Sono contento dei tuoi apprezzamenti e sinceramente ho le tue stesse idee, non ritenendo proprio necessario l'uso di un vetro reso conduttivo.
Il problema vero è che gli strati di tipo P e di tipo N sono dei semiconduttori (drogati), da un lato quindi c'è un eccesso di lacune e dall'altro un eccesso di elettroni. Noi dobbiamo, una volta messi a contatto, far in modo che non si leghino subito insieme, anzi gli elettroni liberi dobbiamo attirarli verso l'esterno con una resistenza bassissima molto più bassa della resistenza della "giunzione" (si parla di giunzione vera e propria esattamente quella di un diodo).
Il primo strato deve far passare la luce, quindi deve essere conduttivo trasparente (direi altamente conduttivo) e si potrebbe pensare di usare della plastica trattata con caratteristiche di trasparenza alla luce visibile-infrarossa ed ultra-violetta.
Gli strati successivi, se vengono cotti ad alta temperatura gli renderemmo più stabili e sottili (necessari per soluzioni industriali), è qui che centra l'uso del vetro conduttivo. Invece se si riuscisse a trovare i materiali giusti da depositare a temperatura ambiente, con un deterioramento minimo accettabile nel tempo, allora il gioco varrebbe la candela, pensare di poter creare dei pannelli a basso costo, home made usa e getta (possibilmente reciclabili).
CITAZIONE (AlexBus @ 9/5/2007, 11:08)...Correggetemi se sbaglio ma il flusso di elettroni nella zona N non deve essere necessariamente puntuale su tutta la superficie....
Non sbagli la cosa funziona lo stesso, ma con ridicola effiicienza.

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Bisogna realizzare una strato a maggiore superficie possibile, tra lo strato P ed N, per raccogliere quanti più fotoni possibili, a meno che non si usino dei concentratori, ed ottenere così l'energia necessaria per strappare l'elettrone più esterno dall'atomo.
MAGGIORE CONTATTO --> MAGGIORE EFFICIENZA (nel senso di rendimento)