QUOTE (snapdozier @ 27/10/2006, 22:27)
Un americano produce 20, un italiano produce 8, un indiano produce 0.5 di CO2. E se all'indiano venisse in mente di chiederci perché lui deve restare senz'acqua?
Si... è un cavallo di battaglia di tutti gli ecoillusi del mondo. Le distanze fra ricchi e poveri che si allargano, i ricchi che gozzovigliano sulla pelle dei bimbi che muoiono ecc.
Ci sono due considerazioni da fare:
1) Se pure fosse tutto vero, l'idea che i decrescitori e compagnia accarezzano di "risparmiare" per condividere è semplicemente utopica. E' la riedizione, riveduta e corretta in senso ecologico, della vecchia teoria di matrice cattolica della beneficenza di stampo medioevale. Ben pochi hanno sentito il fascino dell'esempio di San Francesco allora figuriamoci oggi. Se (come è sempre più probabile concordo) qualcuno in India, Africa, Sudamerica ecc. decidesse di chiedersi perchè mai i suoi 8 figli soffrono la fame mentre in USA il problema semmai è l'obesità infantile probabilmente qualcuno ci rimetterà le penne. E' un problema serio, lo sappiamo. Quella che non è affatto seria è la soluzione proposta. Ripetere fino alla nausea che c'è un problema non rende più intelligente la soluzione se questa NON lo è dall'inizio. L'illusione di cambiare stile di vita, andare più piano, illuminare di meno, ecc e salvare il mondo è ottima per le coscienze, ma è amplissimamente insufficiente a salvare realmente il resto del mondo. Le stesse minacce velate sulla rivolta del terzo mondo prossima ventura non mi sembrano sta gran furbata. Che si giunga presto a uno scontro è possibile e financo probabile. Che questo rappresenti una rivincita degli oppressi in stile corazzata Potemkin la vedo più ardua, secondo me non conviene a nessuno.
2) Inoltre anche se si decidesse questo bucolico ritorno alla "sobrietà" ci si scorda sempre di un particolare. NON è vero come dicono alcuni che lo sviluppo ha creato più povertà e che la differenza fra ricchi e poveri aumenta. Lo sviluppo ha permesso a sempre più persone di uscire dalla povertà e godere di un livello di vita elevato. Sappiamo tutti che nell'Italia (ma anche nella Francia o Germania o USA) degli anni 30 il numero di chi sopravviveva a stento del lavoro dei campi era enormemente più elevato di oggi, così come fame e malattie non erano per nulla sconosciute. Dopo un periodo di forte miglioramento generale ora la povertà si sta riaffacciando prepontentemente anche nei paesi ricchi è vero, così come è vero che tutti sentiamo come il nostro lavoro, pur sempre più pagato, non ci rende più felici e tranquilli, ma anzi aumenta lo stress, ci obbliga a straordinari e perdite di tempo in coda, ci rende più precari in molti aspetti.
Ma è il motivo per cui questo avviene che sfugge ai più. Il motivo principale per cui aumenta la povertà è che sono aumentati, anzi esplosi i poveri. Oggi una massa di persone sempre più ridotta produce cibo e servizi per una massa sempre più vasta di aspiranti assistiti. 50 anni fa una tribù dell'Amazzonia non era povera. Era semplicemente al di fuori della civiltà (e meglio sarebbe stato ci fosse rimasta). Oggi è una serie di problemi personali irrisolvibili di base perchè è assurdo pensare di poter offfrire l'assistenza sanitaria di standard occidentale nella giungla e la politica degli aiuti umanitari altro non fa che moltiplicare, anno dopo anno, lo stuolo dei questuanti.
Non esiste alcuna legge che spinga in schiavitù economica intere popolazioni in via di sviluppo. Non esiste alcun ostacolo alla continuazione di una vita tradizionale agricola per moltissimi agricoltori di sussistenza. Semplicemente molti di essi decidono che sfiancarsi nei campi per sopravvivere è "fuori moda" e preferiscono il viaggio e l'inurbanizzazione per arrivare il più vicino possibile all'eden della civiltà avanzata. Vicino, ma non abbastanza per molti di loro, perchè entrare nell'eden è e sarà sempre più difficile. E questo porta a delusione e rancore, con rifiuto della civiltà "corrotta", ribellione alle regole imposte e terrorismo.
