La barriera magnetica

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Ragazzi a me quel video lascia qualche dubbio.
per esempio si vede un bicchiere con dell'acqua "credo" congelata volare via e il bicchiere rimane li. se esiste una forza contrastante quella di gravità i primi a risentirne drovebbero essere gli oggetti più leggeri e non quelli più pesanti. In poche parole prima dovrebbe volare quello più leggero e poi quello più pesante. Al limite se l'esperimento venisse fatto nel vuoto e se accadesse come per la forza di gravità gli oggetti dovrebbero salire insieme.
voi che ne dite?
 
CITAZIONE (wormkill @ 1/11/2006, 13:55)
dovrebbero salire insieme.​

perchè prima i più leggeri e poi i più pesanti? ... insieme credo sia la situazione più giusta
 
Credo che il bicchiere sia stato incollato,essendo impossibile far sollevare acqua senza usare un recipiente che la contenga.Sembra ghiaccio che esce dal bicchiere,ma presumo sia un cilindro di acqua a temperatura ambiente che perde peso e si libra placido. Vedere acqua in volo è più interessante che vedere un bicchiere pieno che si alza,questo almeno dal punto di vista scientifico e dal punto di vista della fisica dei liquidi.

Nel video,a 1' 33'',si nota un bicchiere pieno d'acqua che si inclina :l'acqua segue l'inclinazione,non trabocca,dimostrando di non essere soggetta a forze di gravità.

Edited by OggettoVolanteIdentificato - 1/11/2006, 19:43
 
E per chi avesse qualche difficoltà con l'inglese,qui vi è un piccolo riassunto delle esperienze di Hutchison. Una nota aggiuntiva è quella delle potenze utilizzate dallo sperimentatore canadese: circa 75 Watt per il sollevamento di oggetti pesanti 27 Kg (la sfera del video,per intenderci).
Dunque non è il caso di utilizzare mosfet costosi e/o alimentatori particolarmente energetici.

http://www.webalice.it/cipidoc/studio7.htm#HE
 
bello quel link OVI ... ci ho trovato questa frase per me illuminante:
CITAZIONE
si verifica come il risultato di interferenze di onde radio in una zona di spazio infarcito di sorgenti ad alto voltaggio, solitamente ottenute da un generatore Van de Graff, e due o piu'
bobine di Tesla.​

già la presenza di due Tesla Coil, sicuramente costruiti a mano, fatti funzionare simultaneamente generano una frequenza di battimento (dovuta ad una differenza delle frequenze di lavoro dei due). L'interferenza potrebbe avere una frequenza dell'ordine di qualche decina di Hz ...
 
Qualche altra piccola info,con immagine. Il circuito,realizzato in schedina multifori,è di dimensioni davvero piccole. Ho utilizzato come operazionale squadratore un LF351N ; come divisore,un integrato con sigla CD4017BCN. Tuttavia,come si puo' intravedere,vi apportai una variante,sono visibili 3 led rossi (utili per visualizzare la velocità di rotazione del campo),e 3 transistor BC108,con cui le prime volte pilotavo tre transistor di potenza.

image


I tre cavi colorati,a sinistra,sono le tre uscite rotanti per i gate dei mosfet.
Il cavo nero coassiale va al generatore segnali.
Il restante cavo nero bipolare va all'alimentatore 12/15 Volt.
Non è uno schema complesso,tutt'altro.Realizzato alla carlona,ha funzionato subito: non altrettanto gli stadi finali,danneggiatisi dopo poco,ma quello era un problema mio di carico bobine.

Ricordo che il sistema irradia non poco,ed è meglio effettuare le prime prove stando a distanza.Nonostante il flusso sia centrale alle tre bobine,tutt'attorno uno scanner rilevava notevoli disturbi dovuti all'onda quadra impulsiva;meglio non ficcare le dita nel circuito e allontanare cellulari e quant'altro dal campo rotante.

