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Effetti di risonanza

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  • Effetti di risonanza

    L'argomento è sicuramente vasto.In seguito a quanto visto nella cella al plasma,volevo offrire alcuni spunti per riflettere e indirizzare al meglio le ricerche che tutti stiamo effettuando; piu' avanti faro' un tentativo di offrire piu' dati e nozioni generiche di tipo elettronico,giusto per ricavare risultati quantitativi.Se ci mancano gli strumenti,si puo' perlomeno tentare un approccio teorico circa il corretto funzionamento della cella. Speriamo bene. rolleyes.gif Alcune cose importanti si ricavano dall'esame di quella che in ambito medico è conosciuta come risonanza magnetica nucleare (RMN).O meglio,non ci interessa un esame medico,bensi' la procedura nell'ambito della risonanza. Si irradia infatti la materia,e si riceve il dato sotto forma di spettro e lunghezze d'onda.Nella cella avviene lo stesso: si fornisce radiofrequenza ,e si indaga sullo spettro emesso via radio. Il funzionamento dei sistemi RMN si basa su tre importanti leggi o proprietà fisiche:
    1) la radiazione luminosa emessa dai sistemi è proporzionale a quella assorbita (un tessuto che assorbe prevalentemente la luce di colore verde emette nel verde e appare di questo colore)
    2) un ago magnetico che si trova in un campo magnetico esterno si allinea con il campo in modo da assumere la posizione di minima energia; se riceve l’esatta energia necessaria può ruotare di 180 gradi per ritornare in seguito allo stato iniziale
    3) i protoni, costituenti del nucleo di idrogeno si comportano come piccoli aghi magnetici nucleari.

    Lo strumento con cui viene eseguita la RMN è costituito da un magnete superconduttore che genera un campo di elevata intensità, circa 100000 volte maggiore di quella del campo magnetico terreste all’interno di un tubo cilindrico in cui viene inserito il paziente. Ciò produce un allineamento con il campo degli aghi magnetici dei protoni. Inviando un’onda radio di opportuna frequenza si verifica l’assorbimento da parte dei magneti che ruotano di 180 gradi e la successiva riemissione dell’onda quando i magneti tornano ad essere allineati. L’onda viene captata dalla stessa antenna con cui è stata emessa.
    Il segnale inviato dall’antenna contiene un largo spettro di frequenze in modo da ottenere risposte da protoni posti in posizioni diverse: si ottiene in questo modo un mappa spaziale della posizione occupata dai protoni e quindi dall’acqua.Questo sistema puo' essere riprodotto facendo uso di un alimentatore impulsivo e inviando segnali anzichè tensioni di 200 Volt D.C.
    Veniamo ora a analizzare per un attimo la materia che si trova nella cella.Soprattutto ioni:gli ioni,in ambito elettrico,sono anche denominati monopoli.
    Un monopolo è una particella carica, la cui massa si può indicare con m e la cui carica con q . Essa è libera di muoversi in un ambiente fisico. In natura vi sono alcune particelle cariche libere di muoversi, in generale si tratta di componenti chimici chiamati ioni. In presenza di un campo elettrico (E), sullo ione agisce una forza (F = qE) che tende a spostare lo ione lungo la direzione del campo. Il valore della forza F è pari al prodotto della carica dello ione per il valore del campo elettrico; inoltre, se la carica è positiva, la forza ha la stessa direzione del campo elettrico E, così che la particella si muoverà nella stessa direzione di E . Viceversa se q è negativa. Nel caso in cui il monopolo si trovi in presenza di un campo magnetico (H), la forza sperimentata dallo ione è data dalla relazione

    F = q (v x B)

    dove F = forza; q = carica dello ione; v = velocità dello ione; B = induzione magnetica = mH (microHenry!...m prende il nome di permeabilità magnetica del mezzo in cui ci si trova; nei casi qui di interesse si può considerare pari al valore che assume nel vuoto, ovvero 4p 10^-7 H/m). Il segno x a secondo membro indica il prodotto tra due grandezze vettoriali, ovvero dotate di direzione e verso, la cui risultante è ancora un vettore.


    Quanto ai dipoli,si sa che un dipolo è un sistema di due particelle caratterizzato dal valore di carica delle particelle (q), dalla loro distanza (d) e dalla loro massa (m). Il valore della carica è il medesimo per entrambe le particelle, mentre il segno è opposto.
    Al dipolo è associato un momento elettrico (me) in direzione d, pari a qd. I dipoli possono essere impiegati per rappresentare, da un punto di vista elettrico, sistemi naturali quali le molecole che sono una delle unità più semplici di ogni materiale. Le molecole possono avere una struttura simile al dipolo anche se non sono esposte ad alcun campo elettromagnetico, in questo caso si parla di molecole polari. Esse sono caratterizzate da un momento dipolare. L’acqua è un esempio di molecola polare. A causa di alcune differenze fisiche nei materiali, l’allineamento delle molecole dipolari con un campo elettrico oscillante nel tempo dipenderà dalla massa delle particelle e dalla frequenza di E; per cui in corrispondenza ad una certa frequenza del campo, alcune molecole oscilleranno con E, altre invece non lo faranno. Questo fenomeno è detto rilassamento. Il modo con cui i differenti materiali reagiscono ad un campo elettromagnetico può essere descritto da un punto di vista macroscopico con un parametro caratteristico chiamato permettività.

