FER: coprire il fabbisogno energetico nazionale


Per ora le FER non sono capaci di coprire l'intero fabbisogno energetico e questo è dovuto all'assenza di validi sistemi di accumulo. Le FER attualmente non sono capaci di "camminare da sole", ma necessitano di centrali termoelettriche di base, questa è la realtà e tecnicamente non è possibile sfuggirne.
Il tuo discorso è corretto al 100%, ma considerando come primario l'aggettivo attualmente.
L'esperimento tedesco infatti, per chi lo riesce a capire, tende appunto a dimostrare che, praticamente e non astrattamente, la stessa Germania (certo non baciata dal sole) sarebbe teoricamente in grado di coprire il 100% del fabbisogno tramite FER.
Questo è dimostrato. Il sistema funziona e non viene supportato da alcuna centrale termoelettrica fossile. Non c'è alcuna "realtà tecnica" che ne impedisca la realizzazione.
Che non sia una "soluzione definitiva" per il 100% della produzione da proporre ora e subito, commercialmente al mondo mi pare che nessuno lo sostenga.
Le due cose non sono per nulla in contraddizione!
Definirle "balle" o "fuffa commerciale" e poi cercare di argomentare avanzando affermazioni che sono smentite dalla stessa descrizione nell'articolo ("Wind energy and biogas plants generate three quarters of the electricity output of the Combined Power Plant, photovoltaic systems provide the rest.") e sopratutto dalla stessa metodologia dell'esperimento, se lo si comprende è cosa francamente ridicola e in fondo proprio l'autogol concettuale che indicavo!
Sarebbe assurdo infatti utilizzare l'idro come produzione in un esperimento del genere! Lo sappiamo tutti che sarebbe ottimale, ma è limitato e non alternante. Infatti nel testo viene espressamente citato che si è utilizzato SOLO come sistema di accumulo.

Il discorso finale che si può fare lo ha sintetizzato bene Taote. La produzione da FER ha diversi vantaggi e bene fa lo stato che ci punta decisamente. Sopratutto ovviamente gli stati che più hanno disponibilità di energia potenziale da sfruttare. In questo l'Italia è nettamente avvantaggiata rispetto alla Germania.
Resta il discorso, reale e concreto, delle risorse disponibili al momento per investire in queste soluzioni.
Ma qui la soluzione è quella che da sempre si propone. E che tra l'altro è anche la soluzione che si propone per il nucleare e per qualsiasi altra fonte.
E cioè il delegare il più possibile l'investimento ai privati. Compito dello stato deve essere quello di intervenire normativamente per garantire da un lato le esigenze di salute e benessere dei cittadini, anche a scapito del possibile guadagno del privato (come si fa del resto in qualsiasi campo industriale, visto che non mi risulta che ci siano fans dell'isolamento tramite fibra di amianto nelle pareti di casa perchè "costa 2,345 volte di meno")
Dall'altro di creare un quadro normativo e concorrenziale giusto ed adeguato alla situazione. Ad esempio laddove esistono costi di esternalità diversi manovrare la tariffa per evitare che solo uno dei due concorrenti possa "scaricare" questi costi sulla fiscalità generale.
Insomma, è il classico ragionamento in punta di fioretto sul costo del kWh a Enel&C portato come sacro graal da rispettare pena tragedie sociali indicibili che non regge più e si deve superare.
 
L'esperimento tedesco infatti, per chi lo riesce a capire, tende appunto a dimostrare che, praticamente e non astrattamente, la stessa Germania (certo non baciata dal sole) sarebbe teoricamente in grado di coprire il 100% del fabbisogno tramite FER.
Visto l'argomento, mi par tanto curiosa l'affermazione "dimostrare in teoria".

Questo è dimostrato. Il sistema funziona e non viene supportato da alcuna centrale termoelettrica fossile. Non c'è alcuna "realtà tecnica" che ne impedisca la realizzazione.
Che quel sistema funzioni per 12.000 case è naturale (ammesso che il progetto sia partito ed avviato sul serio e questo non l'ho ancora capito), che tu insista a dire, come i commerciali dell'articolo, che quel sistema può scalare a livello nazionale E' UNA PALLA, punto.
Se volevano legare quel progetto ad un qualcosa di più verosimilmente scalabile, non usavano l'idro a pompaggio già pronto, ma prevedevano e realizzavano FINALMENTE un sistema di accumulo nuovo e tarato su quel progetto, tanto per far vedere che si può fare sul serio.