CITAZIONE (compositore @ 1/11/2006, 21:58)
già la presenza di due Tesla Coil, sicuramente costruiti a mano, fatti funzionare simultaneamente generano una frequenza di battimento (dovuta ad una differenza delle frequenze di lavoro dei due). L'interferenza potrebbe avere una frequenza dell'ordine di qualche decina di Hz ...​

Ecco,questo non lo so davvero.Non conosco il sistema di pilotaggio dei due Tesla,se avveniva in sincrono oppure in modo alternato.Credo fosse alternato,visto che in un video si nota un contenitore nero che oscilla da destra a sinistra in maniera altalenante.
Ma potrebbe anche essere un effetto di battimento a frazioni di Hertz,come giustamente suggerisci,Compo! Mistero....
:blink:
 
scusate se chiedo conferma sul punto della situazione, dunque:

- Si è partiti da Ferlini,
- viste le attinenze degli effetti lo si è collegato all'esperimento Philadelphia,
- il tutto sembra essere attinente anche agli esperimenti di Hutchinson,
- se si volesse capire che pesci pigliare senza fare troppi esperimenti a vuoto si dovrebbe scovare quello che gli ignoti fautori dell'esperimento Philadelphia hanno scartabellato a livello di teoria di quel periodo (credo che la migliore candidata sia la Teoria del Campo Unificato di Einstein ... anche la prima versione)

p.s.: ma davvero volete retroingegnerizzare questa cosa?
 
Retroingegnerizzare non è facile,quando mancano alcuni dati.Sinceramente parlando,non so quanta importanza abbia Ferlini.Ha usato magneti fissi,e ha dichiarato si originasse solo una nebbiolina colorata.Mah.
Più che altro,mi è sembrato interessante cio' che è avvenuto nel Philadelphia Experiment,tentando di ricrearlo con componenti elettronici moderni.
Le varianti di Hutchison sono dubbie.Capisco che possa eliminare la gravità con i Tesla,quel che non mi torna è l'uso di un generatore Van der Graff
:blink:
........forse ricorreva ad alte tensioni per superare la barriera magnetica dei Tesla,e caricava elettrostaticamente gli oggetti e il pavimento del suo lab.Essendo carichi elettricamente e senza più peso,si sollevavano,o scendevano a pavimento.
C'è da dire che un oggetto senza peso sta immobile,ma se lo si carica con un Graff rispetto al pavimento subisce attrazione o repulsione.
Proprio come testimonia il video.Se si esagera con la tensione Graff,si fonde o si modifica chimicamente.
 
CITAZIONE (OggettoVolanteIdentificato @ 1/11/2006, 22:38)
Capisco che possa eliminare la gravità con i Tesla,quel che non mi torna è l'uso di un generatore Van der Graff​

io non mi stupisco che ci sia pure un Graff (anche se l'uso che citi tu mi sembra molto sensato e altamente probabile).

... comunque ... quando mancano dati per una retroingegneria seria, l'ideale è conoscere i retroscena, le situazioni e le teorie fisiche con le quali avrebbero avuto a che fare quelli del Philadelphia Experiment al loro tempo. Secondo me se qualcuno di voi si prendesse la briga di studiare e soprattutto capire "l'incompleta" (intendo la teoria di campo unificato di Einstein) avremmo molto più materiale da cui partire e da cui far scaturire nuove intuizioni. A quel punto non si tratterebbe di reverse engineering, bensì di fare da zero seguendo degli indizi ingegneristici e la stessa teoria fisica che avrebbe dato vita all'esperimento originale (e da una ricerca mi pare sia proprio quella). Il tutto sarà giustamente fatto a regola d'arte con tecnologia attuale come suggerisci tu.

... Allora ... chi se la sente?

Edited by compositore - 1/11/2006, 23:12
 
Salve, ci credo poco ma voglio aiutarvi.

Allora, per capire con cosa avete a che fare dovete procedere diversamente dal semplice tentativo a caso.

Vi consiglio di far cosi':

1) Raccogliete inizialmente tutti i dati che potete. Dividetevi i compiti magari, chi cerca e chi cataloga.

2) Fatto questo individuate le caratteristiche a comune delle informazioni che avete a disposizione. Da qui capirete cosa cercare.

3) Adesso dovreste sapere cosa usare e cosa non usare con precisione. Realizzare quanto serve non basta, dovete crearvi qualcosa che possa constatare che ci siano fenomeni strani. Mi spiego, se io penso che un certo fenomeno mi causa una riduzione della gravità, costruirò una bilancia che mi permette di far misurazioni molto precise, ed userò componenti per la sua realizzazione che siano immuni ai campi elettrici e magnetici onde non falsare le misure. Quindi dovete capire cosa vi serve per misurare.

4) Realizzato il tutto si deve coordinare l'insieme delle risorse di cui disponete. Oggi abbiamo i calcolatori, usate magari un sistema informatizzato se riuscite a realizzarlo per poter raccogliere e confrontare i dati.

Questo è il modo migliore di lavorare secondo me, spero vi serva quanto ho scritto.