    Per studiare in generale un problema che riguardi il movimento di uno ione o di un dipolo, dobbiamo considerare le forze viscose ed elastiche nonché l’interazione con altri sistemi di cariche. In condizioni particolari il movimento o la rotazione di una particella rispetto ad un punto fisso, può essere enfatizzato. Ciò accade nel caso di valori ben precisi di tutte le variabili che sono coinvolte nelle relazioni di “risonanza”. La prima risonanza che può essere considerata è quella “ vibrazionale”. Il nome rappresenta le possibili vibrazioni di particelle appartenenti ad una struttura.
    La risonanza rotazionale ha un significato analogo a quella vibrazionale, ma il movimento della particella in esame provocato dal campo elettrico corrisponde ad una rotazione più che ad una vibrazione(è il caso dell'acqua nel forno a microonde,come illustrato da Hike).
    Nella cella al plasma,si stanno effettuando misurazioni spettrometriche,proprio per desumere che tipo di materia vi sia all'interno del plasma: cio' che è in prossimità del catodo,emette frequenze che vengono irradiate nello spazio circostante grazie all'effetto antenna dei cavi elettrici adoperati;infatti si fornisce una tensione continua dall'alimentatore,e si ricava una frequenza oscillante particolarmente significativa sulla scala dello spettro rilevato.Molti non saranno d'accordo sul fatto che sia significativa,pazienzagnuno valuti.Gli strumenti a nostra disposizione sono abbastanza modesti,per adesso.
    Nella RMN, prima di poter determinare quale picco corrisponde ai nuclei specifici, è necessario tarare la scala dello spettro. Lo spettro presenta di fatto nuclei in grado di risuonare a frequenze diverse, ma anziché annotare la frequenza di risonanza, si preferisce indicare lo spostamento del nucleo in esame rispetto alla risonanza di una molecola di riferimento. L'unità che si misura si chiama chemical shift. Il Chemical shift è un fantasioso nome scientifico che indica la posizione del picco sullo spettro. Per stabilire la scala dello spettro è necessario perciò uno standard.Lo standard per osservare l'emissione dell'idrogeno si ha usando,nella taratura, una molecola ( il tetrametilsilano ),ma a noi non interessa piu' di tanto:essa è composta da carbonio,silicio e soprattutto idrogeno (l'idrogeno,all'interno della cella, si forma esclusivamente nei dintorni del catodo ). La prima cosa che potete notare quando si guarda lo spettro di questa particolare molecola è che è composto da qualche picco singolo, alcuni picchi doppi ed anche gruppi di parecchi picchi. Ogni gruppo di picchi è relativo ad un tipo di nucleo, non a molti come si potrebbe pensare. La ragione per cui c'è un gruppo di picchi invece di un solo picco è dovuto al fatto che gli atomi di idrogeno su un atomo di carbonio sono influenzati dai campi magnetici degli atomi di idrogeno sui nuclei adiacenti, in modo tale da risultarne, come si dice tecnicamente, "accoppiati". Questo accoppiamento "divide" il segnale in picchi multipli rappresentati sullo spettro. Questa suddivisione segue la regola nota come " N più uno" la quale afferma che il numero di picchi rappresentati per ogni tipo di atomo di idrogeno è uguale al numero degli atomi di idrogeno sui nuclei adiacenti (N) più uno. Ad esempio lo spettro rappresentato dall'alcol etilico (spettro formato da parecchi picchi) ha struttura H3C-CH2-OH. Il picco visibile su spettro tra 1 e 2 corrisponde agli atomi di idrogeno sul gruppo CH3. E' diviso in tre picchi dagli atomi di idrogeno sul gruppo CH2( 2+1=3). Il picco tra 3 e 4 è il picco degli atomi di idrogeno sul gruppo CH2. E' diviso in quattro picchi dagli atomi di idrogeno sul gruppo CH3 (3+1=4). Come si può intuire, dalla posizione dei picchi sulla scala (chemical shift) e dalla molteplicità del picco stesso si possono estrapolare importanti informazioni strutturali: si può cioè intuire che tipo di atomo di idrogeno (o meglio che gruppo di atomi di idrogeno) è presente nella molecola e quali sono le caratteristiche degli atomi a lui vicini.
    Abbiamo comunque la fortuna di poter visualizzare onde che ,in campo Uhf,rientrano tra quelle tipiche dell'idrogeno,del deuterio,etc, etc. che sono quelle tra le piu' sospette per l'over-unit calorico.E in più è possibile ,applicando alcune formule di elettronica,stabilire induttanze,resistenze,capacità,reattanze,tensioni, emissioni catodiche,amperaggi etc. etc. che,accoppiate col sistema a rilevamento dell'analizzatore di spettro,possono aiutarci a entrare e risolvere problemi risolvibili solo con indagini quantistiche.Qualsiasi segnalazione,dato,o info generica è ben gradita,questa di oggi è solo una premessa indicativa,piu' avanti verranno esposti maggiori dettagli. E saluti anche a Quantum&soci,che ci permette di affiancarlo nei suoi studi.

    Edited by OggettoVolanteIdentificato - 21/12/2005, 02:28

  • #2
    Ciao ovi,

    hai esposto una trattazione interessante e abbastanza complessa devo dire.
    In sintesi la tua proposta è analizzare la cella in stato di plasma con la risonanza giusto?è dura farlo in senso pratico visto le apparecchiature necessarie però in senso teorico...bisogna studiare bene l'argomento.