Nemmeno all'interno dell'eden però le cose vanno benissimo. La sempre crescente massa di esclusi dal ciclo produttivo, l'invecchiamento, la crescente richiesta di servizi ha portato e porta a una gigantesca domanda di redistribuzione di ricchezza. Il modo migliore inventato per ottenere ciò resta il sistema fiscale ed ecco spiegato il divario, ormai abnorme, fra il valore di ricchezza prodotto dai pochi che producono e l'effettivo valore che resta loro in tasca.
Ormai pochissimi producono, attorniati da una schiera sempre più vasta di fornitori di servizi e di assistiti a vario titolo. Ovviamente l'entrare in questo meccanismo è l'obiettivo principe di ogni disperato che riesce a infilarsi nel sistema (gli immigrati clandestini). Ma ogni disperato che si infila aumenta il carico di richiesta alla produzione. Aumenta il bisogno di assistenza, aumenta il carico fiscale, aumenta la pressione su chi lavora che deve produrre sempre di più per ottenere una ricchezza che permette si di acquistare beni sempre meno costosi, ma dall'altra parte impedisce di goderseli.
Tutto il resto del mondo è tagliato fuori e arranca sempre di più sotto il peso del carico crescente di popolazione. Non ci sono possibilità di sviluppo economico secondo i normali standard capitalistici (nemmeno equo e solidale) per paesi che non hanno le capacità nemmeno di far fronte al proprio, crescente, fabbisogno alimentare e dipendono sempre di più dagli aiuti del primo mondo.
La produzione di beni, cibo e servizi resiste SOLO grazie alla smisurata produzione di energia. Un brusco calo di questa produzione (una decrescita improvvisa in poche parole) e enormi fasce di popolazione ora "border line" verranno rispinte fuori dal sistema, nella polvere del mondo marginale senza speranza. Di più, pur con tutta la fiducia che vogliamo accordare alle nostre profondissime (
) radici di solidarietà e altruismo, è molto difficile che il sistema degli aiuti internazionali e del commercio esca indenne da una vera grave crisi energetica. L'austerità del mondo occidentale potrebbe diventare una devastante carestia nel terzo mondo. Cosa succederebbe allora è argomento più da scenario del Pentagono che altro.
Il problema in effetti è talmente vasto che le amenità ecoentusiastiche fanno più tenerezza che altro, ma è del tutto certo che servirà ben altro che i pannicelli caldi del risparmio.
Ora, se vogliamo aggiungerci pure un possibile scenario di inondazioni e cataclismi, ok. Tutto fa brodo. Ma secondo me c'è da preoccuparsi pure così e il modo di affrontare questi scenari sarà vitale.
P.S. Snapdozier, continuo a non capire perchè vuoi per forza associare la mia posizione a Battaglia e Odisseo. Non ho mai sostenuto che la Francia o la Spagna facciano male a incentivare le rinnovabili (non parlerei però di misure draconiane.. .) . Il fatto che molto probabilmente i cataclismi annunciati siano di molto esagerati non toglie che le soluzioni proposte al climatechange siano a grandi linee le stesse che possono salvarci da questi pericoli, per me più concreti. Quindi incentiviamole a manetta, ok. Ma senza legarle in toto a questa questione del clima che se per ipotesi (ipotesi, ma plausibile) si rivelasse infondata o esageratamente pessimistica rischia di trascinarsi dietro anche la credibilità delle FER.
L'unica differenza, pur se non di poco conto, riguarda la fiducia nelle politiche di "autocontenimento" per voi ecoentusiasti decisive, per me pochissimo utili ma tutto sommato non dannose se usate limitatamente agli ambiti in cui hanno una qualche utilità.