Ciao ragazzi
:)
 
Ok, grazie Hellblow...
Ho ridimensionato il tutto... ho intenzione di usare circa 100 W.
Ho fatto un pò di calcoli, se uso 220 V mi serve un filo di bobina lungo 8 m e 0,1 mm^2 di sezione. Mentre se uso 12 V devo utilizzare 131 m e 1,8 mm^2 di sezione! Che cosa mi consigliate?? I 220 V oppure i 12V?? E soprattutto, avete la minima idea di quanto possa costare il filo di bobina da 1,8 mm^2 al m? Ho cercato tanto ma non ho trovato nulla...
 
Ciao Kekko,
io avrei qualche dubbio sul calcolo delle sezioni che ti ritrovi.
Comunque, rocchetti di rame smaltato di peso "umano" li trovi QUI.
Non sò se corrispondono alle sezioni che cerchi.
E' la RS Components, consegna a 24 dall'ordine.
Buon lavoro.
 
hike ... i tuoi dubbi sono fondati ... soprattutto perchè derivano dai calcoli suggeriti da me
:lol:


a parte gli scherzi, io ho dato solo un indizio di dimensionamento per i casi limite in cui ci passasse continua ... bisogna poi vedere se avvolgendo 8 metri di rame 0,1 (su rocchetto di quale diametro? con quale nucleo?) ci viene fuori un induttore o un condensatore
:o:
. Ok, scherzo per il condensatore, piuttosto verrà fuori un'induttanza che non avrà nemmeno un valore certo (se guardate che tipo di alimentazione le state dando ... se il nucleo è in ferro ... metti il caso che si lavora attorno al "ginocchio" di saturazione della curva di isteresi ... insomma, avremo un VCI ... sempre che esista).

Il fatto è che a questo punto, senza conoscere nemmeno la fisica che starebbe alla base dell'esperimento da farsi ... diciamo che si stà procedendo a tentoni in un terreno ignoto ... a questo punto se c'è una cosa in più lasciata al caso non credo sia rilevante, no?
Se si è fortunati si è fortunati e basta!
:D


p.s.: rame 0,1 ... eviterei ... meglio esagerare aumentando sia lunghezza che sezione in maniera opportuna (solo motivazioni pratiche)
 
CITAZIONE (compositore @ 3/11/2006, 02:30)
Il fatto è che a questo punto, senza conoscere nemmeno la fisica che starebbe alla base dell'esperimento da farsi ... diciamo che si stà procedendo a tentoni in un terreno ignoto ... a questo punto se c'è una cosa in più lasciata al caso non credo sia rilevante, no?
Se si è fortunati si è fortunati e basta!
:D

:woot:
.....
:lol:

Sissi Compositore, condivido.
:P

I miei dubbi sono relativi a:
_ Frequenza o range di frequenze in uso,
_ Duty Cycle, molto diverso se usi due avvolti oppure 8,
_ Come dice giustamente Compositore, natura del nucleo: aria, ferrite, ..
_ Forma d'onda applicata.
Da quello che ho capito è una quadra da continua. In queste condizioni di lavoro la bobina scalda molto di più che in regime sinusoidale alternato, ad esempio. Così è facile incappare nell'effetto cerino !
<_<

_ Servizio: quanto % ?

Dovessi fare io cercherei qualcosa di commerciale. Come ad esempio l'avvolto delle pompe a vibrazione che normalmente si trovano nelle macchina da caffè domestiche e professionali. Ridurrei l'ambizione dei 100W per avvolto a molto meno, se ne trovano fino a 30 Watt 230 Volt.
Questa potenza però dovrà essere ulteriormente ridotta proprio a causa della forma d'onda applicata ed in funzione del duty e della frequenza di lavoro.
Ciao, Hike
:)
 
Gli unici dati diffusi sono quelli riguardanti il generatore della nave che lavorava fino a 60 Hertz circa. Se non erro,la 60 Hertz è tra l'altro la frequenza a cui operano le reti elettriche Usa,tutt'oggi.Ecco perchè la usavano sulla nave,per operare con strumenti navali progettati per il territorio americano.
I campi trifasici del dragamine,durante l'esperimento, viaggiavano invece dai 7.5 ai 21 Hertz circa.Son queste le prime frequenze a cui converrebbe operare,tralasciando quelle di svariate centinaia di Khz di Hutchison.

Diciamo che qualunque trasformatore casalingo è in grado di operare con un range 10/200 Hertz,senza subire alcun riscaldamento.Ora,non dico di smantellare 3 trasformatori commerciali,ma....beh...diciamo solo che non lo dico,ma potrebbe anche andare.
:lol:
Perlomeno,ci si puo' recuperare un po' di cavo rame sottile quanto basta.Oppure sfruttare qualche vecchio statore di moto,con bobine che operano a poche decine di Volt.