    A presto

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    • #3
      Caro OVI,
      oltre al discorso interessante sugli spin, sull'emissione e sull'assorbimento, occorerebbe spiegare il meccanismo e le dipendenze (circuitali) grazie alle quali la cella emette a certe frequenze e, ancora meglio, come sfruttare tali risonanze nell'alimentazione della stessa.
      ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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      • #4
        Il termine 'risonanza' puo' essere ingannevole.Esistono varie tipologie di risonanze.Detto questo, sappiamo che nella cella si verificano frequenze e esistono sistemi a spettro che ci permettono di leggerle.La risonanza assume connotati diversi,a seconda del materiale e delle dimensioni degli elementi che vi partecipano.Una cassa armonica di strumento musicale risuona,seguendo le leggi della velocità del suono nell'aria,o del materiale risonante utilizzato.Siamo a frequenze in banda audio.Nella cella ,esistono frequenze audio:non son state mai analizzate,in quanto si scaricano sulla soluzione salina e su catodo e anodo cedendo calore,o fuoriuscendo nell'ambiente esterno tramite l'amplificazione del recipiente adoperato.Sono poco importanti,e difficilmente responsabili dell'eccesso di calore.Dunque è meglio lasciarle da parte.Esistono poi frequenze di tipo elettrico.O meglio,elettromagnetico.Spaziano dalle onde radio,e arrivano oltre la gamma degli ultravioletti.Cio' che ci si prefigge di fare,leggendo questi post,è dunque quello di indagare su quelle onde che hanno una bassa lunghezza d'onda lambda,ossia quelle che vanno da 10 KiloHertz fino a 3 GigaHertz.Sono onde alternate: cio' è intrigante,in quanto nella cella si fornisce una tensione continua( o quasi,senza considerare il ripple dell'alimentatore) e si ottengono onde caratterizzate da un campo elettrico e un campo magnetico che variano nel tempo.Viene dunque creato un campo magnetico,che si incrocia con uno elettrico.I responsabili del campo magnetico sono l'anodo e il catodo.In misura microscopica,anche gli ioni metallici.Esiste un particolare che inganna: la soluzione salina è considerata un conduttore.Un conduttore,in cui viene fatta scorrere corrente elettrica D.C.,crea un campo magnetico attorno a sè.E lo mantiene stabile,fintanto che vi è tensione e elettroni che scorrono.Tale campo è fisso,non varia col tempo:la sua unità di misura è il Weber,che indica il flusso su metro quadrato.Ma è preferibile usare il simbolo Henry,che indica in generale l'induttanza magnetica; 1 Henry rappresenta l'induttanza di un circuito che,percorso da una corrente di 1 Ampere,genera un flusso di 1 Weber.L'induttanza che piu' caratterizza la cella è quella del catodo.In realtà l'induttanza della cella è data dalla somma dell'induttanza anodo+induttanza catodo+induttanza cavi elettrici+induttanza elettrolitico di livellamento.Il catodo fa scorrere la tensione continua,ma si oppone alla tensione alternata: maggiore è la frequenza dell'onda alternata,maggiore sarà la resistenza opposta dal catodo.Se forniamo alla cella tensione continua tramite l'alimentatore,il catodo sviluppa un campo magnetico:dagli esami di spettro,si vede pero' che i campi magnetici e elettrici fluttuano velocissimi.Il catodo infatti immagazzina il proprio campo magnetico per effetto dell autoinduzione,e lo scarica nelle vicinanze.Caratteristica del catodo è quella di avere,oltre ad una induttanza,anche una capacità; la capacità è piccola,e si localizza ai due capi del catodo;ma come capacità influenza poco la cella,va dunque scartata.Il catodo scarica infatti il campo magnetico accumulato su un altro condensatore: tale condensatore è situato tra l'estremità immersa del catodo e gli ioni piu' vicini.Il condensatore,all'opposto del catodo,non fa scorrere le tensioni continue,ma fa scorrere le tensioni alternate:maggiore è la frequenza dell'onda alternata,minore sarà la resistenza opposta dal condensatore.Dunque,il catodo lavora con campi magnetici,il condensatore lavora con campi elettrici.Sia catodo che condensatore hanno una loro resistenza,detta reattanza,in quanto,accoppiati, lavorano con tensioni alternate.Quando sono accoppiati,danno vita a un circuito risonante: tale circuito è detto 'serie' o 'parallelo',a seconda che induttanza(catodo) e condensatore siano collegati in serie,o in parallelo.Nel caso della cella,è 'serie'.Prende anche il nome di rete RLC:R è la resistenza di alimentatore,catodo e condensatore; L è l'induttanza del catodo,C è la capacità del condensatore.Quando condensatore e induttanza sono bilanciati come valore,si ha la frequenza di risonanza:la formula della frequenza è data da 1/(6,28XRadice LC) . L è espressa in Henry,C è espressa in Farad e la frequenza è in Hertz.Come spettro,la frequenza assume la forma di un picco: piu' il picco è stretto,maggiore è la bontà del gruppo RLC;se il picco è molto stretto,significa che il gruppo RLC è molto selettivo e ha un altissimo rendimento.Nella cella,si puo' intravedere uno spettro abbastanza largo (parecchie centinaia di Mhz):dunque il rendimento di catodo e condensatore attiguo è abbastanza scarso.Il rendimento è scarso,in quanto il catodo si consuma,alterando la propria induttanza,e il condensatore si altera in quanto soggetto a movimenti degli ioni.Un effetto stupefacente della cella al plasma è che,sebbene induttanza e capacità si alterino continuamente,la banda rilevata all'analizzatore di spettro rimane costante.Le frequenze appaiono costanti.Cio' sembra impossibile.Esistono infiniti gruppi RLC che possono darci una stessa frequenza : per avere,che so,1Ghz,e si aumentano i Farad del condensatore,dopo basta ridurre gli Henry dell'induttanza,e viceversa.Dubito che l'induttanza della cella scenda come valore Henry,e il condensatore aumenti all'istante i Farad,o viceversa:deduco dunque che le frequenze rilevate siano dovute alla presenza di elementi chimici particolari che risuonano.Tali elementi dovrebbero essere situati nel dielettrico del condensatore.Misure piu' significative con l'analizzatore potrebbero fugare ogni dubbio.E' infatti impossibile misurare l'induttanza,o la capacità,quando la cella è accesa:si puo' misurare solo la mescolanza di entrambi,valutando i Mhz emessi,la potenza irradiata,le correnti e tensioni dell'alimentatore,il Rapporto Onde Stazionarie,la densità del dielettrico (con sto benedetto laser wink.gif ),e qualche altro parametro.C'è da dire che ,se la risonanza è data da elementi atomici nel dielettrico,il fenomeno è impressionante: questi elementi infatti aumentano o diminuiscono di numero,allargando e restringendo il condensatore,e fanno scorrere la corrente e la tensione in maniera proporzionale;si comportano cioè da interruttori ultraveloci,modificando i valori della rete RLC,e facendo si' che la RLC oscilli sempre sulle stesse frequenze;in definitiva,la rete RLC si altera ogni istante,ma gli atomi del dielettrico riequilibrano induttanza e capacità.E' davvero un aspetto insolito,questo del plasma.La nube di elettroni emessa dal catodo la si proverà ad analizzare piu' avanti,per non appesantire troppo il discorso.Sta di fatto che è possibile realizzare un alimentatore che,anzichè erogare tensione continua,possa erogare tensione pulsante,a frequenza elevatissima.Si dovrebbe far uso di un oscillatore amplificato da un lineare,con potenza sui 400,500 Watt: l'output del lineare va accordata e collegata a un ponte diodi;non essendoci diodi cosi' veloci (in realtà esistono,per uso militare,ma costano),il ponte diodi potrebbe essere sostituito da 4 transistor di potenza con base a contatto con collettore.Con un alimentatore impulsivo,è possibile effettuare numerose misure,e forse modulare persino l'intensità del plasma,cambiandone semplicemente le dimensioni di volume.Un effetto simile è riprodotto nei comuni tubi al neon: il neon viene ionizzato 100 volte al secondo,quando usiamo la 50 Hertz domestica.La luminosità è costante,in realtà esso accende e spegne velocemente.Modificando il duty-cycle nei neon e la frequenza ,è possibile ridurre o aumentare la luminosità,senza che gli ioni ne risentano.Stesso discorso vale per tubi e diodi laser.Quindi potrebbe valere anche per il plasma.Potrebbe.