Che non sia una "soluzione definitiva" per il 100% della produzione da proporre ora e subito, commercialmente al mondo mi pare che nessuno lo sostenga.
Le due cose non sono per nulla in contraddizione!
Il problema non è commerciale.

Definirle "balle" o "fuffa commerciale" e poi cercare di argomentare avanzando affermazioni che sono smentite dalla stessa descrizione nell'articolo ("Wind energy and biogas plants generate three quarters of the electricity output of the Combined Power Plant, photovoltaic systems provide the rest.") e sopratutto dalla stessa metodologia dell'esperimento, se lo si comprende è cosa francamente ridicola e in fondo proprio l'autogol concettuale che indicavo!
All'infinito, quel progetto per come è fatto non scala sulla nazione, se tu non ci arrivi a comprendere perché, è un problema tuo.
Che poi, indovina qual'è il compito della parte a biogas? E, per esempio, su scala nazionale quanti GW di biogas disponibili ci vorrebbero? E il biogas necessario come dovrebbe essere generato? Giusto per dirne una di diversa dalla solita solfa sull'accumulo.
Se per soddisfare una nazione devi stravolgere quel progetto, allora non dire che quella roba li è adatta alla nazione, mi par evidente.

Sarebbe assurdo infatti utilizzare l'idro come produzione in un esperimento del genere! Lo sappiamo tutti che sarebbe ottimale, ma è limitato e non alternante. Infatti nel testo viene espressamente citato che si è utilizzato SOLO come sistema di accumulo.
Che discorsi, ovvio. Il nocciolo che troppi FER entusiasti non riescono ad afferrare nei dettagli reali, è dire che l'idro è utilizzato SOLO come sistema di accumulo. SOLO... certo, è una pifferata, un'inezia, un fastidio :-)
Ma allora dimensionami tu cosa serve per avere il 100% della germania che funziona con il metodo indicato in quel progetto, sentiamo cosa esce. Visto che vai ripetendo che in teoria è possibile farlo, bene, se è possibile, implementazione reale a parte, almeno tirami fuori i numeri in gioco.
Se non sei capace, allora non insistere nel dire che quel progetto può scalare su una nazione.

Resta il discorso, reale e concreto, delle risorse disponibili al momento per investire in queste soluzioni.
Il problema non è dei soldi, almeno quella non è la parte bloccante, lo ripeto perché magari non si era capito.
 
E anche qui dimostri di arrampicarti sugli specchi, rispondendo con tue personalissime convinzioni ai fatti concreti che ti sono stati esposti. Non è questo il metodo scientifico, non è questa neppure un'apertura al dialogo e al reciproco scambio di esperienze. BrightingEyes ti ha descritto delle esperienze concrete, applicate su piccola scala (ma neanche così piccola) perché è così che si fa normalmente per ogni nuovo progetto: nessuno parte a costruire una rete mondiale senza aver prima provato vari gradi intermedi di rete. La stessa rete internet è nata unendo tante micro reti, civili e militari, che si erano già formate tra università e tra comandi militari, fortunatamente nessuno ha dedotto che non fosse possibile connettere il mondo intero soltanto perché inizialmente le reti erano limitate a pochi utenti e ancor meno ambienti.
 
Vabbe', la chiudo qui allora. Convinti voi, oppure davvero non capite che scrivo, boh? Ci sono problemi di comunicazione, questo è certo.
E' che sono allergico alle panzane costruite sul distacco dalla realtà, e spacciate poi per adatte alla realtà, ma che fate di lavoro?
I filosofi, gli opinionisti, gli attori? :-)
:bye1:
 
