Stufette a biomassa e biochar


Ciao Lino, non è comunque un fornelletto, quello che disegna dacar è un pirogasificatore. l'unica differenza ( non piccola ) è che non è solo un pirolizzatore. Una parte della biomassa dopo essere stata pirolizzata viene ossidata e contribuisce ad alimentare le fiamme del tappo superiore.

il principio base e' lo stesso di en.ergo
,
ne ho costruita un'altra usandola ghiera grande di una piastra da cucina ed una ventolina regolabile sotto la stufetta,
funziona molto bene ma dai buchi sotto oltre che ad uscire il biogas entra dell'aria che produce una combustione mista di ossigeno, i pellets diventano roventi ed il principio di pirolisi ne e' in parte inficiato, faro' una modifica per non far entrare aria e poi ti diro',
l'unto oleoso (olio di pirolisi o tar ?) che condensa sotto la padella fredda e' un problema : puzza ed e' difficile da pulire, quando non condensa dove' va?


Ti leggo adesso, scusa. Sicuramente la sostanza untuosa è la parte volatile pirolizzata. Il fatto che tu la ritrovi condensata sul fondo della pentola significa che non viene bruciata nella fase di combustione al tappo superiore. Questo può dipendere da una insufficiente temperatura di combustione, da una insufficiente quantità di ossigeno, da una mancanza di miscelazione tra combustibile e comburente . Oppure da tutte e tre le cause assieme . Cito sempre la parte superiore della Lucia come l'elemento più raffinato della macchina proprio perchè consente la creazione del tappo e la formazione della fiamma raggiungendo temperature molto alte ed evitando fenomeni come quello che lamenti.
 
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Ciao Sulzer,ho voluto soltanto dare una mia spiegazione all'assenza di biogas nell'intercapedine rilevata da dacar.Il problema si potrebbe risolvere creando una zona di "sovrapressione"in prossimita'dei fori di collegamento inferiori all'intercapedine.
Ma questo potrebbe non bastare,ecco allora la necessita' di una corretta ventilazione che aiuti "eiettando" i gas verso il bruciatore.
 
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Molto interessante Sulzer, non sapevo nemmeno cosa fosse un Imbert fino a ieri, adesso cerco di documentarmi un po' a riguardo quindi grazie della dritta.

Cercherò di fare le prove che mi suggerisci Lino, ma richiederà tempo credo, intanto suggerisco 2 prove immediate che possono fare quelli di voi che hanno una Lucia o ne hanno costruita una di molto simile (quindi con ventola e venturi) per capire se effettivamente c'è oppure no biogas nell'intercapedine.

Prova 1 : Se il biogas effettivamente è in sovrapressione tale da uscire dai fori inferiori e risalire l'intercapedine credo che a questo punto tutta la camera dovrebbe andare in temperatura e la biomassa dovrebbe pirolizzare grosso modo uniformemente; quindi consiglio di interrompere il processo a metà ( mezz'ora dopo l'accensione dovrebbe andare bene se la carica dura un'ora), spegnere quindi la ventola, spegnere la fiamma e svuotare velocemente tutto il contenuto della stufa. Se si vede che la biomassa ha tutta lo stesso grado di annerimento allora probabilmente si ha effettivamente pirolisi pura; se al contrario si trova metà biochar(parte superiore della colonna) e metà biomassa incombusta(parte inferiore) come succede nella mia stufa senza ventola e senza venturi, direi che siamo in presenza di piro-gassificazione coassiale( quella che ho esposto nel precedente post ).

Prova 2: si potrebbe inserire un tubicino che estragga il gas solo dall'intercapedine e vedere se brucia.

In ogni caso, se effettivamente si scopre che si tratta sempre di piro-gassificazione coassiale non vedo che male ci sia (brevetti e gloria a parte). Abbiamo sempre un aggeggio dal costo bassissimo che produce molto calore da biomassa in maniera estremamente pulita e che lascia come scarto un biochar di buona qualità. Il fatto che ci sia o no ossigeno nella camera interna non inficia il risultato secondo me, certo però che spacciare una cosa per ciò che in realtà non è, è tutto un altro discorso..
 