A suffragio di queste cose,ricordo vagamente che magneti rotanti tendono a perdere una buona percentuale di peso,e altrettanto faceva il magnete rotante di Bruce de Palma che generava elettricità free-energy.Anche i dischi di cobalto di Baian-Kara-Ula generavano campi elettro-magnetici modificando di continuo il loro peso.Insomma,pure secondo Einstein le variazioni magnetiche inducono modifiche alla forza di gravità,secondo la teoria dei campi unificati.

La forma d'onda di uscita del circuito è quadra,dunque ricca di armoniche,sia pari che dispari.
 
Ehilà OVI, ciao !!
:D

Tutto giusto quello che dici, compreso le armoniche di quadra, però:
CITAZIONE (OggettoVolanteIdentificato @ 3/11/2006, 13:52)
Diciamo che qualunque trasformatore casalingo è in grado di operare con un range 10/200 Hertz,senza subire alcun riscaldamento......​

E' vero in regime alternato sinusoidale, non lo è più quando applichi una quadra da continua. La temperatura del rame sale molto rapidamente. Neppure gli avvolti che normalmente sono dalle norme europee riconosciuti come self-protecting per impedenza, si salvano dalla bruciatura.
Questo è un fenomeno che un progettista di motori, e di bobine in generale, conosce bene; và sotto il nome di "effetto diodo".
E' per questo che alcuni avvolgimenti (a secondo di come sono pilotati) hanno a supporto dei materiali plastici riconosciuti autoestinguenti o V0.
Garantisco che un trasformatore si scalda e nel migliore dei casi si interrompe.
Comunque, per gli scettici, è facile fare una prova. Basta un diodo, appunto.
:P

Ciao
:)
 
Quoto Hike. Se infatti calcolaste lo spettro d'un'onda quadra, trovereste uno spettro "largo" in frequenza, anziché una riga concentrata com'è quella che caratterizza una sinusoide. Questo problema rispecchia appunto l'estrema importanza che si dà all'analisi delle perdite indotte nei dispositivi magnetici operanti con forme d'onda modulate PWM (ad es. i convertitori DC/DC o DC/AC in commutazione).
Le perdite in un dispositivo magnetico possono essere così classificate:
1) perdite in bassa frequenza:
• perdita dovuta alla resistenza degli avvolgimenti in rame;
• perdita dovuta all'area del ciclo d'isteresi percorso durante il funzionamento dal dispositivo magnetico.
2) Perdite in alta frequenza:
• perdita dovuta alle correnti parassite indotte nel materiale ferromagnetico;
• perdita dovuta all'effetto pelle cui vanno incontro i conduttori di rame;
• perdita dovuta all' "effetto prossimità" risentito dai conduttori di rame che formano gli avvolgimenti.
È possibile ricavare un modello matematico semplice per le perdite in bassa frequenza (trascurando inoltre l'isteresi, ma semplicemente considerando la saturazione del nucleo). Ma per quelle in alta frequenza, il modello è veramente "matematicoso".
:P
Quindi, se vi servisse un qualche modellino, dìtemi pure!
:rolleyes:

Ciao a tutti!
image
 
CITAZIONE (Wechselstrom @ 3/11/2006, 16:02)
Questo problema rispecchia appunto l'estrema importanza che si dà all'analisi delle perdite indotte nei dispositivi magnetici operanti con forme d'onda modulate PWM (ad es. i convertitori DC/DC o DC/AC in commutazione).​

;)
 
Ecco,perfetto,calcolate una bella bobina che lavori sui 13 Hertz,che è una F° intermedia usata dagli statunitensi!
:woot:
Per il traferro fate voi,magari basta anche un cilindrotto metallico (avete mai smontato un elettromagnete di un tasto di flipper?c'è un cilindro di acciaio con rame attorno,nulla di esoterico.E scatta che è una meraviglia,con tensioni continue D.C..In realtà a noi serve che si magnetizzi,non che si muova).

Certo è che il valore efficace di una sinusoide è 0.7,di un'onda quadra è pari a 1,dunque usando un trasformatore comune avremo un bell'aumento di temperatura:ma basta stare aldisotto dei voltampere che il trasformatore sopporta,cosi' resta tiepido e non facciamo i danni tanto auspicati (vero?
;)
da Hike.
:P

Su,su,che ce la famo!
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