Visto l'argomento, mi par tanto curiosa l'affermazione "dimostrare in teoria".
L'affermazione ti par curiosa per via delle difficoltà (tue) a comprenderla.
Se devo dimostrare che una cosa è tecnicamente, tecnologicamente e fisicamente possibile lo dimostro realizzandola anche in scala.
L'esperimento dimostra proprio che le scemenze erano altre. Tu dici il contrario, ma sei il solo mi pare e di quanto avevi capito direi che ne hai dato ampia dimostrazione con la gaffe dell'idro che per te produceva tutto.
Io, gli autori dell'esperimento e qualche altra milionata di persone pensiamo che il problema lo hai tu. Sei partito con le solite fanfare della "mente aperta" che smaschera il complotto e ti sei ridotto ad attaccarti a dove troviamo il biogas.
che tu insista a dire, come i commerciali dell'articolo, che quel sistema può scalare a livello nazionale E' UNA PALLA, punto.
Se vuoi scrivilo pure in grassetto con carattere 6. La sostanza non cambia.
Ti stai incaponendo su un particolare che solo tu ritieni esiziale.
Fino a poco tempo fa c'era chi diceva che nessun misto di FER avrebbe mai potuto coprire il 100% del fabbisogno. Quell'esperimento mostra che non è vero. Nessuno (tantomeno io) propone di farlo concretamente. Quindi il tuo proposito di sbarrare la strada a chi volesse portarlo su scala nazionale è inutile... puoi risparmiarti la fatica. Nessuno, nemmeno i "commerciali" dell'esperimento lo ha mai pensato. Ciò non toglie che l'esperimento ha dmostrato che non esistono ostacoli fisici o tecnologici a ottenerlo, se qualcuno fosse così pazzo da volerlo fare.
Più chiaro?
Se volevano legare quel progetto ad un qualcosa di più verosimilmente scalabile, non usavano l'idro a pompaggio già pronto, ma prevedevano e realizzavano FINALMENTE un sistema di accumulo nuovo e tarato su quel progetto, tanto per far vedere che si può fare sul serio.
Non vedo perchè! Dovevano dimostrare che è possibile gestire un "nodo" (proprio quello della smart grid insomma) in grado di raccogliere l'energia prodotta da diverse fonti, in modo anche molto diffuso grazie al FV. E di dispacciarla integrando le fonti, prevedendo le variazioni date dal clima, utilizzando un accumulo. Hanno usato un bacino di pompaggio perchè era presumibilmente la scelta più facile, collaudata e rapida, ma il succo della sperimentazione e la parte sicuramente più ardua dera appunto gestire la produzione distribuita alternante trasformando il distretto in un nodo.
Sistemi di accumulo ne esistono. Sia elettrochimici (grosse batterie) sia a supervolani sia sopratutto su base chimica tramite l'elettrolisi dell'acqua e l'accumulo con idrogeno o metanolo.
Dimostrato (e per l'appunto L'HANNO dimostrato!) che la realizzazione tecnologica del distretto energetico è fattibilissima e garantisce teoricamente di poter fare a meno di qualsiasi apporto fossile per avere una produzione adeguata a coprire la domanda anche nella sua reale curva di variabilità si passerà ora a sperimentare le soluzioni migliori per l'accumulo. Pur con cori di scetticismo imperante, come d'altronde si fa in questo campo per tutto ciò che si è ottenuto. Tanto il compito
della "mente aperta" di turno è semplicissimo.
Smentita la previsione che il prezzo non scenderà o la produzione del pannello sarà inferiore all'energia spesa per costruirlo si scarta la cosa con un elegante "si vabbè, però..." e si passa al nuovo, ipotetico, ostacolo insormontabile perchè "è la fisica che lo impedisce".
L'esperimento tedesco dimostra sicuramente che certe frasi:

"E' per questo che poi ho tirato in ballo le fer modaiole, perché NON servono allo distaccamento dai fossili, certo ti far tagliare qualosa sulla CO2 & C emessa, ma non ti fanno chiudere centrali termoelettriche."

