Anche io ho speso meno : meno benzina, meno soldi per parcheggiare (e in diversi ospedali si parla di 3€ l’ora), pranzi e cene fuori quasi azzerati anche a livello famigliare, i figli a casa quindi zero spese per regali di compleanno e pranzi/cene fuori,
meno camicie e abiti in lavanderia (la didattica a distanza con la tuta viene benissimo e, se i clienti li ricevi solo su appuntamento, il maglione o la polo sostituiscono la camicia che portavi a stirare in lavanderia).
Ma tutto questo ha portato meno soldi in tasca a tutti i livelli… pensa solo al canale della ristorazione: in zona rossa e arancione hanno fatto la fame filiera agroalimentare, grossisti, trasportatori, lavanderie (tovaglie e asciugamani), camerieri, comis, cuochi, parcheggiatori, proprietari dei ristoranti, proprietari delle mura dei ristoranti…
Nelle zone meno centrali qualcuno se l’è cavata con le consegne a domicilio e con l clientela fissa (ma l’inverno è stato NERO).
In centro dove c’è lo ZTL e devi andare solo con i mezzi pubblici (dove non voleva salire nessuno se non necessario) i ristoranti hanno fatto la fame senza turisti.
In pieno centro a Roma hanno chiuso “signori ristoranti” storici.
A livello nazionale hai ragione sarebbe bene sviluppare tutti e 3 i settori: primario, secondario e terziario ma sappiamo benissimo che a livello locale ci saranno grandi differenze.
L’unico momento in cui si coltivava su ogni centimetro di Roma era quando Mussolini decise che l’autarchia era l’unica strada e nacquero gli “orti di guerra “
Di industrie a Roma ce ne sono ben poche e non è venuto meno solo l’indotto del turismo ma anche la possibilità di ricevere clienti per molti mesi. Le grandi aziende hanno messo in smart-working tutti e le persone che prima venivano a Roma (o altrove) per lavoro, hanno smesso di prenotare alberghi e ristoranti (pensiamo poi al volo o al treno Roma-Milano) che spesso ho pagato a peso d’oro… negli ultimi 16 mesi praticamente vuoti entrambi…
meno camicie e abiti in lavanderia (la didattica a distanza con la tuta viene benissimo e, se i clienti li ricevi solo su appuntamento, il maglione o la polo sostituiscono la camicia che portavi a stirare in lavanderia).
Ma tutto questo ha portato meno soldi in tasca a tutti i livelli… pensa solo al canale della ristorazione: in zona rossa e arancione hanno fatto la fame filiera agroalimentare, grossisti, trasportatori, lavanderie (tovaglie e asciugamani), camerieri, comis, cuochi, parcheggiatori, proprietari dei ristoranti, proprietari delle mura dei ristoranti…
Nelle zone meno centrali qualcuno se l’è cavata con le consegne a domicilio e con l clientela fissa (ma l’inverno è stato NERO).
In centro dove c’è lo ZTL e devi andare solo con i mezzi pubblici (dove non voleva salire nessuno se non necessario) i ristoranti hanno fatto la fame senza turisti.
In pieno centro a Roma hanno chiuso “signori ristoranti” storici.
A livello nazionale hai ragione sarebbe bene sviluppare tutti e 3 i settori: primario, secondario e terziario ma sappiamo benissimo che a livello locale ci saranno grandi differenze.
L’unico momento in cui si coltivava su ogni centimetro di Roma era quando Mussolini decise che l’autarchia era l’unica strada e nacquero gli “orti di guerra “
Di industrie a Roma ce ne sono ben poche e non è venuto meno solo l’indotto del turismo ma anche la possibilità di ricevere clienti per molti mesi. Le grandi aziende hanno messo in smart-working tutti e le persone che prima venivano a Roma (o altrove) per lavoro, hanno smesso di prenotare alberghi e ristoranti (pensiamo poi al volo o al treno Roma-Milano) che spesso ho pagato a peso d’oro… negli ultimi 16 mesi praticamente vuoti entrambi…