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        • #5
          Riporto alcune note informative,generiche ma discretamente utili. *1)Nella cella al plasma si utilizza spesso un alimentatore abbastanza 'rozzo',diciamo così.La tensione alternata viene aumentata o ridotta grazie a un trasformatore variabile.Successivamente la tensione viene raddrizzata da un ponte diodi,e filtrata da un grosso condensatore elettrolitico.Dunque nella cella non vi è alcun tipo di alimentazione stabilizzataer sfruttare al meglio il tutto,e ottenere un plasma maggiormente stabile e un Cop leggermente maggiore,sarebbe ottimale sostituire il condensatore elettrolitico con tanti condensatori collegati in parallelo,di capacità piccola; la capacità totale ,data dalla somma dei condensatori,è bene sia la piu' elevata possibile;il fatto di usare parecchi elettrolitici in virtu' di un solo grande capacitore migliora la velocità di trasmissione energia,diminuisce l'effetto resistivo e le perdite di calore capacitive,e permette un filtraggio maggiore e piu' performante. *2)Per quanto riguarda il ponte diodi,sarebbe ottimale utilizzare 4diodi di tipo veloce,anche se costano 5 volte tanto:ma non è essenziale,vista la lentezza della 50Hertz. *3)Per effettuare misure maggiormente reali o per collegare strumenti sensibili,sarebbe buona norma stabilizzare l'uscita alimentatore attraverso mosfet o transistor,meglio se in chiave switching: cio' comporta perdite di watt sotto forma di calore nei dissipatori ad aletta(perdite facilmente calcolabili),ma aiuta a leggere meglio le misure strumentali che si effettuano.D'altra parte a noi interessano in quel minuto le misure,e non tanto il rendimento:il rendimento watt/ora è relativo,se stiamo cercando la densità del plasma o l'emissione ultravioletta. *4)L'anodo immerso è bene che sia dislocato in prossimità del catodo,e abbia una buona superficie esente da ossidi e/o deformazioni estetiche:cio' migliora la velocità di scambio ionico;è anche bene fissare l'anodo e il catodo,affinchè non risentano delle vibrazioni meccaniche dovute alla turbolenza dell'acqua:due elementi metallici che svibracchiano sott'acqua danno luogo a cambiamenti impulsivi nel plasma,e abbiamo già fin troppe turbolenze conduttive per colpa dell'elettrolisi ossigeno/idrogeno. *5)Il catodo: come elemento conduttore,se si usa il tungsteno,è bene sapere che finchè siamo sui 2000 gradi il tungsteno resiste bene al bombardamento degli ioni;a temperature maggiori,si sfalda prima,ma offre una maggiore emissione di termo-elettroni.Come si puo' notare,maggiore è la tensione dell'alimentatore,maggior velocità acquistano gli ioni,e prima si danneggia il catodo:lavorando sott'acqua,non è detto che il tungsteno sia il migliore come catodo,ma lo si usa principalmente per il suo alto grado di fusione e per la sua capacità di erogare elettroni.Sarebbe opportuno verificare altri metalli termoemissivi,e stimare quale offra un maggiore Cop,tralasciando per un attimo il costo commerciale degli elettrodi;una cella con Cop di 10 potrebbe ricompensare largamente il costo di un elettrodo catodico in oro,se paragonato a un Cop di 1.5 usando ferro.Ma puo' essere vero anche il contrario,occorre dunque sperimentare svariati metalli. *6)Sarebbe utile misurare la temperatura sull'anodo,tanto per stare sicuri:sebbene esso sia elettropositivo,a temperature maggiori di 400 gradi inizia ad avere un emissione di elettroni nell'acqua,e la cosa non è proprio utile.Certo è che si trova in un ambiente a 100 gradi,e le correnti-ampere che lo attraversano ne aumentano la temperatura. *7)Usare un catodo a tungsteno toriato non è ottimaleltre alla pericolosità chimica,con plasmi da mezzo kilowatt tende a danneggiarsi molecolarmente,forse lo si userà in futuro in celle da 30,40 Watter adesso non è il nostro caso,visto che si opera con centinaia di watt. *8)Nel catodo della cella esiste 'l'effetto pelle'.Quando si lavora a cella accesa,si sviluppano campi a radiofrequenzaiu' la frequenza è alta,maggiore sarà l'effetto pelle del catodo.Questo effetto fa sì che le correnti ad alta frequenza scorrano solo ed esclusivamente sulla superficie esterna del catodo:nell'asse centrale del catodo,le correnti incontrano una fortissima reattanza.A frequenza superiore a 50/100 Mhz,l'effetto pelle è altissimo,e gli ampere erogati dall'alimentatore scorrono soprattutto lungo la 'buccia' dell'elettrodo:al centro,scorre poco o niente.Ed è anche per questo 'effetto' che il catodo si fonde e si riduce di spessore.Dunque ,se si lavora ad esempio a 400 Mhz,si puo' benissimo usare un conduttore cilindrico vuoto internamente,e questo si riscalderà solo in superficie,e poco all'interno;è per questo motivo che, quando si usano cavi d'antenna per apparecchi che trasmettono, la bontà dei cavi è data dal diametro esterno,e non tanto dal volume di materiale metallico(omettendo il discorso dell'impedenza).Negli apparecchi riceventi, infatti,la sensibilità è piu' alta se il diametro antenna è maggiore,e si riesce a usufruire meglio dell'effetto pelle. *9)Fuga di energia dalla cella: molta energia elettromagnetica viene persa per colpa dei cavi elettrici:sarebbe opportuno porre due induttanze(solenoidi,avvolgimenti di spire in aria) in serie a anodo e catodo.Tali avvolgimenti andranno posti vicinissimi alla superficie del liquido salino,senza essere assolutamente immersi.Garantiranno che i campi magnetici restino all'interno del recipiente,favorendo sia la formazione di plasma,sia il riscaldamento del liquido.Il Cop aumenta,e non si irradiano onde nello spazio circostante,con un inutile inquinamento elettromagnetico e radio-disturbi. *10)Ricordo infine che l'accensione della cella è proibita dalle normative sui radio-disturbi,in qualunque parte del territorio italiano l'esperimento avvenga.La cella irradia a decine di chilometri.Particolar premura la deve avere chi abita in prossimità di aeroporti,centri ospedalieri,postazioni di vigili-forze dell'ordine-protezione civile,osservatori astronomici o laboratori di ricerca in cui gli operatori utilizzano dispositivi elettronici di ricezione/rilevamento.Dunque,buonsenso e buone sperimentazioni.