sono sbagliate. Per carità tralasciamo il discorso di copprirci tutta la domanda tedesca e lappone!
Ma dove starebbe il problema a chiudere 1 centrale termoelettrica e sostituirla con la produzione di alcuni distretti?
Giusto per dirne una di diversa dalla solita solfa sull'accumulo.
Non è una "solfa". E' il passo fondamentale per poter utilizzare vantaggiosamente la produzione alternante.
Il nocciolo che troppi FER entusiasti non riescono ad afferrare nei dettagli reali, è dire che l'idro è utilizzato SOLO come sistema di accumulo. SOLO... certo, è una pifferata, un'inezia, un fastidio :-)
Ma allora dimensionami tu cosa serve per avere il 100% della germania che funziona con il metodo indicato in quel progetto, sentiamo cosa esce.Visto che vai ripetendo che in teoria è possibile farlo, bene, se è possibile, implementazione reale a parte, almeno tirami fuori i numeri in gioco.
Se non sei capace, allora non insistere nel dire che quel progetto può scalare su una nazione.
Non lo dico io, ribadisco. Nè lo voglio. Così come non lo volgiono in realtà gli sperimentatori del progetto.
E' un progetto nato per smentire le voci, come la tua, che davano per impossibile la realizzazione di una "smart grid" basata sulla creazione di tanti distretti energetici alimentati ANCHE da produzione FER alternante e diffusa. Si può fare. Questo non vuol dire che si debba fare domani, ovunque, per il 100%. Vuol dire che non c'è motivo per non investirci soldi e lavoro cercandone l'ottimizzazione.
I "numeri" possono servire a te. Non a me nè a chi legge.
Si può fare! Questo basta! Uno dei fondamenti delle teorie No-fer decade (con fragore).
Ora ci occuperemo del resto.

Qual'è il prossimo "ostacolo insuperabile"? :rolleyes:
 
Io direi che il prossimo 'ostacolo insuperabile' è quello di lasciar perdere certi sedicenti 'analisti'.:bye1:
 
ma che fate di lavoro?
I filosofi, gli opinionisti, gli attori? :-)
:bye1:
Queste risposte vorrebbero forse essere ironiche, spiritose, non so.
In realtà dimostrano esattamente cosa valgono i "ragionamenti" che ci hai ammanito finora.
A parte che è la seconda volta che dici di chiuderla lì... ( e chiudila!)
Non accusare gli altri di comportamenti che sono solo tuoi!
E' facile per chiunque dire "allora non avete capito", quando si sbatte sul muro. Sei entrato annunciando il verbo no-FER e tutta la montagan ha partorito il topolino che quell'esperimento non significa che si possa fare lo stesso col 100% della rete tedesca.
Ottimo. Nessuno lo pretendeva, ma comunque, se serve, possiamo dire che hai ragione.
E allora?
Su cosa mai basi deliri come la definizione delle FER "modaiole" o la singolare affermazione che comunque non potrebbero mai sostituire qualche centrale fossile?
Non è filosofia eh! E nemmeno teatro!
Comunque se vogliamo buttarla sul comico... le FER non serviranno mai a nulla. Ok?

Ora basta convincere qualche milione di altre persone che le stanno utilizzando, sperimentando, studiando, incentivando, proponendo e su cui stanno filosofeggiando... e sei a posto! :rolleyes:
 
Semplicemente si dice che non esiste una realistica possibilità di affermare che la produzione del 100% della domanda da FER sia fisicamente impossibile. Nessuno però la propone, nè domani nè per i prossimi 100 anni, perchè è più intelligente, furbo, valido associare la produzione da FER alle produzioni centralizzate.
E' chi afferma il contrario che sbaglia. Ok?
Non è utopia perchè i numeri indicano il contrario. E sono innegabili.

è proprio quello che sta cercando di dire alessando, che sia fisicamente non impossibile è una cosa che sia praticamente fattibile è un'altra, sulla teoria penso che siamo tutti d'accordo

ciao
 
è proprio quello che sta cercando di dire alessando
Non mi pareva.
Comunque se sei riuscito ad interpretare esattamente il suo pensiero in questa direzione hai la mia piena concordanza.
Non mi pare però che sia stata molto sostenuta la "fattibilità pratica" del 100% FER da parte della grande maggioranza dei partecipanti alla discussione.
Io stesso ho segnalato alcuni link dove si citava la TEORICA possibilità di coprire l'intero fabbisogno col solo FV coprendo una percentuale minima di territorio non altrimenti utilizzabile (quindi niente sacrifici agricoli). Praticamente non ci sarebbero abbastanza pannelli al mondo, certo. Ma resta il fatto che alcuni in passato ne sostenevano l'impossibilità fisica.