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ah, vorrei specificare, qui da un po' qualcuno utilizza il termine biogas con disinvoltura. per convenzione definiamo " biogas " il gas che deriva dalla fermentazione biologica della materia organica in ambiente anaerobico ed è composto da metano più una serie di gas metabolici di cui il più importante è il biossido di carbonio. Il gas prodotto dai pirolizzatori è gas di pirolisi con composizione molto varia a seconda dei materiali di partenza e delle temperature a cui si sviluppa. I gas di gasogeno sono ancora diversi anche se alcuni componenti sono gli stessi del gas di pirolisi e del biogas....
 
E' una spirale aurea ( che si sviluppa sulla serie di Fibonacci ), o almeno a tal spirale si approssima, il tappo di fiamma che si forma sopra la Lucia ed anche sopra la Elsa . Sono d’accordo con Sulzer che questa è la grande scoperta di Nat perché mette ordine nella fase di combustione dei gas miscelando in maniera ottimale gas ed aria Gli augelli creano un piccolo vortice al loro apice dove l’aria e il gas si compenetrano, quei piccoli vortici a loro volta formano un grande vortice che è il tappo di fiamma: idealizzandola un po’ si può facilmente intuire una naturale struttura frattale.
( Un altro esempio,che offre alcune similitudini con le nostre "stufe", nell’ambito dell’idroelettrico è questo Unser Unternehmen).
Paul Anderson con la Tlud aveva invece messo ordine nelle altre fasi: essicazione, gassificazione e pirolisi come spiegato, a mio avviso impeccabilmente, da Dacar. La combustione parziale all'interno del tubo secondo me non serve a sostenere il tappo di fiamma ( da cui ben presto si allontana scendendo lungo il tubo verso l’entrata dell’aria ) ma a sostenere l’essicazione e la pirolisi.
Credo che la Elsa possa ridurre al minimo la tecnologia necessaria per costruire e per sfruttare questa meravigliosa forma di estrazione dell’energia termica che restituisce alla terra il prezioso carbone vegetale e, cosa tutt'altro che trascurabile, prelevandolo dall'aria.

Per quanto riguarda i vari pirolizzatori gassificatori di cui diversi di noi parlano vorrei indagare sulla disponibilità di ogniuno di voi d’incontrarci qui da me in Friuli ( dove ho accesso ad una struttura che con piccolo contributo può essere adatta ad ospitarvi anche per la notte) per conoscerci confrontarci e fare un po’ di fumo (poco si spera!)con i prototipi.
Vorrei inoltre fare un'altra considerazione più filosofica che tecnica: togliere il fumo al fuoco di legna con una tecnologia accessibile ad una grandissima parte dell'umanità è come rubare il fuoco agli dei per la seconda volta; i microgassificatori di questo genere non sono solo stufe. YouTube - Tlud modificata.m4v
 
wood gas

wood gas

Ciao a tutti,io e gia un po di tempo che mi sono avvicinato a questo mondo e mi piace poter far vedere i miei progressi a piu gente possibile per poter avere e dare consigli ed aiuti,infatti sono gia iscritto in parecchi forum e ho vari video su youtube,questo e il mio ultimo risultato:



e questa e la mia stufa ancora in fase di completamento:




grazie della disponibilita e ciao
 
carbonscape

carbonscape

grazie Franco52
bel link: il sito e' interessante e in quanto agli usi dei carboni attivati ci sono senz'altro ottime aperture.
tutta la questione sugli "Bio-oils" sembra addirittura strabiliante: ottenere un sottoprodotto liquido da condensazione estratto dallo stesso reattore da cui si produce biochar.
poi c'e' anche il syngas per cui di tutto di piu'

mi resta la perplessita' che vista la mole di impianti industriali di questo tipo, chi ci sta' dietro sia piu' veloce a tagliare foreste piuttosto che a piantarle.
ma speriamo bene e avanti con il biochar!!!
 
vi posto l'animazione 3d che ho fatto insieme ad un amico. Questo è il principio di funzionamento di tutte le TLUD (lucia compresa, ci metto la mano sul fuoco). Spero possa essere d'aiuto..