          Edited by OggettoVolanteIdentificato - 6/1/2006, 03:19

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          • #6
            Riporto un post della sezione dopo questa, in quanto credo che qui, oltre ad essere più utile, forse dà spunti.
            Preparate gli ortaggi ragazzi!

            Allora, questa pagina appartiene ad un libri di Chen, sui plasmi, Principi di processi al plasma dovrebbe essere la traduzione del titolo (è in inglese, come tutto quello che ho riguardo argomenti scientifici).

            user posted image

            Il modello è molto semplice e si riferisce ad un plasma standard. La parte in giallo è la schematizzazione semplificata del plasma, le parti in bianco si chiamano Sheet, e sono l'interfaccia fra il plasma e l'ambiente esterno come sapete. Le zone dello Sheet sono particolarmente caotiche e comprimo, diciamo, il plasma vero e proprio che invece può oscillare di una sua frequenza propria (e difatti li c'e' un oscillatore). Densità e frequenze di oscillazione quindi sono parecchio legate. Nel plasma (fra gli sheet) il numero di elettroni e protoni (nei plasmi studiati fino ad ora) è uguale, e si dispone secondo una distribuzione legata alle forze columbiane che ora si fanno sentire. Questo è quello che si pensa crei la situazione di coerenza di tutto il plasma riguardo le oscillazioni da quanto ho capito su questi benedetti plasmi.

            Io la penso diversamente però riguardo la cella.

            Nel caso della cella NON sappiamo (o almeno non lo so io, e prego i Quantum di bastonarmi se mi sbaglio cosi' almeno me correggo) se si forma uno strato unico di plasma oppure una specie di mosaico di plasma che all'occhio sembra uno, ma che in realtà potrebbe essere una specie di Puzzle dove fra i pezzi si trovano zone più fredde. Una situazione di questo tipo darebbe luogo alla formazione di plasmi che hanno un certo comportamento medio, ma che nel dettaglio si comportano in modo un po diverso l'uno dall'altro (l'elemento legante e vincolante fra questi plasmi potrebbe essere proprio il catodo che scaldandosi diciamo che ne fissa la temperatura, con il beneficio ovviamente delle differenze dovute alla diversa temperatura punto per punto. Ma anche l'emissione termoionica che sarebbe più accentuata sulle punte). Il plasma più caldo si formerebbe sulla punta del catodo quindi, erodendolo sia per le alte temperature, sia per rotture meccaniche dovute agli ioni. Questo potrebbe spiegare l'ampio spettro di emissione, forse.

            Riguardo lo spettro, sono registrate anche emissioni EM come in tutti i plasmi dovute alle oscillazioni dello stesso ed alle caratteristiche proprie di questo stato di materia. Non a caso analisi riguardo l'assorbimento delle onde EM vengono effettuate ad ampio spettro dato che il plasma par interagire con queste, seppure in maniera diversa a seconda della frequenza (anche nel visibile, compresi i famosi UV, che passano nell'acqua con maggiore facilit&agrave.
            Nel caso della cella credo che abbiamo quindi tanti piccoli circuiti di quel tipo, specie nella fase iniziale, fino allo stabilizzarsi del plasma. Se è cosi' sarebbe interessante analizzare questi miniplasmi per vederne le differenze. Mi sto adoperando in tal senso smile.gif

            Che ne dite?

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            • #7
              Ciao Hellblow,
              premetto che NON so se ci siano strati di plasmi sovrapposti nella cella ma, un'idea che ci frulla è che vi è un plasma con la preponderante presenza di ioni idrogeno ed elettroni con altri partecipanti al "balletto" come ioni tungsteno, ioni ossigeno e OH- dovuti a fenomeni di pirolisi che, date le temperature, certamente sussistono. Però, la parte preponderante sono gli idrogeni e gli elettroni.
              Riguardo il circuito elettronico equivalente al plasma che giustifichi le emissioni EM , esso consente di prevedere il calcolo di una frequenza di risonanza (come in qualsiasi circuito RLC) che però, avendo a che fare con componenti circuitali dinamiche (e molto mutevoli), può indurre sicuramente variazioni importanti nei fenomeni fisici che creano gli stessi componenti equivalenti...
              In parole povere, si calcola una frequenza di risonanza, si alimenta il plasma in modo che questa si presenti sul plasma (e già questo non è facile) il plasma risponde in qualche modo, dalla risposta del plasma si possono capire molte cose sul comportamento macroscopico dello stesso.... forse da un'indagine del genere si può giungere a un'ottimizzazione dell'alimentazione della cella.

              Interessante... huh.gif


              -
              ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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              • #8
                Più che strati direi proprio vere e proprie chiazze. Cerco di spiegarmi meglio, supponiamo che questo qui sotto sia la superficie del plasma:

                98_76_5_4_32_1

                Allora, in pratica i trattini sono degli interstizi, degli sheet diciamo, mentre 9,8,7 ecc sono le tessere del nostro puzzle e rappresentano dei miniplasmi. Se vediamo il nostro catodo, lungo una circoferenza che si sovrapponga alla sua superficie, ad una certa altezza, possiamo notare una temperatura ed un campo che sono quasi uguali lungo quella circoferenza, ma se ci spostiamo allontanandoci dalla punta, otteniamo condizioni diverse. Sebbene il catodo faccia da elemento a comune e da 'distributore' del calore, tuttavia il calore sulla punta(ed il campo) saranno necessariamente più elevati, e questo crea delle differenze fra il plasma in punta e quello poco sopra. Ma se varia la temperatura, varieranno anche condizioni quali la densità e la frequenza di risonanza. Quindi il catodo impone una differenza al plasma fra la parte superiore e quella inferiore. Questa differenza è accentuata dall'ambiente liquido fortemente dissipativo.
                Mi segui?