L'esperimento riportato fa un passo in più. Dimostra come TEORICAMENTE esiste la possibilità di organizzare un distretto energetico, cioè uno dei "nodi base" su cui fondare la costruzione di una smart grid. Futura e futuribile, ma possibile.
Di problemi ne esistono sicuramente molti. Certo non si può pensare a fare un bacino idrico ogni 20 km in Bassa Sassonia e probabilmente non esiste abbastanza biogas per replicare il sistema semplicemente moltiplicandolo per 10.000!
In realtà non esiste nemmeno un'UTILITA' nel trasformare il 100% della produzione secondo questo sistema! L'ipotesi più avanzata si spinge a prevedere un 50% di produzione centralizzata untio a un 50% di distribuita (che può essere anche non solo da FER!) e certo non prima di decine d'anni! La parte centrale potrà essere da fossile, poi da nucleare a fissione, fusione, quel che si vuole.
I dati insomma non sostengono in alcun modo chi sogna di poter fare a meno della centralizzata per "schivare" il nucleare, ma nemmeno chi sogna di poter ridicolizzare ogni prospettiva della produzione diffusa sperando così di aiutare il proprio beniamino tecnologico di turno.
Non c'è nulla di "modaiolo" nè di "utopico" in queste sperimentazioni tecnologiche. E la cosa non è certo confermata dal fatto probabile che esistono molti illusi che speran di vedere smantellate le centrali domani!

Ora, spazzolata via questa ennesima "apertura d'occhi resistibile" direi di tornare a parlare, se si vuole, delle prospettive offerte dalle nuove tecnologie FER.
 
Tornando a parlare con un'ottica meno limitata nel tempo e nello spazio ho notato che in un sito linkato in altra discussione "Climate Monitor" è apertamente ed ideologicamente schierato nella chiara direzione "va là che tutto s'aggiusta".
Opinione rispettabile che viene corroborata da moltissimi dati su diverse materie.
Benissimo.
Mi ha particolarmente incuriosito quella sul famoso "picco del petrolio" (Il picco del petrolio rivisitato | Climate Monitor)
La sintesi è la solita fede cieca nelle virtù miracolistiche del mercato. Si è passati dall'uso della legna, al carbone, al petrolio... il mercato troverà alternative quando il costo di quest'ultimo salirà abbastanza!
Semplice no?
Mi ricorda molto l'approccio scioccamente sminuitivo con cui molti si approcciano ai problemi del lavoro in estinzione nell'occidente!
Le aziende riconvertono, esternalizzano, precarizzano, delocalizzano?
Evabbè! Basta sostituirle con altre.
Quali? Boh! (ma che devo pensare a tutto io?!?) Basta che a me mi garantite il posto in banca e di andare in pensione a 60 anni poi fate cosa volete!

ll discorso "chiarificatore" sull'oil peak nel dotto articolo è lo stesso.
Si arriverà al picco?
Evabbè... quando ci si arriverà il mercato si troverà a gestire una domanda elevata di un bene con offerta scarsa.
semplicemente aumenteranno i prezzi e questo renderà competitive le alternative!
Semplice e geniale! Il dio-mercato scende ancora una volta fra i propri sudditi a risolvere i problemi, rendendo competitive le alternative al petrolio!
Però a parte il fatto che forse l'autore non sa che la preoccupazione massima dei fautori del "peak oil" è proprio il disastro di un prezzo del petrolio che quadruplica...Peccato che non risponda alla domanda fondamentale?
QUALI ALTERNATIVE?
L'estensore si premura di spiegarci che saranno "nuove fonti di energia".
Ma non le indica, ovviamente.
Perchè se le indicasse dovrebbe indicare che, tralasciando al momento fusione fredda, regali dagli alieni e simili, restano solo il nucleare e le FER!
Si premura però di ricordarci che solo quelle "efficienti" saranno competitive.
Di fatto ammettendo che ogni sforzo di R&S sul rendere efficienti queste fonti è cosa buona e giusta!
Quindi di fatto ammettendo che le ricette indicate dai "catastrofisti" sono le stesse accettate dai "non catastrofisti".
Geniale direi!

Non ci si ferma qui però!

