di Parigi.
Dai, siamo sulla buona strada, non dividiamoci per il solo fatto che non si può avere tutto e subito, accontentiamoci di quel poco, ma necessario, da ottenere in tempi ragionevoli. Se poi, quando saremo allenati a sufficienza, si riusciranno a fare delle accelerate verso la salvaguardia dell'ambiente, tanto di guadagnato.