 
Interessante il video che ne spiega il funzionamento. Ciao a tutti, sono nuovo in questa sezione e abbastanza nel forum, ma seguo in silenzio le discussioni cercando di capire meglio il tutto. Sono molto interessato a questi processi e tecnologia negli ultimi mesi e ho scoperto già diverse cose interessanti. Ho realizzato un piccolo prototipo di un gassificatore a casa, ma devo ancora testarlo, tuttavia con un poco di logica e fisica da scuola superiore non mi è stato difficile capirne il funzionamento. Ci sono alcune cose molto interessanti sul processo di pirolisi che non sapevo e se si vuole ottenere un risultato di qualità nella produzione di syngas o biochar ci sono alcune cosette da tener in considerazione, tuttavia la scienza procede per tentativi e quindi dopo la teoria largo alla pratica.
 
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Buongiorno a tutti,
credo sia il primo messaggio che scrivo anche se sono iscritto al forum da un anno e mezzo.

Ho alcuni dubbi che vorrei farmi chiarire da chi è più esperto di me in materia tecnica e legale.

Premessa:

Ho progettato una stufetta TLUD a partire dal progetto della everythingnice, con parecchie modifiche.
La più evidente di tutte è il materiale costruttivo: a partire da una sfida intrigante lanciata dagli inventori della iCan (questo il link: Greater Democracy ? Blog Archive ? Introduction to iCans for Educators), ho tentato di realizzare una stufetta in terracotta refrattaria anzichè in metallo.

Questo per due motivi:
1- il fine del mio progetto è la cottura casalinga nei paesi in via di sviluppo (pvs), quindi la tecnologia millenaria della terracotta è molto più appropriata per una produzione (ed eventualmente riparazione) 100% locale. Affidata ad artigiani anche poco formati, la produzione con materie prime, competenze, tecnologie e gestione commerciale 100% locali, è l'unico vero sistema per creare circoli virtuosi nelle economie dei pvs, svincolandoli dalla dipendenza degli "aiuti umanitari" calati dall'alto.

2- la terracotta consente, senza spesa aggiuntiva, di lavorare molto meglio sulla forma e la complessità delle sezioni, introducendo migliorie nella gestione dei flussi d'aria, senza per questo dover fresare pezzi dal pieno o fare complicate fusioni in metallo.

Per contro le tolleranze vanno a farsi benedire, vi farò sapere se è un problema grave o meno.

Il mio obiettivo è arrivare ad un fornello che possa funzionare egregiamente anche senza usare ventole per la circolazione forzata dell'aria. Preferisco una TLUD rispetto ad un normale rocket stove, per via della più bassa emissione di fumi (che sono la prima causa di morte nei pvs) e per eventualmente usare il biochar come coadiuvante nella coltura degli orti domestici.

I primi prototipi sono ora in fase di cottura, quindi per il momento non ho foto significative da mostrarvi (le posterò nonappena disponibili), né risultati concreti in mano.

Il progetto, se va a buon fine, verrà da me diffuso in modo "open source", replicabile da chiunque.

Ed ecco ciò che mi preoccupa:


Al di là delle questioni tecniche che sono sempre migliorabili, c'è la questione legale.