L'autore individua, correttamente, un punto in realtà vitale del discorso "oil peak". I trasporti.
E qui cade nel delirio più completo.
Prima afferma granitico che "Elettricità, auto a idrogeno non sono per nulla sufficienti."
Perchè? A me risulta che sia perchè ora sono più cari! Ma se come ammette lo stesso autore, non ci sono molte alternative al petrolio... quale misterioso meccanismo dovrebbe impedire di immaginare lo stesso trend sopra indicato per la prodzuione energetica?
Elettricità e idrogeno potrebbero diventare competitivi quando il prezzo del petrolio lo renderà conveniente no? E allora tutto questo ragionamento dà, di fatto, ragione proprio a chi dice "ci sarà il peak oil. Investiamo su forme diverse di carburante per trazione". O no? :rolleyes:
L'autore in realtà capisce la trappola in cui si è infilato e se ne esce con un esempio veramente da "libro di testo" della dabbenaggine saggistica!
Prima dice una cosa seria, innegabile e ormai ben provata:
"Vi sarebbe la strada del biofuel, ma è ormai chiaro a tutti che si tratti di una strada veramente pericolosa, vista la voracità in termini di territorio da coltivare"
Per poi, dopo 4 righe, uscirsene con le "rassicurantissime soluzioni" che dio-mercato ci offre:

1) Riduzione della domanda. Costerà troppo caro. Quindi, caro indiano, vedi di tornare sul risciò che la benza serve a me.

2) Questa è fantastica..."per fronteggiare un eventuale crisi nei trasporti, la coltivazione legata ai biofuel incrementerà esponenzialmente per cercare di arginare l’inefficienza a livello di sostituzione del petrolio."

Ma se 4 righe sopra ci ha detto che è pericolosissima (e lo è se esagerata)?
L'articolo si conclude sulle note rassicuranti del solito inno all'ingegno umano che tutto risolverà e con la vera morale che dovrebbe scaturire da questa, per me davvero poverissima, "riflessione culturale" sul picco:

"Vi deve tuttavia essere una spinta decisiva alla sostituzione, e non una spinta dettata da valori più o meno condivisi o inculcati a forza."
Insomma, se proprio dovremo andare a biodiesel lo faremo e se con ciò affameremo mezzo mondo e dovremo far guerra per difendere la preziosissima risorsa lo faremo!
Ma solo se spinti dalla rabbia per la benzina a 10€/litro, non certo per dover accettare che, forse, magari, chissà, qualcuno di quelli che dicono ORA "occhio che si rischia di pagare la benzina a 10€ e dover mandare i nostri figli a dfendere i pozzi" potrebbe avere ragione.
I miei sinceri complimenti all'autore. Se la comicità involontaria è un pregio il "catastrofismo involontario" mi sembra l'ultima frontiera del cabaret!

P.S. Da non perdersi nei commenti quello dei sig. Fabrizio Giudici e Luca Fava che indicano, penso con competenza, come il Brasile stia investendo pesantemente in sottomarini nucleari per difendere i futuri giacimenti ultra-deep water. Giacimenti ora costosissimi nella previsione di sfruttamento. Non oso pensare al valore EROEI di investimenti da 100 miliardi di dollari in fondo all'oceano.
Mi limito a considerare che se il Brasile vuole difendere con sottomarini nucleari tali installazioni... non credo pensi di doverli difendere dalle masse affamate dell'Africa Occidentale o dai Visitors eh!!

Però dai!! Oa si che mi sento tranquillo! :rolleyes:
 
Ultima modifica:
Quali alternative ? Fabbriche nazionali di silicio di grado fotovoltaico a prezzo politico .:spettacolo:
 
Visto che sono intervenuti due monumenti del forum come Primus e Tersite sfrutto l'occasione per far loro una domanda.

Ma avete letto l'articolo sull'oil peak che ho linkato? :preoccupato:
Se si e se siete d'accordo con l'autore sareste così gentili da farmi capire perchè la lettura del suddetto articolo dovrebbe tranquillizzare chicchessia?
Cioè... la cosa meno ansiogena scritta è che non dobbiamo preoccuparci se arriverà il picco perchè tanto al massimo succederà solo che il prezzo aumenterà (non so... sul quadruplo dell'attuale possiamo cominciare a rosicchiarci un'unghia?!?) e che "il mercato" allora premierà le fonti più convenienti!
O che se non ci sarà più benzina... peggio per chi non la avrà e tuttalpiù useremo i biofuel! Che però è pericoloso usare!