                Edited by Hellblow - 9/2/2006, 16:02

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                • #9
                  Ti seguo perfettamente... cioè, lo spero... Tu dici che il plasma presenta delle differenze dovute alla geometria superficiale del catodo (piena di cricche e devastazioni cristallografiche). Ciò determina l'instaurarsi di un gradiente di potenziale elettrico estremamente variegato che comporta la presenza di grosse differenze di campo elettrico da zona a zona.
                  Ciò implica, seguendo il tuo ragionamento, che il discorso relativo all'individuazione di possibili frequenze di risonanza di tipo macroscopico (come quella che ci consentirebbe di alimentare la cella impulsandola ad una certa frequenza per vedere cosa accade) non abbia tanto senso in quanto la casualità delle caratteristiche elettriche insite nella complessità della geometria del catodo non consente di individuare UNA SOLA frequenza di risonanza ma, a limite, una DISTRIBUZIONE di frequenze.

                  Perfetto.

                  Supponiamo che la distribuzione delle frequenze sia "normale" (distribuzione gaussiana). Anche da questa distribuzione si può individuare un "valor medio" che certamente presenterà i suoi effetti (sempre partendo dall'ipotesi che tutte queste deduzioni abbiano un riscontro sperimentale). Ed è quello il valore da individuare, qualora se ne cercasse uno.

                  Se ci pensi, anche quando si analizzano i gas (il terzo stato della materia) le velocità delle molecole sono distribuite lungo una gaussiana ma il valore della pressione è UNO SOLO.

                  O no?

                  Che ne pensi?


                  Ad ogni modo, la risposta definitiva la fornisce l'esperimento... anche se continuare a ragionarci su è estremamente stimolante.

                  Ciao wink.gif .

                  ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                  • #10
                    CITAZIONE
                    non abbia tanto senso in quanto la casualità delle caratteristiche elettriche insite nella complessità della geometria del catodo non consente di individuare UNA SOLA frequenza di risonanza ma, a limite, una DISTRIBUZIONE di frequenze.


                    Esatto, noi troveremo solo una MEDIA di quelle frequenze, che già è comunque tanto. Però questo implica anche un'altra cosa interessante, oltre a fattori di mutua, che possono crearsi, ciò da luogo a una serie di emissioni EM su un ampio spettro, e questo è stato trovato o sbaglio? happy.gif

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                    • #11

                      Esatto, tutto questo meccanismo di scarica a bagliore emette elettromagneticamente su un ampio spettro EM.

                      Un modello di circuito elettrico-equivalente nel plasma lo abbiamo proposto anche noi, per giustificare le emissioni EM rilevate (ti allego lo schema tratto dalla nostra relazione).
                      user posted image

                      Riguardo le nostre misure con l'analizzatore di spettro, puoi visionare i grafici da qui


                      Il fatto che questo genere di fenomeni emetta onde radio è risaputo, studiato e analizzato da molti anni. Anche se, purtroppo, c'è qualche sprovveduto che afferma di averle trovate lui per primo, rivendicando la paternità di una cosa che sanno tutti w00t.gif !!!

                      Ciao

                      ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                      • #12
                        Comunque sarebbe davvero importante riuscire a ricavare i parametri legati alle potenze in gioco, specie quella dovuta alla fluttuazione di corrente.
                        Uff quanto è complessa la vostra cella U_U

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                        • #13
                          Ho la senzazione che questo documento possa essere utile (io non ho la competenza per approfondire).
                          Ciao
                          Mario
                          Molto urgente: cerco socio: Collaborazione a Milano
                          -------------------------------------------------------------------
                          Mala tempora currunt, non contattatemi piu' per questioni riguardanti il forum, grazie, il mio tempo e' finito.
                          -------------------------------------------------------------------
                          L'energia non si crea ne' si distrugge, ma ne sprechiamo troppa in modo irresponsabile. Sito personale: http://evlist.it
                          Se fate domande tecniche e volete risposte dal forum precise e veloci, "date i dati" specificando anche l'ambiente operativo e fornendo il maggior numero possibile di informazioni.
                          ------------------------------------------------

                          Commenta


                          • #14
                            miei cari!

                            ultimamente devo dire di aver quasi del tutto lasciato perdere la FF per un'altra affascinante cella rispondente al nome di cella di meyer anche se vengo a sbirciare spesso quello che succede qui..

                            visto molte analogie, mi chiedevo se qualcuno con adeguate strumentazioni poteva sperimentare le emissioni della celle prima con il circuito solito..e poi con in serie una bella induttanza

                            Come diceva OVI e come ho spiegato per altri motivi su un'altro 3d, esiste un effetto, alla frequenza di risonanza detto effetto volano. Se la capacità data dalla cella varia dinamicamente a causa del plasma(stessa cosa succede in quella di meyer a causa delle bollicine di gas) con un'induttanza in serie, forse il plasma potrebbe rimanere molto piu stabile. L'ideal sarebbe metterne un paio in serie cortocircuitandone una durante l'esperimento per vedere cosa succede!!

                            fatemi sapere.....
                            Nel nuovo millennio l'uomo tornando alla natura distruggerà quei mostri e l'energia dell'atomo pulito costruirà ancora infinite meraviglie e le ferite dell'umanità, come le guerre non saranno che purtroppo molto tristi incidenti dì percorso. (Omero Speri -VR- Pioniere della FF )

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                            • #15
                              QUOTE (brunovr @ 18/2/2006, 00:34)
                              miei cari!

                              ultimamente devo dire di aver quasi del tutto lasciato perdere la FF per un'altra affascinante cella rispondente al nome di cella di meyer anche se vengo a sbirciare spesso quello che succede qui..

                              visto molte analogie, mi chiedevo se qualcuno con adeguate strumentazioni poteva sperimentare le emissioni della celle prima con il circuito solito..e poi con in serie una bella induttanza

                              Come diceva OVI e come ho spiegato per altri motivi su un'altro 3d, esiste un effetto, alla frequenza di risonanza detto effetto volano. Se la capacità data dalla cella varia dinamicamente a causa del plasma(stessa cosa succede in quella di meyer a causa delle bollicine di gas) con un'induttanza in serie, forse il plasma potrebbe rimanere molto piu stabile. L'ideal sarebbe metterne un paio in serie cortocircuitandone una durante l'esperimento per vedere cosa succede!!

                              fatemi sapere.....