In riferimento ai commenti dal #292 al #299 di questa discussione, dopo la pubblicazione e diffusione del mio progetto avrò grandi probabilità di ricevere simili diffide da parte dell'inventore della Lucia, come accaduto ad altri utenti del forum.
A maggior ragione perché penso sarò in grado di diffondere la produzione nei pvs senza troppe difficoltà, andando a pestare i piedi alla Lucia con un prodotto concorrente molto simile, ma a tecnologia produttiva zero (oltre che più bello! :p).
Io non ne trarrò direttamente alcun lucro, dato che il progetto lo regalo... ma i produttori locali e le economie rurali sì che ci lucreranno (si spera), e potranno gestire la produzione e la commercializzazione come meglio credono, cosa che già avviene con molte cucine a legna più primitive prodotte in massa in india e in africa (si vedano su tutte la Upesi stove e la Anagi stove).
Questo potrebbe dare fastidio al Nat, o sbaglio?

La mia domanda è se, in base alle vostre conoscenze tecniche, il brevetto della Lucia (a parte il "bruciatore fibonacci" su cui non ho nulla da obiettare) è veramente valido o meno.

Voglio dire: se è corretto il ragionamento di dacar al commento #341, il Nat non potrebbe rivalersi su nessuno dei progetti qui presentati, perché ha brevettato un principio che nella realtà non si verifica!
E qui domando (se ci sono avvocati nel forum): un brevetto è impugnabile? o perlomeno si può ingnorare una buona parte del brevetto della Lucia, dal momento in cui non sussiste l'innovazione??

Il concetto di TLUD non l'ha mica inventato lui, o sbaglio?
E nemmeno il tappo di fiamma?

E chiedo ancora, in particolare a Carlofds: la Elsa ha incontrato problemi simili? Avete ricevuto diffide? E se sì l'università di Udine le ha ignorate, o ci ha messo di mezzo gli avvocati?

Scusatemi per aver scritto così tanto, ma devo chiarirmi bene le idee prima di pubblicare del materiale.

Spero che qualcuno mi sappia rispondere,
nel frattempo mando un cordiale saluto a tutti voi.

Grazie, ciao!
tave
 
Il brevetto è registrato il 07-11 - 2008 e la domanda è la TO - 2008 -A - 823 . In Camera di Commercio potrai ottenerne una copia , a quel punto , leggendo attentamente le rivendicazioni , saprai cosa potrai costruire senza sottostare alle richieste dell inventore e cosa lui avrà diritto di reclamare . Così a memoria mi sembra di ricordare che non abbia mai citato l'utilizzo di argille ( parla sempre di metalli piegati, iniettati e forse fusi ) mentre rivendica come sua invenzione l'utilizzo dei gas esausti del tappo di fiamma come fluido pirolizzante ( e gli è stato riconosciuto ).
Aggiungo una mia considerazione, l'utilizzo di argille , in genere smectiti, equivalenti ai materiali utilizzati per il confezionamento delle stoviglie in " terraglia " a elevata inerzia termica , creerà un problema ulteriore oltre a quelli che hai citato. L'alto potere isolante dei materiali e il loro spessore strutturale , richiederanno parecchio tempo prima che le pareti del condotto coassiale arrivino alla temperatura di esercizio ( nella lucia l'avvio avviene per lambimento dei gas che nella prima fase sono prodotti dalla combustione della biomassa ,come in un camino) .Rischiando di arrivare alla completa funzionalità(se ci arriverà) quando la cena sarà finita......
Ti pongo una domanda, se non produrrai la " stove" di quali ritorsioni ti preoccupi? Per un inventore sarà difficile aggredire un soggetto che si è limitato alla pubblicazione di un progetto gratuito contenente alcuni particolari brevettati. Sopratutto se nei disegni indicherai con chiarezza i particolari che ti sembra identificare con il brevetto altrui. Starà poi a chi riprodurrà fisicamente la " stove" prendersi la responsabilità di costruire senza pagare royalties o accordarsi preventivamente con il detentore del brevetto
 
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Ciao a tutti,
scusate... vedo questo thread solo ora!