Sono questi i profeti della "saggezza antiprezzo politico"? :rolleyes:
 
Sono questi i profeti della "saggezza antiprezzo politico"? :rolleyes:

mi spieghi perchè si cercano sempre schieramenti?
del tipo: o sei con noi o contro di noi...

ho semplicemente detto che con le fabbriche nazionali si conclude ben poco come è stato ben dimostrato dall'economia italiana da qualche anno a questa parte
in quanto al "picco", si sa che la necessità aguzza l'ingegno anche se è difficile capire cosa succederà quando il petrolio comincerà a salire sul serio, e tra l'altro questo è uno a favore del nuke

ciao
 
tra l'altro questo è uno a favore del nuke

Solo se uno vuole levarsi di torno una dipendenza e sobbarcarsene un'altra, con relativi aumenti per semplice legge di mercato: diminuisce la disponibilità e aumenta la richiesta...

Mi sa che sia a favore di altro.
 
Prezzo politico per le celle fotovolatiche non significa gratis , ma applicare un prezzo ,non commerciale, tale dà coprire le spese , ma senza eccessi di guadagno .Si darebbe lavoro ad un numero elevato di persone con una distribuzione dell'energia locale , piuttosto che centrale e si potrebbero far rientrare tutte le teste pensanti (non che non ce ne siano )e progredire con lo sviluppo dei brevetti che genereranno .
Con la benzina a questi prezzi si crea una spirale inflazionistica potenzialmente distruttiva .
Eliminare o limitare questa autodistruzione mi sembra sufficentemente logico , gli esempi sono nella storia , l'Italia di Mattei è quella che ci ha condotto fino ad oggi , l'energia allora costava davvero poco .L'energia a basso prezzo è il motore dello sviluppo , l'energia ad alto prezzo è speculazione che blocca la crescita in favore di altri mercati , dove il prezzo è minore .Devo fare degli esempi lampanti ?
Della serie non sanno come finire di distruggerci e le provano tutte ...

Comunque i soldi investiti in incentivi sono nettamente superiori a quelli che servirebbero per una o più fabbriche di silicio di grado fotovoltaico è chiaro che se si fanno le fabbriche gli incentivi si azzerano ...mentre gli incentivi se ne vanno nel vento ...le fabbriche restano .
 
Ma avete letto l'articolo sull'oil peak che ho linkato?
Se si e se siete d'accordo con l'autore sareste così gentili da farmi capire perchè la lettura del suddetto articolo dovrebbe tranquillizzare chicchessia?

Qualunque cosa si legga sull'argomento non ci sono motivi per essere ottimisti.
Quello che succederà, con l'attuale leggerezza ad affrontare il problema, sarà pesante, per non dire drammatico.
Il mercato/natura metterà in quadro le cose ad un costo che probabilmente nessuno di noi ritiene sostenibile.
Breve OT con un mio vecchio cavallo di battaglia: 1.9%. E' il tasso di incremento demografico.
La statistica e l'ottimismo mi concedono ancora 20 anni di vita.
Verso il termine del periodo sulla Terra ci saranno 10 miliardi di persone.
Mio figlio ha una speranza di 50 anni il che significa 18 miliardi di persone.
Diciamo che il fossile (carbone compreso) possa durare 200 anni ancora a prezzi e quantità adeguati; siamo a 300 miliardi.
Non occorre essere dei guru per capire che la cosa non sarà sostenibile
anche mettendo in conto nuke di ennesima generazione, fusioni calde, fredde e tiepide e rinnovabili a gogo.
Molti si preoccupano di cosa succederà fra mille anni delle scorie nucleari sotterrate adesso, cosa succederà se fondono i ghiaccioli dell'antartide.
Chissenefrega. Se non cambia quell'1.19 percent saremo comunque nella cacca più drammatica.

Nessuno è intenzionato a discutere sull'argomento, anche perchè il problema tirerebbe in ballo troppe scomode soluzioni.
Meglio lasciare che ci pensi la natura o il mercato a risolvere il problema.
Accetto il mercato come male necessario (o minor male), non mi fido della benignità della natura e ho nessuna fiducia sulla bontà ed intelligenza della maggioranza degli esseri umani

Aspetto ansioso accuse di nazismo, fascismo, ...ismo
Ciao
Tersite
 

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