                              Io ho fatto tutti gli ultimi esperimenti con un filtro agli elettrodi composto da L=50uH in serie e C=10uF in parallelo, questo per tenere confinata la RF dentro la cella.

                              Per trovare la risonanza ci vuole il modello ai campi.
                              A tentoni è quasi impossibile. Troppe variabili ... variabili (nel senso di volubili). sad.gif
                              "Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari." Max Planck

                              Commenta


                              • #16


                                Cari amici,
                                Saluto tutti,...Elettrorik, Hellblow, Brunovr, Mariomaggi e soprattutto il mio amico Quantum Leap.

                                Vi leggo sempre nelle mie esigue e frammentarie possibilità di tempo disponibile. Fra non molto potrò dirvi qualcosa di più a seguito dei neutroni, sto lavorando assiduamente proprio su quella strada. Per adesso sembra che la cella GDPE non produca neutroni,...ma! poi vedremo.

                                Voglio rispondere a Brunovr che ha parlato della cella di Meyer.

                                Caro Brunovr , io è un caro amico, che non posso per adesso nominare abbiamo fatto qualche esperimento con la cella di Meyer proprio in questi giorni. In effetti abbiamo solo attivato in corrente continua la cella e abbiamo misurato lo sviluppo della miscela tonante. Questa misura ha praticamente mostrato l'esatta corrispondenza con i dati a nostra disposizione ricavati dalla letteratura ellettrochimica, dimostrando quindi che l'elettrolisi non mostrava emissioni di gasanomale.

                                Fra non molto attiveremo il sistema risonante sperando di misurare qualche interessante effetto.

                                Teniamoci in contatto per questo fatto.

                                Un abbraccio a tutti gli amici.

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                                • #17
                                  QUOTE (Ennio Vocirzio @ 19/2/2006, 21:43)
                                  Cari amici,
                                  Saluto tutti,...Elettrorik, Hellblow, Brunovr, Mariomaggi e soprattutto il mio amico Quantum Leap.
                                  ....

                                  ohmy.gif ohmy.gif ohmy.gif ohmy.gif ohmy.gif ohmy.gif

                                  Grande Ennio! Ti leggo con immenso piacere!
                                  Un saluto affettuoso.

                                  In merito alla Meyer, sembra proprio che il fenomeno sia legato alla risonanza elettrica, quindi per ora se avete provato solo in cc è tutto regolare.

                                  Sulla GDPE: Certo che....se non ci sono neutroni e fossero confermate le trasmutazioni? Sono curioso di sapere cosa ne pensi. Attendo con ansia un tuo post quando avrai finito col Ledin.

                                  Un abbraccio.

                                  Edited by ElettroRik - 19/2/2006, 22:58
                                  "Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari." Max Planck

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                                  • #18
                                    Ciao Enniooo wink.gif

                                    Niente neutroni? Eh sarebbe un bel casino...l'assorbimento di neutroni è una spiegazione, che sempre io vedo forzata, delle trasmutazioni.
                                    Poi il guaio è che queste trasmutazioni sono in 'salita' e non in 'discesa', e pure di diversi posti nella tavola.

                                    Ed ipotizzando che un a atomo di W si stacchi, finisca nello sheet, venga bombardato da quelle particelle e magari poi si riattacchi al catodo?

                                    Edited by Hellblow - 20/2/2006, 01:17

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                                    • #19
                                      CITAZIONE (Hellblow @ 20/2/2006, 01:16)
                                      Ed ipotizzando che un a atomo di W si stacchi, finisca nello sheet, venga bombardato da quelle particelle e magari poi si riattacchi al catodo?

                                      La chimica di superficie.... potrebbe spiegare il 'riattaccarsi' al catodo...
                                      mmmm peccato che Il nostro amico Irwing è appartenuto al secolo scorso.... sennò qualche dritta ce l'avrebbe data in proposito...
                                      wink.gif
                                      "Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari." Max Planck

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                                      • #20
                                        dear amici,
                                        mi permetto di intervenire,
                                        io umile operaio, in questi tread importanti,
                                        per caldeggiare la campagna effetto joule ed effetto plasma,
                                        ormai m'ha preso la fissa...

                                        leggo con piacere il buon ennio,
                                        per me i neutroni nun c'è stanno,
                                        e finalmente si incomincia a capire che se si fanno comparazioni con le tabelle di attivazione neutronica,
                                        ***** MODERAZIONE: eliminata frase provocatoria ******,
                                        troveremmo che anche se si trovassero neutroni, le cose non quadrerebbero comunque...

                                        per l'ipotesi hell, della vaporizzazione o staccarsi di nuclei di W, che girovagano tra le sheet, e poi se riattaccano per kraking nelle bande di reazione , e non solo,
                                        anch'io ce stavo a pensà,
                                        ma ho sempre ritenuto che le probabilità di ricevere un numero maggiore de neutroni,su questi nuclei viaggianti, fossero inferiori a quelle dei nuclei" fissi "
                                        quindi con meno trasmutazioni,
                                        mentre hell propone l'esatto contrario...
                                        non è detto, allo stato delle cose, chi abbia ragione o torto, nun sappiamo bene neanche se questi sono i processi,
                                        abbiamo solo teorie..
                                        saluti a tutti

                                        Edited by Quantum Leap - 21/2/2006, 07:00

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                                        • #21
                                          Se usassimo due catodi? Non come sono stati usati fino ad ora...
                                          Ovvero, se ad esempio mettiamo due catodi vicini (un centimetro di distanza) disposti in modo che siano ad egual distanza dall'anodo. Ora nel primo catodo facciamo innescare il plasma, nel secondo no. Poi portiamo il catodo con plasma innescato alla minima tensione di lavoro, ed aumentiamo la tensione del secondo in modo che sia superiore a quella del primo catodo ma che non si inneschi il plasma (la differenza deve però essere di poco, se no osttraiamo idrogeno e non sappiamo se si spegne). Il campo elettrico nel secondo catodo dovrebbe essere piu' elevato e quindi, se queste particelle si riattaccano per effetto del campo, lo faranno anche sul secondo catodo.

                                          Mi sbaglio? Sarebbe interessante...

                                          Sono incerto su questa cosa, ma è l'unica che mi è venuta in mente.

                                          Un saluto.

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                                          • #22
                                            ciao Hell, come te la passi ?