Avrei delle domande (mi scuso... ancora se troppo insulse!).
Nell'ottima spiegazione di en.ergo (https://www.energeticambiente.it/bi...tufette-biomassa-e-biochar.html#post119001908) si fa, tra le altre cose, un confronto tra la combustione e la pirolisi di una stessa quantità di legna. Mi chiedo se, concentrandoci solo sulla quantità di energia termica (insomma, nel caso la finalità fosse la costruzione di un barbecue!) ed escludendo le implicazioni di natura ambientale, converrebbe comunque utilizzare un bruciatore a pirolisi rispetto ad un convenzionale bruciatore a combustione. La domanda, per quanto stupida, mi sorge dal confronto delle efficienze: i sistemi a pirolisi (tipo Lucia) hanno efficienze del 90% e passa. Un barbecue a combustione a legna (che in pratica è un bruciatore a fiamma libera) non credo riesca a superare... boh... il 20-30%. O forse l'efficienza di stufe a pirolisi è alta perché riescono a sfruttare quasi tutta l'energia termica della legna (escluso il potenziale energetico che rimane nella carbonella) a differenza di bruciatori a fiamma libera che, pur trasformando tutta l'energia termica della legna, riescono ad "acchiapparne" solo una piccola quantità?

Sbaglio? E se si... dove?!

Mille grazie
Notte
Alessandro
 
Omobono la quantità di energia sprigionata dalla combustione della somma dei gas di pirolisi più la combustione del char è la stessa che otterresti se bruciassi la legna. la spiegazione di En.ergo ti chiarisce che i gas di pirolisi bruciati a temperatura molto superiore e in condizioni stechiometriche migliori , producono una maggiore efficienza energetica . Questo significa che pur non aumentando la quantità di energia termica prodotta questa può essere sfruttata meglio Ciclo di Carnot - Wikipedia per esempio ( è il più classico ) nel motore di una locomotiva a vapore . Per il barbecue mi cogli impreparato, nel senso che ogni cibo ha una propria temperatura di cottura e il fatto che la maggior parte dei cibi contenga molta acqua limita la possibilità di sfruttare le alte temperature per cucinare ( sino al completo cambiamento di stato da liquido a gassoso dell'acqua contenuta nel cibo la temperatura non dovrebbe superare quella di ebollizione )
 
Salve a tutti,
ritorno su questo forum dopo essermene interessato molto tempo fà ,argomento che ho poi abbandonato scoraggiato dal mancato acquisto della Luciastove e dall'attesa di 2 anni per avere il rimborso dei soldi da parte di Nat.Ma a parte questo mi sono rimesso in moto e riletto tutti i messaggi.Ho costruito un accrocchio di notevoli dimensioni.Sono rimasto perplesso dal fatto che ho rovesciato la stufa a metà combustione e ho notato che il pellet a parte il primo strato era tutto perfetto e neppure tiepido.la cosa mi faceva pensare a qualche errore.Adesso ho letto l'illuminante post di Dacar . E pensandoci bene... perchè se dai fori bassi esce syngas non dovrebbe incendiarsi nell'intercapedine rovente già prima di rientrare nella camera?Quindi come diceva un personaggio che abitava da queste parti:"tutto sbagliato ,tutto da rifare".
 
Stufe a pirolisi.

Stufe a pirolisi.

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Innanzitutto invio un cordiale saluto a TUTTI: mi sono appena iscritto al forum "navigando" alla ricerca d'informazioni in merito alle stufe a pirolisi e ho visto che su questo forum ci sono opinioni serie e competenti! Vorrei avere informazioni in merito e soprattutto sapere se ci sono Siti dove poter acquistare in italia tale tipo di prodotto?
Resto in attesa di un riscontro e ribadisco il mio più cordiale saluto per tutti i partecipanti.
Rino
:cheers:
 
