atomax
Utente Attivo
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Se ' invece necessario che sia vicino agli impianto dove verra' scaricato (Trieste) non si capisce perche' si debba fare a Cavazzo che e' ben distante da Trieste. Insomma, non si capisce cosa azz c'entri Cavazzo Carnico con il petrolio austriaco.
Lungo la pipeline ci sono dei punti di rilancio che usano pompe elettriche per imprimere pressione al petrolio. Man mano che questo scorre in condotta, a causa degli inevitabili attriti, perde pressione e quindi portata. È necessario, pertanto, fornirgli la dovuta spinta di tanto in tanto. Se il petrolio viene scaldato in prossimità della stazione di rilancio, chiaramente diventerà più fluido richiedendo meno energia alla pompa. La stazione di rilancio non è solo quella di Cavazzo Carnico, ma ce n'è una vicino Trieste (San Dorligo della Valle), una vicino Udine (Resina del Rojale) una ad un tiro di schioppo dell'Austria (Paluzza). Altre ce ne sono negli altri Paesi attraversati dal TAL.
Ad oggi, allo scopo, viene usata energia elettrica da rete, prodotta principalmente con metano. Producendo energia elettrica in loco e sfruttando anche il calore di un cogeneratore ad alto rendimento, si risparmia sensibilmente (sia la SIOT economicamente, sia l'ambiente in termini di minori emissioni globali.
In termini di impatto paesaggistico non credo che un occhio inesperto riesca a capire dove si trova il cogeneratore nell'impianto esistente.
P.S. Non lavoro per la SIOT, ma mi fa comodo usare i derivati del petrolio.