Le comunità energetiche, per come sono strutturate oggi, incentivano il “auto-consumo” locale perché la remunerazione avviene solo quando l’energia prodotta viene simultaneamente consumata dai membri della comunità. Tuttavia, se l’obiettivo fosse stato davvero quello di spingere verso questa direzione, il modello avrebbe potuto essere progettato in modo molto più efficiente, evitando l’obbligo di iscrizione formale e tutta la gestione amministrativa e burocratica che ne deriva.
Sarebbe stato sufficiente adottare un approccio simile a quello già in uso in altri Paesi, dove il prezzo dell’energia varia su base oraria (o addirittura sub-oraria) e i carichi elettrici vengono gestiti automaticamente da apparati intelligenti che si attivano in funzione della convenienza economica, interfacciandosi direttamente con il sistema di pricing in tempo reale.
Tra l’altro, l’infrastruttura è in gran parte già disponibile: i contatori elettronici di ultima generazione sono perfettamente in grado di misurare e distinguere i consumi ora per ora (o per fascia molto più granulare), funzionalità che però a livello di tariffazione non viene realmente sfruttata. Paradossalmente, proprio questo tipo di logica temporale viene invece applicata all’interno delle comunità energetiche, dove il riconoscimento dell’incentivo dipende dalla coincidenza temporale tra produzione e consumo.