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La mia prima Elsa

La mia prima Elsa

Ho creato la mia prima stufa a pirolisi, o come ho appreso dagli ultimi post, pirolisi-gassificazione, alta 20 cm e larga 10. Ho scelto il modello Elsa, ovvero quella con un solo cilindro metallico con le alette in cima, con areazione dal basso e il "cono spuntato" in cima che restringe, innalza e stabilizza la fiamma. E' andata bene, il prototipo (2 barattoli di funghi e il coperchio adattato di un barattolone di pelati) funziona bene. Ho preso il progetto attraverso il sito http://www.fuocoperfetto.altervista.org/index.html da questa pagina: http://issuu.com/paolarosa/docs/costruzione_di_un_fornelletto_pirolitico_a_biomass

E' venuta fuori una piccola ma resistente fiamma, con cui ho fatto bollire circa 2 litri d'acqua in 20 minuti. Mi sembra un buon risultato, per ora mi accontento di potenziare la stufa aumentando la dimensione, senza impegnarmi nel modello a 2 contenitori o con venturi e ventola.

Per accendere uso per ora quella robaccia puzzolente che si vende nei negozi (che materiale è?), punto a sostituirla presto, magari con della semplice cera di candela.

La cosa più importante che ho imparato finora è di tenere il livello del pellet (per ora uso questo perchè è più comodo, in futuro lo sostituirò con legno) ad almeno 5 cm dalla superficie aperta del contenitore, questo permette alla fiamma alimentata dal syngas di non essere disturbata dal legno, soprattutto nella fase iniziale. Il risultato è una fiamma più stabile resistente agli spifferi.
 
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Ciao Andreamatt e complimenti!
unica cosa: riesci a postarci delle foto del tuo modello? Sono sempre ben accette!!!

Bravo ancora!
Roy
 
Ormai la "bella stagione" è prossima e quindi abbiamo tutto il tempo di pensare a cosa realizzare per il prossimo inverno! Personalmente vorrei inserire una stufa pirolitica all'interno del fornello della mia attuale stufa a legna alimentandola a pellet. Ne vorrei comprare una che non necessiti di alimentazione elettrica e che sia sicura nel funzionamento e per la sicurezza.
CHI MI PUÒ AIUTARE?
Grazie
Rino
:bye1:
 
Ecco le foto della Elsa 1 Visualizza allegato fotoElsa1.zip

Intanto ho fatto il modello Elsa 2, stesso modello, ma più grande (barattolone di pelati) e con più buchi sul fondo per una migliore areazione. Evitando di caricarla troppo, ha prodotto una bella fiammona per quasi un'ora. Non c'è stata produzione di fumo alla fine del processo, questo significa che il materiale è stato piro-gassificato completamente, probabilmente grazie alla migliore areazione, fatta di oltre 30 buchi da 0,5 cm, diffusi su tutto il fondo.
Sul fondo del barattolo, leggermente rialzata, ho messo una retina metallica di zanzariera, quindi molto sottile, per evitare che il pellet tappasse i buchi di areazione. La retina s'è carbonizzata come se fosse di carta, misà che la temperatura ottenuta è stata notevole :)

Questo è il video della Elsa 2.
http://youtu.be/GUQyrhtxMyQ

Ripeto che il modello della stufa Elsa è questo http://issuu.com/paolarosa/docs/costruzione_di_un_fornelletto_pirolitico_a_biomass

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Ho letto in questo documento Visualizza allegato pirolisi.pdf, che il processo produce, oltre al gas che bruciamo e al biochar con cui arricchiamo il nostro orto, anche una parte liquida fatta di bio olio (tar? catrame? pece?), immagino sia questa la parte che rende nere e non pulibili le nostre pentole. Quello che mi preoccupa però è soprattutto la parte di catrame che, invece di attaccarsi alla pentola, finisce nell'aria e quindi nei polmoni di chi è nei dintorni. Forse è il caso di pensare ad un modo per separare il catrame dal gas in modo da avere un gas pulito, composto solo da idrogeno (H2) e poco monossido di carbonio (CO). Qualcuno ha suggerimenti?

Ciao Sulzer,
da quello che ho appena scritto capirai che non ho compreso il tuo commento sul fatto che la Lucia evita la produzione di catrame. Che fine fa il catrame nella Lucia?

Grazie :)
 
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