                                            Il tuo ultimo post mi fa ricordare quello che volevo fare prima del BOTTO che mi ha fatto virare per una cella più tranquilla!!!

                                            In un vechio post dicevo che sarebbe da creare un catodocon 3 punte che si guardano a 120° l'una dall'altra ed alimentate in sequenza in modo da ottenere una specie di "plasma trifase"........

                                            Ok l'ho sparata, posso tornarmene sott'acqua...!!! ciao e buon lavoro,

                                            vi seguo sempre......
                                            Nel nuovo millennio l'uomo tornando alla natura distruggerà quei mostri e l'energia dell'atomo pulito costruirà ancora infinite meraviglie e le ferite dell'umanità, come le guerre non saranno che purtroppo molto tristi incidenti dì percorso. (Omero Speri -VR- Pioniere della FF )

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                                            • #23
                                              Ciao happy.gif

                                              Piu' che altro serve avere un plasma dove si creano queste particelle ed un catodo dove andarle a depositare. FAcendo cosi' oltre che tirarci fuori qualche applicazione (magari non so, in base al campo si discriminano le particelle di un certo elemento) e si dimostra se le particelle trasmutate si distaccano o no.

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                                              • #24
                                                CITAZIONE (Hellblow @ 20/2/2006, 13:38)
                                                Se usassimo due catodi? Non come sono stati usati fino ad ora...
                                                Ovvero, se ad esempio mettiamo due catodi vicini (un centimetro di distanza) disposti in modo che siano ad egual distanza dall'anodo. ....

                                                Forse si può fare anche lasciando quello di raccolta un po' più vicino all'anodo, in modo che abbia potenziale più elevato dell'altro (bisogna vedere se basta).
                                                Per evitare l'innesco del plasma si può fare una forma che non dìa effetto punta e con massa maggiore per tenere temp più bassa ed evitare la termoionica.
                                                Così si usa la stessa alimentazione.

                                                Da provare.
                                                "Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari." Max Planck

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                                                • #25
                                                  CITAZIONE (ElettroRik @ 20/2/2006, 18:29)
                                                  CITAZIONE (Hellblow @ 20/2/2006, 13:38)
                                                  Se usassimo due catodi? Non come sono stati usati fino ad ora...
                                                  Ovvero, se ad esempio mettiamo due catodi vicini (un centimetro di distanza) disposti in modo che siano ad egual distanza dall'anodo. ....

                                                  Forse si può fare anche lasciando quello di raccolta un po' più vicino all'anodo, in modo che abbia potenziale più elevato dell'altro (bisogna vedere se basta).
                                                  Per evitare l'innesco del plasma si può fare una forma che non dìa effetto punta e con massa maggiore per tenere temp più bassa ed evitare la termoionica.
                                                  Così si usa la stessa alimentazione.

                                                  Da provare.

                                                  Bhè, un bel catodo sferico. Quello di sicuro l'effetto punta non lo dà e dovrebbe essere uniforme... wink.gif

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                                                  • #26
                                                    Ciao a tutti,
                                                    e bentornato al buon Ennio.

                                                    C'è una cosa che non ho ben compreso (dai vostri ultimi scambi di post) . Se si utilizzano due catodi, uno con plasma e uno senza, qual è il vantaggio? Cosa vi aspettereste?

                                                    ‎"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                                                    • #27
                                                      QUOTE (Quantum Leap @ 21/2/2006, 07:06)
                                                      Ciao a tutti,
                                                      e bentornato al buon Ennio.

                                                      C'è una cosa che non ho ben compreso (dai vostri ultimi scambi di post) . Se si utilizzano due catodi, uno con plasma e uno senza, qual è il vantaggio? Cosa vi aspettereste?

                                                      Una cattura del materiale trasmutato sul secondo catodo, in qtà più massiccia se concentrato in un punto.
                                                      "Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari." Max Planck

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                                                      • #28
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                                                        L’idea che propone Hellblow e’ molto interessante, parlo del suo circuito a due catodi. Sarebbe il caso di farci un pensierino. E capisco anche l’obiettivo di Elettrorik, e’ infatti un mio pensiero. Ovviamente non e’ semplice. Si potrebbe per esempio optare per uno schema come quello che ho mostrato qui,

                                                        user posted image

                                                        si tratta ovviamente di uno schema di principio poiche’ il reostato deve essere assolutamente elettronico. Il catodo raccoglitore inoltre, dovrebbe avere una forma opportuna (per esempio ad imbuto) ed essere molto vicino al catodo principale in cui si provvedera’ ad innescare il plasma. Bisogna discuterne un po ed analizzare i vari problemi.

                                                        Saluto per adesso tutti con estrema gioia e soprattutto saluto l’amico Area51 che ho letto in una discussione limitrofa.

                                                        A proposito voglio salutarvi con un tocco di originalita’, voglio postarvi questo avvertimento scritto in antico geroglifico Egiziano, non chiedetemi la traduzione, non posso darvela per adesso.

                                                        user posted image

                                                        Vi voglio un mondo di bene,

                                                        Un abbraccio armonioso

                                                        Edited by Ennio Vocirzio - 21/2/2006, 15:53

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                                                        • #29
                                                          dear amici,
                                                          **** eliminata parte provocatoria **** come ho già detto,considero lodevole la comparazione delle trasmutazioni con le attivazioni neutroniche, ma occorre farlo in maniera corretta..

                                                          se pensate che le tabelle di trasmutazione dei quantum siano giuste,
                                                          difendetele,
                                                          naturalmente sono sbagliate, perchè qui non si tratta di fenomeni sconosciuti, ma di tabelle ultracollaudate e testate da migliaia di esperimenti,
                                                          difficile non avere un'opinione comune, non si può dimenticare mai in questi fenomeni il grado di probabilità delle successive catture...
                                                          tutto qui...
                                                          la ricerca scientifica è una cosa seria, ma io sono disposto a parlare con tutti, compreso amicod,ma vi prego non sbagliate le cose semplici..

                                                          saluti

                                                          Edited by Quantum Leap - 22/2/2006, 08:43

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                                                          • #30
                                                            CITAZIONE
                                                            naturalmente sono sbagliate, perchè qui non si tratta di fenomeni sconosciuti, ma di tabelle ultracollaudate e testate da migliaia di esperimenti,


                                                            Non ti seguo, sono confermate dagli esperimenti e sono sbagliate? Forse hai scritto male...

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